14 Gennaio 2022 - 18.10

Confindustria Vicenza: “Dopo Natale le assenze per Covid sono cresciute dell’81%”

Fermi di produzione quasi nulli (0,4%). La Presidente Dalla Vecchia: “Il contagio è impattante e va contenuto, vanno però ripensate le modalità per uscire dagli isolamenti. Il pericolo principale per la continuità produttiva rimangono i prezzi di energia e materie prime”.

“In un momento pandemico difficile, come quello descritto in questi giorni che pare possa considerarsi vicinissimo al picco, il nostro tessuto industriale ha subito il colpo, ma sta fondamentalmente reggendo”.

La Presidente di Confindustria Vicenza Laura Dalla Vecchia sintetizza così i dati del monitoraggio sulle assenze del personale legate alla diffusione del Covid-19, promosso dagli Industriali berici, che ha ricevuto ben 575 risposte, in meno di due giorni: “Contando che abbiamo circa 1.600 aziende associate – continua Dalla Vecchia –, è un numero impressionante perché è evidente come il tema sia importante e sentito”.

Il monitoraggio ha quindi voluto in primis indagare quale fosse stato l’incremento delle assenze legate alla diffusione del Covid-19 (quindi comprendendo positivi, quarantene, isolamenti etc…) dopo il periodo delle festività.

Solo il 19% delle aziende ha indicato come non vi sia stato alcun incremento, mentre un’azienda su quattro (25%) ha avuto un incremento delle assenze contenuto (entro il 5%).

Oltre un’azienda su tre (il 37%, la ‘fetta più grande’) ha avuto un incremento delle assenze tra il 5% e il 15%.

Infine, quasi una su dieci (il 9%) ha avuto un incremento tra il 15% e il 25%, tante quante sono state le aziende (sempre il 9%) che hanno registrato aumenti di assenze legate alla pandemia addirittura oltre il 25%.

I dati evidenziano anche differenze importanti in base alla dimensione aziendale.

Le aziende con meno di 20 dipendenti sono quelle che hanno subito l’impatto minore: il 46% non ha avuto incrementi in termini di assenze e solo il 12% di esse ha avuto una crescita delle assenze oltre il 15%.

Diversa la situazione delle imprese con un numero di dipendenti compreso tra 21 e 100: solo undici su cento non hanno registrato assenze in più, mentre quasi due su dieci hanno avuto incrementi di assenze sopra il 15%.

Praticamente tutte le aziende medie (tra i 101 e i 250 dipendenti) hanno avuto un incremento di assenze (solo l’1% non he ha registrate) e un’azienda su quattro ha registrato incrementi sopra il 15%.

Situazione quasi analoga a quella delle grandi imprese (oltre 500 dipendenti) in cui però addirittura un’azienda su tre (il 32%) ha incrementi di assenteismo sopra il 15%.

Alle aziende vicentine associate a Confindustria Vicenza è stato anche chiesto se questo incremento avesse inciso sulla capacità produttiva.

Solo lo 0,4% ha affermato che le assenze per Covid-19 hanno inciso tanto da portare ad un fermo della produzione.

La restante popolazione di rispondenti si è poi spaccata praticamente in due metà: il 50,6% ha ridotto la capacità produttiva, mentre il 49% non ha subito alcuna variazione.

Anche in questo caso, l’incidenza maggiore si è registrata tra le medie e grandi aziende: due su tre hanno ridotto la produzione (il 62% delle medie e il 62,5% delle grandi).

Tra le piccole imprese, con un numero di dipendenti compresi tra 21 e 100, hanno ridotto la produzione il 56,2% del totale; mentre tra quelle con meno di 20 dipendenti la riduzione si è registrata solo in un caso su tre (31,5%).

“Il contagio è impattante e va contenuto con grande efficacia – afferma la Presidente di Confindustria Vicenza -, ma credo che vada effettuato un profondo ripensamento sulle modalità di gestione degli isolamenti. È sotto gli occhi di tutti come, con questo numero di contagiati, il sistema pubblico non sia, da solo, in grado di effettuare tempestivamente tutti i tamponi necessari a coloro che hanno avuto una positività. Credo che strutture private, come farmacie e centri analisi, debbano essere inseriti nel sistema che permette di certificare, con tampone negativo ovviamente, la fine di un isolamento. Questo per facilitare il ritorno in azienda, ma anche alla vita di tutti i giorni, che, purtroppo non di rado, è posticipato a causa dell’ingorgo attualmente in corso nei centri tamponi del SSN. L’assenteismo è un grosso problema, soprattutto per le aziende manifatturiere come le nostre che non possono far fare smart working a tutte le funzioni aziendali. Credo che una riflessione vada fatta con urgenza. Anche per scongiurare effetti devastanti dovuti alla tempesta perfetta che stiamo affrontando con il continuo e imperterrito aumento del costo dell’energia e delle materie prime che rappresentano il principale pericolo per la continuità produttiva in Italia. Pericolo dovuto anche a una gestione dei conflitti geopolitici e della transizione ecologica che francamente, ad oggi, non si sta rivelando all’altezza, non solo in Italia ma anche in Europa e in sede di G20”.

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