Lo shock tropicale dell’Europa. Non è più solo meteo

Umberto Baldo
Con chiunque parliate in questi giorni vi sarete accorti che il caldo domina i pensieri di tutti.
E allora, torno anch’io sul tema del momento!
Comincio con il mettere in fila una serie infinita di improperi contro coloro che negano il cambiamento climatico.
Quelli che, con la boria tipica dell’ignoranza, ripetono come un mantra: “Ma è estate, fa sempre caldo!”, “Io con il caldo sto bene”, o l’intramontabile “Ma faceva un caldo così anche 30-40 anni fa!”.
Un c…o faceva un caldo così qualche decennio fa, un c…o!
C’è una sottile ma pervicace confusione che si riaffaccia ogni volta che le colonnine di mercurio schizzano verso l’alto.
È l’equivoco, spesso alimentato ad arte dai negazionisti, tra «meteo» e «clima».
Il meteo è la fotografia del momento: la pioggia di ieri, il temporale di stasera, la giornata torrida di oggi.
Il clima, invece, è il film intero; è la tendenza di lungo periodo che trasforma l’eccezione in norma statistica.
E il film che stiamo guardando ci dice che il caldo fuori norma di questi giorni non è un semplice episodio meteorologico, ma il futuro del nostro Continente.
Un nuovo clima che sta modificando radicalmente il modo in cui si lavora, si consuma e si organizza la vita economica europea.
Possono dire quello che vogliono, ma siamo di fronte ad un shock tropicale che obbliga a riscrivere i ritmi del nostro Continente.
Questa mutazione sta scardinando certezze geografiche e sociali consolidate da secoli.
E se le latitudini mediterranee hanno storicamente sviluppato una parziale tolleranza alla canicola, l’Europa settentrionale si ritrova oggi del tutto scoperta. E i numeri spiegano il perché: in Europa, in media, appena il 19% delle abitazioni dispone di aria condizionata, contro il 90% degli Stati Uniti.
Una differenza che, nell’era delle estati estreme, smette di essere una semplice curiosità statistica ed assume una dimensione tragica: nelle città del Nord Europa, concepite storicamente per trattenere il calore e non per smaltirlo, le case senza refrigerazione si trasformano in veri e propri forni.
È per questo che lassù, oggi, il caldo uccide di più.
Guardiamo al Regno Unito: in un Paese che per lungo tempo ha considerato l’aria condizionata una necessità quasi esotica, le vendite di ventilatori sono recentemente aumentate del 3.000% nel giro di pochi giorni, e quelle dei climatizzatori del 330%.
È il panico di chi scopre che le proprie mura domestiche non sono più un rifugio, ma una trappola termica
Ma non si tratta solo di comprare refrigerio nelle case, ma di stravolgere il mondo del lavoro.
Il diritto alla salute del lavoratore non si misura più soltanto sulla sicurezza dei macchinari, ma anche sulla temperatura dell’ambiente.
Il caldo estremo riduce la produttività e, nei casi peggiori, uccide.
I nodi normativi e sindacali legati alle ore di massima insolazione sono ormai prioritari.
In Germania DHL è arrivata a distribuire ai propri addetti alle consegne kit refrigeranti con asciugamani rinfrescanti riutilizzabili e protezioni UV. Nei giganti della siderurgia come Thyssenkrupp Steel Europe, si è dovuta intensificare la distribuzione di acqua e frutta nei reparti dove le temperature percepite superano i 45 gradi.
In Francia il tempo del lavoro si sta letteralmente spostando. Alcune cooperative agricole hanno dovuto organizzare turni notturni nei silos per il conferimento del grano, dopo che le autorità hanno vietato la mietitura pomeridiana per ridurre il rischio di incendi.
I cantieri edili di mezza Europa iniziano ormai prima dell’alba, e le strade si cerca di asfaltarle nelle ore notturne.
Il bilancio per l’economia globale rischia di essere devastante. Secondo i dati di Allianz, entro il 2030 l’Italia potrebbe perdere fino a 128 miliardi di euro di crescita economica a causa del caldo estremo, mentre la Francia rischia perdite fino a 209 miliardi.
Oltre la soglia dei 30 gradi, ogni grado aggiuntivo si traduce in una perdita di produttività di circa tre punti percentuali.
E di fronte a questo scenario, cosa fanno i pianificatori di Bruxelles o i burocrati nei “Palazzi romani” (generalmente seduti a 19 gradi costanti di climatizzazione)?
Ci propinano l’“uso intelligente dell’energia”. Un modo molto sofisticato, quasi poetico, per dire: arrangiatevi!
Ma ci sono anche subito i cori dei puri, la sinfonia dei moralisti a gettone: “consumare meno, spegnere di più, essere “responsabili”.
Ma l’Europa reale non è capace di rinunciare a nulla.
Il cittadino europeo medio è un miracolo di equilibrismo mentale: è capace di indignarsi per il destino del pianeta mentre prenota l’ennesimo volo low cost per un weekend lungo, o di difendere l’ambiente a parole mentre lascia il climatizzatore acceso a palla anche quando esce di casa per andare a comprare l’insalata bio.
Una barzelletta.
Il Governo può forse emanare un decreto per impedire all’estate di trasformarsi in una sorta di Sahara a domicilio?
No. E se il caldo non è negoziabile, non lo è nemmeno la difesa da quel caldo.
Il condizionatore smette così di essere il capriccio di una società viziata, per tornare a essere ciò che è: un presidio minimo di sopravvivenza.
Soprattutto in un Continente che invecchia a vista d’occhio, pieno di persone anziane e sole per cui qualche grado in più in casa significa un rischio concreto di morte.
Chiedere di spegnere significa chiedere ai più deboli di cuocersi a fuoco lento per salvare il bilancio energetico di uno Stato che non ha saputo pianificare nulla.
In Italia, fortunatamente, la consapevolezza sta cambiando.
I dati dell’Osservatorio Trovaprezzi.it mostrano che le ricerche di condizionatori e deumidificatori sono in netta crescita (oltre 349 mila solo a maggio), con una fortissima virata verso modelli smart e wifi ad alta efficienza energetica.
E mi viene spontaneo pensare a questo proposito che la nostra società finora non ha mai onorato come merita mister Willis Haviland Carrier.
Chi era costui?
Ma il padre “padre dell’aria condizionata” ragazzi!
Colui che viene riconosciuto come l’inventore del condizionatore.
Personalmente considero l’invenzione di mister Carrier “un grande passo per l’umanità”.
Un uomo che in questi giorni di calura feroce non esiterei a proporre per una canonizzazione postuma, al grido di: Carrier Santo subito!
Anno dopo anno, anticiclone africano dopo anticiclone africano, io mi trovo schierato: eterno elogio all’aria condizionata!
Immenso giubilo per i climatizzatori!
E non mi si venga a dire che “l’aria condizionata fa male”, “è deleteria per il clima” o, stupidaggine suprema, “toglie l’abbronzatura”.
Tutte fandonie. Se ti metti davanti alle bocchette e ti viene la cervicale, la colpa è solo tua.
Ma provate a stare in un letto di ospedale senza condizionamento con 38 gradi all’esterno!
O in coda in autostrada sotto un sole sahariano senza il “clima!
Mi ribello all’afa asfissiante, alla calura debilitante, alle notti insonni.
Perciò, non avendo alcuna attitudine al masochismo, urlo forte il mio: “Viva sempre e comunque il condizionatore!”.
Gloria imperitura a mister Carrier che questa meraviglia l’ha pensata e realizzata.
E adesso che è arrivato il primo vero caldo cattivo dell’anno, gli europei, ovviamente quelli con casa dotata di climatizzatore, compiono lo stesso gesto silenzioso e definitivo: abbassano il termostato.
Perché la verità è che l’Occidente è pronto a fare la rivoluzione per qualunque diritto, tranne che per quello di sudare.
Buona estate a tutti, burocrati compresi.
Io mi rintano in casa, accendo il miracolo di Mister Carrier e comincio il mio personale, disperato conto alla rovescia per il prossimo Natale.
Umberto Baldo















