22 Giugno 2026 - 9.40

Il club negazionista del “ma si è sempre sudato”: cronaca dall’Europa “temperata”

Umberto Baldo

C’è una categoria di connazionali che resiste eroicamente a qualsiasi evidenza, granitica come un ghiacciaio alpino, di quelli che c’erano una volta, s’intende. 

Sono i custodi del ma il caldo c’è sempre stato!”.

Loro, mentre il termometro segna 42 gradi all’ombra, e le zanzare tigre organizzano rave party in salotto, rimangono impassibili.

Se gli fai notare che l’asfalto si sta liquefacendo, e che i pinguini stanno chiedendo asilo politico in Islanda, ti guardano con condiscendenza e sfoderano l’arma definitiva: “Eh, ma ti ricordi nel luglio del ’73? Lì sì che si schiattava!”.

Ecco, di fronte a questa incrollabile certezza sorge spontaneo un dubbio: o abbiamo vissuto in due pianeti diversi, o la memoria a breve termine è evaporata insieme ai fiumi.

Chi  come me ha superato la boa di tanti decenni – e dunque possiede un archivio storico biologico, non basato sui reel di TikTok – si ricorda perfettamente com’era l’estate nell’ Europa “temperata” (alle elementari tanti anni fa si insegnava che l’Europa si trova nella zona temperata della terra)

Era l’epoca d’oro dell’Anticiclone delle Azzorre. 

Un signore d’altri tempi, che arrivava dall’Oceano Atlantico con discrezione; portava quelle tre settimane di saggio e moderato calore (30-32 gradi al massimo, mica la fusione del nocciolo), e poi toglieva il disturbo dopo Ferragosto con il classico temporale che rinfrescava l’aria. 

Si dormiva con il lenzuolino, e la parola “aria condizionata” era un lusso da uffici bancari o da cinema di prima visione.

Oggi, quel rassicurante inquilino oceanico è stato sfrattato. 

Al suo posto si è insediato stabilmente l’Anticiclone Africano,

E non si tratta di un’impressione da bar: i dati delle serie storiche climatologiche parlano chiaro. 

La transizione è iniziata in modo visibile e sistematico tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, per poi diventare la norma assoluta dal famigerato e rovente 2003. Fino ad allora, le invasioni di aria subtropicale continentale (leggi: Sahara) erano anomalie della durata di pochi giorni. 

Da trent’anni a questa parte, i modelli meteorologici mostrano che l’Anticiclone delle Azzorre si è ritirato e sgonfiato sull’Atlantico, lasciando aperta una vera e propria autostrada per il promontorio africano, che non è un fenomeno meteorologico, è una punizione biblica. 

Arriva direttamente dal Sahara, si piazza sulle nostre città a fine maggio, e decide di andarsene – forse – a ottobre inoltrato.

Ma usciamo un attimo dall’Italia, perché per il negazionista medio il mondo finisce a Chioggia o a Rimini. 

Mi piacerebbe chiedere a questi storici del climatizzatore da bar che “dottoreggino” sui social: come spiegate il fatto che oggi persino l’Inghilterra, la Germania e i Paesi Scandinavi siano  ormai regolarmente investiti da feroci vampate sahariane?

Lassù, dove una volta l’estate consisteva in tre giorni a 22 gradi con pioggerellina alternata, oggi si sfiorano e si superano i 40 gradi. 

E non è una barzelletta, è un dramma umanitario ed edilizio. 

Quelle case, concepite per secoli con un unico sacro obiettivo – tenere fuori il freddo ed intrappolare dentro il calore – con queste temperature si trasformano istantaneamente in forni crematori domestici o saune svedesi senza interruttore di spegnimento. 

Tant’è che i decessi per il caldo record lassù sono molti più che nei Paesi Mediterranei. 

Ma certo, scommetto che anche ad Oslo i vecchi del paese dicono che “nel 1954 si sudava uguale sotto la pelliccia”.

Se poi il Nord Europa sembra troppo lontano, basta guardare appena al di là delle Alpi. 

In Francia, nei giorni scorsi, il Ministero dell’Educazione ha dovuto fare una mossa senza precedenti: le prove degli esami di maturità sono state concentrate tassativamente al mattino, con stop categorico entro le ore 12. 

Perché dopo mezzogiorno, nelle aule, la temperatura sale a livelli tali che più che un esame di Stato sembra una prova di sopravvivenza nella Legione Straniera. 

Immaginiamo i poveri ragazzi  tradurre od a fare equazioni mentre il cervello frigge come una cotoletta.

Chissà cosa ne pensano i nostri lucidi analisti da ombrellone. 

Probabilmente che i francesi sono i soliti “rammolliti”, e che ai loro tempi la versione di latino si traduceva sotto il sole a picco nei campi di grano, senza battere ciglio.

Oggi non siamo più nella “temperata Europa”, siamo in un prolungamento della Tunisia settentrionale. 

Abbiamo i monsoni padani, i cactus sui balconi, e fiumi che sembrano piste da motocross. 

Eppure il negazionista nostrano non cede neanche di fronte all’evidenza di quella che sta diventando la nuova normalità climatica. 

Se gli mostri i dati scientifici, scrolla le spalle. 

Se gli dici che l’aria è così umida che si potrebbe tagliare con il coltello e servire come antipasto, ti risponde che “basta non uscire nelle ore di punta e bere molta acqua”. Un consiglio di un’originalità quasi commovente.

Forse hanno ragione loro. Non è cambiato nulla. 

È solo che una volta, d’estate, andavamo al mare a rinfrescarci; oggi ci andiamo per sperimentare la cottura a bagnomaria. 

Ma l’importante è non dirlo ad alta voce, altrimenti si rovina la narrazione del “si è sempre sudato…”.

Umberto Baldo

PS: Tanto per dire, ecco le minime e le massime registrate ieri 21 giugno  in Pianura Padana e nel Nord Africa

CittàMinimaMassima
Algeri22°C36°C
Il Cairo23°C34°C
Tunisi22°C35°C
Padova24°C36°C
Bologna24°C35°C
Milano24°C36°C

Tutto normale per i negazionisti del climat change?

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Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

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