Esplosione di Castel d’Azzano, la famiglia di Piffari: “Aveva previsto il pericolo”. Ora indaga la Procura

VERONA, 16 LUGLIO 2026 – La Procura di Verona ha aperto un fascicolo — senza ipotesi di reato né indagati — in seguito all’esposto presentato dai familiari del luogotenente Marco Piffari, uno dei tre agenti morti nell’esplosione del 14 ottobre scorso a Castel d’Azzano, evento per cui i fratelli Ramponi sono accusati di strage.
Secondo quanto ricostruito dal Corriere del Veneto, i legali della famiglia chiedono di fare luce su alcuni aspetti dell’operazione di sfratto che Piffari stava conducendo quella mattina, un intervento che nei giorni precedenti gli aveva causato una forte inquietudine. Il luogotenente ne aveva parlato anche con un’amica, confidandole di avvertire una sorta di presagio negativo e di temere che i destinatari dello sfratto, dopo aver già respinto diversi tentativi in passato, fossero questa volta pronti ad affrontare le forze dell’ordine con determinazione.
Un timore condiviso anche in ambito professionale: un’assistente della polizia, sentita dalla Procura pochi giorni dopo la tragedia, ha riferito che Piffari riteneva la situazione fosse stata sottovalutata, convinto che non si trattasse semplicemente di due anziani, ma di un contesto molto più complicato di quanto inizialmente valutato.


















