16 Ottobre 2021 - 8.52

Buongiorno Vicenza: Ad Ovest nulla di nuovo

Mentre Vicenza sonnecchia – relativamente – tranquilla in attesa di un vero sfidante a Francesco Rucco, in queste settimane si stanno affilando i coltelli, dentro e fuori il Centrodestra, nei capoluoghi veneti in cui è iniziato il countdown verso le elezioni di primavera 2022, Padova e, soprattutto, Verona. Perché mentre sulla città del Santo siamo ai preliminari tra il possibile candidato civico, l’ex Presidente di Confindustria Francesco Peghin, un politico professionista come Roberto Marcato – che oggi dichiara al Mattino la disponibilità “se il partito glielo chiede” – e il Varenne che non si trova, di cui alla battuta di Luca Zaia di qualche giorno fa, a Verona è già iniziata la stagione dei sondaggi che danno la pagella al sindaco uscente Federico Sboarina, fresco di arruolamento in Fratelli d’Italia, – una scelta che ha provocato molti fastidi in casa del Carroccio, – ed i possibili sfidanti. Persino Stefano Casali, Presidente di AGSM-AIM e leader di Verona Domani, la civica dei pretoriani del sindaco, scende in campo e si toglie la giacca istituzionale di capo della multiutility per vestire quella di soggetto politico a sostegno di Sboarina. Il punto di discussione è la posizione del commissario regionale della Lega, Alberto Stefani, deputato padovano trentenne, che in questi giorni ha commentato con attenzione i sondaggi che stanno circolando nella città scaligera non esclude, sia pur fra le righe, un coinvolgimento di Flavio Tosi nell’appuntamento del 2022. Il sondaggio di cui si parla vedrebbe la coalizione uscente con Sboarina sindaco che oggi governa Verona con un gradimento che si attesta intorno al 40%, mentre il grande eretico della Lega partirebbe da solo con il 25%.

Numeri che inquietano gli antichi nemici di Tosi, ma che impongono una riflessione agli altri. Peraltro mentre Stefani resta sull’obiettivo di assicurare al suo partito la vittoria, a Verona e nelle altre generazioni di leghisti parte il tam tam. Un ritorno di Tosi è possibile? Lo è se non si sottovaluta il consenso che ha mantenuto nella sua città, a fronte di una maggioranza uscente che non sfonda nei sondaggi e di un calo di gradimento dello stesso Sboarina sceso all’84° posto fra i sindaci più amati d’Italia. Il Primo Cittadino di Verona venne eletto con il 58,1% nel 2017 ed i sondaggi, come detto, lo danno in calo di oltre 18 punti. A fronte di un sindaco in calo di consensi e del probabile ritorno di Tosi, che se arriva al ballottaggio rischia di vincere e rottamare l’attuale centrodestra, si contrappone Roberto Marcato con un paio di outing padovani contro il Flavio scaligero riaprendo vecchie ferite e antichi duelli mai veramente sopiti.

In un quadro così difficile, dove le emozioni, specie quelle negative, prevalgono sul progetto politico, ci rimangono tuttavia alcune riflessioni ad alta voce. La prima, la più evidente anche per il cittadino meno avvezzo al linguaggio della politica, è che stiamo assistendo ad una versione della Lega che non avevamo mai conosciuto da quando esiste il partito del Carroccio, ossia la scelta di affidare alla cronaca giornalistica le sfide tra componenti interne o peggio tra ego che travalicano l’antico concetto, forse ora in disuso, della disciplina di partito. Ormai siamo al rompete le righe ed ognuno dice la sua sulle elezioni di Padova e Verona, come è già accaduto nei mesi scorsi sul Green Pass.

E questa è la grana principale per Alberto Stefani che si trova a coordinare e soprattutto fare sintesi in un partito con molti colonnelli ma pochi generali ed un esercito che non sa bene chi ascoltare.

L’altra, l’ultima riflessione, riguarda invece un’ulteriore possibile lettura del contesto, quella generazionale. I trentenni del Carroccio hanno per ovvie ragioni un approccio più laico e disincantato rispetto al passato, non sono stati protagonisti dello scontro che finì con l’espulsione di Tosi, non ne hanno conosciuto torti né ragioni come chi oggi agita il “crucifige” e vorrebbe mettere i Vopos all’ingresso in Lega. Hanno un approccio ed uno stile laico e non pregiudiziale, per questo pensano più a vincere e meno a regolare antichi conti che forse, non hanno più senso.

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