8 Ottobre 2026 - 9.40

Casalesi in Veneto, condanne definitive fino a 30 anni: 24 provvedimenti eseguiti

La Cassazione chiude uno dei capitoli più importanti dell’inchiesta sulla presenza dei Casalesi nel Veneto orientale. Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno eseguito 24 provvedimenti restrittivi, emessi dalla Procura generale della Repubblica di Venezia, nelle province di Venezia, Padova, Rovigo, Caserta, Cosenza, Napoli e Potenza. Due provvedimenti risultano sospesi.

Si tratta di 24 dei 27 imputati che avevano scelto il rito ordinario e che, dopo la sentenza della Corte d’Appello di Venezia del giugno 2025, erano ricorsi in Cassazione. Le condanne riguardano, a vario titolo, associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, emissione di fatture per operazioni inesistenti e altri gravi reati aggravati dal metodo mafioso. Le pene vanno da 3 fino a 30 anni di reclusione.

La condanna più pesante riguarda Luciano Donadio, considerato il capo dei cosiddetti “Casalesi di Eraclea”: per lui 30 anni di carcere. Al momento dell’esecuzione del provvedimento non sarebbe stato trovato nella sua abitazione. Raffaele Buonanno deve invece scontare 29 anni e 6 mesi, Antonio Pacifico 17 anni e 11 mesi, mentre altri esponenti del gruppo sono già stati trasferiti in carcere.

L’indagine affonda le radici nel 2008, quando in provincia di Udine furono arrestate due persone di origine napoletana per possesso di banconote false. Da lì emersero elementi su un’organizzazione criminale attiva nel Veneto orientale e legata alla camorra casertana.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e confermato nei successivi gradi di giudizio, il gruppo avrebbe operato per anni soprattutto tra Eraclea, Caorle e Jesolo, infiltrandosi nell’edilizia e nella ristorazione, usando minacce, violenze, usura e pressioni per ottenere il controllo di attività economiche e condizionare rapporti sul territorio.

L’organizzazione avrebbe inoltre cercato di esercitare influenza anche sulle dinamiche amministrative locali, fino a costruire, secondo l’accusa, una sorta di potere parallelo capace di sostituirsi alle istituzioni nella gestione di debiti, controversie e interessi economici.

Per altri tre imputati la Cassazione ha invece disposto un nuovo passaggio davanti alla Corte d’Appello di Venezia, in due casi per una nuova valutazione degli elementi probatori e in un terzo caso limitatamente alla pena.

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