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	<title>SALUTE e SANITÀ | TViWeb</title>
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	In Risalto Srl
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		<title>Veneto, arrivano infermieri stranieri: da Belluno parte il progetto per rafforzare gli ospedali</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 14:06:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parte da Belluno la prima sperimentazione del Veneto per il reclutamento, l&#8217;inserimento e la formazione di infermieri provenienti dall&#8217;estero. Il progetto, presentato oggi dall&#8217;assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, punta a rafforzare gli organici del Servizio sanitario regionale attraverso un<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Parte da Belluno la prima sperimentazione del Veneto per il reclutamento, l&#8217;inserimento e la formazione di infermieri provenienti dall&#8217;estero. Il progetto, presentato oggi dall&#8217;assessore regionale alla Sanità <strong>Gino Gerosa</strong>, punta a rafforzare gli organici del Servizio sanitario regionale attraverso un percorso che coniuga assunzione, formazione e integrazione professionale.</p>



<p>La fase pilota prenderà il via all&#8217;<strong>Ulss 1 Dolomiti</strong> e guarda in particolare al <strong>Brasile meridionale</strong> e all&#8217;<strong>Argentina</strong>, territori dove è ancora forte la presenza di comunità venete e bellunesi e di reti associative e istituzionali che potrebbero agevolare lo sviluppo dell&#8217;iniziativa.</p>



<p>Il progetto prevede due distinti canali di accesso. Il primo è rivolto a infermieri già qualificati e interessati a lavorare nel Servizio sanitario regionale, nel rispetto della normativa nazionale che disciplina l&#8217;esercizio temporaneo delle professioni sanitarie con titoli conseguiti all&#8217;estero e delle successive procedure di riconoscimento.</p>



<p>Il secondo canale ha invece una finalità universitaria e formativa e punta a verificare, in collaborazione con l&#8217;<strong>Università di Padova</strong> ed eventuali atenei esteri, la possibilità di sviluppare percorsi integrati di prosecuzione o completamento degli studi per studenti di infermieristica provenienti dall&#8217;estero.</p>



<p>«L&#8217;inserimento di personale – ha sottolineato l&#8217;assessore Gerosa – dovrà essere accompagnato da adeguate misure di formazione linguistica, affiancamento clinico-organizzativo, tutoraggio e monitoraggio, tenendo conto anche degli effetti sulle comunità professionali locali e sul personale già in servizio».</p>



<p>Alla presentazione del progetto hanno partecipato, oltre alla Regione del Veneto, alla Prefettura e all&#8217;Ulss 1 Dolomiti, anche i rappresentanti degli enti locali, dell&#8217;Università di Padova, dell&#8217;Ordine delle professioni infermieristiche, del Bim, dell&#8217;Ater e dell&#8217;Associazione Bellunesi nel Mondo.</p>



<p>L&#8217;iniziativa rappresenta il primo passo di una strategia regionale che punta a fronteggiare la carenza di infermieri, una delle principali criticità che da tempo interessa il sistema sanitario veneto e nazionale.</p>
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		<title>San Bortolo, Rocco De Vivo è il nuovo direttore dell&#8217;Oncologia: oltre 25 anni di esperienza</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 07:42:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ULSS 8 Berica ha ufficializzato la nomina del dottor Rocco De Vivo a nuovo direttore dell&#8217;Unità Operativa Complessa di Oncologia dell&#8217;ospedale San Bortolo di Vicenza. Già direttore facente funzioni della struttura, De Vivo assume ora l&#8217;incarico al termine di un<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>L&#8217;ULSS 8 Berica ha ufficializzato la nomina del dottor <strong>Rocco De Vivo</strong> a nuovo direttore dell&#8217;Unità Operativa Complessa di Oncologia dell&#8217;ospedale San Bortolo di Vicenza. Già direttore facente funzioni della struttura, De Vivo assume ora l&#8217;incarico al termine di un percorso professionale sviluppato all&#8217;interno dell&#8217;azienda sanitaria, dove da oltre 25 anni affianca attività clinica, ricerca scientifica e partecipazione ai gruppi regionali dedicati all&#8217;innovazione in campo oncologico.</p>



<p>Nato a Salerno nel 1969, si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia all&#8217;Università Federico II di Napoli, conseguendo nello stesso ateneo, sempre con lode, la specializzazione in Oncologia.</p>



<p>Dal 2015 opera presso l&#8217;Oncologia dell&#8217;ULSS 8 Berica, dove ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità: dalla cura dei tumori dell&#8217;apparato urogenitale alla gestione dei percorsi ambulatoriali e del Day Hospital della struttura, fino alla sostituzione del direttore e al successivo incarico di direttore facente funzioni. Fa inoltre parte dell&#8217;Unità di Ricerca Clinica e della Commissione Terapeutica Aziendale dell&#8217;ULSS 8 Berica.</p>



<p>Nel 2022 ha completato il corso di perfezionamento manageriale &#8220;Oncology Management Fast Track&#8221; della SDA Bocconi di Milano.</p>



<p>Sul fronte della ricerca scientifica vanta numerose pubblicazioni su riviste internazionali di riferimento, tra cui <em>New England Journal of Medicine</em> e <em>JAMA Network Open</em>, con particolare attenzione ai tumori genito-urinari, renali e prostatici. Ha inoltre contribuito alla stesura delle linee guida nazionali AIOM sui tumori del rene e dell&#8217;utero ed è componente di diversi gruppi di lavoro regionali del CRAO dedicati alla valutazione dei farmaci oncologici e ai Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) per i pazienti affetti da tumore della prostata e della vescica.</p>



<p>«Questo incarico per me corona un percorso iniziato più di 25 anni fa al San Bortolo di Vicenza, un ospedale e una città a cui devo molto &#8211; commenta il dottor Rocco De Vivo -. Ringrazio il Direttore Generale e la Direzione Strategica per il supporto e la fiducia sempre dimostrata e i miei colleghi, con cui condivido non solo qualità professionali ma anche attenzione all&#8217;ascolto, accoglienza dei pazienti e l&#8217;impegno a creare e mantenere un ambiente di lavoro sereno. Continueremo a lavorare perché l&#8217;Oncologia di Vicenza sia sempre più un punto di riferimento per i pazienti e le loro famiglie».</p>



<p>Soddisfazione anche da parte del direttore generale dell&#8217;ULSS 8 Berica, <strong>Peter Assembergs</strong>: «Il dottor De Vivo è un professionista che negli anni ha già dimostrato competenza e dedizione verso i pazienti. Sono certo che guiderà il reparto con la stessa qualità mostrata finora e saprà portare un contributo importante alla crescita dell&#8217;Oncologia di Vicenza».</p>
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		<title>Ondata di calore, l&#8217;alcol diventa ancora più pericoloso: ecco perché</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 14:07:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l&#8217;arrivo delle ondate di calore e delle vacanze estive cresce anche il consumo di aperitivi e bevande alcoliche all&#8217;aperto. Ma bere alcol quando le temperature sono molto elevate può aumentare sensibilmente i rischi per la salute, anche se si<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Con l&#8217;arrivo delle ondate di calore e delle vacanze estive cresce anche il consumo di aperitivi e bevande alcoliche all&#8217;aperto. Ma bere alcol quando le temperature sono molto elevate può aumentare sensibilmente i rischi per la salute, anche se si tratta di quantità che normalmente verrebbero tollerate senza particolari problemi.</p>



<p>Il caldo e l&#8217;alcol, infatti, agiscono in modo simile sull&#8217;organismo. Le alte temperature provocano la dilatazione dei vasi sanguigni per favorire la dispersione del calore, un effetto che viene accentuato anche dall&#8217;alcol. La conseguenza può essere un abbassamento della pressione arteriosa, con una maggiore probabilità di avvertire capogiri, debolezza e perdita di equilibrio.</p>



<p>A questo si aggiunge il problema della disidratazione. Durante una giornata molto calda il corpo perde grandi quantità di liquidi attraverso la sudorazione. L&#8217;alcol, essendo un diuretico, favorisce ulteriormente la perdita di acqua, rendendo più difficile mantenere un corretto equilibrio idrico. La combinazione dei due fattori può aumentare la concentrazione di alcol nel sangue e amplificarne gli effetti.</p>



<p>Gli effetti possono manifestarsi con maggiore rapidità soprattutto se si beve sotto il sole, nelle ore più calde della giornata o subito dopo un&#8217;attività fisica intensa. In queste condizioni aumentano il rischio di malesseri, cali di pressione, disorientamento e riduzione dei riflessi.</p>



<p>Per limitare i rischi è consigliabile bere con moderazione, preferire luoghi ombreggiati e gli orari più freschi della giornata, alternare ogni bevanda alcolica con un bicchiere d&#8217;acqua e non consumare alcolici a stomaco vuoto, poiché il cibo rallenta l&#8217;assorbimento dell&#8217;alcol.</p>



<p>È inoltre fondamentale evitare di mettersi alla guida dopo aver bevuto, anche se si ritiene di aver assunto una quantità modesta di alcol. Con il caldo, infatti, gli effetti possono risultare più intensi del previsto e compromettere più rapidamente lucidità e tempi di reazione.</p>



<p>Se una persona manifesta sintomi come forte debolezza, confusione, vomito o perdita di coscienza dopo aver bevuto, soprattutto durante un&#8217;ondata di calore, è necessario contattare tempestivamente i soccorsi.</p>
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		<title>PFAS negli alimenti in Veneto: la Regione rassicura, ma le associazioni rilanciano l&#8217;allarme</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 13:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I risultati del monitoraggio regionale 2026 sugli alimenti di origine animale Il monitoraggio della Regione Veneto (svolto in collaborazione con l&#8217;Istituto Superiore di Sanità, l&#8217;Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e ARPA Veneto) presenta una fotografia aggiornata sui livelli di contaminazione<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<h2 class="wp-block-heading">I risultati del monitoraggio regionale 2026 sugli alimenti di origine animale</h2>



<p>Il monitoraggio della Regione Veneto (svolto in collaborazione con l&#8217;Istituto Superiore di Sanità, l&#8217;Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e ARPA Veneto) presenta una fotografia aggiornata sui livelli di contaminazione da PFAS nei prodotti agroalimentari delle aree interessate. Lo studio ha preso in esame 156 aziende situate nelle zone ad alta, media e bassa intensità di contaminazione.</p>



<p>I risultati generali evidenziano una diminuzione complessiva dei livelli di PFAS rispetto al precedente piano condotto nel 2016-2017:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Conformità complessiva</strong>: Il 95% delle aziende analizzate (148 su 156) rientra nei limiti fissati dalla normativa europea (Regolamento UE 2023/915). Solo 8 aziende (il 5%) presentano valori superiori ai limiti stabiliti per PFOA o PFOS.</li>



<li><strong>Campioni analizzati</strong>: Sui 703 campioni elementari esaminati, il 96,73% (680 campioni) è risultato conforme ai limiti di legge, mentre 18 campioni (il 2,56%) hanno superato le concentrazioni massime consentite. Ulteriori 5 campioni riguardanti la matrice latte (0,71%) hanno superato le soglie di raccomandazione indicative previste dalla Raccomandazione UE 2022/1431 (dove non sussiste un limite rigido di legge).</li>



<li><strong>Controlli sulle acque di abbeveraggio</strong>: Il report evidenzia una correlazione diretta tra l&#8217;inquinamento da PFOS nelle carni bovino-fegato e l&#8217;uso di acqua di pozzo non autorizzata in alcune aziende ad alta intensità. In tali casi, le autorità competenti hanno sospeso le attività, vietato la vendita dei prodotti e imposto l&#8217;allacciamento all&#8217;acquedotto pubblico, ottenendo il rientro nei limiti dopo la fase di follow-up.</li>



<li><strong>Matrici specifiche</strong>: Se per uova e muscolo avicolo il quadro appare ampiamente rientrato con livelli contenuti, permangono criticità per le frattaglie. Nel fegato suino e bovino si registrano i picchi più alti: il fegato bovino ha toccato un valore massimo di 12.500 ng/kg di PFOS (a fronte di un limite di 6.000 ng/kg), mentre nel fegato suino il PFOA ha registrato una media di 2.080 ng/kg (superiore al limite di 700 ng/kg) e un picco di 4.800 ng/kg.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;analisi critica e il confronto della Rete Zero PFAS Veneto</h2>



<p>All&#8217;indomani della presentazione dei dati regionali, l&#8217;associazione <strong>Rete Zero PFAS Veneto</strong> ha espresso forte preoccupazione in un comunicato stampa, contestando l&#8217;ottimismo delle istituzioni e mettendo in risalto la discrepanza tra i limiti normativi di legge e le soglie di tolleranza tossicologica stabilite dall&#8217;EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare).</p>



<p>Convertendo i valori regionali ed esprimendoli in nanogrammi per chilo (ng/kg), la Rete evidenzia che la dose settimanale tollerabile (TWI) fissata da EFSA nel 2020 equivale a soli 4,4 ng/kg di peso corporeo alla settimana per la somma dei 4 PFAS principali (PFOS, PFOA, PFNA, PFHxS). Ciò significa che la dose massima per un bambino di 15 kg è pari a soli 66 nanogrammi complessivi a settimana.</p>



<p>Come evidenziato dall&#8217;intervento della pediatra e medico ISDE Vitalia Murgia riportato nel comunicato, un bambino di 1-2 anni che consuma in una settimana mezzo litro di latte (con PFOS rilevato fino a 70 ng/kg), due porzioni da 50 g di carne bovina e due uova, supera integralmente la soglia settimanale EFSA con il solo apporto di PFOS, senza calcolare l&#8217;esposizione ad altre fonti alimentari e idriche.</p>



<p>La Rete Zero PFAS sottolinea inoltre i seguenti punti critici:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Muscolo bovino e latte oltre le raccomandazioni</strong>: Nel latte, a fronte di raccomandazioni UE pari a 20 ng/kg per PFOA e 10 ng/kg per PFOS, si misurano picchi fino a 50 ng/kg di PFOA e 70 ng/kg di PFOS. Nel muscolo bovino, l&#8217;8% dei campioni analizzati presenta livelli di PFOS compresi tra 200 e 690 ng/kg, con valori vicini o superiori al limite di 300 ng/kg.</li>



<li><strong>Campionamento sbilanciato</strong>: L&#8217;associazione contestando la metodologia di selezione delle aziende (stimate su una banca dati del 2021 di 651 realtà), evidenzia che se nell&#8217;area ad alta intensità è stato controllato il 100% delle strutture, nella zona a media intensità è stato analizzato solo il 50% e nella zona a bassa intensità appena il 10%.</li>



<li><strong>Esclusione degli allevamenti familiari</strong>: Mentre nel report 2016-2017 le uova mostravano picchi elevati a causa dell&#8217;inclusione dei pollai familiari, nel piano 2026 l&#8217;autoconsumo è stato completamente escluso. L&#8217;associazione chiede perché non si sia voluto monitorare l&#8217;evoluzione della contaminazione negli allevamenti domestici che ricadono nel territorio contaminato.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Le richieste dei cittadini alle istituzioni</h2>



<p>A fronte di questi dati, la Rete Zero PFAS Veneto sollecita la Regione a fare trasparenza sulle procedure di rintracciabilità dei prodotti non conformi già immessi in commercio, sulle date dei rilevamenti e sulle forme di sostegno garantite alle aziende agricole coinvolte.</p>



<p>Viene avanzata formale richiesta di istituire un sistema pubblico di allerta rapida per la cittadinanza in caso di non conformità alimentari, di avviare un piano straordinario di bonifica del territorio e di aprire un confronto pubblico e diretto con i cittadini e le comunità esposte da anni al rischio PFAS.</p>



<p></p>
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		<title>Vicenza Città Cardioprotetta, firmato il protocollo d’intesa tra Comune, Croce Verde Vicenza e Fondazione San Bortolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 13:25:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[cardioprotetta]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[firmato]]></category>
		<category><![CDATA[protocollo]]></category>
		<category><![CDATA[vicenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Comune di Vicenza, insieme a Croce Verde Vicenza e Fondazione San Bortolo, si impegna per tutelare il benessere dei cittadini con l’obiettivo di promuovere il progetto Vicenza Città Cardioprotetta.Oggi a Palazzo Trissino il protocollo d’intesa per l’ampliamento e il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/vicenza-citta-cardioprotetta-firmato-il-protocollo-dintesa-tra-comune-croce-verde-vicenza-e-fondazione-san-bortolo/">Vicenza Città Cardioprotetta, firmato il protocollo d’intesa tra Comune, Croce Verde Vicenza e Fondazione San Bortolo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td>Il Comune di Vicenza, insieme a Croce Verde Vicenza e Fondazione San Bortolo, si impegna per tutelare il benessere dei cittadini con l’obiettivo di promuovere il progetto Vicenza Città Cardioprotetta.Oggi a Palazzo Trissino il protocollo d’intesa per l’ampliamento e il consolidamento di una rete locale di emergenza e di defibrillazione precoce, attraverso la mappatura, la gestione e la manutenzione ordinaria dei defibrillatori semiautomatici esterni (DAE) collocati nel territorio del Comune di Vicenza è stato firmato dal sindaco Giacomo Possamai, dalla presidente di Croce Verde Vicenza Carla Zuin e dal presidente di Fondazione San Bortolo Franco Scanagatta.Erano presenti anche l’assessore alle politiche sociali e alla partecipazione Matteo Tosetto e Alice Borgo, responsabile progetto Vicenza Città Cardioprotetta.«La sottoscrizione del protocollo d&#8217;intesa con Fondazione San Bortolo e Croce Verde garantisce la costante manutenzione dei defibrillatori, strumenti fondamentali per salvare vite umane – ha detto il sondai Giacomo <strong>Possamai</strong> -. Si tratta di una attenzione essenziale che consente di mantenere sempre efficienti le apparecchiature, predisposte sia per adulti che per bambini, che possono essere utilizzate da tutti con il supporto del 118».«Da oggi, collegandosi al sito del Comune di Vicenza, è possibile consultare la mappa della città con indicati l&#8217;indicazione precisa dei luoghi in cui sono installati i defibrillatori, sia in spazi interni sia all&#8217;aperto installati anche con il supporto degli uffici comunali e grazie a iniziative private» ha spiegato l’assessore alle politiche sociali e alla partecipazione Matteo <strong>Tosetto</strong>.In Italia ogni anno si stimano circa 60.000 decessi per morte cardiaca improvvisa, che colpiscono non solo soggetti cardiopatici ma anche giovani adulti in apparente ottima salute e sportivi. La letteratura scientifica dimostra che in caso di arresto cardiaco improvviso, che in molti casi può verificarsi senza segni premonitori, il tempo è un fattore decisivo: i tassi di sopravvivenza diminuiscono di circa il 10-12% al minuto, mentre la precocità delle corrette manovre di primo soccorso aumentano le probabilità di sopravvivenza, contribuendo a rendere anche più fruttuoso l’intervento degli equipaggi di soccorso avanzato fornito dal Sistema 118.Collocare una rete di defibrillatori in luoghi pubblici o aperti al pubblico, ad alto afflusso, serve quindi a garantire un rapido accesso a questo strumento salvavita, non solo al personale professionale e laico formato e abilitato ma anche, in caso di necessità, a soccorritori occasionali non formati, guidati tramite il dispositivo dagli operatori professionisti, riconoscendone la legittimità d&#8217;uso in caso di emergenza secondo il cosiddetto principio del “buon samaritano”, come previsto dalla legge 4 agosto 2021, n. 116.Il protocollo d’intesa è finalizzato a garantire adeguate postazioni di defibrillazione ad accesso pubblico, segnalate e registrate, per consentirne la localizzazione tempestiva in caso di emergenza da parte della centrale operativa del 118, in modo da poter guidare i soccorritori.I tre enti firmatari collaboreranno in base alle proprie competenze.È stata appena conclusa la mappa dei defibrillatori semiautomatici esterni (DAE) esistenti in città che verrà aggiornata costantemente. Si può consultare al link<a href="https://www.comune.vicenza.it/Novita/Avvisi/Vicenza-Citta-Cardioprotetta" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> https://www.comune.vicenza.it/Novita/Avvisi/Vicenza-Citta-Cardioprotetta</a>Gli altri obiettivi del protocollo: strutturare forme di soccorso capillare tramite la promozione e il sostegno della formazione all’utilizzo di DAE; assicurare la gestione e la manutenzione, mediante il controllo e la sostituzione dei consumabili dei DAE installati nel territorio del Comune di Vicenza; incrementare progressivamente il numero di DAE installati nel territorio comunale; dare massima divulgazione e diffusione alle iniziative e progettualità connesse.Il protocollo d&#8217;intesa attivato si pone in continuità con le diverse iniziative per la diffusione e l&#8217;implementazione di una rete locale di emergenza e di defibrillazione precoce, sviluppate e supportate dal Comune di Vicenza sin dal 2013 con l&#8217;avvio del progetto “Con il cuore per il cuore” con Croce Verde Vicenza, e che hanno portato negli anni al coinvolgimento di diverse organizzazioni, associazioni ed enti del terzo settore, scuole, società sportive, uffici comunali, portando al progressivo incremento del numero di DAE installati nel territorio comunale.   </td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Ulss 8 Berica, liste d&#8217;attesa in calo e attività ambulatoriale in crescita: assunti 19 nuovi professionisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 16:21:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dati confermano i primi effetti del percorso avviato a giugno. Gerosa: «Il lavoro sta dando i suoi frutti». Assembergs: «Merito dell&#8217;impegno quotidiano dei nostri professionisti» Prosegue il percorso di miglioramento avviato dall&#8217;Ulss 8 Berica sul fronte dell&#8217;organizzazione dei servizi<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<h2 class="wp-block-heading">I dati confermano i primi effetti del percorso avviato a giugno. Gerosa: «Il lavoro sta dando i suoi frutti». Assembergs: «Merito dell&#8217;impegno quotidiano dei nostri professionisti»</h2>



<p>Prosegue il percorso di miglioramento avviato dall&#8217;Ulss 8 Berica sul fronte dell&#8217;organizzazione dei servizi e della riduzione delle liste d&#8217;attesa. È quanto emerso dal <strong>Collegio di Direzione</strong> che si è svolto oggi alla presenza dell&#8217;assessore regionale alla Sanità <strong>Gino Gerosa</strong>, a un mese dal precedente incontro del 26 giugno, durante il quale la Direzione Strategica e il Collegio avevano concordato un ciclo di confronti con i singoli Dipartimenti per affrontare alcune criticità interne e rafforzare il lavoro di squadra.</p>



<p>Nel corso delle ultime settimane sono stati avviati incontri con le singole Unità Operative Complesse (U.O.C.), che hanno portato all&#8217;adeguamento delle schede di budget e alla raccolta delle richieste dei Dipartimenti in termini di personale e investimenti.</p>



<p>Da questo confronto sono scaturite <strong>8 nuove assunzioni di medici e 11 di infermieri</strong>, un rafforzamento dell&#8217;organico che, secondo l&#8217;Azienda sanitaria, ha contribuito direttamente ai risultati registrati.</p>



<p>I dati illustrati durante il Collegio evidenziano infatti un <strong>calo delle liste d&#8217;attesa</strong> e una <strong>crescita dell&#8217;attività ambulatoriale dell&#8217;1,4% rispetto al 2025</strong>, confermando i primi effetti positivi del percorso intrapreso.</p>



<p>«I dati di oggi confermano che il lavoro avviato a giugno sta dando i suoi frutti – commenta l&#8217;assessore regionale alla Sanità <strong>Gino Gerosa</strong> –. Ringrazio la Direzione Strategica e i professionisti della salute dell&#8217;Ulss 8, riconfermando l&#8217;impegno del Governo regionale a sostenere le Aziende per garantire i servizi e rispondere ai bisogni di salute dei cittadini».</p>



<p>Soddisfatto anche il direttore generale <strong>Peter Assembergs</strong>: «Il calo delle liste d&#8217;attesa conferma il buon lavoro dei nostri professionisti in questo mese di confronto con i Dipartimenti. Ringrazio tutto il personale per l&#8217;impegno quotidiano».</p>



<p>Per il direttore del Dipartimento Chirurgie Specialistiche, <strong>Roberto Saetti</strong>, «i primi risultati confermano l&#8217;utilità degli incontri e la bontà del percorso intrapreso. I confronti con i Dipartimenti sono stati particolarmente apprezzati dai direttori delle UOC, contribuendo a creare un clima professionale più favorevole».</p>



<p>Anche il direttore del Dipartimento Area Chirurgica, <strong>Cristiano Finco</strong>, sottolinea che «i risultati raggiunti sono frutto del lavoro che il personale dell&#8217;Azienda ha sempre dimostrato, anche alla luce del ritrovato equilibrio».</p>



<p>Un giudizio positivo arriva anche dal direttore del Dipartimento Cardiovascolare, <strong>Claudio Bilato</strong>, secondo il quale «se il buon giorno si vede dal mattino abbiamo intrapreso la strada corretta».</p>



<p>Sul fronte amministrativo, il direttore del Dipartimento Amministrativo <strong>Filippo Paccanaro</strong> evidenzia come sia stato avviato «un percorso di riorganizzazione dei processi per migliorare gli investimenti e fare squadra con i professionisti della salute».</p>



<p>Diversa la posizione del direttore del Dipartimento Urgenza-Emergenza, <strong>Vinicio Danzi</strong>, che ha preferito non esprimere un giudizio in attesa di chiarimenti relativi alla gestione dei Pronto soccorso, definita un ambito particolarmente critico del Dipartimento.</p>



<p>Infine, la direttrice del Distretto Est <strong>Chiara Marangon</strong> e il referente della specialistica ambulatoriale interna <strong>Francesco Conzada</strong> hanno evidenziato la necessità di definire e sviluppare ulteriormente i flussi e i processi di cura e assistenza sul territorio, anche alla luce dell&#8217;attivazione delle <strong>Case della Comunità</strong> e degli <strong>Ospedali di Comunità</strong>.</p>
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		<title>Allerta caldo in Veneto: domani bollino giallo su gran parte della regione, disagio intenso anche in pianura</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 13:34:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Protezione Civile della Regione Veneto ha emesso un nuovo bollettino di allerta per le ondate di calore, dichiarando la fase di attenzione (allerta gialla) per la giornata di mercoledì 29 luglio su gran parte del territorio regionale. Secondo il<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>La Protezione Civile della Regione Veneto ha emesso un nuovo bollettino di allerta per le ondate di calore, dichiarando la <strong>fase di attenzione (allerta gialla)</strong> per la giornata di <strong>mercoledì 29 luglio</strong> su gran parte del territorio regionale.</p>



<p>Secondo il Centro Funzionale Decentrato, è previsto un <strong>disagio fisico intenso</strong> nelle aree pedemontane, di pianura e lungo la costa, a causa delle elevate temperature e delle condizioni di afa che interesseranno il Veneto.</p>



<p>Oltre al caldo, il bollettino segnala anche una fase di <strong>instabilità sui rilievi</strong>, dove nel corso della giornata saranno probabili rovesci e temporali, localmente anche di forte intensità.</p>



<p>Le previsioni indicano inoltre che <strong>giovedì e venerdì</strong> persisteranno condizioni di instabilità soprattutto in prossimità delle zone montane, con possibilità di rovesci e temporali locali. Parallelamente, il disagio fisico dovuto al caldo è destinato ad aumentare, mantenendosi in prevalenza su livelli intensi.</p>



<p>La Protezione Civile invita la popolazione, in particolare anziani, bambini e persone fragili, ad adottare le consuete precauzioni per limitare gli effetti delle alte temperature, evitando l&#8217;esposizione al sole nelle ore più calde e mantenendosi adeguatamente idratati.</p>
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		<title>Pfas, migliorano i dati in Veneto: il 97% dei prodotti animali è nei limiti, nessuno sforamento nelle uova</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 12:42:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arrivano segnali incoraggianti dal nuovo monitoraggio sulla presenza di Pfas nei prodotti di origine animale realizzato dalla Regione del Veneto insieme all&#8217;Istituto Superiore di Sanità (ISS), con la collaborazione dell&#8217;Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, di Arpa Veneto e delle Aziende<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Arrivano segnali incoraggianti dal nuovo monitoraggio sulla presenza di <strong>Pfas</strong> nei prodotti di origine animale realizzato dalla <strong>Regione del Veneto</strong> insieme all&#8217;<strong>Istituto Superiore di Sanità (ISS)</strong>, con la collaborazione dell&#8217;<strong>Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie</strong>, di <strong>Arpa Veneto</strong> e delle Aziende Ulss. A quasi dieci anni dal precedente piano di controllo del 2016-2017, il nuovo rapporto evidenzia una <strong>generale diminuzione dei livelli di contaminazione</strong>, con il <strong>97% dei campioni analizzati risultato entro i limiti di legge</strong> e nessun superamento riscontrato nelle uova.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Monitoraggio più accurato</h2>



<p>Il nuovo piano è stato avviato per verificare l&#8217;evoluzione della contaminazione da Pfas negli alimenti di origine animale. Per l&#8217;indagine sono stati utilizzati metodi analitici da <strong>2 a 10 volte più sensibili</strong> rispetto a quelli impiegati nel precedente monitoraggio, consentendo di ottenere un quadro più preciso e affidabile della situazione.</p>



<p>Lo studio ha preso in esame la presenza di <strong>14 sostanze Pfas</strong>, comprendendo le dodici già monitorate nel 2016-2017, tra cui <strong>PFOA</strong> e <strong>PFOS</strong>, oltre alle molecole <strong>GenX</strong> e <strong>cC6O4</strong>. Le analisi hanno interessato otto matrici alimentari: muscolo e fegato di bovini, suini e pollame, uova, latte vaccino e l&#8217;acqua di abbeveraggio delle aziende coinvolte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Diminuiscono aziende e prodotti fuori norma</h2>



<p>I risultati mostrano una riduzione sia del numero di aziende con criticità sia dei livelli complessivi di contaminazione nei prodotti di origine animale.</p>



<p>Delle <strong>156 aziende</strong> monitorate, suddivise in aree a elevata, media e bassa intensità di contaminazione, <strong>148 (93%)</strong> presentano valori inferiori ai limiti di legge. Le restanti <strong>8 aziende (5%)</strong> hanno registrato superamenti dei limiti per <strong>PFOA</strong> o <strong>PFOS</strong> in campioni di muscolo bovino, fegato bovino o fegato suino, concentrate prevalentemente nelle aree a maggiore contaminazione.</p>



<p>In tutti questi casi sono state adottate misure immediate per impedire la commercializzazione dei prodotti ed è stato avviato un monitoraggio continuo per riportare i valori entro i limiti previsti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il 97% dei campioni è conforme</h2>



<p>Complessivamente sono stati analizzati <strong>703 campioni</strong>: <strong>680</strong>, pari al <strong>97%</strong>, sono risultati conformi ai limiti di legge, mentre <strong>18 campioni (3%)</strong> hanno evidenziato concentrazioni superiori ai valori consentiti.</p>



<p>Inoltre, <strong>5 campioni</strong>, provenienti da <strong>3 aziende</strong>, hanno mostrato livelli di PFOS e PFOA superiori ai valori indicativi che richiedono ulteriori approfondimenti per individuare l&#8217;origine della contaminazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Confermato il legame con l&#8217;acqua di pozzo</h2>



<p>Il rapporto conferma anche una correlazione già emersa nel precedente monitoraggio tra la contaminazione degli alimenti e quella dell&#8217;acqua utilizzata per l&#8217;abbeveraggio degli animali, in particolare quando viene impiegata <strong>acqua di pozzo non filtrata</strong> contenente PFOS.</p>



<p>Per le aziende interessate le autorità hanno disposto il blocco della commercializzazione dei prodotti e prescritto interventi come l&#8217;allacciamento alla rete acquedottistica, accompagnati da controlli successivi fino al completo rientro nei limiti di legge sia dell&#8217;acqua sia degli alimenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nessun problema nelle uova</h2>



<p>Tra i dati più rassicuranti emerge quello relativo agli allevamenti destinati alla produzione di uova da consumo. Le analisi effettuate non hanno infatti evidenziato <strong>alcun campione con valori superiori ai limiti di legge</strong>, confermando la piena conformità di questa filiera.</p>



<p>Il monitoraggio proseguirà con l&#8217;analisi delle filiere vegetali, ancora in corso nei laboratori, per ottenere un quadro complessivo dell&#8217;impatto della contaminazione da Pfas sulla salute pubblica, sull&#8217;ambiente e sulle produzioni agroalimentari. La Regione del Veneto ha annunciato che presenterà nel dettaglio i risultati del rapporto nei prossimi giorni.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/pfas-migliorano-i-dati-in-veneto-il-97-dei-prodotti-animali-e-nei-limiti-nessuno-sforamento-nelle-uova/">Pfas, migliorano i dati in Veneto: il 97% dei prodotti animali è nei limiti, nessuno sforamento nelle uova</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Denti che si autoriparano e ricrescono: la medicina rigenerativa cambia il futuro del dentista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 08:25:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[TECNOLOGIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo un approfondimento della BBC, la medicina rigenerativa potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui vengono curate carie e perdita dei denti. Diversi gruppi di ricerca nel mondo stanno infatti lavorando a tecnologie che puntano a far ricrescere i denti<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Secondo un approfondimento della <strong>BBC</strong>, la medicina rigenerativa potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui vengono curate carie e perdita dei denti. Diversi gruppi di ricerca nel mondo stanno infatti lavorando a tecnologie che puntano a far ricrescere i denti o a riparare quelli danneggiati sfruttando cellule staminali e processi biologici, riducendo in futuro il ricorso a otturazioni, impianti e protesi.</p>



<p>L&#8217;obiettivo è superare gli attuali trattamenti odontoiatrici, che rappresentano spesso una soluzione temporanea. Le otturazioni, ad esempio, possono durare da cinque a vent&#8217;anni, ma richiedono spesso interventi successivi e non ripristinano il funzionamento biologico del dente, limitandosi a sostituire il tessuto danneggiato con materiali artificiali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La salute dei denti è fondamentale per tutto l&#8217;organismo</h3>



<p>La salute orale ha effetti ben più ampi della semplice bocca. Le infezioni gengivali e i batteri responsabili delle malattie parodontali sono stati associati a un aumento del rischio di patologie cardiovascolari, infezioni respiratorie e persino al morbo di Alzheimer. La perdita dei denti è inoltre correlata a un maggiore rischio di malattie, a una riduzione della qualità della vita e a un aumento della mortalità.</p>



<p>Anche l&#8217;aspetto psicologico è importante: perdere uno o più denti può compromettere la capacità di mangiare, parlare e sorridere, con conseguenze sul benessere sociale ed emotivo già a partire dall&#8217;infanzia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;idea delle &#8220;otturazioni viventi&#8221;</h3>



<p>Tra i filoni di ricerca più promettenti c&#8217;è quello portato avanti dalla biochimica Hannele Ruohola-Baker dell&#8217;Università di Washington.</p>



<p>Studiando i denti del giudizio donati alla ricerca, il suo gruppo ha scoperto che le cellule responsabili della produzione dello smalto, chiamate ameloblasti, scompaiono una volta completata la crescita del dente. Per superare questo limite, i ricercatori stanno utilizzando cellule staminali, guidandole a trasformarsi sia in ameloblasti sia in odontoblasti, le cellule che producono la dentina.</p>



<p>Combinando queste cellule è stato possibile ottenere in laboratorio un organoide dentale capace di produrre autonomamente proteine dello smalto. In prospettiva, queste proteine potrebbero essere impiegate per realizzare &#8220;otturazioni viventi&#8221; o per riparare denti scheggiati. L&#8217;obiettivo finale è ancora più ambizioso: impiantare cellule ingegnerizzate nella bocca del paziente e lasciare che sia l&#8217;organismo a ricostruire un nuovo dente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Carie che si riparano da sole</h3>



<p>Un altro filone di ricerca riguarda la dentina, il tessuto situato sotto lo smalto.</p>



<p>La professoressa Anne George, dell&#8217;Università dell&#8217;Illinois di Chicago, studia le proteine che regolano la crescita, la mineralizzazione e l&#8217;autoriparazione della dentina. Il suo gruppo ha individuato uno dei geni fondamentali nella formazione di questo tessuto, aprendo la strada a possibili terapie capaci di stimolare il dente a produrre nuova dentina e riparare autonomamente le carie, senza ricorrere alle tradizionali otturazioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché gli impianti non sono la soluzione perfetta</h3>



<p>Oggi, quando un dente è gravemente compromesso, la soluzione più comune è l&#8217;estrazione seguita dall&#8217;inserimento di un impianto.</p>



<p>Anche questa tecnologia presenta però alcuni limiti. Gli impianti non possiedono terminazioni nervose e non trasmettono le stesse sensazioni dei denti naturali durante la masticazione, aumentando il rischio di esercitare una forza eccessiva e danneggiarli. Inoltre possono essere colonizzati dai batteri, favorendo infezioni che mettono a rischio anche i denti sani vicini. Le corone artificiali, infine, devono essere sostituite dopo circa 15 anni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Denti coltivati in laboratorio</h3>



<p>Un&#8217;altra strada è quella dei denti interamente coltivati in laboratorio.</p>



<p>Ana Angelova Volponi, direttrice dell&#8217;odontoiatria rigenerativa del King&#8217;s College di Londra, ritiene che una sostituzione biologica possa rappresentare una soluzione molto più duratura rispetto agli impianti tradizionali.</p>



<p>Il suo gruppo ha già ottenuto strutture dentali ibride combinando cellule gengivali umane con cellule dentali di topo, riuscendo a formare radici vitali in fase di sviluppo. L&#8217;obiettivo è ora riprodurre completamente il processo biologico utilizzando biomateriali capaci di guidare la formazione di un dente perfettamente funzionante.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa insegnano squali e maiali</h3>



<p>La ricerca guarda anche al mondo animale.</p>



<p>A differenza degli esseri umani, gli squali sostituiscono continuamente i denti per tutta la vita. Anche elefanti e canguri sviluppano più serie di molari.</p>



<p>I maiali presentano una caratteristica particolarmente interessante: nelle loro mascelle sono presenti diversi abbozzi di denti permanenti non ancora erotti. Sfruttando questa peculiarità, un gruppo guidato dalla professoressa Pamela Yelick della Tufts School of Dental Medicine è riuscito a far crescere strutture simili a denti umani in maiali nani dello Yucatan.</p>



<p>I ricercatori hanno combinato cellule umane produttrici di dentina con cellule suine produttrici di smalto, coltivandole su un supporto bioingegnerizzato che riproduce l&#8217;ambiente naturale del dente. Dopo circa tre mesi si sono sviluppate strutture molto simili a denti naturali.</p>



<p>Il prossimo obiettivo sarà ottenere lo stesso risultato direttamente nella bocca di un paziente, eliminando completamente l&#8217;impiego di cellule animali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Serviranno ancora anni</h3>



<p>Nonostante i risultati ottenuti, gli esperti invitano alla prudenza. Prima di arrivare alle sperimentazioni cliniche sull&#8217;uomo saranno necessari ulteriori studi, test su modelli animali e anni di sviluppo tecnologico.</p>



<p>Le conoscenze acquisite, tuttavia, potrebbero avere ricadute anche in altri settori della medicina rigenerativa, contribuendo alla ricostruzione di ossa, organi e altri tessuti complessi.</p>



<p>Per gli scienziati coinvolti, il futuro dell&#8217;odontoiatria sarà sempre meno orientato alla semplice riparazione dei danni e sempre più alla rigenerazione biologica dei tessuti. Sebbene il traguardo sia ancora lontano, le prospettive vengono considerate molto promettenti.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/denti-che-si-autoriparano-e-ricrescono-la-medicina-rigenerativa-cambia-il-futuro-del-dentista/">Denti che si autoriparano e ricrescono: la medicina rigenerativa cambia il futuro del dentista</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Reintegro dei medici no-vax, sale la protesta: «Norma sbagliata, va cancellata»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 07:59:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si alza la protesta degli Ordini dei medici contro la norma che apre alla possibilità di reintegrare negli Albi i sanitari radiati per vicende legate alla pandemia di Covid-19. A criticare duramente il provvedimento è il presidente dell&#8217;Ordine dei Medici<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p>Si alza la protesta degli Ordini dei medici contro la norma che apre alla possibilità di reintegrare negli Albi i sanitari radiati per vicende legate alla pandemia di Covid-19. A criticare duramente il provvedimento è il presidente dell&#8217;Ordine dei Medici di Roma, <strong>Antonio Magi</strong>, che definisce la scelta «non corretta» e auspica che il Senato elimini la disposizione durante l&#8217;iter parlamentare.</p>



<p>La norma è contenuta in un <strong>emendamento di Fratelli d&#8217;Italia</strong> al disegno di legge delega sulle professioni sanitarie, approvato dalla Commissione Affari Sociali della Camera. Il testo prevede la possibilità di reiscrivere agli Albi medici e operatori sanitari radiati per fatti legati alla pandemia, a condizione che le condotte contestate non siano state giudicate dolose.</p>



<p>Secondo Magi, la posizione degli Ordini professionali è «sicuramente negativa». Il presidente dell&#8217;Omceo di Roma sottolinea come molti dei procedimenti disciplinari non abbiano riguardato soltanto il rifiuto della vaccinazione anti-Covid, ma anche la diffusione di informazioni ritenute antiscientifiche e l&#8217;utilizzo, a propria difesa, di pubblicazioni pseudoscientifiche prive di fondamento.</p>



<p>«Durante una pandemia con migliaia di morti – afferma Magi – la legge imponeva ai professionisti sanitari di vaccinarsi per tutelare la comunità. Era un obbligo previsto dalle norme e coerente con il ruolo professionale e deontologico del medico».</p>



<p>Il presidente dell&#8217;Ordine romano evidenzia inoltre che diversi provvedimenti disciplinari sarebbero stati motivati anche da altri comportamenti ritenuti gravi, come la presentazione di documentazione inesistente, false citazioni o presunte pubblicazioni scientifiche utilizzate per sostenere tesi secondo cui i vaccini sarebbero stati dannosi. «Anche questo – osserva – rappresenta una violazione del codice deontologico».</p>



<p>Per Magi esiste una contraddizione tra l&#8217;introduzione di norme finalizzate a garantire sicurezza e legalità e un provvedimento che, a suo giudizio, rischia di «coprire comportamenti contrari alle regole», penalizzando invece quei professionisti che, pur nutrendo dubbi personali, hanno rispettato la legge e gli obblighi previsti durante l&#8217;emergenza sanitaria.</p>



<p>Nel suo intervento il presidente dell&#8217;Omceo Roma richiama anche il sacrificio dei sanitari che hanno perso la vita durante la pandemia: «Ancora più grave è il mancato rispetto nei confronti dei colleghi che sono morti cercando di salvare gli altri».</p>



<p>Da qui l&#8217;appello al Parlamento. «Ci auguriamo che in Senato questa norma venga cancellata», conclude Magi, avvertendo che un eventuale via libera definitivo potrebbe rappresentare «un passo indietro» e alimentare ulteriore confusione tra i cittadini, già esposti negli ultimi anni a informazioni contrastanti sul tema della salute e delle vaccinazioni.</p>
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		<title>Tumore al seno, in Italia sopravvivono 9 donne su 10: lo studio Iov-Irccs con l&#8217;Oms su Nature Medicine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 15:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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		<category><![CDATA[seno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VENETO, 16 LUGLIO 2026 &#8211; Il medico oncologo Fabio Girardi, della Uoc Oncologia 2 dell&#8217;Istituto Oncologico Veneto Irccs, ha coordinato come consulente dell&#8217;Oms uno studio internazionale sulla sopravvivenza al tumore della mammella, pubblicato su Nature Medicine. La ricerca ha stimato<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>VENETO, 16 LUGLIO 2026 &#8211; Il medico oncologo Fabio Girardi, della Uoc Oncologia 2 dell&#8217;Istituto Oncologico Veneto Irccs, ha coordinato come consulente dell&#8217;Oms uno studio internazionale sulla sopravvivenza al tumore della mammella, pubblicato su Nature Medicine. La ricerca ha stimato la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi in tutti i 194 Stati membri dell&#8217;Oms, nel periodo 2017-2021.</p>



<p>I risultati mostrano forti divari tra i Paesi: in Italia, grazie al Servizio Sanitario Nazionale e ai programmi di screening mammografico, quasi nove donne su dieci sono vive a cinque anni dalla diagnosi; in alcune aree dell&#8217;Africa la quota scende a circa tre su dieci, per la scarsa diffusione della diagnosi precoce e l&#8217;accesso limitato alle cure.</p>



<p>&#8220;Essere protagonisti di un lavoro pubblicato su Nature Medicine e sviluppato con l&#8217;Oms è motivo di grande orgoglio&#8221;, dichiara Patrizia Simionato, Direttore Generale dello Iov-Irccs. &#8220;La ricerca può tradursi in strumenti concreti per migliorare le politiche sanitarie, con ricadute positive per le pazienti in tutto il mondo.&#8221;</p>



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		<title>All’anagrafe di Vicenza in distribuzione le Donocard</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 12:35:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[aido]]></category>
		<category><![CDATA[anagrade]]></category>
		<category><![CDATA[donocard]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VICENZA, 16 LUGLIO 2026 &#8211; Ha preso il via all’ufficio anagrafe del Comune di Vicenza Donocard, la campagna di sensibilizzazione multilingua per la donazione degli organi promossa dall’Aido Veneto e sostenuta dal Comune di Vicenza.Da questa mattina, allo sportello dedicato<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><strong>VICENZA, 16 LUGLIO 2026 &#8211; </strong>Ha preso il via all’ufficio anagrafe del Comune di Vicenza Donocard, la campagna di sensibilizzazione multilingua per la donazione degli organi promossa dall’Aido Veneto e sostenuta dal Comune di Vicenza.Da questa mattina, allo sportello dedicato alle carte di identità, sono in distribuzione le cartoline pensate per informare i cittadini sull’opportunità di scegliere la donazione degli organi e di dichiarare la propria volontà al momento di chiedere la Cie.Le cartoline Donocard, che sono state realizzate in sei lingue oltre l’italiano (inglese, arabo, cinese, rumeno e albanese) sono state consegnate all’assessore alle politiche giovanili, alla digitalizzazione e all’innovazione Leonardo Nicolai e al presidente del consiglio comunale e delegato a salute e benessere Massimiliano Zaramella, da una delegazione Aido composta dal vicepresidente Aido Veneto Renato Vivian, dal presidente e dai consiglieri Aido Vicenza 6 Ernesto Nicente, Stefania Venturi e Alessandro Guerra, e dal presidente Aido Vicenza3 Matteo Schiavoi.Sin dal 2015 il Comune di Vicenza ha aderito al progetto “Una scelta in comune” che permette ai cittadini maggiorenni di dichiarare la propria volontà sulla donazione degli organi al momento di richiedere la carta di identità. Da allora, sono state raccolte circa 50 mila dichiarazioni, di cui il 70 per cento di cittadini favorevoli e il 30 per cento di cittadini contrari, ma quasi il 35 per cento dei richiedenti non si è espresso.Di qui le iniziative come “Generoso il Veneto”, ideato dal coordinamento regionale trapianti con le Donocard distribuite ai Comuni del Veneto per dare ai cittadini informazioni sulla dichiarazione di volontà, che può essere espressa sulla carta di identità o anche direttamente all’Aido per poi confluire nel Sit, Sistema informativo trapianti, che è accessibile da tutti gli ospedali. </td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><br><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/hjcr5b/xjrze0/uf/6/aHR0cHM6Ly93d3cuZmFjZWJvb2suY29tL2NpdHRhZGl2aWNlbnphLw?_d=B6F&amp;_c=958d6fe4" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/hjcr5b/xjrze0/uf/7/aHR0cHM6Ly90d2l0dGVyLmNvbS9DaXR0YWRpVmljZW56YQ?_d=B6F&amp;_c=4fb26503" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/hjcr5b/xjrze0/uf/8/aHR0cHM6Ly93d3cuY29tdW5lLnZpY2VuemEuaXQv?_d=B6F&amp;_c=3b6262ae" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/hjcr5b/xjrze0/uf/9/aHR0cHM6Ly90Lm1lL0NvbXVuZVZpY2VuemE?_d=B6F&amp;_c=85bceaff" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/hjcr5b/xjrze0/uf/10/aHR0cHM6Ly93d3cubGlua2VkaW4uY29tL2NvbXBhbnkvY29tdW5lLWRpLXZpY2VuemEtdWZmaWNpYWxl?_d=B6F&amp;_c=de392662" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/hjcr5b/xjrze0/uf/11/aHR0cHM6Ly93d3cuaW5zdGFncmFtLmNvbS9jb211bmVkaXZpY2VuemEv?_d=B6F&amp;_c=aeded7c2" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a><a href="https://nl-ufficiostampa.comune.vicenza.it/nl/pmcne9/hjcr5b/xjrze0/uf/12/aHR0cHM6Ly93d3cueW91dHViZS5jb20vdXNlci9jaXR0YWRpdmljZW56YQ?_d=B6F&amp;_c=ccdfaf8d" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>             </td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>



<p><img decoding="async" src="https://app.mailrouter.it/nl/pmcne9/hjcr5b/xjrze0/lf/mon.gif?_t=9dc3980b" alt=""></p>
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		<title>Medici di famiglia, negli ultimi 4 anni in Veneto il 40% è andato in pensione: “La sfida è rendere la professione più attrattiva”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 09:15:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fimmg Padova lancia l’allarme sul ricambio generazionale nella medicina territoriale. Andrea Dini: “Le Case della Comunità sono un’opportunità, ma devono integrarsi con la rete dei medici di famiglia” Tra il 2021 e il 2025 in Veneto è andato in pensione<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/medici-di-famiglia-negli-ultimi-4-anni-in-veneto-il-40-e-andato-in-pensione-la-sfida-e-rendere-la-professione-piu-attrattiva/">Medici di famiglia, negli ultimi 4 anni in Veneto il 40% è andato in pensione: “La sfida è rendere la professione più attrattiva”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p><strong>Fimmg Padova lancia l’allarme sul ricambio generazionale nella medicina territoriale. Andrea Dini: “Le Case della Comunità sono un’opportunità, ma devono integrarsi con la rete dei medici di famiglia”</strong></p>



<p>Tra il 2021 e il 2025 in Veneto è andato in pensione il <strong>40% dei medici di medicina generale</strong>. Un ricambio generazionale senza precedenti che mette sotto pressione la sanità territoriale e rende urgente una riflessione sul futuro della professione. A sottolinearlo è stato <strong>Andrea Dini, segretario provinciale di Fimmg Padova</strong>, intervenuto al convegno promosso da <strong>Anap Confartigianato Veneto</strong> dedicato ai servizi per gli anziani e alle prospettive della sanità territoriale.</p>



<p>“La riorganizzazione della sanità territoriale non nasce dalle Case della Comunità o dal Pnrr – ha spiegato Dini – ma dal fatto che è cambiata la popolazione e sono cambiati i suoi bisogni di salute. Servono quindi nuovi modelli organizzativi, ma soprattutto professionisti che scelgano di lavorare sul territorio”.</p>



<p>Il dato sul pensionamento dei medici di famiglia viene definito dal segretario di Fimmg Padova “impressionante”. “Da una parte abbiamo assistito al pensionamento di un’intera generazione di medici di famiglia, dall’altra sempre meno giovani scelgono la Medicina Generale. Non basta aumentare gli accessi alla facoltà di Medicina: servono condizioni di lavoro che rendano nuovamente attrattiva questa professione”.</p>



<p>Secondo Dini, per affrontare la carenza di medici è necessario intervenire sull’organizzazione del lavoro, riducendo il peso della burocrazia, investendo sul personale di supporto e creando una rete realmente integrata sul territorio.</p>



<p>Nel corso dell’incontro il segretario provinciale di Fimmg ha parlato anche delle <strong>Case della Comunità</strong>, definite “una grande opportunità”, ma non il punto esclusivo del nuovo modello sanitario. “Sono uno strumento, non il modello stesso – ha precisato – e il loro successo dipenderà dalla capacità di integrarsi con la rete capillare degli studi dei medici di medicina generale, evitando duplicazioni e valorizzando il lavoro di tutti i professionisti della sanità territoriale”.</p>



<p>La sanità di prossimità sta vivendo una fase di profonda trasformazione, legata anche ai cambiamenti demografici. “Aumentano la cronicità e la fragilità – ha spiegato Dini – e dobbiamo costruire una rete capace di accompagnare le persone lungo tutto il percorso di cura”.</p>



<p>Il medico di medicina generale, secondo Fimmg Padova, continuerà comunque a rappresentare il punto di riferimento dei cittadini, mantenendo il valore del rapporto fiduciario costruito negli anni, ma integrandolo con un’organizzazione più moderna e collaborativa.</p>



<p>“La vera sfida non è costruire nuove strutture – ha concluso Dini – ma una sanità territoriale capace di prendersi cura delle persone in modo continuativo, integrato e vicino ai loro bisogni”.</p>
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		<title>Coldiretti porta il cibo che fa bene negli ospedali del Veneto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 09:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[ospedali]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VENETO, 8 LUGLIO 2026 &#8211; Agricoltori, medici, ricercatori e dirigenti sanitari uniti per promuovere la prevenzione attraverso un&#8217;alimentazione sana e di qualità. Il Veneto aderisce al primo Patto nazionale per la salute dei cittadini, promosso da Coldiretti, Fondazione Campagna Amica<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p>VENETO, 8 LUGLIO 2026 &#8211; Agricoltori, medici, ricercatori e dirigenti sanitari uniti per promuovere la prevenzione attraverso un&#8217;alimentazione sana e di qualità.</p>



<p>Il Veneto aderisce al primo Patto nazionale per la salute dei cittadini, promosso da Coldiretti, Fondazione Campagna Amica e Fondazione Aletheia, dando vita ad un&#8217;alleanza tra il mondo agricolo e quello sanitario con un obiettivo comune: promuovere la prevenzione attraverso il cibo e diffondere una maggiore consapevolezza sulle corrette scelte alimentari.</p>



<p>I produttori a kmzero entreranno all&#8217;Ospedale San Bortolo di Vicenza, al Borgo Trento di Verona, alla Città della Speranza di Padova e all&#8217;Ospedale dell&#8217;Angelo di Mestre, trasformando per un giorno questi luoghi di cura in spazi dedicati anche all&#8217;educazione alimentare. Un&#8217;occasione per ribadire che la salute si costruisce ogni giorno, a partire dalla tavola.</p>



<p>L&#8217;iniziativa fa parte della mobilitazione nazionale che coinvolgerà oltre settanta ospedali italiani con l&#8217;allestimento di mercati contadini e momenti di approfondimento dedicati ai benefici di un&#8217;alimentazione genuina, tracciabile e legata ai territori. L&#8217;obiettivo è valorizzare i prodotti agricoli italiani e contrastare il consumo di alimenti ultra-processati e di prodotti privi di una filiera trasparente.</p>



<p>Il Patto nasce anche dalla crescente attenzione verso i rischi connessi al consumo di alimenti ottenuti da materie prime di origine incerta o sottoposte a pratiche non consentite in Italia, come il grano trattato con glifosate in pre-raccolta in alcuni Paesi extra UE, o di prodotti ultra-processati, che numerosi studi scientifici collegano all&#8217;aumento del rischio di obesità, diabete, malattie cardiovascolari, disturbi metabolici e altre patologie croniche.</p>



<p>Da questa consapevolezza prende forma una collaborazione stabile tra agricoltori, medici e ricercatori per promuovere la Dieta Mediterranea, incentivare il consumo di prodotti freschi e di stagione e sensibilizzare i cittadini sui benefici di un&#8217;alimentazione equilibrata, riducendo il ricorso a cibi ricchi di additivi chimici, zuccheri e ingredienti altamente trasformati.</p>



<p>La giornata inaugurale prenderà il via alle 9.30 al Policlinico Gemelli e all&#8217;Ospedale Isola Tiberina di Roma, mentre alle 10.30, nell&#8217;Aula Brasca del Gemelli, si terrà l&#8217;incontro istituzionale con i rappresentanti delle fondazioni promotrici, di Coldiretti e delle istituzioni.</p>



<p>Anche negli ospedali veneti saranno organizzati momenti di informazione e sensibilizzazione dedicati ai principi della Dieta Mediterranea, riconosciuta come uno dei modelli alimentari più efficaci nella prevenzione delle principali malattie croniche. Nei mercati sarà possibile conoscere e acquistare olio extravergine di oliva, legumi, cereali, pasta di qualità, frutta, verdura, frutta secca e altri prodotti simbolo di un&#8217;alimentazione salutare.</p>



<p>Il messaggio che Coldiretti lancia insieme al mondo della sanità è semplice e concreto: la prevenzione inizia dalle scelte quotidiane. Scegliere prodotti agricoli italiani, genuini e di qualità significa investire nella propria salute, sostenere il territorio e contribuire a costruire un futuro più sano per tutti.</p>



<p>&#8212;</p>



<p>Matteo Crestani</p>



<p>Giornalista</p>
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		<title>Powassan, il virus delle zecche che corre più veloce della prevenzione: record di casi tra USA, Canada e Russia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 15:09:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli Stati Uniti il 2025 segna un nuovo punto critico per le malattie trasmesse dalle zecche: sono stati registrati 76 casi di infezione da virus Powassan, il numero più alto mai rilevato su base annua. Di questi, 27 si concentrano<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Negli Stati Uniti il 2025 segna un nuovo punto critico per le malattie trasmesse dalle zecche: sono stati registrati 76 casi di infezione da virus Powassan, il numero più alto mai rilevato su base annua. Di questi, 27 si concentrano nella sola area della Nuova Inghilterra. Secondo i dati dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), il totale rappresenta un picco storico rispetto ai 397 casi complessivi notificati nell’intero decennio 2016-2025.</p>



<p>Il fenomeno non riguarda solo gli Stati Uniti. Anche Canada e Russia, dove il virus è considerato endemico, stanno registrando un incremento dei contagi, alimentando l’attenzione della sorveglianza sanitaria internazionale.</p>



<p>Il virus Powassan prende il nome da una località dell’Ontario, in Canada, dove fu identificato per la prima volta, ed è trasmesso principalmente dalla zecca Ixodes scapularis, la cosiddetta zecca dalle zampe nere o “zecca dei cervi”, diffusa nel nord-est degli Stati Uniti e nella regione dei Grandi Laghi. Si tratta di un flavivirus che si distingue per una caratteristica particolarmente insidiosa: può essere trasmesso in tempi molto brevi dopo la puntura, anche più rapidamente rispetto alla malattia di Lyme, riducendo drasticamente la finestra utile per la rimozione preventiva della zecca.</p>



<p>Il periodo di incubazione varia generalmente tra una e cinque settimane. Molti contagi decorrono senza sintomi, ma nei casi più gravi l’infezione può evolvere in forme neuroinvasive come encefalite, meningite o meningoencefalite. Le conseguenze neurologiche persistono in circa la metà dei pazienti sopravvissuti.</p>



<p>Nei quadri clinici più severi si osservano febbre e un progressivo peggioramento neurologico, con possibili alterazioni dello stato di coscienza, convulsioni, afasia, paresi, disturbi motori e paralisi dei nervi cranici. Nei casi che richiedono ricovero ospedaliero, il trattamento è esclusivamente sintomatico: non esiste infatti né un vaccino né una terapia specifica contro il virus.</p>



<p>Negli ultimi mesi il CDC ha confermato nuovi casi in diverse aree degli Stati Uniti, tra cui un’infezione in un residente della contea di Penobscot, nel Maine, il 23 giugno. Pochi giorni prima, l’11 giugno, un caso grave era stato segnalato a Concord, nel New Hampshire, con un paziente ricoverato in condizioni critiche dopo la puntura di una zecca. Un’ulteriore infezione è stata registrata anche nel Rhode Island, in un uomo sulla sessantina della contea di Providence, con sintomi comparsi già nel mese di maggio.</p>



<p>La progressione dei contagi nelle aree endemiche, insieme ai nuovi dati nordamericani, conferma una tendenza in crescita che riguarda anche Canada e Russia, già oggetto di analisi epidemiologiche recenti che segnalano una diffusione più ampia del virus rispetto al passato.</p>
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		<title>Caldo infernale è allarme totale: 12 mila morti in Europa secondo l’Economist</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 14:16:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ECONOMIA]]></category>
		<category><![CDATA[EDITORIALE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ondata di calore che sta attraversando l’Europa continua ad avanzare verso est e assume dimensioni sempre più allarmanti. Oggi almeno 193 milioni di persone nel continente, di cui circa 75 milioni soltanto in Germania, sperimenteranno temperature superiori ai 35 gradi.<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>L’ondata di calore che sta attraversando l’Europa continua ad avanzare verso est e assume dimensioni sempre più allarmanti. Oggi almeno 193 milioni di persone nel continente, di cui circa 75 milioni soltanto in Germania, sperimenteranno temperature superiori ai 35 gradi. A indicarlo sono i calcoli dell’agenzia France Presse, basati sulle previsioni del Servizio meteorologico tedesco e sulle proiezioni demografiche 2025 del Centro comune di ricerca. Si tratta di un ulteriore aumento rispetto al 26 giugno, quando la massa d’aria rovente interessava ancora soprattutto l’Europa occidentale, prima di spostarsi progressivamente verso Germania, Polonia e altri Paesi dell’area centro-orientale.&nbsp;</p>



<p>La Germania è ora tra i Paesi più esposti. Nelle scorse ore è stata registrata una temperatura provvisoria di 41,3 gradi nei pressi di Saarbrücken, mentre le autorità hanno diffuso allerte per caldo estremo, invitato la popolazione a ridurre i consumi d’acqua e adottato misure preventive anche sui trasporti. Le alte temperature stanno infatti mettendo sotto pressione non solo la salute pubblica, ma anche infrastrutture, ferrovie, strade, agricoltura e servizi essenziali. Disagi e provvedimenti analoghi sono stati segnalati anche in Italia, Francia, Regno Unito, Svizzera e in altri Paesi europei, dove il caldo ha già provocato chiusure di scuole, cancellazioni di eventi e difficoltà per ospedali e servizi di emergenza.&nbsp;</p>



<p>Il dato più preoccupante riguarda però l’impatto sulla mortalità. Secondo un’analisi pubblicata da The Economist, in soli tre giorni, tra il 24 e il 26 giugno, il caldo estremo potrebbe aver causato circa 12mila decessi in eccesso in Europa. La stima si basa sulle temperature medie previste in 854 città europee e su un modello sviluppato da Pierre Masselot e dalla London School of Hygiene &amp; Tropical Medicine per valutare il rapporto tra temperatura e mortalità. Non si tratta quindi di un bilancio ufficiale già consolidato, ma di una proiezione statistica che misura quante morti potrebbero verificarsi oltre il livello normalmente atteso in assenza di un evento estremo.&nbsp;</p>



<p>Gli esperti sottolineano che il caldo estremo è particolarmente pericoloso per anziani, bambini, persone con malattie croniche e lavoratori esposti all’aperto, ma anche per chi vive in abitazioni poco isolate o in aree urbane dove l’asfalto e il cemento trattengono il calore. A rendere più grave la situazione sono anche le notti tropicali, quando le temperature non scendono abbastanza da permettere all’organismo di recuperare. In diverse città europee le minime notturne hanno raggiunto valori record, aumentando il rischio di stress termico prolungato.</p>



<p>L’Organizzazione meteorologica mondiale ha definito l’ondata di calore di fine giugno un evento intenso e diffuso, con effetti rilevanti su salute, ecosistemi, agricoltura, infrastrutture e produttività del lavoro. Secondo gli scienziati di World Weather Attribution, il riscaldamento globale ha reso le ondate di calore europee molto più severe: un episodio simile, nel giugno del 1976, sarebbe stato circa 3,5 gradi più fresco rispetto a quello attuale.&nbsp;</p>



<p>L’Europa si trova così di fronte a una crisi che non riguarda più soltanto le temperature record, ma la capacità dei sistemi sanitari, urbani e produttivi di adattarsi a un clima che cambia rapidamente. Le raccomandazioni restano quelle di evitare l’esposizione nelle ore più calde, bere frequentemente, controllare le persone fragili e seguire le indicazioni delle autorità locali. Ma l’ondata di questi giorni mostra anche un problema più profondo: senza interventi strutturali su città, case, sanità, lavoro e riduzione delle emissioni, eventi di questo tipo rischiano di diventare sempre più frequenti, estesi e letali.</p>



<p>Anche l’Italia nella morsa del caldo africano, con temperature in ulteriore aumento e afa intensa da Nord a Sud. L’ondata di calore che sta investendo il Paese raggiunge il suo picco nel weekend, con valori che in diverse zone possono arrivare fino a 38-45 gradi e condizioni difficili soprattutto nelle città, dove l’effetto dell’asfalto e del cemento rende l’aria ancora più pesante.</p>



<p>Secondo il bollettino del ministero della Salute, restano numerose le città da bollino rosso, il livello massimo di allerta per il caldo, che indica un rischio per la salute non solo di anziani, bambini e persone fragili, ma anche della popolazione sana. Tra i centri più esposti figurano grandi città del Centro-Nord e del Centro-Sud, con Firenze, Bologna, Roma, Milano, Torino, Venezia, Verona, Perugia, Pescara e Bari tra le aree più sotto pressione.</p>



<p>Le autorità raccomandano di evitare l’esposizione al sole nelle ore centrali della giornata, bere spesso, limitare l’attività fisica all’aperto e prestare attenzione alle persone più vulnerabili. Il caldo sta creando disagi anche sul lavoro, nei trasporti e nei servizi pubblici, mentre in alcune città si moltiplicano gli interventi per fronteggiare l’emergenza. La tregua, al momento, non appare immediata: l’anticiclone continua a mantenere alte le temperature e l’Italia resta stretta in una delle fasi più roventi dell’estate.</p>
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		<title>Veneto &#8211; Rimosso tumore gigante di oltre 20 chili: salvato il paziente</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 13:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un intervento chirurgico di straordinaria complessità è stato portato a termine all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove un’équipe multidisciplinare ha asportato con successo un tumore maligno di oltre 20 chilogrammi da un paziente ottantaduenne. A sottolineare l’importanza del risultato raggiunto<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>Un intervento chirurgico di straordinaria complessità è stato portato a termine all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove un’équipe multidisciplinare ha asportato con successo un tumore maligno di oltre 20 chilogrammi da un paziente ottantaduenne.</p>



<p>A sottolineare l’importanza del risultato raggiunto è il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, che ha espresso il proprio plauso ai professionisti coinvolti.</p>



<p>“A Treviso è stato portato a termine un complesso intervento chirurgico che è stato possibile grazie ad una forte intesa multidisciplinare tra le varie equipe coinvolte. La rimozione di un tumore di oltre 20 chili richiede grandi capacità operatorie che i chirurghi, gli urologi e gli anestesisti del Ca’ Foncello hanno dimostrato di possedere e saper mettere in campo a beneficio dei pazienti. Esprimo i miei complimenti ai primari Massani, Mangano, Zanatta e a tutti i loro collaboratori per l’importante risultato raggiunto”.</p>



<p>L’operazione ha richiesto il lavoro congiunto di diverse équipe specialistiche e si è conclusa con l’asportazione della massa tumorale particolarmente voluminosa, in un caso clinico di elevata complessità.</p>



<p>“Auguro al paziente di rimettersi presto dall’operazione – conclude Stefani -. Un augurio che si può fare grazie al buon lavoro condotto con una stretta sinergia tra professionisti di grande perizia. La rimozione di una massa di così grandi dimensioni non è un intervento comune ma sono fiero di constatare ancora una volta che nel Veneto possiamo contare su personale medico e infermieristico altamente preparato e qualificato. Professionisti a cui va la nostra gratitudine”.</p>



<p>Il presidente della Regione ha quindi evidenziato il valore della collaborazione tra le diverse professionalità sanitarie coinvolte e la qualità delle competenze presenti nella sanità veneta, che hanno reso possibile il successo di un intervento eccezionale per difficoltà e dimensioni della massa rimossa.</p>
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		<title>West Nile, primo caso dell&#8217;anno in Veneto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 14:09:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Regione Veneto ha confermato il primo caso umano della stagione di infezione da West Nile Virus. Il paziente è stato individuato nel comune di Villa Bartolomea, in provincia di Verona, e la segnalazione è stata registrata il 22 giugno<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>La Regione Veneto ha confermato il primo caso umano della stagione di infezione da West Nile Virus. Il paziente è stato individuato nel comune di Villa Bartolomea, in provincia di Verona, e la segnalazione è stata registrata il 22 giugno dalla Direzione Prevenzione, Sicurezza alimentare e Veterinaria della Regione.</p>



<p>Il caso arriva pochi giorni dopo il primo riscontro di positività nell’avifauna, rilevato il 19 giugno sempre nel territorio veronese, un segnale che aveva già indicato l’avvio della circolazione del virus nella regione.</p>



<p>In seguito a quella prima positività, l’ULSS 9 Scaligera aveva già attivato le misure previste dal Piano regionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle arbovirosi 2026, aggiornato dalla Regione lo scorso aprile. In collaborazione con i Comuni interessati, sono stati intensificati i controlli e le attività di monitoraggio, con particolare attenzione alla ricerca di positività larvali e agli interventi di contrasto alla proliferazione delle zanzare.</p>



<p>La Regione richiama ora l’attenzione dei cittadini sull’importanza della prevenzione nelle aree private, considerata una delle armi più efficaci contro la diffusione del virus. Tra le principali raccomandazioni figurano l’eliminazione dei ristagni d’acqua in sottovasi, secchi, annaffiatoi e altri contenitori, oltre alla corretta copertura di serbatoi e cisterne. È inoltre consigliato effettuare periodicamente trattamenti larvicidi nei tombini e nelle caditoie presenti nelle proprietà private.</p>



<p>Fondamentale anche la protezione personale, soprattutto dal tramonto all’alba, quando è maggiormente attiva la zanzara comune (<em>Culex pipiens</em>), principale vettore del West Nile Virus. Le autorità sanitarie suggeriscono l’utilizzo di repellenti cutanei contenenti principi attivi come DEET o Icaridina e l’installazione di zanzariere alle finestre.</p>



<p>La collaborazione dei cittadini, sottolinea la Regione, è essenziale per limitare la diffusione delle zanzare e rendere più efficaci le misure di prevenzione e controllo messe in campo dalle autorità sanitarie.</p>
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		<title>Ospedale di Arzignano, riattivata in anticipo la risonanza magnetica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 13:10:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Buone notizie per i pazienti dell’ospedale di Arzignano: da oggi è nuovamente operativa la Risonanza Magnetica della Radiologia, dopo il completamento delle operazioni di ripristino conclusesi in anticipo rispetto ai tempi inizialmente previsti. L’ULSS 8 Berica ha comunicato che con<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"></h3>



<p>Buone notizie per i pazienti dell’ospedale di Arzignano: da oggi è nuovamente operativa la Risonanza Magnetica della Radiologia, dopo il completamento delle operazioni di ripristino conclusesi in anticipo rispetto ai tempi inizialmente previsti.</p>



<p>L’ULSS 8 Berica ha comunicato che con la riattivazione dell’apparecchiatura torna in vigore la normale organizzazione delle attività diagnostiche. Da oggi vengono quindi eseguiti regolarmente sia gli esami per i pazienti ricoverati sia tutte le prestazioni prenotate dagli utenti esterni, con conferma degli appuntamenti fissati a partire dalla data odierna.</p>



<p>Durante il periodo di manutenzione, tra il 18 e il 22 giugno, sono stati circa 40 gli esami programmati che hanno dovuto essere ripianificati. Gli utenti interessati sono già stati contattati dalla segreteria della Radiologia per concordare una nuova data.</p>



<p>Nessuna interruzione, invece, per gli esami dei pazienti ricoverati. Per garantire la continuità assistenziale, l’Azienda sanitaria ha infatti trasferito i pazienti presso la Radiologia dell’ospedale di Vicenza, organizzando il trasporto in ambulanza a proprio carico.</p>



<p>Con il ritorno in funzione della risonanza magnetica, l’ospedale di Arzignano riprende quindi a pieno regime tutte le attività diagnostiche legate a questa importante apparecchiatura.</p>
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		<title>Ulss 8 Berica, l&#8217;ospedale San Bortolo riferimento europeo per la mastocitosi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 08:45:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[mastocitosi]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[San Bortolo]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[ulss 8 berica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VICENZA, 23 GIUGNO &#8211; Il “modello San Bortolo” fa scuola in Europa per il trattamento della mastocitosi, una malattia ematologica rara causata dall’accumulo e proliferazione incontrollata dei mastociti(cellule del sistema immunitario) in vari organi, come cute, midollo osseo, fegato e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>VICENZA, 23 GIUGNO &#8211; Il “modello San Bortolo” fa scuola in Europa per il trattamento della mastocitosi, una malattia ematologica rara causata dall’accumulo e proliferazione incontrollata dei <strong>mastociti</strong>(cellule del sistema immunitario) in vari organi, come cute, midollo osseo, fegato e tratto gastrointestinale, con conseguenti sintomi cutanei (prurito, arrossamenti e orticaria), g<strong>astrointestinali (</strong>diarrea, crampi e nausea) e s<strong>istemici (</strong>mal di testa, stanchezza cronica e, nei casi più gravi, shock anafilattico).</p>



<p>Per la diagnosi e cura di questa patologia, all’ospedale di Vicenza è attiva una task force che vede collaborare insieme varie specialità e proprio questa esperienza è stata al centro del simposio tenuto a Istanbul, in occasione dell’annuale Congresso Europeo dell’Accademia di Allergologia, dalla dott.ssa Patrizia Bonadonna, direttore dell’U.O.C. di Allergologia dell’ospedale di Vicenza.</p>



<p><strong>La patologia</strong></p>



<p>«La mastocitosi è una malattia rara, con una diffusione di 1 caso ogni 10 mila persone &#8211; spiega la dott.ssa Bonadonna &#8211; e nella maggior parte dei casi i sintomi possono essere gestiti con un adeguato trattamento farmacologico, ma il rischio maggiore è dato dalla predisposizione a sviluppare reazioni allergiche gravi. Ad esempio l’allergia al veleno degli imenotteri. Infatti, se nella popolazione generale la mastocitosi è considerata una malattia rara, non è altrettanto rara nei soggetti con allergia grave al veleno di imenotteri. La sua prevalenza supera infatti il 20% tra coloro che, in seguito alla puntura di un imenottero, sviluppano una reazione sistemica grave (shock anafilattico). Inoltre, molti pazienti scoprono di essere affetti da mastocitosi proprio durante gli accertamenti eseguiti dopo una reazione così grave causata da una puntura di imenottero.</p>



<p>Non solo, a causa dell&#8217;eccesso e dell&#8217;iperattivazione dei mastociti, i pazienti affetti da mastocitosi sistemica sperimentano episodi di anafilassi con una frequenza del <strong>22-50% negli adulti</strong>e del <strong>6-9% nei bambini</strong>, percentuali enormemente superiori rispetto alla popolazione ordinaria. E ancora, circa il <strong>5-14% dei pazienti</strong> con mastocitosi sistemica sperimenta reazioni severe in seguito all&#8217;assunzione di farmaci, in particolar modo durante l&#8217;anestesia generale o l&#8217;uso di mezzi di contrasto radiologici. Da qui l’importanza di trattare in modo preventivo i pazienti affetti da mastocitosi con adeguati protocolli di desensibilizzazione, per i quali l’ospedale di Vicenza è oggi una struttura specializzata e con un’esperienza importante».</p>



<p><strong>Il San Bortolo e la ricerca europea</strong></p>



<p>Proprio la dott.ssa Bonadonna, durante il congresso europeo svoltosi a Istanbul, ha tenuto un simposio dedicato all’importanza dell’approccio multidisciplinare nella gestione della mastocitosi. In particolare, la direttrice dell’Allergologia del San Bortolo ha presentato il documento PRACTALL sulla gestione del paziente con Mastocitosi, un importante lavoro scientifico elaborato in collaborazione con quattro colleghi statunitensi e tre esperti europei di riferimento nel settore, che rappresenta un significativo contributo alla definizione delle migliori strategie diagnostiche e terapeutiche per la cura dei pazienti affetti da questa rara malattia.</p>



<p>Nel corso del suo intervento al Congresso Europeo dell’Accademia di Allergologia di Istanbul, la dottoressa Bonadonna ha sottolineato come la grande variabilità dei sintomi della mastocitosi renda indispensabile una stretta collaborazione tra numerosi specialisti. La malattia, infatti, può interessare diversi organi e apparati, manifestandosi con quadri clinici molto differenti tra loro e richiedendo pertanto un approccio integrato e coordinato.</p>



<p><strong>L’esperienza del Gruppo Multidisciplinare della Mastocitosi dell’Ospedale di Vicenza</strong></p>



<p>A questo riguardo, la dottoressa Bonadonna ha inoltre evidenziato il ruolo centrale del Gruppo Multidisciplinare della Mastocitosi dell’Ospedale di Vicenza, considerato un modello organizzativo di riferimento per la gestione di questi pazienti. All’interno del gruppo collaborano quotidianamente allergologi, ematologi, dermatologi, genetisti e specialisti del metabolismo osseo, garantendo una valutazione completa delle diverse manifestazioni della malattia.</p>



<p>Accanto all’attività clinica, un contributo fondamentale è fornito dai professionisti del laboratorio, che si occupano di biologia molecolare e citofluorimetria, nonché dagli specialisti di anatomia patologica, indispensabili per una diagnosi accurata e per il corretto inquadramento della patologia.</p>



<p>La gestione della mastocitosi richiede inoltre il coinvolgimento di ulteriori figure specialistiche. Non sono infatti rari i pazienti che presentano problematiche gastrointestinali, che rendono necessaria la collaborazione con i gastroenterologi, oppure disturbi cognitivi e psicologici che possono beneficiare del supporto dello psichiatra.</p>



<p>Inoltre particolare attenzione viene dedicata anche all’età pediatrica. A Vicenza è infatti attivo un percorso specifico per i bambini affetti da mastocitosi cutanea. Fortunatamente, nella maggior parte dei casi pediatrici la malattia presenta un decorso benigno e tende a risolversi spontaneamente con la crescita, richiedendo soprattutto un adeguato monitoraggio e supporto alle famiglie.</p>



<p><strong>Il test genetico</strong></p>



<p>Da oltre un anno, presso l’Azienda ULSS 8 Berica di Vicenza, è attiva anche una collaborazione con l’Unità Operativa di Genetica per l’esecuzione di indagini mirate all’identificazione della triptasemia alfa ereditaria (Hereditary Alpha Tryptasemia, HαT), una condizione genetica recentemente riconosciuta che può presentare caratteristiche cliniche sovrapponibili ad altre patologie mastocitarie.</p>



<p>L’introduzione di questo test consente una più accurata diagnosi differenziale della mastocitosi, permettendo di indirizzare i pazienti verso il percorso diagnostico e terapeutico più appropriato.</p>



<p>Vicenza è uno dei soli tre centri in Italia in grado di eseguire questa specifica analisi genetica, un’attività che ha portato alla valutazione di pazienti provenienti anche da altre regioni d’Italia, confermando il ruolo di riferimento del San Bortolo in questo ambito altamente specialistico.</p>



<p>L’esperienza maturata dal Gruppo Multidisciplinare della Mastocitosi di Vicenza conferma dunque come la collaborazione tra competenze diverse rappresenti oggi la chiave per garantire ai pazienti percorsi diagnostici e terapeutici efficaci, personalizzati e in linea con le più recenti evidenze scientifiche internazionali.</p>



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		<title>Baby Little Home, la casa delle neomamme per la cura dei bambini in pieno centro storico a Bassano</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 15:39:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BASSANO]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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<p>«Con l&#8217;apertura della Baby Little Home nel cuore del centro storico, diamo un segnale concreto di vicinanza e supporto alle famiglie e alla prima infanzia. In un periodo storico dove essere genitori comporta sempre maggiori sfide e criticità vogliamo dare un segnale di vicinanza a tutte le giovani famiglie potenziando le politiche di welfare cittadino anche con piccoli gesti, che insieme favoriscono lo sviluppo di una città sempre più inclusiva, accessibile e a misura di bambino».</p>



<p>Così il Sindaco Nicola Finco annuncia la prossima apertura di uno spazio pubblico dedicato all’allattamento, al cambio pannolini e alla cura dei bambini nel cuore di Bassano del Grappa, all’angolo tra Piazza Libertà e Via Matteotti, in un locale situato al piano terra del Palazzo della Loggia, sede municipale.</p>



<p>“Baby Little Home” sarà il nome del nuovo spazio, situato in una zona centrale e facilmente accessibile, dove le mamme potranno trovare una casa accogliente e confortevole durante il loro transito in centro storico con i loro piccoli. L’iniziativa è stata ideata, e sarà in parte finanziata dal Rotary Club Bassano.</p>



<p>«Sostenere la genitorialità – continua il Sindaco Finco – significa anche questo: abbattere le barriere e creare spazi protetti e confortevoli dove potersi prendere cura dei propri figli in totale serenità. Ringrazio sentitamente il Rotary Club Bassano per aver condiviso e sostenuto fin da subito questa visione, dimostrando ancora una volta il valore della sinergia tra amministrazione e realtà del territorio».</p>



<p>Il locale, ad oggi utilizzato come sede di quartiere, verrà adeguato alle nuove funzioni con una prima serie di interventi, per un investimento complessivo di 25 mila euro, che comprendono l’installazione di un nuovo sistema di climatizzazione, la sostituzione dei serramenti esistenti, l’applicazione di vetrofanie, l’installazione di una rampa di accesso in legno per il superamento dello scalino presente nella porta di ingresso. Successivamente saranno realizzate anche una nuova illuminazione, nuovi punti presa, una rimozione parziale della ringhiera esistente e alcune tinteggiature.</p>



<p>«Dopo la conclusione della fase progettuale e il parere favorevole della Soprintendenza, ormai è tutto pronto per l’avvio del primo step di interventi. Siamo pronti a consegnare alle neomamme uno spazio accogliente e confortevole, che permetta loro di prendersi cura dei bambini con la necessaria privatezza, anche in un luogo ad alta frequentazione» assicura l’Assessore ai Lavori Pubblici, Andrea Viero.</p>
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		<title>ULSS 8 Berica: &#8220;Nessun taglio al budget per i farmaci oncologici&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 15:13:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VICENZA, 22 GIUGNO 2026 &#8211; In merito alle informazioni diffuse negli ultimi giorni da alcuni organi di informazione, la Direzione dell’ULSS 8 Berica smentisce con forza la notizia di presunti tagli al budget per la spesa farmaceutica, in particolare per<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>VICENZA, 22 GIUGNO 2026 &#8211; In merito alle informazioni diffuse negli ultimi giorni da alcuni organi di informazione, la Direzione dell’ULSS 8 Berica smentisce con forza la notizia di presunti tagli al budget per la spesa farmaceutica, in particolare per quanto riguarda i farmaci destinati alle più avanzate terapie per i pazienti oncologici ed ematologici.</p>



<p>A riprova di questo, per il 2026 l’ULSS 8 Berica prevede un incremento di 7,2 milioni di euro di budget per la spesa farmaceutica (125 milioni di euro contro i 117,8 dello scorso anno, +6,3%).</p>



<p>Per quanto riguarda nello specifico le terapie Car-T, nel 2025 in ULSS 8 Berica sono stati trattati 40 pazienti con questi farmaci, con una media di 10 pazienti per trimestre. Tale andamento è stato confermato anche nel primo trimestre dell’anno e per l’intero 2026 la CRITE della Regione Veneto ha già assegnato all’ULSS 8 Berica risorse per trattare almeno 42 pazienti, dunque pre-autorizzando un incremento dell’utilizzo delle Car-T.</p>



<p>«Come si può vedere non c’è nessuna volontà di tagliare i farmaci per i pazienti oncologici &#8211; sottolinea il Direttore Generale Peter Assembergs -, al contrario questa Azienda è pronta anche a incrementare il numero dei pazienti trattati, con pieno sostegno della Regione del Veneto. Quanto alla figura del dott. Rigo, che ringrazio per il prezioso contributo che ha continuato ad assicurare fin dal mio arrivo a Vicenza, come già ribadito in altre occasioni vi sono dei contratti in essere ed è ferma intenzione di questa Direzione rispettarli. L’incontro avvenuto venerdì è stato un momento di confronto interno alla Direzione Strategica, incontro al quale con grande senso di responsabilità il dott. Rigo non si è sottratto pur essendo formalmente a riposo per motivi di salute».</p>
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		<title>Medici di medicina generale e Regione firmano accordo. Stefani: &#8220;Nasce il modello Veneto dell’assistenza territoriale&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 17:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><em>Venezia, 19 giugno 2026</em> A pochi giorni dall’intesa raggiunta lunedì scorso a Palazzo Molin, oggi è arrivata la firma dell’accordo fra rappresentanze sindacali dei Medici di medicina generale e la Regione del Veneto. Il documento sottoscritto fissa regole e impegni reciproci, con l’obiettivo di garantire la piena operatività delle Case di Comunità, rafforzare la medicina territoriale e assicurare ai medici condizioni di lavoro adeguate. “Dopo settimane di confronti, che ho seguito anche in prima persona, abbiamo centrato il risultato &#8211; dichiara il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani -. Primi in Italia, abbiamo dato vita ad un modello 100% veneto, che potrà essere esportato anche in altre regioni. Il prossimo passo è la ratifica da parte della Giunta regionale dell’accordo, che arriverà nell’ambito della prossima riunione prevista per martedì prossimo”. L’accordo disciplina come i Medici di medicina generale (MMG) del Veneto parteciperanno alle attività delle Case della Comunità fino al 31 dicembre 2026, come prima applicazione del nuovo ACN 2022-2024. I punti chiave riguardano anzitutto la presenza dei medici, che saranno coinvolti nelle case di Comunità Hub (copertura sanitaria h24, 7/7) e Spoke (h12, 6/7), soprattutto per attività diurne feriali (8-20), dove lavoreranno in équipe con altri professionisti sanitari per visite ambulatoriali a fronte di bisogni non urgenti, gestione della cronicità, monitoraggio di percorsi diagnostico-terapeutici, utilizzo di strumenti diagnostici di base (ECG, spirometro, ecografo, telemedicina). I turni nelle Case della Comunità sono affidati con priorità ai medici di ruolo unico più recentemente incaricati e ai medici dell’AFT (Aggregazione Funzionale Territoriale) di riferimento.  Le attività sono previste dal lunedì al venerdì, 8:00–20:00, in turni di almeno 4 ore. Sarà previsto un compenso complessivo di circa 60 euro lordi/ora per l’attività nelle Case di Comunità, inclusi compensi orari e quote integrative regionali/obiettivi. “La sanità veneta guarda al futuro e con questa firma prende corpo un nuovo modello – sottolinea l’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa -. Il punto sta tutto qui: oltre a quello già garantito dai medici di medicina generale che continueranno ad essere riferimento fondamentale della nostra salute, il Veneto sta progressivamente e concretamente delineando un servizio in più per i cittadini.  Un servizio integrato che consentirà di contare sempre su un riferimento sanitario nell’ambito delle Case di comunità. Un ringraziamento doveroso va a tutte le parti coinvolte nell’accordo oggi siglato e a tutti coloro si sono impegnati per il raggiungimento di questo obbiettivo”. <a href="http://tracking.regve.it/tracking-dcRCE/qaR9ZwR3BGV0AwplAwt5BGRmZQZ2BPM5qzS4qaR9ZQblIN" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Rischio ondate di calore. Assessore alla Sanità Gerosa, “Fondamentale seguire alcune semplici raccomandazioni”</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 14:46:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[caloire]]></category>
		<category><![CDATA[ondate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venezia, 19 giugno 2026 Come già annunciato nei giorni scorsi, permane nel Veneto l’allerta per rischio ondate di calore, almeno fino a lunedì prossimo 22 giugno.“L’esposizione ad alte temperature per più giorni consecutivi, quale si verifica nelle ondate di calore, sottopone<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td><em>Venezia, 19 giugno 2026 </em>Come già annunciato nei giorni scorsi, permane nel Veneto l’allerta per rischio ondate di calore, almeno fino a lunedì prossimo 22 giugno.“L’esposizione ad alte temperature per più giorni consecutivi, quale si verifica nelle ondate di calore, sottopone l’organismo umano a grande stress, riducendo le capacità di compensazione che normalmente vengono messe in atto – spiega l’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa. Negli ultimi anni si sta assistendo ad un aumento della frequenza, intensità e durata degli eventi di calore estremo in tutto il bacino mediterraneo, con conseguente incremento del rischio per la salute della popolazione. L&#8217;impatto di questi eventi non si distribuisce in modo omogeneo, insistendo in modo sproporzionato su specifiche categorie a rischio aumentato, quali le persone anziane, persone in condizioni di isolamento sociale, popolazioni in specifici contesti urbani o isolati, o in situazione di fragilità socioeconomica”.“Seguire alcune semplici raccomandazioni è fondamentale e può salvare la vita sia del soggetto fragile ma anche del soggetto sano – sottolinea l’Assessore -. Infatti, soggetti con patologie croniche (malattie cardiovascolari, respiratorie, renali, diabete) e psichiatriche e/o l&#8217;assunzione di specifici farmaci (come ad esempio diuretici, antiipertensivi, che possono interferire con l&#8217;adattamento al calore), neonati e bambini piccoli (0-4 anni, che hanno una ridotta capacità di sudorazione), nonché le donne in gravidanza (a causa del maggior carico fisiologico per dissipare il calore) sono altamente suscettibili agli effetti del calore e devono essere considerati a rischio di sviluppare conseguenze gravi per la salute. Ma anche soggetti sani, se non adeguatamente protetti, possono andare incontro ad eventi gravi. Un’attenzione particolare dovrà essere posta per i lavoratori che esercitano attività all’esterno: per questi, oltre alle disposizioni emanate dalle Regione Veneto, si richiamano anche le indicazioni contenute nella recente ordinanza del presidente Alberto Stefani”.<strong>Di seguito sono riportate alcune utili indicazioni ai cittadini, redatte dalla Direzione Prevenzione, Sicurezza alimentare, Veterinaria della Regione del Veneto.</strong>Innanzitutto, evitare di uscire nelle ore centrali della giornata (11:00–18:00), pianificando attività all&#8217;aperto nelle ore serali o mattutine.È fondamentale idratarsi bevendo almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno, anche in assenza di sete, evitando bevande alcoliche o ricche in caffeina, e bevande gassate zuccherate e ad alto contenuto calorico. Prediligere pasti leggeri, privilegiando alimenti a basso contenuto di grassi e di facile digeribilità, con adeguato apporto di carboidrati e proteine.Indossare abiti leggeri, ampi e di colore chiaro, preferibilmente in tessuti naturali (cotone, lino) che favoriscono la traspirazione e la dispersione del calore. Proteggere la testa dal sole con cappelli a tesa larga o berretti, cappellini con visiera nei bambini. Applicare crema solare con SPF adeguato sulle zone esposte, rinnovando l&#8217;applicazione ogni 2 ore in caso di esposizione prolungata. Non lasciare mai bambini, anziani o animali da compagnia in auto parcheggiata al sole (la temperatura interna può superare i 60°C in pochi minuti); inoltre, prima di entrare nell’abitacolo di un’auto parcheggiata al sole, si raccomanda di ventilare l&#8217;abitacolo aprendo gli sportelli prima di salire.Ulteriori utili informazioni possono essere reperite nella DGRV n. 378 del 19 maggio 2026 e nel suo allegato A “Piano di Prevenzione delle Ondate di Calore. Raccomandazioni per la Popolazione Generale con particolare riferimento ai fragili” (<a href="http://tracking.regve.it/tracking-dcRCE/qaR9ZwR3BGR4AQNlZmNmZGLkZGZ5ZvM5qzS4qaR9ZQbkDN" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=583097</a>)Riguardo i lavoratori, fermo restando che il datore di lavoro deve mettere in atto misure per la gestione del rischio da calore anche avvalendosi degli strumenti presenti nelle “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare” (approvate in Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome nella seduta del 19 giugno 2025), particolarmente a rischio sono coloro che svolgono attività all’aperto, ai quali è raccomandato di non lavorare a torso nudo, di indossare abiti leggeri a trama fitta, traspirante e di colore non bianco, a meno che non si tratti di abbigliamento tecnico con certificata protezione dalla radiazione UV, fare pause in zone ombreggiate anche se non si è particolarmente stanchi.Altre importanti misure di protezione sono: limitare i tempi di esposizione mediante rotazione del personale; definire specifiche procedure aziendali; favorire l’acclimatamento quando esiste uno sbalzo termico fra ambienti diversi, ad esempio utilizzando ambienti di passaggio con condizioni termiche intermedie; indossare vestiario idoneo, comodo, di fibre naturali e con colori chiari; rendere disponibile acqua fresca sul posto di lavoro, con la raccomandazione che i lavoratori facciano la massima attenzione al loro stato di idratazione; adeguare l’alimentazione sia durante l’attività lavorativa che in previsione di condizioni termiche complesse.</td></tr><tr><td></td></tr><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/rischio-ondate-di-calore-assessore-alla-sanita-gerosa-fondamentale-seguire-alcune-semplici-raccomandazioni/">Rischio ondate di calore. Assessore alla Sanità Gerosa, “Fondamentale seguire alcune semplici raccomandazioni”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>San Bortolo, Maurizio De Luca nuovo direttore della Chirurgia Generale: ritorno a Vicenza dopo 12 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 09:40:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ULSS 8 Berica ha ufficializzato la nomina del dottor Maurizio De Luca come nuovo direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale dell’ospedale San Bortolo di Vicenza. Si tratta di un ritorno significativo nel capoluogo berico per uno specialista che ha<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>L’ULSS 8 Berica ha ufficializzato la nomina del dottor Maurizio De Luca come nuovo direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale dell’ospedale San Bortolo di Vicenza. Si tratta di un ritorno significativo nel capoluogo berico per uno specialista che ha già lavorato a lungo nella struttura vicentina, contribuendo alla crescita di alcuni dei principali settori chirurgici dell’ospedale.</p>



<p>Nato a Cercola, in provincia di Napoli, 59 anni, De Luca si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Napoli, dove ha poi conseguito con lode la specializzazione in Chirurgia Generale a indirizzo oncologico. Nel corso della sua carriera ha ulteriormente ampliato la propria formazione ottenendo tre master universitari di secondo livello in Chirurgia Toracica Oncologica all’Università di Torino, Chirurgia Bariatrica e Metabolica all’Università di Napoli e Chirurgia Epato-Pancreatico-Biliare all’Università di Verona.</p>



<p>Il nuovo direttore della Chirurgia Generale del San Bortolo vanta inoltre importanti esperienze internazionali, grazie a fellowship svolte presso il Mount Sinai Hospital di New York e l’Hospital Saint Pierre di Bruxelles. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e ha partecipato come relatore a decine di corsi e congressi nazionali e internazionali, affiancando all’attività clinica anche quella di tutor per gli atenei di Padova e Verona.</p>



<p>Una parte rilevante della sua carriera si è svolta proprio a Vicenza. Dal 2002 al 2014 ha infatti lavorato all’allora ULSS 6, distinguendosi in settori ad alta specializzazione come la chirurgia oncologica, la chirurgia toracica, la chirurgia d’urgenza e del trauma, la chirurgia metabolico-bariatrica e la chirurgia dei trapianti di rene.</p>



<p>Successivamente ha assunto incarichi di crescente responsabilità. Dal 2014 al 2021 è stato direttore della Chirurgia Generale dell’ospedale di Montebelluna, nell’ULSS 2 Marca Trevigiana, guidando contemporaneamente il Dipartimento Chirurgico Strutturale di Montebelluna e Castelfranco Veneto e ricoprendo anche la direzione ad interim della Chirurgia Generale di Castelfranco Veneto.</p>



<p>Dal 2021 a oggi ha invece diretto la Chirurgia Generale degli ospedali di Rovigo e Trecenta, nell’ULSS 5 Polesana, svolgendo parallelamente il ruolo di direttore del Dipartimento Chirurgico Strutturale che riunisce le aree chirurgiche di Rovigo, Trecenta e Adria.</p>



<p>A livello nazionale De Luca è considerato una figura di riferimento nel panorama chirurgico italiano, grazie ai numerosi incarichi di coordinamento, presidenza e docenza all’interno di network scientifici di eccellenza e alla costante presenza nei principali congressi dedicati alla chirurgia generale, oncologica e metabolica.</p>



<p>«Ritorno al San Bortolo con una grande motivazione, in un ospedale dove ho trascorso una parte molto importante della mia carriera e dove lavorano molti colleghi che già conosco – ha dichiarato il dottor De Luca –. La Chirurgia di Vicenza continuerà a investire sulla sua storica vocazione oncologica mini-invasiva, consolidando un modello fondato su qualità, appropriatezza, trasparenza e misurazione degli esiti clinici, nel pieno rispetto delle migliori evidenze scientifiche e delle linee guida internazionali. Al tempo stesso, il potenziamento dell’attività chirurgica riguarderà anche settori fondamentali come la chirurgia del trauma e delle urgenze, la chirurgia di parete e la chirurgia bariatrica-metabolica, per rispondere in modo sempre più efficace ai bisogni di salute della popolazione».</p>



<p>Soddisfazione è stata espressa anche dal direttore generale dell’ULSS 8 Berica, Peter Assembergs: «Do il benvenuto a nome di tutta l’Azienda al dottor De Luca. Con la sua competenza clinica e le sue esperienze precedenti come primario saprà portare un contributo importante alla crescita della Chirurgia Generale del San Bortolo di Vicenza».</p>
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		<title>In Pediatria arrivano i visori virtuali: meno paura e meno dolore per i bambini del San Bortolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 13:35:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La realtà virtuale entra nella Pediatria dell’ospedale San Bortolo di Vicenza per aiutare i piccoli pazienti ad affrontare con maggiore serenità esami, prelievi e procedure mediche. Grazie a una donazione dell’associazione ABAM ETS, il reparto può ora contare su tre<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p>La realtà virtuale entra nella Pediatria dell’ospedale San Bortolo di Vicenza per aiutare i piccoli pazienti ad affrontare con maggiore serenità esami, prelievi e procedure mediche. Grazie a una donazione dell’associazione ABAM ETS, il reparto può ora contare su tre visori di ultima generazione progettati per ridurre stress, ansia e percezione del dolore durante il percorso di cura.</p>



<p>L’iniziativa si inserisce nel costante impegno della Pediatria vicentina per rendere l’esperienza ospedaliera non solo efficace dal punto di vista clinico, ma anche più accogliente e a misura di bambino.</p>



<p>I dispositivi consentono ai piccoli pazienti di immergersi in giochi, storie interattive, musica e ambientazioni coinvolgenti durante prelievi, medicazioni e procedure diagnostiche. L’obiettivo è distrarre il bambino dall’esperienza medica, trasformando un momento spesso vissuto con timore in un’attività più serena e gestibile.</p>



<p>L’efficacia di questo approccio è confermata da numerosi studi internazionali, che evidenziano una riduzione del dolore percepito fino al 60% e dell’ansia legata alle procedure fino al 45%.</p>



<p>La tecnica della distrazione permette infatti di diminuire sia la percezione del dolore sia la componente emotiva associata alle cure. Attraverso la realtà virtuale i bambini possono esplorare ambienti nuovi, seguire racconti o guardare cartoni animati, allontanando per qualche minuto l’attenzione da aghi, camici e strumenti medici.</p>



<p>I benefici non riguardano soltanto i piccoli pazienti. Anche per medici, infermieri e famiglie la gestione delle procedure diventa più semplice, riducendo episodi di pianto, agitazione o rifiuto delle visite. Un aspetto importante per evitare che il ricovero o le cure lascino ricordi negativi o traumatici.</p>



<p>I visori scelti sono portatili, leggeri, facilmente sanificabili e dotati di una piattaforma con contenuti multimediali pensati per le diverse fasce d’età.</p>



<p>L’introduzione di questa tecnologia rappresenta un ulteriore tassello dei progetti dedicati all’umanizzazione delle cure portati avanti dal reparto.</p>



<p>«Ringrazio ABAM ETS per questa donazione – commenta il direttore generale dell’ULSS 8 Berica, Peter Assembergs – che dimostra una volta di più l’attenzione all’umanizzazione delle cure che fa parte della cultura del San Bortolo e più in generale di questa Azienda. Un obiettivo che deriva innanzitutto dalla sensibilità di tutto il personale sanitario e per il quale vi è una costante apertura verso la sperimentazione di nuove modalità e nuove tecnologie, come in questo caso con la realtà virtuale».</p>



<p>Soddisfazione anche da parte dell’associazione donatrice. «Anche attraverso le nostre precedenti donazioni, ABAM ha dimostrato una particolare attenzione all’innovazione – spiega Paolo Bassan, presidente di ABAM ETS –. Si tratta di supporti d&#8217;avanguardia per la Pediatria di Vicenza, una struttura già ampiamente riconosciuta come un’eccellenza. Con la nostra associazione cerchiamo, nel nostro piccolo, di offrire un valore aggiunto che coniughi tecnologia, comfort e serenità per i bambini e per le loro famiglie. Ricordo sempre che dietro un bambino che ha bisogno di cure mediche c’è anche una famiglia che affronta un momento difficile: mantenere questo focus umano per noi è fondamentale».</p>
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		<title>Al San Bortolo nuove tecnologie digitali per la radioterapia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 14:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[radioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[San Bortolo]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VICENZA, 17 GIUGNO &#8211; La Radioterapia dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza compie un importante salto tecnologico con l’acquisizione di due nuovi software all’avanguardia: il primo per il posizionamento e il monitoraggio tridimensionale dei pazienti durante la radioterapia, il secondo per<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p></p>



<p>VICENZA, 17 GIUGNO &#8211; La Radioterapia dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza compie un importante salto tecnologico con l’acquisizione di due nuovi software all’avanguardia: il primo per il posizionamento e il monitoraggio tridimensionale dei pazienti durante la radioterapia, il secondo per l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nella identificazione dei volumi da trattare e degli organi da rispettare. I due sistemi sono frutto di una doppia donazione della Fondazione San Bortolo per un valore complessivo di circa 200 mila euro<s>.</s></p>



<p>I due sistemi permettono la massima accuratezza e sicurezza delle terapie, innalzando ulteriormente gli standard tecnologici di una struttura che il punto di riferimento per i pazienti oncologici di tutta la provincia, con circa 1.500 pazienti nuovi e 2.500 trattamenti eseguiti ogni anno.</p>



<p><strong>Controllo automatizzato del posizionamento dei pazienti</strong></p>



<p>Il primo software, che è in realtà non è semplicemente un programma ma un sistema completo di monitoraggio del paziente e controllo dell’irradiazione, utilizza una serie di telecamere 3D ad alta risoluzione per monitorare da angoli multipli la superficie corporea dei pazienti all’interno dell’acceleratore lineare, verificandone così con immediatezza il corretto posizionamento rispetto alla regione del corpo che sarà bersaglio delle radiazioni.</p>



<p>Tale monitoraggio, inoltre, avviene in tempo reale anche durante il trattamento, garantendo così la massima efficacia e sicurezza del trattamento: infatti il software, se rivela un movimento imprevisto, interrompe automaticamente le radiazioni, assicurando così che le radiazioni centrino il “bersaglio” e allo stesso tempo evitando che possano essere colpiti accidentalmente, anche per pochi secondi, tessuti e organi sani.</p>



<p>Inoltre, oltre alla garanzia di maggiore efficacia e sicurezza, la nuova tecnologia offre un importante vantaggio sul piano psicologico ed emotivo. Grazie al tracciamento 3D, infatti, è possibile evitare di applicare ai pazienti i tradizionali tatuaggi semipermanenti usati come riferimento per il centraggio dei fasci radianti. Per il paziente, significa eliminare i segni grafici che potrebbero rappresentare un promemoria costante della malattia, rispettando la sua immagine corporea ed evitando una procedura che può essere percepita come invasiva dai pazienti.</p>



<p>Inoltre, l’estrema precisione e l’intuitività del tracciamento semplificano le manovre di correzione, riducendo i tempi tecnici di preparazione di ogni singola seduta e accelerando l’avvio del trattamento<s>.</s></p>



<p><strong>L’Intelligenza Artificiale per la preparazione del piano terapeutico</strong></p>



<p>L’altra nuova dotazione della Radioterapia di Vicenza è un software di Intelligenza Artificiale (AI) dedicato alla identificazione dei volumi da trattare e degli organi da rispettare, che agevola in modo significativo l’attività degli specialisti in questa delicata fase preparatoria.</p>



<p>Fino a oggi i medici, utilizzando le immagini acquisite mediante TAC, dovevano tracciare manualmente i contorni della zona da trattare, mentre con il nuovo programma l’AI supporta lo specialista elaborando le immagini radiologiche di centramento in pochi minuti, individuando il bersaglio. Un procedimento che prima richiedeva dalle 3 alle 4 ore di lavoro manuale per lo specialista, oggi viene completato in pochi <s>3 </s>minuti con una precisione millimetrica.</p>



<p>Questo aiuto si rivela fondamentale soprattutto per lesioni situate in zone anatomiche complesse.</p>



<p>Il software permette inoltre di integrare la TC con altri esami (come la risonanza magnetica o la PET) per visualizzare dettagli altrimenti invisibili.</p>



<p><strong>I commenti</strong></p>



<p>«L’intelligenza artificiale &#8211; spiega la dott.ssa Cristina Baiocchi, Direttrice dell’U.O.C. Radioterapia dell&#8217;Ospedale San Bortolo di Vicenza &#8211; garantisce la massima precisione e standard qualitativi uniformemente elevati per tutti i pazienti, riducendo il rischio di errore e innalzando i livelli di sicurezza delle cure. In pochi minuti riusciamo a definire il piano terapeutico, il che significa per il medico avere più tempo da dedicare ai pazienti, che è una cosa fondamentale nel nostro lavoro. Il medico ovviamente mantiene il controllo completo della procedura, verificando la validità dei contorni anatomici proposti dall’AI, ma il supporto del software accorcia i tempi e aumenta la precisione, soprattutto quando si tratta di considerare zone molto piccole o dove l’immagine non è molto nitida, perché in quel caso l’esperienza dell’AI che racchiude in sé decine di migliaia di immagini diagnostiche è fondamentale».</p>



<p>«Si conferma lo status di eccellenza della Radioterapia di Vicenza &#8211; commenta il Direttore Generale dell’ULSS 8 Berica Peter Assembergs -. Come è stato illustrato, i benefici di questi nuovi sistemi sono molteplici, ma anche se parliamo di intelligenza artificiale, il focus è sempre e comunque la persona, ciò che ne deriva di positivo per i pazienti: maggiore efficacia e sicurezza nelle terapie, la possibilità di rimuovere dopo la guarigione anche i segni esteriori superficiali del percorso di cura attraversato e non da ultimo la possibilità per i nostri medici di dedicarsi maggiormente al dialogo e ascolto con i pazienti, che è un aspetto sempre fondamentale in qualsiasi percorso di cura. A nome dell’Azienda, ma anche di tutti i pazienti che si trovano e si troveranno a intraprendere un percorso di radioterapia nel nostro ospedale, ringrazio dunque la Fondazione San Bortolo per questo prezioso contributo».</p>



<p>Il presidente Franco Scanagatta spiega così il sostegno fornito dalla Fondazione San Bortolo: «Abbiamo percepito l’assoluta importanza di attuare questi due progetti negli interessi dei malati, ma anche per supportare i medici e gli infermieri, che svolgono un compito delicatissimo all’interno della Radioterapia».</p>



<p></p>
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		<title>Una valvola del cuore riparata e una sostituita in un solo intervento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 09:22:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[riparata]]></category>
		<category><![CDATA[sanità Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[valvola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con una seduta operatoria durata meno di due ore, l&#8217;équipe cardiologica di Mirano (Venezia) ha compiuto sul cuore di un paziente un intervento a due valvole, primo nel suo genere in Italia, realizzato senza l&#8217;utilizzo di mezzo di contrasto.Il paziente,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Con una seduta operatoria durata meno di due ore, l&#8217;équipe cardiologica di Mirano (Venezia) ha compiuto sul cuore di un paziente un intervento a due valvole, primo nel suo genere in Italia, realizzato senza l&#8217;utilizzo di mezzo di contrasto.<br>Il paziente, 82 anni, residente nel territorio dell&#8217;Ulss 3 Serenissima, era affetto da un&#8217;insufficienza tricuspidalica torrenziale.Su questo paziente non risultavano praticabili le terapie chirurgiche tradizionali, ossia la riparazione della valvola in cardiochirurgia percutanea. Così, con il parere di emodinamisti e cardiochirurghi, si è optato per l&#8217;intervento innovativo, la sostituzione della valvola per via percutanea. Praticato un foro di pochi millimetri in una vena all&#8217;altezza dell&#8217;inguine, con sottili cateteri fino al cuore è stata raggiunta la valvola tricuspide, il cui diametro è superiore ai 5 centimetri, che è stata sostituita con una nuova&#8221;.<br>Ma nella stessa seduta operatoria l&#8217;équipe del dottor Saccà ha proceduto anche alla riparazione di un&#8217;altra delle valvole interne: &#8220;Risultava necessario intervenire sulla valvola mitrale &#8211; spiega &#8211; virata nell&#8217;ultimo mese a una grave insufficienza, ed abbiamo quindi proceduto a una riparazione percutanea &#8216;edge to edge&#8217;, cioè con la sutura diretta dei due lembi mitralici, per ridurne l&#8217;eccessiva apertura e garantirne il corretto funzionamento&#8221;.<br>L&#8217;équipe di Emodinamica di Mirano ogni anno gestisce oltre 3.000 ricoveri, effettua 2.000 interventi di cardiologia interventistica ed elettrofisiologia, oltre agli esami di diagnostica invasiva e oltre alle 26mila prestazioni ambulatoriali. L&#8217;intervento è stato eseguito dall&#8217;équipe di Saccà nelle sale dell&#8217;Ospedale di Mestre, con stand by della Cardiochirurgia dell&#8217;Angelo diretta da Domenico Mangino, e con la collaborazione preoperatoria del direttore della Radiologia di Mirano, Giuseppe Tropeano. ANSA VENETO</p>
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		<item>
		<title>Caldo in arrivo, l’Ulss 8 attiva il piano anti-afa: assistenza potenziata per anziani e persone fragili</title>
		<link>https://www.tviweb.it/caldo-in-arrivo-lulss-8-attiva-il-piano-anti-afa-assistenza-potenziata-per-anziani-e-persone-fragili/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 08:15:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’arrivo della prima vera ondata di caldo dell’estate, l’Ulss 8 Berica ha attivato il piano anti-caldo per tutelare le persone più vulnerabili, in particolare anziani, malati cronici e cittadini in condizioni di fragilità socio-sanitaria. Dopo settimane caratterizzate da un’alternanza<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/caldo-in-arrivo-lulss-8-attiva-il-piano-anti-afa-assistenza-potenziata-per-anziani-e-persone-fragili/">Caldo in arrivo, l’Ulss 8 attiva il piano anti-afa: assistenza potenziata per anziani e persone fragili</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Con l’arrivo della prima vera ondata di caldo dell’estate, l’Ulss 8 Berica ha attivato il piano anti-caldo per tutelare le persone più vulnerabili, in particolare anziani, malati cronici e cittadini in condizioni di fragilità socio-sanitaria.</p>



<p>Dopo settimane caratterizzate da un’alternanza tra giornate afose, piogge e temperature più fresche, le previsioni indicano infatti l’arrivo di un periodo di caldo intenso che potrebbe provocare disagi e problemi di salute soprattutto nelle categorie più a rischio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una rete di assistenza attiva su tutto il territorio</h3>



<p>Il piano è stato predisposto con la collaborazione del Dipartimento di Prevenzione, delle Unità operative Disabilità e Non Autosufficienza e Cure Primarie dell’azienda sanitaria e prevede, come ogni anno, il potenziamento dell’assistenza territoriale e una stretta collaborazione tra servizi sanitari, medici di famiglia, pronto soccorso e amministrazioni comunali.</p>



<p>L’iniziativa si inserisce nel programma regionale anti-caldo coordinato dalla Regione Veneto. Arpav monitora quotidianamente l’andamento meteorologico attraverso bollettini che integrano le previsioni del tempo con i dati relativi all’ozono, alla qualità dell’aria e all’indice di disagio fisico. In caso di previsione di disagio climatico prolungato, il Centro Funzionale Decentrato della Regione attiva l’allerta verso le aziende sanitarie.</p>



<p>Quando scatta l’allarme, l’Ulss 8 trasmette immediatamente le informazioni ai pronto soccorso, alle centrali operative territoriali, ai servizi di assistenza domiciliare integrata, ai medici di continuità assistenziale, ai distretti sanitari, ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta, alle strutture residenziali per anziani e ai Comuni, affinché possano attivare interventi a favore delle persone più esposte ai rischi del caldo.</p>



<p>Su richiesta del medico di famiglia sarà inoltre possibile attivare l’Assistenza Domiciliare Integrata o, nei casi necessari, l’inserimento temporaneo in strutture residenziali extraospedaliere per chi non può più essere assistito adeguatamente a casa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quando chiamare il 118 e i numeri utili</h3>



<p>L’Ulss 8 ricorda che il 118 e il pronto soccorso devono essere utilizzati esclusivamente in situazioni di emergenza, come svenimenti, emorragie, forti dolori al petto, incidenti stradali, cadute dall’alto o altri eventi che possano mettere in pericolo la vita.</p>



<p>Per tutti gli altri problemi sanitari il primo riferimento resta il proprio medico di medicina generale. In alternativa è disponibile il numero unico <strong>116117</strong>, che orienta il cittadino verso il servizio più appropriato e può attivare, se necessario, anche servizi territoriali e assistenza domiciliare. Lo stesso numero permette di contattare la continuità assistenziale negli orari in cui il medico di famiglia non è in servizio.</p>



<p>Rimane inoltre attivo il numero verde regionale <strong>800 535535</strong>, istituito dalla Regione Veneto insieme al servizio di telesoccorso e telecontrollo per facilitare l’accesso alle informazioni e agli aiuti presenti sul territorio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I sintomi da non sottovalutare</h3>



<p>L’esposizione al caldo può alterare il sistema di regolazione della temperatura corporea. I primi segnali di sofferenza possono essere affaticamento, perdita dell’appetito, insonnia, capogiri, svenimenti, crampi muscolari e palpitazioni.</p>



<p>Nei casi più gravi possono comparire febbre elevata, pelle calda e arrossata, stato confusionale, difficoltà respiratorie, nausea, vomito, mal di testa, ronzii alle orecchie e riduzione della diuresi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I consigli per affrontare le alte temperature</h3>



<p>L’Ulss raccomanda di evitare di uscire nelle ore più calde della giornata, tra le 11 e le 18, e di limitare l’esposizione diretta al sole. È sconsigliata anche l’attività fisica intensa nelle ore centrali del giorno.</p>



<p>Per difendersi dal caldo è consigliabile restare negli ambienti più freschi della casa, utilizzare ventilatori o condizionatori senza creare eccessivi sbalzi termici, indossare abiti leggeri in fibre naturali, bere molta acqua ed evitare bevande alcoliche.</p>



<p>Particolare attenzione va prestata anche all’alimentazione, privilegiando pasti leggeri, frutta e verdura e limitando cibi grassi o particolarmente elaborati.</p>



<p>Le persone che assumono farmaci non devono modificare autonomamente le terapie e devono consultare il proprio medico per qualsiasi dubbio. È inoltre importante conservare correttamente i medicinali, proteggendoli dal calore e dall’esposizione diretta al sole.</p>



<p>L’Ulss richiama infine l’attenzione verso le categorie più fragili: anziani, persone allettate, bambini piccoli e animali domestici necessitano di controlli e attenzioni particolari durante le giornate più calde, affinché possano affrontare l’estate in sicurezza.</p>



<p></p>
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		<title>A Padova 100 trapianti di rene in 5 mesi. Stefani: “Un’eccellenza che rende orgoglioso il Veneto”</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2026 14:18:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[padova]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VENEZIA, 28 MAGGIO &#8211; &#8220;Il raggiungimento di cento trapianti di rene nei primi cinque mesi del 2026 rappresenta un risultato importante che conferma ancora una volta il ruolo di eccellenza nazionale e internazionale dell’Azienda Ospedale Università di Padova e del<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td></td></tr><tr><td>VENEZIA, 28 MAGGIO &#8211; &#8220;Il raggiungimento di cento trapianti di rene nei primi cinque mesi del 2026 rappresenta un risultato importante che conferma ancora una volta il ruolo di eccellenza nazionale e internazionale dell’Azienda Ospedale Università di Padova e del Centro Trapianti Rene e Pancreas diretto dalla prof.ssa Lucrezia Furian. Questo traguardo è motivo di orgoglio per tutto il Veneto e conferma il valore di una sanità che continua a distinguersi per competenza e capacità di innovazione”.Così il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, esprime le proprie congratulazioni per il nuovo traguardo raggiunto dal Centro padovano, già primo in Italia nel 2025 con 224 interventi eseguiti.&#8221;Dietro questi numeri – prosegue il presidente – ci sono competenze mediche e scientifiche di altissimo livello, capacità organizzativa, lavoro di squadra e soprattutto una straordinaria attenzione verso i pazienti e le loro famiglie. Padova dimostra come il Veneto sappia investire con visione nella sanità pubblica, nella ricerca e nell’innovazione. Un sincero ringraziamento alla prof.ssa Lucrezia Furian, al Direttore Generale Paolo Fortuna, a tutti i professionisti sanitari, ai ricercatori e agli operatori coinvolti in questo percorso di eccellenza&#8221;.  </td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Concentrazione di ozono elevata a Vicenza: invito alla cautela nelle ore più calde</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 14:12:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Superata la soglia di informazione nella centralina di Quartiere Italia. L&#8217;Assessorato all&#8217;Ambiente raccomanda a anziani, bambini e soggetti fragili di evitare le attività all&#8217;aperto dalle 10 alle 18. VICENZA – Le condizioni meteorologiche degli ultimi giorni, caratterizzate da un&#8217;ondata di<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<h3 class="wp-block-heading">Superata la soglia di informazione nella centralina di Quartiere Italia. L&#8217;Assessorato all&#8217;Ambiente raccomanda a anziani, bambini e soggetti fragili di evitare le attività all&#8217;aperto dalle 10 alle 18.</h3>



<p><strong>VICENZA</strong> – Le condizioni meteorologiche degli ultimi giorni, caratterizzate da un&#8217;ondata di caldo con temperature massime che hanno superato i 30 gradi, hanno favorito un sensibile innalzamento delle concentrazioni di ozono nell&#8217;aria.</p>



<p>A Vicenza, la centralina di monitoraggio situata nel <strong>Quartiere Italia</strong> ha già registrato un primo superamento della soglia di informazione, fissata a 180 $\mu\text{g/m}^3$.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le raccomandazioni dell&#8217;Assessorato all&#8217;Ambiente</h3>



<p>In via precauzionale, e in previsione di un possibile aggravamento dell&#8217;inquinamento da ozono, l&#8217;Assessorato all&#8217;Ambiente del Comune di Vicenza richiama l&#8217;attenzione della cittadinanza sulle cautele da adottare.</p>



<p>Il consiglio di <strong>evitare prolungate esposizioni all&#8217;aperto</strong>, specialmente nella fascia oraria più calda della giornata (<strong>indicativamente dalle ore 10:00 alle ore 18:00</strong>), è rivolto in particolar modo ai soggetti più vulnerabili:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Anziani e bambini</li>



<li>Donne in gravidanza</li>



<li>Persone affette da patologie respiratorie, polmonari e cardiache</li>



<li>Chiunque svolga attività lavorativa o fisica intensa all&#8217;aperto</li>
</ul>



<p>Per queste categorie di cittadini si raccomanda inoltre di ridurre al minimo lo svolgimento di attività fisiche affaticanti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come monitorare i dati in tempo reale</h3>



<p>Per seguire l&#8217;evoluzione dei livelli di ozono durante il periodo estivo, i cittadini possono consultare i dati in diretta e i bollettini di previsione aggiornati quotidianamente dall&#8217;ARPAV (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto) nelle sezioni dedicate: <em>Previsione Ozono</em> e <em>Qualità dell&#8217;aria &#8211; Dati in diretta</em>.</p>



<p>Tutte le informazioni di dettaglio e le linee guida complete sulle cautele da adottare sono disponibili sul sito istituzionale del Comune al link: <a target="_blank" rel="noreferrer noopener" href="https://www.comune.vicenza.it/Novita/Avvisi/Cautele-da-adottare-contro-l-ozono-estivo">Comune di Vicenza &#8211; Cautele ozono estivo</a>.</p>
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		<title>Verso la nuova Casa della Comunità di Valdagno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 09:59:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[casa della comunità]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Valdagno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>VALDAGNO, 26 MAGGIO &#8211; Entrerà a regime alla fine di giugno e segnerà una svolta nel modello organizzativo dei servizi sanitari e socio-sanitari nell’alta Valle dell’Agno: è la nuova Casa della Comunità di Valdagno, ospitata presso il vecchio ospedale e<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p>VALDAGNO, 26 MAGGIO &#8211; Entrerà a regime alla fine di giugno e segnerà una svolta nel modello organizzativo dei servizi sanitari e socio-sanitari nell’alta Valle dell’Agno: è la nuova Casa della Comunità di Valdagno, ospitata presso il vecchio ospedale e frutto di un investimento di circa 4,7 milioni di euro, di cui 4 milioni tramite fondi PNRR.</p>



<p>Per spiegare in anteprima le caratteristiche e i servizi della struttura, si è svolto ieri presso il municipio di Valdagno un incontro tra l’Azienda socio-sanitaria &#8211; rappresentata dal Direttore Generale Peter Assembergs e dal Direttore dei Servizi Socio-Sanitari Achille Di Falco &#8211; e i Sindaci e Assessori dei Comuni del territorio.</p>



<p>La nuova struttura si svilupperà al piano terra e primo piano della porzione di edificio che un tempo ospitava la facciata principale del vecchio ospedale, oltre ad un piano interrato dedicato ai locali di servizio. Nell’ambito dei lavori, è stato sottolineato, di particolare rilievo è stato l’intervento antisismico condotto su tutto l’edificio, che consentirà così di poter contare nel territorio di Valdagno su una struttura sanitaria conforme ai più moderni standard di sicurezza in caso di terremoto.</p>



<p>Il focus dell’incontro, comunque, più che sugli aspetti strutturali si è concentrato sui servizi e i percorsi per i cittadini. La nuova Casa della Comunità di Valdagno offrirà tutti i servizi previsti da questo innovativo format, a partire dal Punto Unico di Accesso (PUA), che vedrà una gestione in stretta collaborazione tra l’Azienda socio-sanitaria (per le figure amministrative e infermieristiche) e le Amministrazioni Comunali (per gli assistenti sociali) e consentirà una presa in carico completa e personalizzata dei bisogni del cittadino.</p>



<p>Di rilievo sarà anche il ruolo del futuro Infermiere di Famiglia, una figura innovativa per la quale l’ULSS 8 Berica metterà a disposizione dei professionisti specificamente formati attraverso il Master in Infermiere di Famiglia e Comunità organizzato nella sede di Vicenza dall’Università di Verona proprio in collaborazione con l’Ulss 8 Berica.</p>



<p>Il tutto con una particolare attenzione alla presa in carico dei pazienti cronici con patologie cardiovascolari, pneumologiche e neurologiche o affetti da diabete, garantendo così a queste categorie di malati percorsi assistenziali più efficaci nel prevenire eventuali acutizzazioni, più accessibili in quanto vicino a casa e più appropriati, evitando ospedalizzazioni non necessarie.</p>



<p>Proprio su questi aspetti ha richiamo l’attenzione il Direttore Generale dell’ULSS 8 Berica Peter Assembergs, evidenziando quello che sarà il vero valore aggiunto per la popolazione: «A Valdagno esisteva già un’offerta specialistica significativa, ma gli elementi di novità riguardano sia il modello organizzativo sia le risorse messe in campo. Nel corso degli anni progressivamente ospedale e territorio si erano allontanati, mentre le Case della Comunità fungeranno da cerniera di collegamento, portando gli specialisti ospedalieri a lavorare nel territorio e con il territorio, fianco a fianco con le cure primarie. Perché il tema non è semplicemente offrire delle visite in una sede differente rispetto all’ospedale, ma garantire l’integrazione e la continuità della presa in carico, prevenendo forme di riacutizzazione e ricoveri inappropriati. Per raggiungere questo obiettivo, ed è il secondo aspetto, andremo a potenziare in modo importante le dotazioni di professionisti della sanità che operano nel territorio e per il territorio, incrementando le dotazioni di medici, infermieri e altre figure. Perché le Care della Comunità non sono solo un nuovo modello organizzativo, ma sono un’operazione di sostanza».</p>



<p>Il tutto in un contesto demografico e sociale delicato, come ha sottolineato il sindaco di Valdagno Maurizio Zordan: «Sicuramente l’invecchiamento della popolazione sta portando ad una crescita dei bisogni assistenziali e anche in questa prospettiva la nuova Casa della Comunità promette di essere una risorsa importante. Il nostro territorio è da sempre particolarmente sensibile al tema della sanità e come Amministrazione seguiremo con particolare attenzione questo passaggio, anche lavorando insieme all’ULSS 8 Berica, con l&#8217;obiettivo di garantire servizi accessibili, efficienti e di qualità ai cittadini dell&#8217;intera area e affinché i cittadini siano informati e comprendano i cambiamenti e i nuovi percorsi introdotti con la nuova Casa della Comunità».</p>
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		<title>Santorso, primo intervento in Veneto con impianto combinato di iride e cristallino artificiali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 13:08:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Importante traguardo medico all’ospedale di Santorso, dove per la prima volta in Veneto è stato eseguito con successo un intervento chirurgico per l’impianto combinato di iride artificiale e cristallino artificiale. L’operazione è stata effettuata dall’équipe guidata dal dottor Antonio Toso,<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Importante traguardo medico all’ospedale di Santorso, dove per la prima volta in Veneto è stato eseguito con successo un intervento chirurgico per l’impianto combinato di iride artificiale e cristallino artificiale.</p>



<p>L’operazione è stata effettuata dall’équipe guidata dal dottor Antonio Toso, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica dell’ospedale Alto Vicentino, su un paziente residente nel territorio dell’ULSS 7 Pedemontana.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Grave trauma all’occhio e vista compromessa</h3>



<p>Il paziente aveva riportato quattro anni fa un grave trauma all’occhio sinistro, con la perdita del cristallino e un importante danno all’iride, che aveva provocato una forte compromissione della capacità visiva.</p>



<p>L’intervento ha permesso di ricostruire la funzionalità dell’occhio attraverso una tecnica altamente specialistica disponibile soltanto in pochi centri in Italia e in Europa.</p>



<p>La procedura richiede infatti un’elevata precisione chirurgica: i due impianti devono essere collegati tra loro tramite microsuture realizzate con fili sottilissimi, dello spessore di un capello. Successivamente vengono posizionati all’interno del bulbo oculare e fissati stabilmente mediante particolari ancore interne, il tutto attraverso un’incisione di appena 6,5 millimetri.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Intervento durato due ore</h3>



<p>L’operazione, svolta in anestesia generale, è durata circa due ore.</p>



<p>«Di fatto siamo andati a ricostruire il bulbo oculare e a ripristinare la funzionalità della pupilla», ha spiegato il dottor Toso, ricordando come l’iride regoli il passaggio della luce attraverso la pupilla mentre il cristallino mette a fuoco le immagini sulla retina.</p>



<p>Il medico ha sottolineato che senza cristallino e iride la vista risultava gravemente compromessa e che grazie all’intervento il paziente potrà ottenere un significativo recupero visivo. Importante anche il risultato estetico e psicologico, dato che l’occhio ha riacquistato un aspetto del tutto normale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">“Conferma dell’eccellenza dell’Oculistica di Santorso”</h3>



<p>Sull’intervento è intervenuto anche il direttore generale dell’ULSS 7 Pedemontana, Giovanni Carretta, che ha evidenziato il valore clinico e tecnologico dell’operazione.</p>



<p>«Questo intervento rappresenta una conferma della qualità dell’Oculistica dell’ospedale di Santorso e dell’offerta sanitaria dell’Ulss 7 più in generale», ha dichiarato, congratulandosi con il dottor Toso e con tutta l’équipe per il risultato raggiunto.</p>
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		<title>Barbecue e caldo estivo: gli errori da evitare per cucinare in sicurezza ed evitare sostanze tossiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 09:37:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[FOOD & DRINK]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’arrivo delle prime giornate di caldo intenso, cresce la voglia di grigliate all’aperto, un’abitudine sempre più diffusa durante la stagione estiva. Tuttavia, alcune pratiche comuni durante la cottura alla brace possono comportare rischi per la salute, legati alla formazione<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Con l’arrivo delle prime giornate di caldo intenso, cresce la voglia di grigliate all’aperto, un’abitudine sempre più diffusa durante la stagione estiva. Tuttavia, alcune pratiche comuni durante la cottura alla brace possono comportare rischi per la salute, legati alla formazione di sostanze nocive e alla contaminazione degli alimenti.</p>



<p>Uno dei principali problemi riguarda il contatto diretto tra grasso e fiamma. Quando il grasso della carne cade sulle braci incandescenti, si genera del fumo che risale e si deposita sugli alimenti. In questo processo si possono formare <strong>composti potenzialmente tossici</strong> che finiscono sulla superficie della carne. Per ridurre il rischio, è consigliabile eliminare il grasso in eccesso prima della cottura e, quando possibile, utilizzare barbecue progettati in modo da evitare che il grasso coli direttamente sulla fonte di calore.</p>



<p>Un altro aspetto critico è il contatto diretto tra fiamma e cibo. La presenza di fiammate durante la cottura può portare alla formazione di uno strato superficiale sulla carne considerato non salutare. Per prevenire questo fenomeno è importante mantenere una distanza adeguata tra alimento e brace: le indicazioni tecniche suggeriscono che la griglia dovrebbe essere posizionata a una distanza sufficiente dalle braci per evitare il contatto diretto con le fiamme. Nei modelli dotati di coperchio, l’utilizzo dello stesso aiuta a stabilizzare la temperatura e a limitare la formazione di fiammate.</p>



<p>Particolare attenzione va posta anche al tipo di combustibile utilizzato. Il carbone più adatto è quello purificato, che produce meno fumo e contiene meno residui. L’utilizzo di legna non idonea, soprattutto se trattata o verniciata, è sconsigliato perché può rilasciare sostanze chimiche durante la combustione che rischiano di trasferirsi agli alimenti.</p>



<p>Anche gli accendifuoco richiedono attenzione: sia solidi che liquidi o in gel devono essere completamente consumati prima di iniziare la cottura, per evitare contaminazioni del cibo.</p>



<p>Infine, un errore frequente riguarda la gestione degli utensili e delle superfici di lavoro. L’uso degli stessi strumenti per carne cruda e cotta o lo stesso piatto per entrambe le fasi può favorire la contaminazione incrociata. È quindi fondamentale separare sempre gli strumenti utilizzati per gli alimenti crudi da quelli destinati al cibo già cotto, riducendo il rischio di intossicazioni alimentari dovute alla presenza di batteri o virus.</p>



<p>La corretta gestione della grigliata, quindi, non riguarda solo il gusto ma anche la sicurezza alimentare, soprattutto nei periodi di caldo intenso in cui le abitudini all’aperto diventano più frequenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/barbecue-e-caldo-estivo-gli-errori-da-evitare-per-cucinare-in-sicurezza-ed-evitare-sostanze-tossiche/">Barbecue e caldo estivo: gli errori da evitare per cucinare in sicurezza ed evitare sostanze tossiche</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Gonorrea e sifilide ai massimi storici in Europa: record di contagi, allarme degli esperti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 13:17:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo allarme sanitario in Europa per le infezioni sessualmente trasmissibili. Secondo quanto riportato dalla BBC, gonorrea e sifilide hanno raggiunto nel 2024 i livelli più alti degli ultimi dieci anni, con numeri record che preoccupano le autorità sanitarie europee. I<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Nuovo allarme sanitario in Europa per le infezioni sessualmente trasmissibili. Secondo quanto riportato dalla BBC, gonorrea e sifilide hanno raggiunto nel 2024 i livelli più alti degli ultimi dieci anni, con numeri record che preoccupano le autorità sanitarie europee.</p>



<p>I dati arrivano dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, European Centre for Disease Prevention and Control, che parla di una crescita costante delle infezioni e di “crescenti lacune nei test e nella prevenzione”.</p>



<p>La gonorrea ha registrato 106.331 casi nel 2024, con un aumento del 303% rispetto al 2015. Anche la sifilide è in forte crescita: i casi confermati sono saliti a 45.557, più del doppio rispetto a dieci anni fa.</p>



<p>Secondo l’ECDC, queste malattie possono provocare conseguenze molto serie se non curate. Tra le complicazioni segnalate ci sono infertilità, dolore cronico e, nel caso della sifilide, problemi neurologici e cardiovascolari.</p>



<p>Bruno Ciancio, responsabile dell’unità Malattie Trasmissibili e Vaccinabili dell’ECDC, ha spiegato che preoccupa soprattutto l’aumento dei casi di sifilide congenita, trasmessa dalla madre al neonato durante la gravidanza. Tra il 2023 e il 2024 i casi sarebbero quasi raddoppiati.</p>



<p>L’agenzia sanitaria europea invita quindi a rafforzare prevenzione e controlli: utilizzo del preservativo, test frequenti e diagnosi precoce restano gli strumenti principali per limitare la diffusione delle infezioni.</p>



<p>La Spagna è risultata il Paese europeo con il maggior numero di casi segnalati: 37.169 infezioni da gonorrea e 11.556 da sifilide nel solo 2024.</p>



<p>L’ECDC evidenzia inoltre che gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini restano il gruppo maggiormente colpito, ma cresce anche il numero di casi tra donne eterosessuali in età fertile.</p>



<p>La clamidia continua invece a essere l’infezione batterica sessualmente trasmissibile più diffusa in Europa, con 213.443 casi registrati nel 2024, anche se in lieve calo (-6%) rispetto al 2015.</p>



<p>Anche il Regno Unito, pur non partecipando più alla ricerca europea dopo la Brexit, segnala numeri elevati. Secondo i dati dell’agenzia sanitaria britannica, nel 2024 in Inghilterra sono stati registrati 71.802 casi di gonorrea, 9.535 di sifilide e 168.889 di clamidia.</p>



<p>Proprio il Regno Unito nel 2025 ha avviato la prima campagna vaccinale al mondo contro la gonorrea, dopo il record di oltre 85 mila casi registrato nel 2023.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I sintomi da non sottovalutare</h3>



<p>La gonorrea può causare dolore, perdite anomale e infiammazioni dei genitali, anche se in molti casi non presenta sintomi evidenti.</p>



<p>La sifilide invece può manifestarsi con ulcere nella zona genitale o della bocca, eruzioni cutanee, perdita di capelli e sintomi simili all’influenza. In entrambe le malattie i sintomi possono comparire e scomparire nel tempo, rendendo più difficile una diagnosi immediata.</p>



<p>Secondo il sistema sanitario britannico, National Health Service, entrambe le infezioni possono essere prevenute con l’uso corretto del preservativo e curate efficacemente con antibiotici, soprattutto se diagnosticate in fase precoce.</p>
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		<title>Verso la nuova Casa della Comunità di Sandrigo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 13:34:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[nuova casa]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>SANDRIGO, 20 MAGGIO &#8211; La Direzione dell’ULSS 8 Berica prosegue il percorso di incontri con le amministrazioni locali per illustrare lo stato di avanzamento dei lavori e i servizi delle nuove Case della Comunità, nell’imminenza della loro attivazione. Si è<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>SANDRIGO, 20 MAGGIO &#8211; La Direzione dell’ULSS 8 Berica prosegue il percorso di incontri con le amministrazioni locali per illustrare lo stato di avanzamento dei lavori e i servizi delle nuove Case della Comunità, nell’imminenza della loro attivazione.</p>



<p>Si è svolto infatti ieri, presso il municipio di Sandrigo, l’incontro tra l’Azienda socio-sanitaria &#8211; rappresentata dal Direttore Generale Peter Assembergs e dal Direttore dei Servizi Socio-Sanitari Achille Di Falco &#8211; e i Sindaci e Assessori dei Comuni del territorio, dedicato appunto alla Casa della Comunità che sta sorgendo in piazza Zanella, all’interno della struttura che già ospita il Centro sanitario polifunzionale e l’Ospedale di Comunità.</p>



<p>Più in dettaglio, la nuova Casa della Comunità troverà collocazione nell’ala ovest, dove un tempo era collocato il Suem 118. Si svilupperà su due piani, per un totale di 1.188 mq. Un’ampia superficie che consentirà di allestire 14 ambulatori e ospitare in parallelo tutti i servizi che caratterizzano il format delle Case della Comunità. Il tutto con un investimento complessivo di 2,8 milioni di euro.</p>



<p>Un particolare focus durante l’incontro è stato dedicato proprio agli elementi di novità salienti che saranno introdotti nell’offerta assistenziale grazie alla nuova struttura.</p>



<p>Un primo aspetto innovativo sarà il Punto Unico di Accesso (PUA), che vedrà una gestione in stretta collaborazione tra l’Azienda socio-sanitari (per le figure amministrative e infermieristiche) e le Amministrazioni Comunali (per gli assistenti sociali) e consentirà una presa in carico completa e personalizzata dei bisogni del cittadino.</p>



<p>Di rilievo sarà anche il ruolo del futuro Infermiere di Famiglia, una figura innovativa per la quale l’ULSS 8 Berica metterà a disposizione dei professionisti specificamente formati attraverso il Master in Infermiere di Famiglia e Comunità organizzato nella sede di Vicenza dall’Università di Verona proprio in collaborazione con l’Ulss 8 Berica.</p>



<p>Il tutto con una particolare attenzione alla presa in carico dei pazienti cronici con patologie cardiovascolari, pneumologiche e neurologiche o affetti da diabete, garantendo così a queste categorie di malati percorsi assistenziali più efficaci nel prevenire eventuali acutizzazioni, più accessibili in quanto vicino a casa e più appropriati, evitando ospedalizzazioni non necessarie.</p>



<p>«Stiamo proseguendo il nostro ciclo di incontri con i Sindaci e gli Assessori, con l’obiettivo di entrare nel merito di quella che sarà la futura offerta territoriale che andrà a definirsi con le Case della Comunità &#8211; commenta il <strong>Direttore Generale dell’ULSS 8 Berica Peter Assembergs</strong> -. Anche per quella di Sandrigo organizzeremo un open day per la popolazione nell’imminenza della sua apertura, perché è fondamentale che i cittadini conoscano quelli che saranno i futuri percorsi di presa in carico».</p>



<p><br>«Sandrigo &#8211; commenta il <strong>Sindaco Marica Rigon</strong> &#8211; si conferma un polo centrale per la salute, offrendo servizi socio-sanitari a oltre 50.000 utenti. Questo progetto restituisce finalmente la fondamentale dimensione della territorialità nella cura: curarsi non significa solo andare in ospedale, ma trovare risposte vicino a casa valorizzando e mantenendo così la prossimità assistenziale. Grazie a questa struttura, i cittadini potranno usufruire attraverso il punto unico di accesso (PUA) orientamento e continuità assistenziale oltre a innovativi servizi socio-sanitari ottenendo risposte concrete ai bisogni di cura. Ringrazio la Direzione Sanitaria per l’impegno e la proficua collaborazione profusi».</p>
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		<title>Ospedale San Bassiano, primi trapianti di cornea con tecnica ultra-mininvasiva: eseguiti 4 interventi con DMEK</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 10:15:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[BASSANO]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>All’Ospedale San Bassiano sono stati eseguiti con successo, nei giorni scorsi, i primi trapianti dell’endotelio corneale mediante una tecnica ultra-mininvasiva, segnando un importante avanzamento nella chirurgia oculistica. Si tratta di quattro interventi realizzati con metodica DMEK (Descemet Membrane Endothelial Keratoplasty),<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>All’Ospedale San Bassiano sono stati eseguiti con successo, nei giorni scorsi, i primi trapianti dell’endotelio corneale mediante una tecnica ultra-mininvasiva, segnando un importante avanzamento nella chirurgia oculistica. Si tratta di quattro interventi realizzati con metodica DMEK (Descemet Membrane Endothelial Keratoplasty), utilizzata solo in pochi centri altamente selezionati, che consente un recupero più rapido e una minore probabilità di rigetto.</p>



<p>La procedura rappresenta un’evoluzione significativa nel trattamento delle patologie dell’endotelio corneale, lo strato più interno della cornea. Come spiegato dal dott. Pietro Viola, direttore dell’U.O.C. di Oculistica dell’ospedale e tra i maggiori esperti nazionali della tecnica con oltre 500 interventi all’attivo, la DMEK permette di sostituire esclusivamente il tessuto malato. Il trapianto riguarda infatti uno strato di cellule dello spessore di circa 15 micron, pari a 15 millesimi di millimetro, preservando le restanti strutture sane della cornea.</p>



<p>Secondo Viola, questo approccio richiede una formazione altamente specialistica e grande precisione, ma offre vantaggi rilevanti: recupero visivo più rapido, migliore qualità della visione finale e riduzione significativa del rischio di rigetto, grazie alla minima quantità di tessuto trapiantato.</p>



<p>L’introduzione della tecnica conferma il livello di eccellenza della chirurgia oculistica del San Bassiano. Il reparto si inserisce in una tradizione consolidata, che negli anni ha visto la presenza di figure di rilievo nazionale come il prof. Ferraris De Gaspare, il dott. Toso, il dott. Galan, il dott. Altafini e la dott.ssa Morselli, contribuendo alla crescita della scuola oculistica bassanese e al suo riconoscimento a livello regionale e nazionale.</p>



<p>Soddisfazione è stata espressa anche dal direttore generale dell’ULSS 7 Pedemontana, Giovanni Carretta, che ha sottolineato come l’introduzione di questa metodica rappresenti un valore aggiunto sia per i pazienti direttamente trattati sia per l’intera attività oculistica dell’ospedale. Fondamentale, in questo contesto, anche la collaborazione con la Fondazione Banca degli Occhi del Veneto, inserita nella rete regionale delle eccellenze.</p>



<p>Il dott. Antonio Di Caprio, direttore sanitario dell’ULSS 7 Pedemontana, ha spiegato che l’intervento dura circa 15-20 minuti, viene eseguito in regime di day hospital con paziente sedato ma vigile, e consente la dimissione già nella stessa giornata. I tempi di recupero variano tra i 10 e i 30 giorni. La tecnica è indicata per pazienti affetti da patologie dell’endotelio corneale, come la distrofia di Fuchs, che compromette progressivamente la vista in entrambi gli occhi.</p>



<p>L’endotelio corneale svolge un ruolo essenziale nel mantenere la trasparenza della cornea, regolando i liquidi e impedendo il gonfiore del tessuto. Quando è compromesso, la visione diventa progressivamente offuscata, spesso descritta come quella attraverso un vetro satinato, con peggioramento al mattino. Se non trattata, la patologia può evolvere fino alla cecità e colpisce prevalentemente persone oltre i 50 anni, con maggiore incidenza tra i 65 e gli 80.</p>



<p>L’innovazione non si ferma ai trapianti corneali. Il dott. Viola ha annunciato futuri sviluppi, tra cui l’introduzione dell’impianto di endotelio artificiale per i casi più complessi e lo sviluppo di nuove tecniche di sutura più efficaci, oggetto anche di progetti scientifici con altri centri.</p>



<p>Parallelamente, il reparto sta potenziando anche la chirurgia vitreoretinica, affrontando patologie come il distacco di retina e le malattie maculari (pucker e fori maculari) con strumenti mini-invasivi di ultima generazione, con calibri fino a 0,4 mm. Questa tecnologia riduce il trauma oculare, accelera la guarigione, limita il dolore post-operatorio e diminuisce il rischio di complicanze, confermando l’orientamento del San Bassiano verso l’innovazione e l’eccellenza clinica nelle specialità oculistiche più avanzate.</p>
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		<title>Veneto allarme Hantavirus: quattro passeggeri del volo KLM transitati da Roma: coinvolta la nostra regione!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Faietti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 11:08:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hantavirus, quattro passeggeri del volo KLM transitati da Roma: coinvolto anche il Veneto Quattro persone che si trovavano a bordo del volo KLM sul quale viaggiava una donna poi deceduta a causa dell’hantavirus sono transitate da Roma. A renderlo noto<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Hantavirus, quattro passeggeri del volo KLM transitati da Roma: coinvolto anche il Veneto</p>



<p>Quattro persone che si trovavano a bordo del volo KLM sul quale viaggiava una donna poi deceduta a causa dell’hantavirus sono transitate da Roma. A renderlo noto è stato il Ministero della Salute italiano, che ha comunicato l’attivazione delle verifiche previste in casi di possibile esposizione a patogeni infettivi.</p>



<p>Secondo quanto emerso, le autorità sanitarie italiane sono state informate della presenza sul volo di alcuni passeggeri che, dopo l’arrivo in Europa, avrebbero proseguito il proprio viaggio passando anche per il territorio italiano. Tra le regioni interessate dalle attività di monitoraggio figura anche il Veneto.</p>



<p>Il Ministero ha precisato che la situazione è seguita con attenzione dalle strutture competenti, in raccordo con le autorità sanitarie regionali. L’obiettivo è ricostruire gli spostamenti delle persone coinvolte e valutare eventuali misure di sorveglianza sanitaria, come previsto dai protocolli.</p>



<p>L’hantavirus è un’infezione virale generalmente trasmessa all’uomo attraverso il contatto con escrementi, urine o saliva di roditori infetti. La trasmissione da persona a persona è considerata rara e dipende dal tipo di virus coinvolto. Per questo motivo, al momento, l’attenzione delle autorità è concentrata soprattutto sull’identificazione dei contatti e sulla valutazione del rischio effettivo.</p>



<p>Non risultano, al momento, indicazioni di allarme per la popolazione. Le autorità sanitarie invitano comunque a mantenere alta l’attenzione e a seguire eventuali comunicazioni ufficiali che dovessero essere diffuse nelle prossime ore.</p>



<p>Il caso resta sotto osservazione, mentre proseguono gli accertamenti sui passeggeri transitati in Italia e sui possibili collegamenti con il territorio veneto.</p>
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		<title>Veneto &#8211; Ragazza parla solo con l’algoritmo: primo caso di dipendenza da intelligenza artificiale in cura al SerD</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 09:52:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[TECNOLOGIA]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una dipendenza che non nasce da sostanze, ma da una relazione digitale con un algoritmo. A Venezia una giovane donna di circa 20 anni è stata presa in carico dal Servizio per le Dipendenze (SerD) dell’Ulss 3 Serenissima per quello<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Una dipendenza che non nasce da sostanze, ma da una relazione digitale con un algoritmo. A Venezia una giovane donna di circa 20 anni è stata presa in carico dal Servizio per le Dipendenze (SerD) dell’Ulss 3 Serenissima per quello che viene descritto come il primo caso di “dipendenza comportamentale da intelligenza artificiale”.</p>



<p>La notizia è stata riportata da <em>Il Gazzettino</em>, che evidenzia come finora, nell’esperienza dei SerD, le dipendenze comportamentali fossero legate soprattutto a gioco d’azzardo, shopping compulsivo, uso di smartphone, social network o videogiochi. In questo caso, invece, il legame patologico riguarda un’interazione continuativa con un sistema di intelligenza artificiale, diventato per la paziente un punto di riferimento esclusivo.</p>



<p>A raccontare il fenomeno è la primaria del SerD, Laura Suardi, che parla di una situazione “come la punta di un iceberg” all’interno di un servizio storicamente associato alle tossicodipendenze. Secondo la specialista, il caso non rappresenta una sorpresa assoluta, ma l’evoluzione di fenomeni già osservati nelle dipendenze comportamentali.</p>



<p>Nel rapporto con l’intelligenza artificiale, spiega Suardi, si sviluppa un meccanismo particolare: “l’algoritmo, man mano che impara a conoscerti, sa dare risposte che corrispondono a quanto vorresti sentire, anche più di una persona reale, rafforzando progressivamente quella che sembra una relazione amicale”. Un processo che può diventare critico quando la tecnologia diventa “un unico orizzonte di riferimento”.</p>



<p>Il caso della giovane rientra in quella che viene definita una dipendenza comportamentale, non legata a sostanze ma a attività e relazioni digitali. Una condizione che, secondo gli operatori, si manifesta quando il rapporto con lo strumento tecnologico sostituisce progressivamente le relazioni reali.</p>



<p>Sul fronte terapeutico, la responsabile del SerD sottolinea che non è sufficiente imporre limiti all’uso dei dispositivi digitali. L’intervento richiede un approccio multidisciplinare: competenze psicologiche, psichiatriche e il coinvolgimento della famiglia, considerata centrale nel percorso di cura.</p>



<p>Il SerD dell’Ulss 3 veneziana segue circa quattromila pazienti, tra cui anche altri giovani con dipendenze legate all’uso di videogiochi e smartphone. Il nuovo caso apre quindi uno scenario inedito per i servizi territoriali, chiamati a confrontarsi con forme di dipendenza sempre più legate al mondo digitale e all’interazione con sistemi di intelligenza artificiale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/veneto-ragazza-parla-solo-con-lalgoritmo-primo-caso-di-dipendenza-da-intelligenza-artificiale-in-cura-al-serd/">Veneto &#8211; Ragazza parla solo con l’algoritmo: primo caso di dipendenza da intelligenza artificiale in cura al SerD</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Focolaio di hantavirus sulla nave da crociera: quanto dovremmo preoccuparci?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 08:31:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un focolaio di hantavirus scoppiato a bordo di una nave da crociera con passeggeri provenienti da diversi Paesi sta spingendo le autorità sanitarie internazionali a un vasto lavoro di tracciamento dei contatti. La situazione viene definita seria, ma gli esperti<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Un focolaio di hantavirus scoppiato a bordo di una nave da crociera con passeggeri provenienti da diversi Paesi sta spingendo le autorità sanitarie internazionali a un vasto lavoro di tracciamento dei contatti. La situazione viene definita seria, ma gli esperti ribadiscono che il rischio per la popolazione generale resta basso.</p>



<p>L’imbarcazione era partita dall’Argentina circa un mese fa e, nel corso del viaggio, tre passeggeri sono morti a bordo o dopo lo sbarco. Altre quattro persone sono state evacuate per ricevere cure mediche. Intanto, è in corso un’operazione internazionale per rintracciare tutti i passeggeri che hanno già fatto ritorno nei propri Paesi, tra cui Regno Unito, Sudafrica, Paesi Bassi, Stati Uniti e Svizzera.</p>



<p>Secondo l’ultimo aggiornamento sanitario, sono stati identificati otto casi complessivi tra le persone a bordo: tre confermati e cinque sospetti. Non è ancora chiaro quale sia stata l’origine dell’epidemia.</p>



<p>L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiarito che non si tratta di una minaccia paragonabile a Covid o influenza. “Non è l’inizio di una pandemia”, ha spiegato la dottoressa Maria Van Kerkhove, sottolineando che il virus si diffonde in modo molto diverso e meno efficiente rispetto a patogeni altamente contagiosi.</p>



<p>L’hantavirus, in generale, si trasmette dai roditori all’uomo attraverso l’inalazione di particelle contaminate presenti in urina, feci o saliva degli animali. Il ceppo coinvolto nell’epidemia, noto come ceppo andino, può in alcuni casi trasmettersi anche da persona a persona, ma con modalità molto meno efficienti rispetto ad altri virus respiratori.</p>



<p>Gli esperti ipotizzano che il contagio iniziale possa essere avvenuto prima dell’imbarco o durante scali in aree remote ricche di fauna selvatica. Successivamente, alcuni contagi potrebbero essersi verificati a bordo, dove condizioni di vita ravvicinate, cabine condivise e spazi comuni possono favorire la trasmissione tra persone.</p>



<p>Tra i casi segnalati figura anche una donna olandese sbarcata all’isola di Sant’Elena il 24 aprile, mentre il marito era deceduto a bordo l’11 aprile. Non è ancora confermato se anche lui rientri tra i casi di hantavirus.</p>



<p>Le autorità sanitarie britanniche sottolineano però che il virus non si diffonde tramite contatti casuali o ambienti pubblici come scuole, negozi o luoghi di lavoro. I sintomi, che compaiono generalmente tra due e quattro settimane dall’esposizione ma possono emergere anche dopo più di un mese, includono febbre, affaticamento, dolori muscolari e, nei casi più gravi, difficoltà respiratorie e disturbi gastrointestinali.</p>



<p>Non esiste una cura specifica, ma il trattamento ospedaliero tempestivo può migliorare le probabilità di sopravvivenza.</p>



<p>Il tracciamento dei contatti è descritto dagli esperti come uno sforzo “colossale” ancora in corso. Alcuni passeggeri sono già stati sottoposti ad autoisolamento precauzionale di 45 giorni, in particolare nel Regno Unito.</p>



<p>Le autorità sanitarie ribadiscono che, per chi non è stato direttamente coinvolto nell’evento, il rischio rimane “trascurabile”. Le persone esposte vengono comunque monitorate attentamente, inclusi i passeggeri dei voli di rientro e chi ha avuto contatti ospedalieri.</p>



<p>La nave, nel frattempo, ha lasciato l’area vicino a Capo Verde ed è diretta verso le Isole Canarie. A bordo sono stati effettuati controlli sanitari e una pulizia approfondita in vista delle evacuazioni programmate.</p>



<p>Secondo quanto comunicato dalla compagnia di navigazione, nessuno tra i passeggeri ancora a bordo presenta sintomi. Le autorità continuano a coordinare il rientro nei Paesi d’origine e il monitoraggio dei contatti in diversi Stati, inclusi Stati Uniti e Regno Unito, dove alcuni passeggeri sono già sotto osservazione pur non mostrando segni di malattia.</p>
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		<title>Il dott. Tringali nuovo primario di Gastroenterologia a Vicenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 14:52:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[VICENZA e PROVINCIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’incarico è stato affidato al dott. Alberto Tringali, specialista con una lunga esperienza in centri di livello nazionale e già direttore dell’U.O.C. Gastroenterologia dell’ospedale di Conegliano Nuovo direttore per l’U.O.C. di Gastroenterologia dell’ospedale di Vicenza: l’ULSS 8 Berica ha formalizzato<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p><strong>L’incarico è stato affidato al dott. Alberto Tringali, specialista con una lunga esperienza in centri di livello nazionale e già direttore dell’U.O.C. Gastroenterologia dell’ospedale di Conegliano</strong></p>



<p>Nuovo direttore per l’U.O.C. di Gastroenterologia dell’ospedale di Vicenza: l’ULSS 8 Berica ha formalizzato l’incarico al dott. Alberto Tringali, risultato primo classificato a conclusione dell’apposito concorso indetto dall’Azienda socio-sanitaria vicentina.</p>



<p>Originario di Palermo, 56 anni, il dott. Tringali si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Palermo, dove ha conseguito anche la specializzazione in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, per poi approfondire ulteriormente la sua formazione con due Master Universitari di II livello in Endoscopia Avanzata (presso l’Università di Bologna) e in Endoscopia Biliopancreatica (presso Humanitas University).</p>



<p>Nel suo curriculum vanta una lunga esperienza presso l’ospedale Niguarda di Milano, dove ha lavorato dal 2001 al 2019 inizialmente in Medicina d’Urgenza e successivamente nelle strutture complesse di Epatogastroenterologia e Endoscopia Digestiva ed Interventistica, fino ad assumere l’incarico di direttore della struttura semplice di Endoscopia Diagnostica. Nel 2019 si è trasferito professionalmente all’ULSS 2 Marca Trevigiana, dove per due anni ha diretto l’U.O.C. di Gastroenterologia dell’ospedale di Conegliano (TV), incarico ricoperto fino al 2021 e dal 2022 al 2025 con una parentesi nuovamente a Milano come direttore della struttura complessa di Endoscopia Digestiva presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori.</p>



<p>«Questo incarico rappresenta per me sicuramente un’opportunità di crescita professionale &#8211; commenta il dot. Tringali -, in quanto a Vicenza potrò occuparmi di casi anche molto complessi e guidare un reparto caratterizzato da volumi di attività molto elevati. Sono dunque onorato di entrare a far parte dell’ULSS 8 Berica in quanto ritengo l’ospedale di Vicenza un’eccellenza per tutto il bacino di utenza del Vicentino e non solo. Tra gli obiettivi che cercherò di sviluppare vi è sicuramente un ulteriore rafforzamento della collaborazione con la Gastroenterologia di Arzignano-Montecchio e l’integrazione sempre maggiore tra ospedale e territorio, anche con l’ausilio della telemedicina. Un altro obiettivo è l’incremento dell’attività endoscopica interventistica, che rappresenta un requisito importante per dare risposta ai pazienti che hanno necessità di cura per la patologia biliopancreatica, ma anche per la rimozione delle lesioni pre-neoplastiche del colon a seguito dell’attività di screening».</p>



<p>Infine un obiettivo da non sottovalutare sarà quello di proseguire l’attività scientifica intrapresa da molti anni, anche con collaborazioni internazionali, con molteplici pubblicazioni scientifiche che hanno comportato l’acquisizione della Abilitazione scientifica nazionale di Professore di II fascia di Gastroenterologia e il ruolo di coordinatore della commissione scientifica nazionale della Società Italiana di Endoscopia digestiva (SIED). «L’attività scientifica svolgerà un ruolo importante per far si che la UOC di Gastroenterologia di Vicenza abbia sempre maggior rilievo nazionale ed internazionale, sottolinea il dott. Tringali».</p>



<p>«Do il benvenuto in Azienda al dott. Tringali &#8211; commenta il Direttore Generale dell’ULSS 8 Berica Peter Assembergs -. Arriva con un’esperienza significativa in centri di livello nazionale e avendo già ricoperto l’incarico di direttore di una unità operativa complessa, pertanto sono certo che potrà portare anche nella nostra Azienda un contributo importante sia sul piano clinico sia in termini di organizzazione di un reparto che è certamente di rilievo. A questo riguardo voglio sottolineare che la sua nomina conferma il percorso intrapreso come Direzione per bandire rapidamente le selezioni relative ai primariati che risultavano vacanti. A questo riguardo, l’arrivo del dott. Tringali conferma l’elevata capacità di attrazione dell’ospedale di Vicenza nei confronti di professionisti altamente qualificati».</p>
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		<title>Chemioterapia con &#8220;Fido&#8221;: il progetto pilota passa anche dal Veneto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 06:46:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PETS]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[pet]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Terapie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Degenza in ospedale con il cane accanto e anche nelle sedute di chemioterapia. E&#8217; la nuova possibilità introdotta dall&#8217;azienda sanitaria Ulss 2 di Treviso attraverso un piano che rende strutturato un percorso avviato da anni. A illustrarne le caratteristiche sono<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Degenza in ospedale con il cane accanto e anche nelle sedute di chemioterapia. E&#8217; la nuova possibilità introdotta dall&#8217;azienda sanitaria Ulss 2 di Treviso attraverso un piano che rende strutturato un percorso avviato da anni. A illustrarne le caratteristiche sono stati ieri il direttore generale, Giancarlo Bizzari, il direttore sanitario, Maria Caterina De Marco, e il responsabile del Servizio di Igiene urbana veterinaria del Dipartimento di prevenzione, Massimo Maiorano.<br>    Il piano sarà rivolto a tutti i pazienti che desiderano essere accompagnati dai propri animali d&#8217;affezione &#8211; non necessariamente cani &#8211; durante il percorso di cura, con la possibilità di chiederne la presenza anche durante le sedute di chemioterapia, oltre che nel corso della degenza. A questo proposito l&#8217;Ulss 2 lancerà un appello ai privati affinché supportino economicamente l&#8217;iniziativa, che richiede un locale e un infermiere dedicati durante la &#8216;pet infusion&#8217;.<br>    &#8220;L&#8217;umanizzazione delle cure non è uno slogan &#8211; sottolinea Bizzari &#8211; ma una direzione concreta su cui stiamo lavorando ogni giorno. Le famiglie sono radicalmente cambiate: sono sempre meno numerose, gli anziani sono più soli e gli animali da affezione sono parte, a tutti gli effetti, di un nucleo familiare sempre più ristretto. Dobbiamo tenerne conto, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità, quando le persone affrontano la malattia.<br>    Si tratta di un progetto sperimentale &#8211; chiude &#8211; per finanziare il quale lanceremo un bando per la raccolta fondi e ci auguriamo che associazioni e privati rispondano positivamente all&#8217;appello&#8221;. ANSA VENETO</p>
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		<title>Giornata Nazionale per la prevenzione del melanoma, domenica l&#8217;evento con Vicenza Lilt</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 14:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[lilt]]></category>
		<category><![CDATA[melanoma]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cura della pelle diventa un appuntamento fisso. In occasione della neonata Giornata nazionale per la prevenzione del melanoma (istituita ufficialmente dal Senato della Repubblica Italiana per il 2 maggio), la LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) di Vicenza organizza per domenica<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p></p>



<p></p>



<p>La cura della pelle diventa un appuntamento fisso. In occasione della neonata <strong>Giornata nazionale per la prevenzione del melanoma</strong> (istituita ufficialmente dal Senato della Repubblica Italiana per il 2 maggio), la <strong>LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) di Vicenza</strong> organizza per <strong>domenica 3 maggio 2026</strong> una giornata straordinaria di screening e sensibilizzazione presso la sede storica di Borgo Casale 84/86.</p>



<p><strong>Il programma della giornata</strong></p>



<p>Dalle ore&nbsp;09:00 alle 12:30 e dalle 13:30 alle 18:00, tre medici specialisti saranno a disposizione della cittadinanza per effettuare&nbsp;<strong>200 visite di controllo dei nei</strong>.</p>



<p>L’evento di quest’anno assume una sfumatura particolare in vista della Festa della Mamma: LILT Vicenza ha scelto di promuovere la cultura della prevenzione tra generazioni, offrendo un&nbsp;<strong>percorso gratuito di informazione e counseling dedicato alle ragazze tra i 13 e i 16 anni</strong>&nbsp;accompagnate dalle loro madri.</p>



<p>Alle&nbsp;<strong>ore 11.30</strong>, la sede ospiterà l’<strong>“Aperitivo di Prevenzione”</strong>: un momento di confronto informale aperto a tutti, dove sarà possibile dialogare con il&nbsp;<strong>Dott. Fortunato Cassalia</strong>, responsabile della branca di dermatologia di LILT Vicenza. Un momento di approfondimento sull’importanza della diagnosi precoce, della corretta esposizione al sole e della consapevolezza dei fattori di rischio.</p>



<p><em>La prenotazione per le visite è obbligatoria (fino a esaurimento posti) contattando il numero&nbsp;<strong>0444 513333</strong>.</em></p>



<p><strong>LILT Vicenza: i numeri di un impegno costante a disposizione di tutti, per la prevenzione</strong></p>



<p>L’iniziativa del 3 maggio è solo la punta di diamante di un’attività incessante sul territorio berico mirata a informare sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce.</p>



<p><strong>I dati del 2025:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Oltre&nbsp;<strong>5.500 visite</strong>&nbsp;di controllo effettuate.</li>



<li>Numerose serate informative nei comuni, eventi e collaborazioni con altre Associazioni del territorio</li>



<li>Interventi diretti nelle principali&nbsp;<strong>aziende del territorio</strong>&nbsp;per screening e formazione ai dipendenti.</li>
</ul>



<p><strong>Il bilancio (iniziale) del 2026:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Già superate le&nbsp;<strong>1.500 visite</strong>&nbsp;di controllo dei nei.</li>



<li><strong>Progetti speciali:</strong>&nbsp;Collaborazione con il Comando dei&nbsp;<strong>Vigili del Fuoco di Vicenza</strong>&nbsp;(oltre 100 visite gratuite offerte) e partnership con i comuni di&nbsp;<strong>Zanè</strong>&nbsp;(50 visite effettuate) e&nbsp;<strong>Valli del Pasubio</strong>&nbsp;(100 visite programmate).</li>



<li><strong>La prevenzione è per tutti:</strong> Campagna<strong> “Un goal contro il melanoma”</strong>, una giornata dedicata alla salute della pelle dedicata<strong> ai giocatori del L.R. Vicenza</strong>.</li>



<li><strong>Formazione e Rete:</strong>&nbsp;Grazie alla convenzione con<strong>&nbsp;Demeral</strong>, LILT sta formando i parrucchieri affinché diventino &#8220;sentinelle&#8221; capaci di individuare precocemente anomalie cutanee nei clienti.</li>



<li><strong>Presenza sul territorio:</strong>&nbsp;Dopo le serate informative a Posina, Valli del Pasubio, Monteviale e Malo, il 27 aprile con l’evento <strong>“Skin First”</strong>&nbsp;e la partecipazione del Dott. Cassalia si è dato avvio a un’importante collaborazione con Confartigianato Vicenza.</li>
</ul>



<p>“L’Istituzione della Giornata Nazionale del 2 maggio segna un passo avanti fondamentale per la cultura della salute in Italia,” dichiara il&nbsp;<strong>Presidente di LILT Vicenza, Giuseppe Galvanin</strong>. “Con l&#8217;iniziativa di domenica 3 maggio, vogliamo che la prevenzione diventi un gesto naturale, quasi un passaggio di testimone tra madri e figlie. I numeri del 2025 e i progetti già avviati nel 2026 dimostrano che il nostro territorio risponde con forza: il nostro obiettivo è non lasciare nessuno indietro, portando la diagnosi precoce direttamente nelle piazze, nelle aziende e tra le giovani generazioni.”</p>



<p>“Rispetto ad altre patologie oncologiche, nella prevenzione dei tumori cutanei abbiamo un vantaggio importante: la pelle è un organo completamente visibile. Questo rende l’auto-osservazione e i controlli periodici strumenti fondamentali per arrivare a una diagnosi precoce,” spiega il <strong>Dott. Fortunato Cassalia</strong>, responsabile della branca di dermatologia di LILT Vicenza. “Oltre alle 200 visite in programma, il nostro impegno è rivolto alla diffusione di messaggi di prevenzione primaria e secondaria: vogliamo che ogni persona impari a proteggere correttamente la propria pelle e a riconoscere i segnali che essa ci invia.”</p>



<p></p>
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		<title>Disagio giovanile in crescita, Girardi (Vicenza for Children): «Lo psicologo territoriale è ormai indispensabile»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 07:56:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rafforzamento dei servizi di supporto psicologico sul territorio è oggi una priorità non più rinviabile. Ne è convinto Alberto Girardi, presidente dell’Associazione Vicenza for Children, capofila e cofinanziatore nel Vicentino – insieme alla Fondazione Dalla Vecchia – del Polo<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Il rafforzamento dei servizi di supporto psicologico sul territorio è oggi una priorità non più rinviabile. Ne è convinto Alberto Girardi, presidente dell’Associazione Vicenza for Children, capofila e cofinanziatore nel Vicentino – insieme alla Fondazione Dalla Vecchia – del Polo Bridge, realtà che sostiene bambini, adolescenti e famiglie in situazioni di fragilità mentale, in collaborazione con Ulss 8, scuole e associazioni locali.</p>



<p>«Considerata l’entità del fenomeno, riteniamo l’istituzione del servizio di psicologia territoriale in Veneto un atto ormai improcrastinabile», afferma Girardi, intervenendo nel dibattito sul progetto di legge regionale. «Non entro nel merito delle singole proposte, tra cui quella presentata dal presidente della Regione Veneto Alberto Stefani in quinta Commissione, ma auspico che si arrivi rapidamente a un testo condiviso che dia risposte concrete. Si tratta di un problema che, come Polo Bridge nel Vicentino – ma la situazione è simile in tutto il Veneto – e come aziende sanitarie, stiamo gestendo con crescente difficoltà».</p>



<p>A confermare la portata del fenomeno sono anche i dati dell’Ulss 8 Berica: la Neuropsichiatria infantile ha registrato negli ultimi anni un aumento significativo del malessere psicologico tra i giovani. Nel 2024 le prese in carico sono state 1.120, con un totale di utenti salito a 2.359 e 881 accessi adolescenziali.</p>



<p>In questo contesto, il progetto Bridge ha rappresentato un supporto concreto: nel 2025 ha seguito oltre 200 ragazzi tra gli 8 e i 18 anni, alle prese con disturbi dell’umore, disturbi alimentari e difficoltà di regolazione emotiva, spesso legate anche ad abbandoni scolastici.</p>



<p>Il Polo Bridge si è confermato un nodo strategico nella presa in carico dei giovani con fragilità psicologiche e disturbi del comportamento alimentare, grazie a un modello integrato che coinvolge scuola, tutela minori, servizi sociali comunali e Ulss. Il team, composto da sette psicologhe e una dietista, opera in stretto coordinamento con la Neuropsichiatria infantile di Vicenza: tra febbraio e dicembre 2025 sono stati seguiti 844 pazienti, per un totale di quasi 2.000 colloqui. La dietista ha inoltre assistito 80 giovani, in sinergia con il Centro per i disturbi alimentari dell’Ulss 8.</p>



<p>«I numeri dimostrano che il Polo Bridge risponde a un bisogno reale del territorio – conclude Girardi – ma continuiamo ad avere liste d’attesa che non riusciamo a smaltire. Quest’anno, grazie alla collaborazione con la Fondazione Dalla Vecchia, siamo riusciti ad ampliare il servizio anche alla fascia di transizione tra i 18 e i 20 anni e a offrire un supporto psicologico aggiuntivo ai genitori, con l’obiettivo di migliorare la salute mentale e la qualità della vita di bambini e ragazzi».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tviweb.it/disagio-giovanile-in-crescita-girardi-vicenza-for-children-lo-psicologo-territoriale-e-ormai-indispensabile/">Disagio giovanile in crescita, Girardi (Vicenza for Children): «Lo psicologo territoriale è ormai indispensabile»</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.tviweb.it">TViWeb</a>.</p>
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		<title>Ex obeso sfida i McDonald’s per dimagrire: 25.000 km in bici davanti a ogni fast food di Francia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:48:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CURIOSITÀ - LIFESTYLE]]></category>
		<category><![CDATA[ITALIA e MONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un viaggio fuori dal comune, con un obiettivo preciso: dimostrare che lo sport può cambiare la vita. Thomas Billot, 36enne della regione francese del Giura, partirà il 1° maggio per un’impresa tanto insolita quanto simbolica: percorrere 25.000 chilometri in bicicletta<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Un viaggio fuori dal comune, con un obiettivo preciso: dimostrare che lo sport può cambiare la vita. Thomas Billot, 36enne della regione francese del Giura, partirà il 1° maggio per un’impresa tanto insolita quanto simbolica: percorrere 25.000 chilometri in bicicletta attraversando tutta la Francia, passando davanti a ogni ristorante McDonald’s del Paese.</p>



<p>Una scelta non casuale. I fast food rappresentano per lui un “contrasto”, un punto di riferimento lungo il percorso per raccontare la sua storia e lanciare un messaggio chiaro: l’obesità è una malattia e uno stile di vita attivo può aiutare a combatterla, mentre un’alimentazione scorretta può favorirla.</p>



<p>Thomas conosce bene questo problema. In passato ha sofferto di obesità grave, arrivando a pesare 157 chili. Sportivo da giovane — praticava pallamano e rugby — ha dovuto abbandonare l’attività fisica dopo un grave incidente durante un rally, che lo ha costretto a una lunga riabilitazione. Da lì è iniziato il periodo più difficile.</p>



<p>Negli anni successivi ha intrapreso un percorso di rinascita: un intervento chirurgico allo stomaco, il ritorno graduale allo sport e infine la trasformazione in allenatore sportivo. Oggi vuole condividere la sua esperienza per dimostrare che è possibile uscire dall’obesità, una condizione che colpisce milioni di persone.</p>



<p>Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2022 una persona su otto nel mondo era obesa: circa 890 milioni di adulti e 160 milioni di bambini. In Francia, la percentuale riguarda il 18,1% degli adulti. Numeri in costante crescita, che secondo diversi studi sono legati soprattutto all’aumento dell’apporto calorico e al consumo di cibi ultra-processati, più che alla sola sedentarietà.</p>



<p>Proprio per questo Billot precisa di non voler demonizzare il fast food: «Non sono un attivista contro McDonald’s. In passato è stato un ostacolo per me, oggi lo uso come simbolo per migliorarmi», ha spiegato.</p>



<p>Il suo viaggio durerà circa cinque mesi e toccherà tutti i dipartimenti della Francia continentale. Una sfida estrema, ma soprattutto un messaggio forte: cambiare è possibile, anche partendo da una condizione difficile.</p>



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		<title>Boom di polmoniti in Veneto anche tra i giovani: ospedali pieni, medici parlano di “anomalia”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 08:18:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACA]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[VENETO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un aumento anomalo di polmoniti sta interessando il Veneto in questo periodo primaverile, con numerosi ricoveri negli ospedali e reparti saturi. La notizia completa è riportata dal Corriere del Veneto. Secondo i medici, si tratta di un fenomeno insolito: le<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Un aumento anomalo di polmoniti sta interessando il Veneto in questo periodo primaverile, con numerosi ricoveri negli ospedali e reparti saturi. La notizia completa è riportata dal Corriere del Veneto.</p>



<p>Secondo i medici, si tratta di un fenomeno insolito: le polmoniti sono tipicamente stagionali e si concentrano tra novembre e gennaio, mentre quest’anno si registrano molti casi anche ad aprile. Colpiti non solo anziani, ma anche persone giovani e sane, tra i 30 e i 40 anni, con forme talvolta complicate.</p>



<p>I ricoveri sono aumentati in diverse strutture della regione, tra cui Padova, Treviso, Rovigo, Belluno e nel Vicentino, con reparti di Pneumologia, Medicina e Geriatria spesso pieni. Anche i Pronto Soccorso stanno registrando un forte incremento di accessi.</p>



<p>Le cause non sono ancora chiare: tra i possibili fattori ci sono batteri come lo pneumococco, diversi virus e anche l’effetto post-pandemia, con la circolazione di agenti patogeni meno diffusi negli ultimi anni a causa dell’uso delle mascherine.</p>



<p>Alcuni casi gravi hanno richiesto il ricovero in terapia intensiva, inclusi pazienti molto giovani. I medici sottolineano che la situazione è sotto controllo, ma invitano a monitorare con attenzione i sintomi respiratori, poiché alcune bronchiti potrebbero nascondere polmoniti.</p>



<p>Non si tratta di Covid, ma di un’ondata definita “anomala” che richiederà ulteriori studi per comprenderne le cause.</p>
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		<title>Eccezionale intervento al rene a Padova. Stefani: “Ancora un passo verso il futuro”</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 15:04:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[intervento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“All’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova è stato compiuto un nuovo passo nel futuro. Con orgoglio mi complimento con i sanitari dell&#8217;Unità Operativa di Urologia diretta dal Professor Fabrizio Dal Moro. Tecnica robotica, un organo realizzato in 3D identico a quello<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td>“All’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova è stato compiuto un nuovo passo nel futuro. Con orgoglio mi complimento con i sanitari dell&#8217;Unità Operativa di Urologia diretta dal Professor Fabrizio Dal Moro. Tecnica robotica, un organo realizzato in 3D identico a quello del paziente malato di tumore per studiare il miglior modo di intervenire, sanitari che hanno messo in campo tutta la loro eccellenza clinica proiettandosi senza remore in un territorio inesplorato. Bravi. Grazie anche a nome delle persone malate che potranno usufruire di questa svolta”. Cosi’ il Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, si complimenta con i sanitari dell’Azienda Sanitaria Patavina che hanno varcato una nuova soglia nella cura chirurgica di un paziente colpito da un voluminoso tumore al rene. “Già l’intervento costituisce un qualcosa di eccezionale – aggiunge Stefani – ma a questo si aggiungono incredibili tempi di dimissione post operatoria. Un giorno è infatti bastato per tornare a casa. Quando a grandi medici si mettono a disposizione strumenti d’avanguardia nessun risultato è precluso in partenza. Questo accade sempre più spesso in Veneto dove abbinare le capacità umane alle alte tecnologie è sempre vincente”.<a href="http://tracking.regve.it/track-dcRCE/qaR9ZwR1BQR4AQHkBQL3AmV1BQV0ZPM5qzS4qaR9ZQblDD" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Padova, tumore al rene operato con robot: dimissioni in un giorno grazie al modello 3D</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 09:08:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un intervento innovativo, una degenza ridotta al minimo e un ritorno a casa in appena 24 ore. È quanto accaduto all’Azienda Ospedale Università di Padova, dove un paziente affetto da una complessa neoplasia renale è stato operato con successo grazie<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>Un intervento innovativo, una degenza ridotta al minimo e un ritorno a casa in appena 24 ore. È quanto accaduto all’Azienda Ospedale Università di Padova, dove un paziente affetto da una complessa neoplasia renale è stato operato con successo grazie a tecniche chirurgiche di ultima generazione.</p>



<p>Protagonista dell’operazione l’équipe guidata da Fabrizio Dal Moro, direttore dell’Unità Operativa di Urologia, che ha utilizzato la chirurgia robotica affiancata da un modello tridimensionale personalizzato del rene del paziente. Una combinazione che ha permesso un intervento estremamente preciso e meno invasivo rispetto alle tecniche tradizionali.</p>



<p>Il punto di svolta è stato proprio l’impiego del modello 3D, realizzato su misura per il caso clinico: uno strumento che ha consentito ai chirurghi di pianificare ogni fase dell’operazione in anticipo, riducendo i margini di rischio e ottimizzando i tempi. Il risultato è stato un decorso post-operatorio particolarmente rapido, tanto da consentire le dimissioni già il giorno successivo.</p>



<p>“Non è solo un caso riuscito – ha spiegato Dal Moro – ma un esempio concreto di medicina personalizzata. L’integrazione tra tecnologia avanzata e competenze cliniche permette oggi di offrire trattamenti sempre più mirati ed efficaci”.</p>



<p>Anche il direttore generale dell’azienda ospedaliera, Paolo Fortuna, ha sottolineato il valore dell’intervento: “Questo risultato dimostra che innovazione e professionalità possono davvero migliorare la qualità delle cure e la vita dei pazienti. Non è un traguardo, ma l’inizio di un percorso che punta a una sanità sempre più evoluta”.</p>



<p>La chirurgia robotica, ancora non diffusa in modo uniforme in tutte le strutture italiane, si conferma così una delle frontiere più promettenti per interventi complessi, con benefici evidenti sia in termini di precisione sia di recupero post-operatorio.</p>
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		<title>Fidas, donazioni stabili nel primo trimestre 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 15:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[donazioni]]></category>
		<category><![CDATA[FIDAS]]></category>
		<category><![CDATA[fidas vicena]]></category>
		<category><![CDATA[vicenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Il 2025 ha segnato un lievissimo calo delle donazioni, a testimonianza del buon lavoro che le zone ed i gruppi Fidas Vicenza nel territorio stanno facendo con costanza ed impegno, sempre supportati dalla segreteria provinciale. Un’organizzazione efficiente e puntuale, resa<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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<p>“Il 2025 ha segnato un lievissimo calo delle donazioni, a testimonianza del buon lavoro che le zone ed i gruppi Fidas Vicenza nel territorio stanno facendo con costanza ed impegno, sempre supportati dalla segreteria provinciale. Un’organizzazione efficiente e puntuale, resa possibile solo grazie al team di volontari affiatati che ogni giorno contribuiscono a ricordare ai donatori di compiere il loro straordinario atto di generosità. Basti pensare che, solo lo scorso anno, i volontari e responsabili associativi di Fidas Vicenza, hanno donato alla comunità oltre 16.600 ore. I 18.844 donatori attivi al 31 dicembre 2025, infatti, hanno effettuato 28.423 donazioni, 88 in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Positivo il fatto che quasi un terzo dei donatori (9.250) hanno effettuato due o più donazioni di sangue nel corso dell’anno: un impegno che rappresenta la convinzione di essere attivi nell’Associazione e al servizio della società e del prossimo”. Con queste parole il presidente di Fidas Vicenza, Mariano Morbin, è intervenuto questa mattina in occasione dell’assemblea ordinaria dell’Associazione, al Centro Congressi di Confartigianato Vicenza, alla quale hanno portato il saluto anche il presidente della Provincia di Vicenza, Andrea Nardin, e l’assessore al Comune di Vicenza, Matteo Tosetto, evidenziando anche che il primo trimestre 2026 si è chiuso con 7.360 unità ematiche raccolte, sostanzialmente in linea con lo stesso periodo dell’anno precedente.</p>



<p><strong>Il valore del volontariato</strong>. “Il lavoro che svolgono quotidianamente i nostri volontari è fondamentale nel promuovere il dono del sangue e nell’accompagnare i donatori nello svolgimento del loro gesto di altruismo. Per questo rivolgiamo un accorato appello a tutti i nostri responsabili associativi – ha spiegato il presidente Morbin &#8211; di attivarsi nella ricerca di nuovi volontari che possano supportarci nelle attività che Fidas deve sviluppare per continuare a promuovere il valore del dono. Il periodo storico che stiamo vivendo non facilita l’ingresso di nuovi volontari, ma anche un piccolo contributo può fare la differenza. Per questo è fondamentale che anche i Gruppi nel territorio lavorino in sinergia con le altre Associazioni di volontariato, con le amministrazioni locali e le parrocchie”. A suffragare tutto questo il riconoscimento consegnato a Luigi Cosaro, ex volontario e presidente di Zona di Fidas Vicenza, che ha recentemente spento le 100 candeline, nonché a Riccardo Larese Gortigo, per l’impegno di volontariato, a cui è andato il tesserino di socio sostenitore.</p>



<p><strong>Le necessità emerse dall’interlocuzione con il Dimt</strong>. “Il recente incontro con il direttore del Dipartimento di Medicina trasfusionale, Francesco Fiorin, che ha lodato il lavoro fatto dalle Associazioni del dono nella raccolta di plasma – ha proseguito il presidente Morbin – ha fatto emergere l’esigenza di aumentare ancora la raccolta di plasma poiché l’Italia ne importa circa il 30% dall’estero. Un appello che abbiamo subito raccolto, per senso civico e di responsabilità, ma non senza sottolineare alcune criticità. Chiediamo di essere messi nelle condizioni di esprimere il nostro dono del sangue in modo semplice e agevolato”.</p>



<p><strong>Progetto Scuole</strong>. Nel corso dell’anno scolastico 2025/2026 l’attività di sensibilizzazione e promozione della cultura del dono nelle scuole della provincia ha rappresentato uno degli ambiti più significativi dell’impegno associativo. “Attraverso incontri informativi, momenti di dialogo con gli studenti e iniziative educative dedicate – ha spiegato il presidente Morbin – è stato possibile coinvolgere un numero rilevante di giovani, contribuendo a diffondere i valori della solidarietà, della responsabilità e della donazione. I numeri sono importanti: 16 istituti superiori coinvolti e 16 ancora da incontrare. Nel complesso sono stati realizzati 20 incontri con 2.275 studenti coinvolti e 170 promesse di donazione raccolte”.</p>
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		<title>Fibrosi cistica: partita la Run4Hope Massigen</title>
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		<dc:creator><![CDATA[REDAZIONE]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 08:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[EVENTI]]></category>
		<category><![CDATA[SALUTE e SANITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[fibrosi cistica]]></category>
		<category><![CDATA[Run4Hope Massigen]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alle 11 di sabato 18 aprile da tutte le regioni italiane ha preso il via la la sesta edizione della Run4Hope Massigen, il giro d’Italia podistico solidale non competitivo articolato su venti staffette regionali attuate in contemporanea in tutta Italia. Beneficiaria dell’iniziativa sarà quest’anno la Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi<span class="sospensione">...</span><span class="more-link"><span class="testo">Leggi tutto</span></span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p>Alle 11 di sabato 18 aprile da tutte le regioni italiane ha preso il via la la sesta edizione della Run4Hope Massigen, il giro d’Italia podistico solidale non competitivo articolato su venti staffette regionali attuate in contemporanea in tutta Italia.</p>



<p>Beneficiaria dell’iniziativa sarà quest’anno la Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica, capitanata da Matteo Marzotto, con l’obiettivo di raccogliere ulteriori fondi per sostenere la ricerca microbiologica e farmacologica per contrastare l&#8217;antibiotico-resistenza.</p>



<p>Nel primo quinquennio (2021-2025) Run4Hope ha finanziato la ricerca promossa dalla Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro e AIL con complessivi 295.387 euro.</p>



<p>Si tratta di un’iniziativa unica nel suo genere con l’obiettivo di mettere in movimento migliaia di persone, dal nord al sud d&#8217;Italia. Ogni passo di corsa e ogni donazione, piccola o grande che sia, sarà fondamentale per sostenere la Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica, nel nome dello sport e della solidarietà.</p>



<p>I partecipanti corrono nelle loro città per una decina di km in forma sincronizzata con quelli delle località limitrofe; non avranno confronti cronometrici o agonistici quanto piuttosto l’obiettivo di promuovere e sostenere la ricerca mediante le loro donazioni. Run4Hope Italia Onlus garantisce la copertura dei costi organizzativi tramite i propri sponsor per far sì che quanto donato dai partecipanti giunga integralmente all’ente beneficiario.</p>



<p>L’iniziativa è possibile grazie all’impegno di 400 associazioni sportive prevalentemente affiliate alla Fidal, decine di reparti militari dell’Esercito Italiano, della Marina Militare, dell&#8217;Aeronautica militare e di numerosi comandi del Corpo delle Capitanerie di Porto &#8211; Guardia Costiera, nonché di svariate sezioni dell’Associazione Italiana Arbitri e di numerosi singoli runners, si prevede il coinvolgimento di almeno 40.000 podisti. Particolarmente impegnata anche l’Arma dei Carabinieri che allestirà un centinaio di infopoint nelle varie località nazionali di passaggio della staffetta con un impegno diretto della Scuola Allievi Carabinieri di Campobasso che mobiliterà 500 unità.</p>



<p>L’iniziativa beneficia del Patrocinio, tra i tanti enti, di CONI, Fidal, Fitri, Esercito Italiano, Marina Militare, Aeronautica Militare, Arma dei Carabinieri, Capitanerie di Porto-Guardia Costiera; AIA, ANCI, ASI, AICS, CSI, FIASP, Assocalciatori, nonché di svariati enti territoriali tra Regioni, Province e Comuni. Hanno concesso l’utilizzo del logo i gruppi sportivi Fiamme Azzurre, Fiamme Oro e Fiamme Gialle.</p>



<p><strong>La staffetta inaugurale a Roma dalla Caserma Pio IX e arrivo in Piazza San Pietro</strong></p>



<p>A Roma la staffetta inaugurale nelle vie più centrali e simboliche è partita alle ore 11 dalla Caserma Pio IX° dell’Esercito Italiano ed è arrivata in Piazza San Pietro, concludendosi con la benedizione di Mons. Giuseppe Puppo, Canonico Vaticano.</p>



<p>A correre personale in rappresentanza di Esercito Italiano, Aeronautica Militare, Marina Militare, Fiamme Azzurre, Associazione Italiana Arbitri, Athletica Vaticana e un gruppo aziendale AGIC.</p>



<p><strong>La Run4Hope in Italia</strong></p>



<p>Le venti staffette regionali (in alcuni casi articolate in eventi provinciali o locali) sono partite contemporaneamente alle ore 11 tendenzialmente dai capoluoghi di Regione. Nei prossimi giorni il testimone girerà di città in città in base al cronoprogramma pubblicato sul sito e definito in accordo con i partecipanti, attraverso tappe giornaliere che indicativamente andranno dai 20 ai 60 km. Le ultime tappe si svolgeranno domenica 26 aprile con l’arrivo contemporaneo alle ore 11. Il dettaglio dei percorsi si trova sul sito <a href="http://www.run4hope.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>www.run4hope.it</u></a> sezioni “corri con noi” e “la staffetta”, con indicazioni sulle varie tappe giornaliere.<br>Il testimone della Run4Hope Massigen 2026 passerà di mano in mano in tutto il territorio nazionale. Tra i molti luoghi di rilevante interesse si attraverseranno scenari unici come Piazza del Plebiscito a Napoli, Piazza San Babila a Milano, Piazza Bra a Verona, Piazza San Marco a Venezia, Piazza del Popolo a Ascoli, gli uliveti del Gargano in Puglia, la Valle di Comacchio in Emilia e la costa frastagliata della Sardegna, i sassi di Matera, la basilica di San Francesco di Assisi e Gemona del Friuli per il cinquantesimo anniversario del terremoto.</p>



<p>Ecco le località di partenza (18/4) e arrivo (26/4) delle staffette: Abruzzo, L’Aquila (p) &#8211; Sulmona (a); Basilicata, Metaponto (p) &#8211; Grassano (a) Matera (a); Calabria, Terranova di Sibari (p); Campania, Napoli (p/a); Emilia Romagna, Bologna (p) &#8211; Piacenza (a); Friuli-Venezia Giulia, Trieste (p) &#8211; Gemona del Friuli (a); Lazio: eventi locali/provinciali a Roma, Viterbo, Frosinone, Rieti e Latina con sviluppi indipendenti; Lombardia, Como (p) &#8211; Milano (a); Liguria La Spezia (p) Sanremo-Ospedaletti (a); Marche: Pergola, Ascoli Piceno, Porto S.Giorgio-Civitanova (p) &#8211; Ancona (a); Piemonte: Torino (p) &#8211; Vercelli (a); Puglia: Spongano, Foggia (p) &#8211; Bari (a); Sardegna: Cagliari (p), Sassari (a); Sicilia: Palermo (p) – Messina (a); Toscana, Firenze (p) &#8211; Sinalunga (SI); Trentino Alto Adige, Bolzano (p) &#8211; Trento (a); Umbria: Città di Castello (p) &#8211; Assisi (a); Valle d’Aosta: Aosta (p) &#8211; Pont Saint Martin (a); Veneto: Vicenza (p) &#8211; Rogivo (a).</p>



<p><strong>La sostenibilità del progetto grazie ai partners</strong></p>



<p>Run4Hope Italia (ETS), promotrice dell’evento, ha scelto sin dalla prima edizione di farsi carico di tutti i costi organizzativi per instaurare un collegamento diretto tra i partecipanti-donatori e l’ente beneficiario. Per questo motivo va particolarmente elogiato il ruolo dei sostenitori privati a partire dal main sponsor Massigen, senza trascurare lo sponsor tecnico Givova, Old Wild West, Gruppo Cecchin, Magis, MA Impianti, Gemmo, Kamelia e Sorelle Ramonda. Partners che consentono quindi la sostenibilità economica del progetto per assicurare che le donazioni dei podisti vengano integralmente devolute a Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica. Coinvolti nelle partnership Correre, EvoData e Hassel Comunicazione.</p>



<p>Esercito Italiano, Marina Militare, Aeronautica Militare e Corpo delle Capitanerie di Porto &#8211; Guardia Costiera patrocinano la Run4Hope assieme all’Arma dei Carabinieri</p>



<p>L&#8217;Esercito Italiano, l’Aeronautica Militare, la Marina Militare, l’Arma dei Carabinieri e ilCorpo delle Capitanerie di Porto &#8211; Guardia Costiera hanno concesso il loro prestigioso patrocinio alla Run4Hope Massigen 2026 evidenziando l&#8217;importanza nazionale dell&#8217;iniziativa, grazie allo scopo solidale delle staffette regionali che di mano in mano porteranno il testimone in ogni angolo d’Italia, messaggio di altruismo e di impegno per Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica.</p>



<p>Valori pienamente condivisi dalle Forze Armate nazionali che fanno del coraggio, della preparazione professionale, del senso del dovere, della responsabilità, della tenacia, dello spirito di corpo e dell’abnegazione i principi fondanti a cui ogni militare si ispira quotidianamente. Hanno concesso l’utilizzo del logo i Gruppi Sportivi&nbsp;<strong>Fiamme Azzurre</strong>,&nbsp;<strong>Fiamme Oro&nbsp;</strong>e<strong>&nbsp;Fiamme Gialle</strong>.</p>



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