Chioggia, trovata morta in casa tra montagne di rifiuti: il corpo recuperato dopo ore di intervento

Una donna di 63 anni è stata trovata senza vita nel suo appartamento a Chioggia, dove viveva da sola in condizioni estremamente difficili. Il corpo era nascosto sotto enormi cumuli di sacchi e oggetti accumulati nel tempo, tanto da rendere complesso persino l’accesso all’abitazione da parte dei soccorritori. La notizia è riportata nell’edizione odierna del Gazzettino.
L’allarme è scattato nelle prime ore della mattina, quando l’addetto alle pulizie del condominio ha avvertito un forte odore provenire dall’appartamento, situato all’ultimo piano di un edificio in via Domenico Schiavo. Dopo aver informato gli altri residenti e l’amministratore condominiale, è stato richiesto l’intervento dei vigili del fuoco.
La sorella della donna, Andreina, è stata avvisata poco prima delle 9 ed è giunta rapidamente sul posto. All’arrivo ha trovato già presenti vigili del fuoco e carabinieri. I pompieri, dopo essere riusciti con difficoltà a osservare l’interno dell’appartamento attraverso una finestra, hanno notato la presenza di numerose mosche e larve e hanno quindi indossato dispositivi di protezione adeguati prima di entrare.
All’interno è stato rinvenuto il corpo della donna. Il medico intervenuto ha accertato il decesso, mentre il pubblico ministero avrebbe successivamente escluso responsabilità di terzi, orientandosi verso una morte per cause naturali.
Le operazioni di recupero della salma si sono però rivelate particolarmente difficili. L’appartamento era completamente invaso da sacchi colmi di oggetti e rifiuti, accumulati negli anni dalla donna, che conservava praticamente qualsiasi cosa ritenesse di valore. Il corpo si trovava proprio sotto questi cumuli, che occupavano ogni spazio dell’abitazione.
Gli operatori dell’impresa funebre, intervenuti già nel primo pomeriggio, hanno spiegato di non poter procedere al recupero in condizioni di sicurezza. L’aria all’interno era irrespirabile e mancavano le attrezzature necessarie per rimuovere i numerosi sacchi che ostacolavano l’accesso. Per questo motivo è stato necessario attendere un nuovo intervento dei vigili del fuoco.
L’attesa ha profondamente provato la sorella della vittima, che per ore è rimasta davanti al condominio chiedendo che venisse restituita dignità alla morte della congiunta. «Non è umano che resti lì così a lungo», ha dichiarato, spiegando anche di aver cercato di contattare il sindaco affinché sollecitasse un intervento rapido.
La donna ha raccontato che la sorella avrebbe compiuto 64 anni ad agosto, era in pensione dopo aver lavorato per la Regione ed era laureata in Storia antica. Da tempo conduceva una vita molto riservata e tendeva a isolarsi, rendendo difficili anche i rapporti con i familiari. Originaria di Mirano, si era trasferita a Chioggia, dove viveva da sola.
Solo intorno alle 19.30 i vigili del fuoco sono riusciti a recuperare la salma. Per operare all’interno dell’appartamento è stato necessario l’impiego di una squadra composta da quattro operatori completamente protetti con tute, stivali, più paia di guanti, respiratori e maschere, mentre un quinto vigile del fuoco è rimasto all’esterno in funzione di supporto.
La vicenda ha riportato l’attenzione sulle situazioni di estremo isolamento sociale e sulle difficoltà operative che possono incontrare i soccorritori quando devono intervenire in abitazioni caratterizzate da gravi condizioni di accumulo compulsivo.















