17 Giugno 2026 - 9.49

Il dogma anti-occidentale ed il sangue di chi canta “Bella Ciao” in farsi

Esiste una linea rossa oltre la quale l’analisi geopolitica cessa di essere pensiero critico e si trasforma in pura complicità morale. 

Per chiunque in Occidente si professi progressista o si riconosca nei valori della sinistra storica, quel limite è oggi drammaticamente rappresentato dall’atteggiamento verso la Repubblica Islamica dell’Iran. 

Assistere al tentativo di giustificare, comprendere o relativizzare la ferocia del regime teocratico di Teheran costituisce un’acrobazia intellettuale che fa accapponare la pelle.

Eppure a quell’acrobazia assistiamo ormai quotidianamente nelle piazze, nei talk show e nei posizionamenti politici di certa sinistra, sia nostrana che europea. 

Una sinistra che un tempo si batteva per i diritti civili, per l’emancipazione delle donne, per la libertà di espressione e di stampa, e che oggi, per una sorta di strabismo ideologico imperdonabile, si ritrova a balbettare di fronte a una delle teocrazie più oscurantiste e sanguinarie del pianeta.

E non sono io dirlo perché  la natura oppressiva e criminale dei pasdaran e delle milizie Basij è documentata dall’ONU, da Amnesty e da Human Rights Watch. I manifestanti vengono colpiti deliberatamente alla testa e al collo; ex prigionieri descrivono torture e stupri sistematici; i Tribunali Rivoluzionari emettono condanne a morte basate sull’accusa teologica di moharebeh (inimicizia verso Dio). 

Quando la violenza raggiunge il picco, il regime spegne Internet: il blackout digitale è l’ammissione stessa del massacro.

Questa ferocia non si ferma ai confini nazionali: foraggia il terrorismo di Hezbollah e Hamas e, sin dalla fatwa contro Salman Rushdie, processa i libri e condanna a morte i romanzieri.

Ma la doppia morale si consuma tutta qui, in questo cortocircuito logico: si è pronti a scendere in piazza – legittimamente – per denunciare ogni minima stortura, vera o presunta, delle democrazie occidentali, ma si diventa improvvisamente afoni, se non addirittura “comprensivi”, quando i diritti umani vengono calpestati dai nemici dell’Occidente.

L’Iran dei pasdaran, che impicca i dissidenti alle gru, che acceca i giovani che manifestano per la libertà,  che perseguita ed uccide i gay, che reprime nel sangue il grido “Donna, Vita, Libertà”, viene quasi riabilitato in chiave anti-imperialista. 

Come se il fatto di opporsi agli Stati Uniti e ad Israele potesse in qualche modo mondare i peccati di un regime che fa del terrore la propria unica ragione di sopravvivenza.

L’origine di questo abbaglio è un riflesso condizionato che viene dalla “guerra fredda”: l’antiamericanismo viscerale. 

Secondo questa logica distorta, il nemico del mio nemico deve essere un mio alleato. 

Siccome Teheran sfida Trump e Netanyahu, il regime viene arruolato d’ufficio nella “resistenza globale”. 

Ma questo non è pensiero critico; questo è cinismo geopolitico sulla pelle dei popoli.

Ed è qui che l’ipocrisia diventa intollerabile. 

Perché mentre i giovani iraniani, le ragazze senza velo ed i ragazzi che sfidano i proiettili del regime nelle strade di Teheran, da anni intonano Bella Ciao in farsi come inno universale di liberazione dall’oppressore,la sinistra nostrana, che di quel canto ha fatto un monopolio identitario ed un feticcio da esibire ad ogni anniversario, gira la testa dall’altra parte.

Quei ragazzi rischiano la vita cantando il simbolo della Resistenza, mentre chi qui si professa “partigiano” della domenica preferisce non disturbare il manovratore teocratico, pur di non incrinare il dogma dell’anti-occidentalismo.

È il tramonto definitivo dell’illusione morale europea. 

Quella retorica dei “puri”, dei proclami solenni nelle piazze indignate, crolla miseramente di fronte alla Realpolitik del pregiudizio. 

Si assiste così al paradosso di un progressismo che, pur di non riconoscere le ragioni di Israele o del blocco occidentale, preferisce farsi compagno di strada, o utile idiota, dei regimi più retrivi.

Un’indulgenza che non è solo un errore di analisi geopolitica; è un vero e proprio fallimento morale. 

Perché quando la difesa dei diritti diventa strabica e si applica a giorni alterni a seconda della convenienza ideologica, cessa di essere un valore universale e si trasforma in pura ipocrisia.

Sono certo che prima o poi la storia ci chiederà da che parte stavamo mentre in Iran venivano uccisi quei ragazzi che intonavano Bella Ciao. 

E qualcuno avrà davvero il coraggio di rispondere che era troppo occupato a fare geopolitica da salotto contro Trump e Netanyahu per accorgerci del loro sangue?

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