Caldo infernale è allarme totale: 12 mila morti in Europa secondo l’Economist

L’ondata di calore che sta attraversando l’Europa continua ad avanzare verso est e assume dimensioni sempre più allarmanti. Oggi almeno 193 milioni di persone nel continente, di cui circa 75 milioni soltanto in Germania, sperimenteranno temperature superiori ai 35 gradi. A indicarlo sono i calcoli dell’agenzia France Presse, basati sulle previsioni del Servizio meteorologico tedesco e sulle proiezioni demografiche 2025 del Centro comune di ricerca. Si tratta di un ulteriore aumento rispetto al 26 giugno, quando la massa d’aria rovente interessava ancora soprattutto l’Europa occidentale, prima di spostarsi progressivamente verso Germania, Polonia e altri Paesi dell’area centro-orientale.
La Germania è ora tra i Paesi più esposti. Nelle scorse ore è stata registrata una temperatura provvisoria di 41,3 gradi nei pressi di Saarbrücken, mentre le autorità hanno diffuso allerte per caldo estremo, invitato la popolazione a ridurre i consumi d’acqua e adottato misure preventive anche sui trasporti. Le alte temperature stanno infatti mettendo sotto pressione non solo la salute pubblica, ma anche infrastrutture, ferrovie, strade, agricoltura e servizi essenziali. Disagi e provvedimenti analoghi sono stati segnalati anche in Italia, Francia, Regno Unito, Svizzera e in altri Paesi europei, dove il caldo ha già provocato chiusure di scuole, cancellazioni di eventi e difficoltà per ospedali e servizi di emergenza.
Il dato più preoccupante riguarda però l’impatto sulla mortalità. Secondo un’analisi pubblicata da The Economist, in soli tre giorni, tra il 24 e il 26 giugno, il caldo estremo potrebbe aver causato circa 12mila decessi in eccesso in Europa. La stima si basa sulle temperature medie previste in 854 città europee e su un modello sviluppato da Pierre Masselot e dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine per valutare il rapporto tra temperatura e mortalità. Non si tratta quindi di un bilancio ufficiale già consolidato, ma di una proiezione statistica che misura quante morti potrebbero verificarsi oltre il livello normalmente atteso in assenza di un evento estremo.
Gli esperti sottolineano che il caldo estremo è particolarmente pericoloso per anziani, bambini, persone con malattie croniche e lavoratori esposti all’aperto, ma anche per chi vive in abitazioni poco isolate o in aree urbane dove l’asfalto e il cemento trattengono il calore. A rendere più grave la situazione sono anche le notti tropicali, quando le temperature non scendono abbastanza da permettere all’organismo di recuperare. In diverse città europee le minime notturne hanno raggiunto valori record, aumentando il rischio di stress termico prolungato.
L’Organizzazione meteorologica mondiale ha definito l’ondata di calore di fine giugno un evento intenso e diffuso, con effetti rilevanti su salute, ecosistemi, agricoltura, infrastrutture e produttività del lavoro. Secondo gli scienziati di World Weather Attribution, il riscaldamento globale ha reso le ondate di calore europee molto più severe: un episodio simile, nel giugno del 1976, sarebbe stato circa 3,5 gradi più fresco rispetto a quello attuale.
L’Europa si trova così di fronte a una crisi che non riguarda più soltanto le temperature record, ma la capacità dei sistemi sanitari, urbani e produttivi di adattarsi a un clima che cambia rapidamente. Le raccomandazioni restano quelle di evitare l’esposizione nelle ore più calde, bere frequentemente, controllare le persone fragili e seguire le indicazioni delle autorità locali. Ma l’ondata di questi giorni mostra anche un problema più profondo: senza interventi strutturali su città, case, sanità, lavoro e riduzione delle emissioni, eventi di questo tipo rischiano di diventare sempre più frequenti, estesi e letali.
Anche l’Italia nella morsa del caldo africano, con temperature in ulteriore aumento e afa intensa da Nord a Sud. L’ondata di calore che sta investendo il Paese raggiunge il suo picco nel weekend, con valori che in diverse zone possono arrivare fino a 38-45 gradi e condizioni difficili soprattutto nelle città, dove l’effetto dell’asfalto e del cemento rende l’aria ancora più pesante.
Secondo il bollettino del ministero della Salute, restano numerose le città da bollino rosso, il livello massimo di allerta per il caldo, che indica un rischio per la salute non solo di anziani, bambini e persone fragili, ma anche della popolazione sana. Tra i centri più esposti figurano grandi città del Centro-Nord e del Centro-Sud, con Firenze, Bologna, Roma, Milano, Torino, Venezia, Verona, Perugia, Pescara e Bari tra le aree più sotto pressione.
Le autorità raccomandano di evitare l’esposizione al sole nelle ore centrali della giornata, bere spesso, limitare l’attività fisica all’aperto e prestare attenzione alle persone più vulnerabili. Il caldo sta creando disagi anche sul lavoro, nei trasporti e nei servizi pubblici, mentre in alcune città si moltiplicano gli interventi per fronteggiare l’emergenza. La tregua, al momento, non appare immediata: l’anticiclone continua a mantenere alte le temperature e l’Italia resta stretta in una delle fasi più roventi dell’estate.















