28 Agosto 2026 - 9.21

Ho scritto “Campo Largo” sulla sabbia

Machiavellus

“Ho scritto “Campo Largo” sulla sabbia, e il vento a poco a poco se l’è portato via con sé….”.

Questo richiamo al vecchio tormentone dell’estate 1968 di Franco IV e Franco I non è una metafora. 

È praticamente il programma politico del centrosinistra italiano.

Da anni ci raccontano del Campo Largo come se fosse lo sbarco sulla Luna: l’unione delle forze progressiste, riformiste, ecologiste, sociali, movimentiste, cattoliche, laiche, pacifiste, radicali e, probabilmente, anche di qualche specie animale ancora da individuare.

Un grande abbraccio.

Il problema è che, appena provano ad abbracciarsi, qualcuno controlla se l’altro ha ancora le mani.

Perché il Campo Largo ha una caratteristica straordinaria: più si allarga, più si divide.

Schlein non può stare con Conte. Conte non può stare con Schlein. Bonelli teme le primarie perché potrebbero essere divisive. 

E tutti sanno che l’elettore del Pd non voterebbe Conte, così come quello dei 5 Stelle non voterebbe Schlein.

Franceschini, almeno in una sua versione apocrifa che gira in queste ore, avrebbe sintetizzato il capolavoro con una frase che meriterebbe di essere scolpita nel marmo: “Le primarie rischiano di determinare due sconfitti. Uno perderà le primarie e l’altro le elezioni”.

È difficile migliorare una diagnosi così.

Il centrosinistra italiano è riuscito nell’impresa di trasformare le primarie, che una volta erano una festa democratica, in una procedura di pronto soccorso.

Non si discute più di chi debba guidare la coalizione. Si discute di chi debba essere medicato per primo.

E così siamo arrivati al punto surreale in cui per evitare le primarie si guarda con speranza alla legge elettorale.

La sinistra che spera in una parte della destra, che paradossalmente potrebbe diventare involontariamente il miglior alleato del centrosinistra.

Non servirebbero più programmi, coalizioni, leadership.

Basterebbe che il Parlamento non approvasse la nuova legge elettorale.

È una strategia politica geniale nella sua semplicità: se non si può costruire il Campo Largo, basta impedire che si debba indicare il candidato Premier alla guida della coalizione.

Una specie di democrazia preventiva.

E allora eccolo, il grande progetto progressista.

Non più il Campo Largo: il Campo Minato.

Perché ogni volta che qualcuno fa un passo avanti, salta qualcun altro.

E forse la vera immagine del Centrosinistra italiano non è quella di una grande coalizione che si prepara a governare il Paese.

È quella di cinque persone che cercano di entrare nello stesso taxi, discutendo per mezz’ora su chi debba sedersi davanti, finché il taxi se ne va.

Resta la sabbia. Resta il vento.

E resta quella scritta che avevano propagandato con tanta fiducia: “Campo Largo”.

Peccato che il vento, questa volta, sembra non abbia  bisogno di aspettare le urne.

Machiavellus

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