Se il dogma green vale più della vita umana

C’è qualcosa di meravigliosamente sadico nel sentire l’aristocrazia ecologista pontificare dal fresco dei propri uffici climatizzati.
L’ultima perla porta la firma della Ministra Francese della Transizione Ecologica, Monique Barbut, che di fronte al collasso da calore dei suoi cittadini ha reagito con la tipica empatia di un pezzo di ghiaccio (rigorosamente non sciolto).
Ecco le sue letterali, raggelanti dichiarazioni, che ho appena sentito in rete:
“Sono inorridita da chi chiede l’Aria Condizionata. Ah. Ma devi solo mettere l’aria condizionata dappertutto.
Ok, metteremo all’aria condizionata ovunque.
Pensi che questo impedirà gli incendi boschivi?
Pensi che questo eviterà la morte di una coltivazione?
Pensi che questo eviterà la morte degli animali che vediamo?
Non c’è nulla.
Non si tratta di adattamento.
E’ una misura di emergenza
Forse possiamo, certo, certo.
Siamo d’accordo, ma non è adattamento ai cambiamenti climatici”
Si spera vivamente che questo delirio sia solo una risposta “a caldo” (mai termine fu più letteralmente appropriato) alle feroci polemiche politiche sollevate dalla canicule.
Un’ondata di afa che vede le opposizioni, da destra a sinistra, giustamente all’attacco di un governo accusato di non aver mosso un dito per attuare piani di installazione di condizionatori dopo le passate stragi estive (15.000 morti stimati nel 2003).
I seguaci di Marine Le Pen, d’altronde, hanno centrato il punto: la colpa è del “tabù ideologico” della sinistra e dei verdi nei confronti del fresco artificiale.
Un riflesso ideologico talmente radicato da far perdere di vista la gerarchia delle priorità: prima si salvano le persone, poi si discute del resto.
La stessa identica allergia al benessere umano trasuda dalle parole della Barbut.
Mi viene quasi da risponderle: cara Ministra, abbiamo capito il dramma. Sappiamo benissimo che un condizionatore in salotto non salverà la rucola nei campi né eviterà il decesso di qualche cinghiale nei boschi.
Davvero la lotta al cambiamento climatico può trasformarsi in una religione nella quale il primo comandamento è accettare vittime umane purché le emissioni restino immacolate?
Davvero la morte di una piantagione o di un cervo legittima il far morire letteralmente reclusi in casa gli anziani, o il condannare a morte i parigini che vivono sotto gli iconici tetti in zinco?
Parliamo di quella lamiera che copre oltre il 60% degli edifici di Parigi e che durante le ondate di calore smette di essere architettura per trasformarsi in un incubo urbano: veri e propri forni crematori a cielo aperto che raggiungono temperature folli, tra i 70 °C e gli 80 °C.
La logica di questa nuova inquisizione green, insomma, è cristallina: meglio un cittadino parigino cotto a puntino nel suo appartamento-forno a 80 gradi, purché muoia con la coscienza ecologicamente pulita e senza aver osato toccare il telecomando del condizionatore.
Quando un’ideologia arriva a considerare il condizionatore un peccato ma la morte di un anziano una semplice conseguenza statistica del riscaldamento globale, significa che non siamo più davanti all’ecologia.
Siamo davanti al fanatismo. E tutti i fanatismi, prima o poi, finiscono per chiedere sacrifici umani.















