Caldo feroce e falsi profeti: il lucroso business dei professionisti del meteo-sensazionalismo

Succede ogni estate, ma con il termometro bloccato sopra i trentacinque gradi, tanto che alle sette del mattino sembra di entrare in una sauna, il fenomeno assume contorni antropologici, o forse solo di una commedia umana grottesca.
Perché appena arriva il caldo feroce, tra la disperazione collettiva e la ricerca spasmodica di una folata d’aria, la Rete si popola di nuovi “Messia”.
Non portano tavole della legge e non salgono sul Sinai.
Molto semplicemente aprono un sito meteorologico.
E qui comincia la festa.
Spuntano come funghi portali dai nomi improbabili, spesso nati dal nulla, con una grafica che sembra progettata da un venditore di fuochi d’artificio: rosso fuoco, viola apocalittico, frecce enormi, fulmini, vortici e cartine d’Europa che sembrano prese direttamente dall’Inferno.
Poi arriva il titolo: “Domenica cambia tutto”, “irruzione artica, crollo termico”, “bomba d’acqua in arrivo”, “Il caldo africano ha le ore contate”.
E immancabile, la parola magica: “svolta”.
Siamo nell’era della meteorologia cialtronesca.
Un tempo, per azzardare una previsione servivano lauree in fisica, specializzazioni in dinamica dell’atmosfera, supercomputer capaci di elaborare equazioni differenziali e decenni di studio.
Oggi basta un sito web registrato in mezz’ora con un nome inattendibile e fantasioso, un’idea di marketing, ed una discreta confidenza con i colori accesi.
Più la mappa è rossa, più il titolo strilla “Bomba d’acqua” o la solita trovata mitologica da quattro soldi – il “Caronte” o il “Lucifero” o il “Cerbero” di turno – e più i like fioccano.
Il risultato è una sorta di meteorologia da wrestling, dove ogni perturbazione deve avere un nome, ogni fronte deve sembrare una battaglia, ed ogni variazione della temperatura deve essere annunciata come una svolta epocale.
È una vera e propria industria della patacca che gli esperti denunciano da anni.
I meteorologi seri, dai professionisti di MeteoExpert ai tecnici dell’Aeronautica Militare, fino a divulgatori rigorosi come Luca Mercalli o Mario Giuliacci, lo ripetono da tempo in ogni sede: la meteorologia è una scienza probabilistica complessa, che si muove su tassi di affidabilità decrescenti.
I modelli migliorano continuamente, ma l’atmosfera non è un orologio svizzero, e più ci si allontana nel tempo più aumenta l’incertezza.
Così una previsione a 10/15 giorni può avere il valore di una linea di tendenza, ma trasformarla in “domenica alle 16 arriveranno i temporali ad Abano Terme e ci saranno 23 gradi” è un’altra faccenda, quasi un azzardo.
Eppure, le inchieste giornalistiche sul modello di business del meteo-sensazionalismo parlano chiaro: la ricetta del successo di questi portali improvvisati si regge tutta sul “clickbaiting” e sui ricavi del “programmatic advertising”.
Mappe sbandierate a quindici o venti giorni, spavento o speranza somministrati a piene mani, e pagine infestate di banner dove ogni singolo clic del lettore sudato si traduce in frazioni di centesimo.
Se la previsione a due settimane si rivelerà una solenne bufala – come puntualmente avviene – nessuno chiederà il conto.
Il giostraio incasserà l’ennesimo giro di giostra cambiando semplicemente il titolo per la settimana successiva.
E quest’estate lo abbiamo visto abbastanza bene.
Abbiamo assistito a previsioni discordanti, correzioni, anticipi, rinvii, improvvisi cambiamenti di modelli.
E se persino chi studia l’atmosfera professionalmente, e dispone di modelli sofisticatissimi, deve correggere continuamente le proprie previsioni, cosa dovremmo aspettarci da un meteorologo scappato di casa, che fino a ieri magari si occupava di tutt’altro, e che oggi ci spiega con aria solenne le dinamiche dell’anticiclone subtropicale?
La colpa, tuttavia, non è solo dei ciarlatani dell’isobara.
È anche – e soprattutto – dei creduloni.
In queste giornate di caldo feroce ed afa asfissiante, la logica abdica in favore del desiderio.
Un cretino qualsiasi che vi sventola davanti uno schermo con scritto “Domenica arrivano i temporali ed il fresco” non viene giudicato per la sua palese inattendibilità, ma viene elevato al rango di profeta.
Si crea una sorta di cortocircuito psicologico: quando siamo a 38 gradi con l’umidità al 70% non vogliamo una previsione, vogliamo una buona notizia. Detta diversamente “vogliamo essere ingannati”.
Preferiamo cioè la bugia rinfrescante di uno pseudo-climatologo da tastiera alla cauta e misurata verità della scienza reale.
Ma il termometro non legge i titoli dei giornali online.
E mentre la meteorologia ufficiale cerca con fatica di spiegare la complessità dei cambiamenti in atto, la platea dei creduloni continua a rinfrescarsi con un’illusione ottica sullo smartphone.
E’ una vecchia debolezza umana; quando abbiamo paura cerchiamo profeti; quando abbiamo caldo cerchiamo refrigerio.
E se qualcuno riesce a venderci entrambe le cose nello stesso articolo, ha trovato il business perfetto.
Poi arriva la domenica, il temporale non arriva, i 24 gradi diventano 34, la svolta storica si trasforma in una giornata identica alla precedente.
E noi naturalmente, con il sudore che cola lungo la schiena, concludiamo indignati “Questi meteorologi non ne azzeccano una!”.
Forse non ne imbroccano una, è vero.
Ma finché continueremo a scambiare per climatologia quello che è solo un banale oroscopo a colori, la fabbrica del fresco di cartone continuerà a fatturare sulle nostre illusioni.
Umberto Baldo


















