21 Giugno 2022 - 10.02

Armiamoci e partite! Gli ecologisti da strapazzo

Che qualcosa si sia rotto nel rapporto tra l’uomo e l’ambiente è cosa nota a tutti e non da ieri, prova ne sia l’ondata di siccità che – come se la pandemia e la guerra non fossero sufficienti a metterci alla prova – sta assetando l’Europa oramai da svariate settimane con oramai alle porte il rischio di allarme rosso e conseguente razionamento delle magre risorse a disposizione.

In questi frangenti, accanto alle voci degli esperti – sono anni che il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi si spende sui mezzi d’informazione per stigmatizzare l’emergenza climatica, quasi mai ascoltato – si levano le solite geremiadi saccenti dei “tecnico” celebrato da Stefano Benni in “Bar Sport”.

Generalmente il commento di “chi sa” è articolatissimo, superinformato, ricco di statistiche più o meno inventate ma comunque in qualche modo “credibili”, prodigo di soluzioni del tipo “Raccogliamo la rugiada” o “Strizziamo i calzini sudati” e solitamente recepiti con entusiasmo dal volgo.

Tutti si dicono pronti a fare qualcosa per cercare di non estinguerci – lasciano per altro il mondo nelle mani dei ratti o degli scarafaggi, ovvero a specie discretamente intelligenti, ben organizzate e formate da individui tra loro solidali. Mica come noi – ma all’atto pratico il caro vecchio “armiamoci e partite” torna prepotentemente alla ribalta.

Eh già, noi siamo un popolo che ha fatto della delega e dello scaricabarile un’arte sopraffina portandola a livelli di perfezione quasi assoluta seguendo il principio del “va bene tutto, basta che lo facciano gli altri”

Ha un bello spendersi il ministro per l’Innovazione Tecnologica Cingolani – quello per intenderci vestito casual-chic e camicie da duemila euro e pantaloni col risvoltino perché, si sa, la gente sente più vicino a sé un politico senza giacca e cravatta (forse) – a proporre soluzioni alternative a gas e petrolio per produrre energia pulita, sostenuto da tutti a parole ma poi non nei fatti.

Abbiamo tutti un amico – o il famoso cugino – che manifesta tutti i sabati chiedendo a gran voce la costruzione di parchi eolici capaci di produrre energia pulita con la sola forza del vento.

Bene: il suddetto amico è incredibilmente coinvolto e coinvolgente a parole, ma poi? Ammesso che le sue proteste e suggerimenti – appoggiate magari dal politico locale che trova pure qualche bel finanziamento e riesce ad ottenere ragioni della burocrazia italica, capace di rendere complicata anche la sostituzione di un battiscopa – trovino accoglimento si trova poi a fare i conti con la dura realtà.

L’agognato parco eolico, forte di cinquanta pale – a proposito: sono bellissime – sarà costruito esattamente a cinquanta metri dalla casa del suddetto campione delle alternative-rinnovabili. E allora apriti cielo! Nel volgere di un battito di ciglia il paladino del vento organizza sit-in di protesta al grido di “non a casa mia” iniziando contemporaneamente una raccolta di firme chiedendo l’esatto contrario di ciò per cui fino a un minuto prima si è battuto col coraggio di Leonida alle Termopili o di Decimo Massimo Meridio nell’arena.

La linea che divide l’ecologista convinto a “non qui” diventa impercettibile fino quasi ad annullarsi.

Vi ricordate le polemiche sul TAP, ovvero il gasdotto pugliese? In teoria lo volevano tutti, poi venne la pratica e cominciarono i “distinguo” tanto cari all’italiano. E dunque via di comitati di difesa dell’ulivo, di studi per cercare un punto di approdo alternativo – ad alcuni sarebbe sembrato perfetto sulle Alpi Carniche così da non deturpare la costa – o di petizioni a favore della preservazione del paguro salentino che vive giusto dove arriva il tubo e non altrove; il tutto sostenuto ed appoggiato dal politichetto locale.

Risultato? Abbiamo deciso che comprare dalla Russia era meglio e adesso, vista la situazione, siamo impiccati … ma non per il collo.

Per analogia l’italico spirito di delega si applica a tutta un’altra serie di situazioni che riguardano aspetti sensibili della vita di relazione e non solo.

Tra i temi sensibili quello dell’accoglienza è uno dei più sentiti, tanto che un sabato sì e un altro pure ci sono mini cortei per l’integrazione degli immigrati. Nobilissima iniziativa, non c’è dubbio però … provate a vedere cosa succede se l’appartamento al piano di sopra di quello di proprietà del paladino dell’integrazione viene affittato ad una coppia di immigrati regolari con tre bambini.

Il suddetto campione del “siamo tutti uguali” ritira immediatamente la bandiera della pace che sventolava garrula sul suo terrazzino per sostituirla con un lenzuolo con su scritto un bieco “Ognuno è padrone a casa sua!” al quale se ne aggiunge un altro che recita “In Italia si mangia italiano”. Alla faccia del “volemose bene”.

Fantastici modelli di ipocrisia anche i sedicenti sostenitori della liberalizzazione delle droghe leggere, quelli che “uno spinello fa meno male di una sigaretta” per intenderci.

Ecco, lo Spinellator Cortese, nel momento in cui avvista uno spacciatore nel giardinetto sotto casa sua si trasforma in tre secondi da Figlio dei Fiori a gerarca fascista lasciandosi andare a commenti del tipo “La pena di morte ci vorrebbe! Altro che marijuana per tutti!” e a chi avesse l’ardire di fargli notare che fino al giorno prima aveva inneggiato alla libertà di comportamenti risponde con un perentorio “Già, ma prima mica spacciavano sotto casa mia!”, lanciandosi poi in articolati piani di deportazioni di massa di chiunque provi a mettere a rischio la sua “libertà”.

Che tristezza, gente, che tristezza.

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