FdI Vicenza candida Giovine come prossimo sindaco cittadino

Un percorso costruito dal basso, aperto a tutte le forze del centrodestra e alla città, che prenderà il via entro la fine di settembre. È l’annuncio del presidente cittadino di Fratelli d’Italia di Vicenza, Alessandro Benigno, che apre ufficialmente il cantiere in vista delle comunali del 2028 e mette sul tavolo anche un nome per la corsa a Palazzo Trissino: quello del deputato Silvio Giovine.
«Fratelli d’Italia è la prima forza del centrodestra e non risparmia nulla all’amministrazione Possamai – esordisce Benigno –. Lo facciamo in consiglio comunale, lo facciamo nelle commissioni, lo facciamo sul territorio. E non siamo soli: penso al lavoro certosino e costante che il nostro capogruppo Nicolò Naclerio svolge insieme a Marco Zocca di Forza Italia, Michele Dalla Negra della Lega, Stefano Notarangelo di Impegno per Vicenza e Francesco Saoncella di Idea Vicenza. Con loro il confronto è quotidiano, sia tra i gruppi consiliari sia a livello di segreterie di partito».
Nessuna autocelebrazione, però. «Per me tutto è sempre perfettibile – precisa Benigno –. Non esiste un centrodestra arrivato, esiste un centrodestra che lavora e che deve farlo sempre di più e sempre meglio. Dobbiamo migliorare, dobbiamo allargare, e soprattutto siamo ancora nei tempi per farlo bene. Aggregare nuove energie attorno a un progetto richiede metodo, costanza e pazienza, ma anche più grinta e determinazione da parte nostra e di tutti coloro che si ritengono alternativi alla sinistra».
Da qui l’annuncio del laboratorio. «Proporremo entro la fine di settembre un percorso che non sia calato dall’alto, ma costruito dal basso: quartiere per quartiere, dalle periferie fino al centro storico. Vogliamo ascoltare i comitati, le associazioni, i commercianti, chi ogni mattina alza la saracinesca e chi la sera ha paura a tornare a casa. Un laboratorio che condivideremo con tutte le forze del centrodestra e con chiunque vorrà starci, senza veti e senza posti prenotati. Perché per arrivare pronti al 2028 servono le scarpe da ginnastica per girare la città, non il protagonismo mediatico».
Un percorso che, accanto ai contenuti, dovrà misurarsi anche con i nomi. «A mio avviso il compito del tavolo del centrodestra è metterne sul piatto più di uno, per capire insieme quale sia il profilo più idoneo alla partita del 2028. Io certamente proporrò la candidatura a sindaco del nostro deputato Silvio Giovine, e mi auguro che voglia prendere in considerazione l’ipotesi: a mio parere è l’uomo giusto, perché per esperienza e competenza può far crollare il castello di carta di Possamai».
Sulla proposta, Benigno mette le mani avanti. «Lo dico con la massima chiarezza: non è un’imposizione, non è una bandierina piantata per rivendicare un primato. È una proposta, che andrà discussa, verificata con il diretto interessato e condivisa con gli alleati e con la città. Però, oltre ai contenuti, è arrivato il momento di ragionare anche sui nomi e sulle disponibilità che potranno esserci. È giunto il momento di gettare il cuore oltre l’ostacolo».
Il giudizio sull’amministrazione in carica è netto. «Possamai non è imbattibile come tanti vorrebbero far credere. E soprattutto non possiamo permetterci di lasciarlo dov’è. Al netto del degrado in cui è sprofondata la città, l’ideologia di questa giunta unita all’apatia decisionale del sindaco rischia di deturpare in modo irrimediabile il volto di Vicenza. Due esempi su tutti: la Tav e il metrobus. Sono opere che segneranno la città per i prossimi cinquant’anni e che meritavano una guida capace di decidere e di farsi rispettare, non di subire».
Infine, la ragione del tempismo. «Abbiamo la possibilità di lavorare pancia a terra per tempo per trovare una sintesi, senza tatticismi e senza attendere che qualcun altro, magari all’ultimo minuto, decida per noi, come purtroppo è già accaduto. In questi anni ho visto troppe coalizioni arrivare all’appuntamento elettorale con il fiato corto, perché si è perso tempo a rinviare. Chi ha una proposta la metta sul tavolo: la nostra la mettiamo oggi, a viso aperto, e siamo pronti ad ascoltare quelle degli altri con lo stesso spirito. Noi preferiamo la strada più lunga: quella che si fa a piedi, tra la gente».


















