5 Agosto 2026 - 8.56

Giovine attacca: “Male il turismo a Vicenza!”

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I dati relativi ai primi cinque mesi del 2026 fotografano una città in netta difficoltà sul fronte turistico.
Vicenza registra infatti un calo inquietante: gli arrivi scendono del 7% e le presenze crollano del 10,4%. Nello stesso periodo l’Altopiano di Asiago cresce dell’11,2% negli arrivi e del 6,8% nei pernottamenti.

“C’è un numero che da solo racconta tutta la vicenda -sostiene il parlamentare di Fratelli d’Italia Silvio Giovine- La sola città di Vicenza perde 23.028 pernottamenti, mentre l’intera provincia ne perde 22.091. Tradotto: senza il capoluogo, il Vicentino sarebbe in crescita. Non è il contesto internazionale, non sono le guerre, non è il caro-trasporti. È Vicenza che sta trascinando giù il territorio, e il territorio sta compensando i danni della città. Il tutto mentre a livello nazionale l’Italia continua a registrare record storici su arrivi e presenze grazie agli operatori del settore e alle politiche adottate dal governo Meloni rispetto a destagionalizzazione e delocalizzazione; approccio strategico per distribuire i flussi di visitatori lungo tutti i dodici mesi dell’anno e incidere sull’overtourism”.

A un’ora di auto dal centro storico, sull’Altopiano, tutto un altro film; il turismo cresce a doppia cifra con gli stessi identici scenari internazionali. “

Quando due territori confinanti vanno in direzioni opposte, la differenza non la fa il mondo: la fa chi amministra -spiega Giovine- Un immobilismo ben fotografato dalla situazione sul progetto ‘La città di Vicenza e le ville del Palladio nel Veneto’ per cui il Ministero del Turismo aveva già concesso all’amministrazione Rucco oltre 690 mila euro e che ancora non ha visto la luce. Un progetto che se messo a terra in tempi accettabili probabilmente avrebbe contribuito a limitare l’emorragia di cui parliamo oggi”.

Ma non è tutto. “Avevamo impostato durante la nostra amministrazione un lavoro strutturato: ascolto degli operatori, collaborazione con i Comuni della provincia, un protocollo strategico sul congressuale con Italian Exhibition Group, format identitari capaci di attrarre pubblico. In quella fase il turismo congressuale per esempio cittadino cresceva del 14% a fronte di un dato nazionale del 2%. Nulla di tutto questo è stato smontato: semplicemente si è smesso di lavorarci. Il tavolo permanente con le associazioni del centro storico non risulta regolarmente convocato, e i risultati si vedono nelle serrande abbassate e negli alberghi mezzi vuoti. Serve un’immediata inversione di rotta prima che questo trend negativo diventi strutturale e finisca per danneggiare irrimediabilmente commercio, strutture ricettive e l’immagine della nostra città”.

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