18 Giugno 2026 - 9.24

L’Europa scopre l’acqua calda, e le sinistre cadono dal pero

Umberto Baldo

Ce l’hanno fatta. Il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo alla nuova normativa sui rimpatri: centri di detenzione extra-UE e perquisizioni domiciliari. 

Il tutto approvato grazie all’asse tra conservatori ed estrema destra, con l’aggiunta di qualche voto sparso di eurodeputati di sinistra che, evidentemente, hanno preferito la realtà al catechismo di partito.

A Palazzo Chigi stappano lo spumante: il Governo Meloni rivendica orgogliosamente di aver “cambiato l’Europa”. 

Ma, ad essere onesto, dei dettagli tecnici della legge o dei balletti propagandistici della maggioranza, in questa sede, me ne importa assai poco.

Il vero punto è un altro. È quella sottile, impagabile ed un po’ amara soddisfazione di poter dire, per l’ennesima volta: avevo ragione.

Da anni, su queste colonne, vado ripetendo un concetto che persino un bambino delle elementari avrebbe compreso; vale a dire che l’immigrazione è “IL” tema su cui si gioca il destino e l’egemonia culturale dell’Europa. 

Volenti o nolenti.

Quante volte ho scritto, consumando i polpastrelli sulla tastiera, che la politica delle “porte aperte” — propugnata dalle sinistre progressiste, dalle anime belle, dai professionisti del buonismo e dalle gerarchie ecclesiali — avrebbe fatalmente spinto gli elettorati europei nelle braccia delle destre? 

Anche di quelle più retrive e impresentabili. Non lo ricordo più nemmeno io.

Ho perso il conto delle volte in cui ho avvertito che le ONG non erano la soluzione, ma il sintomo di una clamorosa abdicazione dello Stato. 

I progressisti avrebbero dovuto abbandonare da tempo i dogmi dell’accoglienza indiscriminata per confrontarsi con una realtà banale: i cittadini rifiutano la presenza dei clandestini ed il degrado nelle nostre città.

Invece no. Chiunque osasse sollevare il problema veniva liquidato con l’infame bollino di “razzista”. 

E oggi, qual è il risultato? 

Francia, Germania, Danimarca, Inghilterra,  i Paesi del Nord e dell’ Est Europa si stanno fatalmente spostando a destra. 

Se l’obiettivo politico delle anime belle era portare ad essere primi partiti formazioni come l’AfD in Germania od il Rassemblement National in Francia, beh, allora complimenti e figli maschi. 

Hanno fatto un capolavoro.

Oggi le elezioni in Europa le vince chi egemonizza le emozioni popolari. 

E l’emozione più forte, piaccia o meno ai salotti radical-chic, è la paura di perdere la propria sicurezza e la propria identità. 

Negarlo significa lasciare praterie al populismo più becero.

La narrazione della destra ha gioco facile perché si nutre di fatti che la sinistra si ostina a cancellare dall’inquadratura:

La violenza nelle strade: Le recenti rivolte di Belfast non nascono dal nulla, ma dall’accoltellamento crudo di un uomo da parte di un richiedente asilo sudanese. A Londra i “crimini da taglio” superano i 15.000 casi all’anno e oltre un terzo degli omicidi è legato alle gang.

Il terremoto demografico: A Bruxelles il 74,3% della popolazione ha origini straniere (l’88% se consideriamo gli under 18). Ad Amsterdam i giovani nati da famiglie native olandesi sono ormai una minoranza.

Avere una popolazione in maggioranza non nativa non è una catastrofe in sé, sia chiaro. 

Ma ignorare la dimensione epocale di questo fenomeno, mentre la natalità “indigena” crolla verticalmente, non è coerenza: è rimozione psichiatrica.

Siamo lontani anni luce dai tempi dei primi sbarchi degli albanesi in Puglia, quando Brindisi accoglieva le navi con le bande musicali ed i fiori. 

Quel sentimento popolare è finito. 

È evaporato sotto i colpi della realtà. 

E desiderare che una città od un paese conservino i propri tratti distintivi e la propria continuità culturale non è un atto di razzismo; è un legittimo sentimento umano.

Sia l’Illuminismo liberale che il Marxismo ci hanno abituati a pensare che tutto si riduca all’economia ed alla razionalità. 

Ma l’identità sociale — quel grumo invisibile di appartenenze, fedi, tradizioni e paure — è molto più potente del portafoglio. 

E se la sinistra non capisce questo, ha perso la partita in partenza.

Io sono convinto che sia necessario fissare alcuni principi fermi. 

Il punto di partenza, non negoziabile, è l’umanità: prima di qualsiasi legge o burocrazia, se c’è una vita in pericolo in mare, la si salva. Punto. Questo è il nostro certificato di civiltà occidentale.

Subito dopo, però, scatta il realismo con la programmazione: basta sbarchi casuali gestiti dal caos. Dobbiamo fare come l’Australia, applicando un sistema a punti che favorisca l’ingresso regolare di chi serve davvero al Paese (medici, infermieri, operai specializzati), e privilegiando, per puro pragmatismo, flussi da culture più affini e integrabili, come fa la Spagna con l’America Latina.

Il terzo pilastro è la sicurezza, senza inutili giri di parole: se entri in casa d’altri e commetti reati gravi, perdi immediatamente il diritto di restarci e te ne vai. Uno Stato non può essere ostaggio di chi ne calpesta le leggi.

Infine, c’è la coesistenza delle regole: va benissimo la libertà di culto per tutti, ma i nostri valori non si toccano. Questo significa stop alle autocensure infantili (come nascondere il Natale per non “offendere” i bimbi musulmani) e tolleranza zero verso chi usa la religione per creare comunità separate che predicano l’odio contro l’Occidente.

In poche parole: accogliere chi serve e rispetta le regole, respingere chi delinque (se si preferisce il termine remigrare non mi scandalizzo). e pretendere che la nostra identità culturale venga rispettata.

In conclusione, sul fenomeno migratorio la sinistra deve ritrovare una connessione sentimentale con il sentire popolare. 

Bisogna dare risposte più civili, più alte, mobilitando i migliori angeli della nostra natura, non i demoni della paura.

Se i progressisti continueranno a nascondere la testa sotto la sabbia per non spettinare i propri dogmi ideologici, l’onda populista diventerà uno tsunami. 

Bisogna avere il coraggio di governare il fenomeno con realismo e fermezza. 

Solo così si potrà salvare il bambino dell’integrazione utile, gettando via l’acqua sporca del buonismo ipocrita che ci sta consegnando ai peggiori demagoghi sulla piazza.

Umberto Baldo

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