16 Aprile 2026 - 10.56

Virus marino e salto di specie: allarme reale o caso sopravvalutato? Il punto degli esperti Istituto Zooprofilattico delle Venezie

Legnaro (Padova) – Una recente pubblicazione scientifica su Nature Microbiology ha acceso l’attenzione della comunità scientifica internazionale su un possibile nuovo caso di trasmissione di un virus dagli organismi marini all’uomo. Secondo lo studio, un virus rilevato in Cina avrebbe provocato lesioni oculari in alcuni pazienti, ipotizzando per la prima volta un potenziale “salto di specie” da animali acquatici a mammiferi.

La notizia, ripresa anche da diverse testate nazionali, ha sollevato interrogativi sui possibili rischi per la salute e sulla sicurezza dei prodotti ittici. Il virus coinvolto è il Covert Mortality Nodavirus (CMNV), descritto per la prima volta nel 2014 in Cina, associato a patologie negli allevamenti di gamberi marini. Successivamente è stato rilevato anche in alcune specie di pesci, sia allevati che selvatici, nell’Est asiatico.

Secondo gli autori dello studio, il possibile contagio umano potrebbe essere avvenuto attraverso la manipolazione di gamberi infetti senza adeguate protezioni, oppure tramite il consumo di pesce o crostacei crudi. I casi descritti riguarderebbero soprattutto soggetti anziani o immunodepressi, con sintomi oculari anche gravi come ipertensione oculare e danni alla vista. Tuttavia, gli stessi ricercatori sottolineano che lo studio necessita di ulteriori conferme, vista la limitata casistica analizzata.

Un elemento fondamentale, evidenziano gli esperti, è che i Nodavirus costituiscono una famiglia molto ampia di virus che colpisce pesci, crostacei e anche insetti. Il CMNV, in particolare, non è mai stato rilevato in Europa e la sua diffusione al di fuori dell’Asia non è ancora documentata in modo significativo, così come il suo reale potenziale zoonosico.

A intervenire per fare chiarezza è l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), che invita alla cautela nell’interpretazione dei dati.

“Considerata la rilevanza per la salute pubblica di un eventuale salto di specie da parte di un virus marino all’uomo, le informazioni riportate nello studio pubblicato non sono supportate da dati sufficientemente robusti ad avvalorare le conclusioni proposte”, spiega la dott.ssa Anna Toffan, veterinaria virologa e responsabile del Laboratorio di referenza WOAH per l’encefalo-retinopatia virale dei pesci marini presso l’IZSVe.

L’istituto sottolinea inoltre la necessità di non confondere il CMNV con i Betanodavirus, virus molto diffusi negli ambienti marini di tutto il mondo, incluso il Mar Mediterraneo. Questi agenti patogeni sono responsabili della cosiddetta encefalo-retinopatia virale (VNN) nei pesci allevati e selvatici.

“Da anni all’IZSVe studiamo e monitoriamo questi virus – aggiunge Toffan – in quanto laboratorio di referenza per l’Organizzazione Mondiale per la Sanità Animale (WOAH). Alla luce delle conoscenze attuali i Betanodavirus non possono infettare l’uomo in quanto non sono in grado di replicarsi alle temperature corporee dei mammiferi. Inoltre, il sistema dei controlli sanitari a livello nazionale garantisce la salubrità dei prodotti ittici e la sicurezza dei consumatori. Al momento non si configura alcun rischio reale in Italia legato al consumo di pesce e crostacei in relazione al CMNV”.

In sintesi, pur trattandosi di uno studio che apre nuovi interrogativi scientifici sul rapporto tra virus marini e salute umana, gli esperti invitano a non creare allarmismi: la ricerca è ancora preliminare e non esistono evidenze sufficienti per indicare un rischio concreto per i consumatori.

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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