Tredici donne e bambini legati all’ISIS rientrano in Australia tra arresti e indagini

di Giuseppe Balsamo
Tredici donne e bambini con presunti legami con il gruppo dello Stato Islamico sono rientrati in Australia dopo aver trascorso anni nel campo di detenzione di al-Roj, nel nord-est della Siria. Il gruppo viveva nella struttura dal 2019, dove si trovano migliaia di familiari di combattenti jihadisti.
Il rientro ha immediatamente riacceso un acceso dibattito politico nel Paese, soprattutto perché in passato le autorità australiane avevano dichiarato di non voler fornire assistenza per il rimpatrio di cittadini legati a miliziani dello Stato Islamico.
Giovedì pomeriggio, tre donne e otto bambini riconducibili a un unico nucleo familiare sono atterrati a Melbourne. Poco dopo, un’altra donna insieme al figlio è arrivata a Sydney.
Le autorità di polizia hanno confermato che alcune delle donne saranno arrestate e incriminate al loro arrivo, mentre per altre sono in corso indagini approfondite per verificare eventuali responsabilità o collegamenti con attività terroristiche.
Le identità e i legami familiari
Il gruppo arrivato a Melbourne sarebbe composto da Kawsar Abbas, indicata come nonna, e dalle sue figlie adulte Zeinab e Zahra Ahmed, insieme agli otto figli delle due donne.
Abbas è sposata con Mohammad Ahmad, uomo che secondo le autorità australiane avrebbe gestito un’organizzazione benefica sospettata di essere stata utilizzata per trasferire fondi destinati allo Stato Islamico. L’uomo ha sempre respinto le accuse, sostenendo la propria innocenza in una precedente intervista rilasciata mentre si trovava detenuto in Siria.
Il secondo arrivo a Sydney
La donna giunta a Sydney è stata identificata dai media locali come Janai Safar, accompagnata dal figlio di nove anni nato in Siria. Si tratta di un’ex studentessa di infermieristica proveniente da Sydney, che avrebbe lasciato l’Australia nel 2015 per raggiungere la Siria e avrebbe successivamente sposato un combattente dell’ISIS.
Sicurezza e tensione politica
Il rientro del gruppo riapre un tema particolarmente sensibile per le autorità australiane: la gestione dei cittadini rientrati da zone di conflitto e sospettati di legami con organizzazioni terroristiche.
Le forze dell’ordine hanno sottolineato che ogni posizione sarà valutata singolarmente e che, oltre agli arresti già previsti, potrebbero emergere ulteriori procedimenti in base agli esiti delle indagini.
Il caso alimenta un nuovo fronte di discussione politica tra sicurezza nazionale, gestione del rimpatrio e tutela dei minori coinvolti.













