25 Agosto 2026 - 9.21

Sei andato in ferie con i tuoi soldi o li hai presi a prestito?

Umberto Baldo

Sei andato in ferie con i tuoi soldi o li hai presi a prestito da una Finanziaria?

Lo so, non è esattamente la domanda con cui si augura buone vacanze a qualcuno.

Eppure forse sarebbe il caso di cominciare a farcela.

Perché mentre noi discutiamo del prezzo dei lettini, degli alberghi che costano troppo, dei voli diventati proibitivi, e dell’ennesima vacanza da fotografare per Instagram, c’è un fenomeno che racconta qualcosa di molto più profondo del semplice aumento del costo delle ferie.

Gli italiani stanno cominciando a finanziare a debito a anche le vacanze.

Nei primi cinque mesi del 2026 sarebbero stati erogati circa 170 milioni di euro di prestiti destinati ai viaggi ed alle vacanze.

La cifra, secondo notizie di stampa, su oltre 400 mila richieste di prestito personale, è in realtà inferiore a quella dello stesso periodo del 2025. 

Ma il fenomeno resta significativo: i prestiti per le vacanze rappresentano ormai oltre l’1% delle richieste di prestiti personali, e sono cresciuti del 42% rispetto al 2019.

Ma il numero che mi ha colpito davvero è un altro.

La richiesta media è di 5.400 euro, da restituire in 50 rate mensili da circa 132 euro.

Cinquantadue? No.  Cinquanta. Quattro anni e due mesi. Per una vacanza.

Ed è qui che, da vecchio bancario, comincio a pormi qualche domanda.

Perché una volta il credito al consumo aveva, almeno nella mia testa, una sua logica.

Si comprava una lavatrice, un frigorifero, un’automobile.

Beni che avevano una durata nel tempo, e per i quali poteva avere senso distribuire il costo su più mesi o anni. 

In altre parole la mia regola è sempre stata piuttosto semplice;  è sbagliato chiedere un prestito per un prodotto/servizio che dura meno del periodo della restituzione del prestito. 

Non avevi tutti i soldi? Facevi i conti, valutavi il costo del finanziamento e decidevi.

Oggi abbiamo fatto un salto ulteriore.  Possiamo finanziare anche sette giorni di mare.  Il mare, peraltro, non restituisce niente.

Non è un investimento. Non produce reddito. Non rimane in casa. Dopo una settimana è finito. Le rate invece rimangono.

E continuano tranquillamente ad arrivare anche quando l’ombrellone è stato chiuso, le valigie sono state riportate in soffitta, e le fotografie di Mykonos hanno già smesso di raccogliere like.

Questa è la cosa che mi interessa, non il fatto che esista il credito.

Il credito, usato con intelligenza, è uno strumento economico assolutamente normale.

Il problema nasce quando il credito diventa un modo per trasformare in possibile ciò che economicamente possibile non è.

Ed è una differenza enorme.

Io sono stato educato con una regola molto semplice, forse persino troppo semplice per i tempi moderni: comprati solo quello che puoi permetterti con i tuoi soldi.

Se non puoi permetterti una vacanza a Formentera, vai a Caorle. Se non puoi permetterti Caorle, vai in montagna (anni fa non adesso).  Se non puoi permetterti nemmeno quello, stai a casa.   

Non muore nessuno.  Anzi, probabilmente si può sopravvivere dignitosamente anche senza pubblicare una fotografia con il mojito davanti al tramonto.

Ma quella regola oggi sembra appartenere ad un’altra civiltà.

Una civiltà nella quale esisteva una parola che abbiamo progressivamente rimosso dal vocabolario: rinuncia.

Non puoi permetterti qualcosa?  Rinunci, risparmi, aspetti; poi, quando hai i soldi, lo compri.

Sembra quasi una follia, vero?

Nella nostra epoca consumistica, invece, la follia è diventata non comprare.  Il mercato ci ha spiegato che non dobbiamo più aspettare, possiamo avere tutto subito.  E se non abbiamo i soldi, pazienza, ci pensa la Finanziaria, oppure una carta di credito, oppure il BNPL, il famoso “Buy Now Pay Later” (Compra oggi, Pagherai dopo).

Una formula che sembra innocua proprio perché evita accuratamente di usare la parola che dovrebbe comparire in caratteri cubitali:  DEBITO. 

La parola “rata”, invece, è molto più rassicurante. Rata della macchina, rata del televisore, rata dello smartphone, rata dell’albergo, rata del viaggio. rata del volo, rata della vacanza.

A forza di rate, rischiamo di non vedere più il debito; vediamo soltanto tanti piccoli pezzetti.

Ed è proprio questo uno degli aspetti per me più inquietanti.  Oggi possiamo avere una rata per il volo, un’altra per l’hotel, un’altra ancora per un acquisto fatto due mesi prima.

Singolarmente sembrano tutte sostenibili; insieme possono diventare una montagna.

E c’è un altro aspetto ancora più sconvolgente.   Non tutti quelli che ricorrono al credito sanno davvero quanto stanno pagando.

Qui non siamo più soltanto davanti ad una questione di disponibilità economica; siamo davanti ad una questione di educazione finanziaria, o, forse, di educazione tout court.

Perché una delle regole fondamentali della finanza personale dovrebbe essere banale: non guardare soltanto quanto paghi ogni mese. Guarda quanto restituirai complessivamente.

È la differenza tra dire: “132 euro al mese? Posso permettermeli.”   e dire:  “Quanto mi costa davvero questa vacanza?”

Perché 132 euro al mese sembrano una cifra quasi innocua.

Ma cinquanta rate fanno 6.600 euro (1200 euro di soli interessi).

E improvvisamente quei sette giorni di vacanza hanno assunto un’altra dimensione.

Naturalmente qualcuno potrebbe obiettare: ma se una persona ha 132 euro al mese da destinare alla rata, perché non dovrebbe semplicemente metterli da parte durante l’anno e pagarsi la vacanza in contanti?

Obiezione difficilmente liquidabile.

Se riesci a mettere da parte 132 euro al mese, in poco più di tre anni hai accumulato 5.400 euro.

E a quel punto parti. senza debiti, senza interessi, senza dover continuare a pagare la vacanza quando sei già tornato a casa.

Il problema è che questa logica presuppone una virtù che il nostro sistema economico non ama particolarmente: la pazienza.

Il capitalismo contemporaneo preferisce il consumatore impaziente; quello che vuole oggi ciò che potrebbe permettersi domani.

Ed è qui che entra in gioco anche la trasformazione culturale dei nostri consumi.

I social hanno contribuito a creare un mondo nel quale non basta più vivere; bisognadimostrare di vivere bene.

La vacanza non è soltanto una vacanza, è una fotografia; la cena non è soltanto una cena, è una storia su Instagram; il viaggio non è soltanto un viaggio, è un contenuto.

E così quello che una volta era un desiderio diventa rapidamente un bisogno.

Non posso permettermi quella vacanza?   Ma come, ci sono andati tutti!

Ed ecco che compare la Finanziaria.

Il credito diventa allora una specie di ponte tra la vita che posso permettermi e quella che voglio mostrare.

Il problema è che prima o poi quel ponte va pagato.

E qui arriviamo alla questione che secondo me merita davvero un’ulteriore riflessione; che cosa stiamo insegnando ai nostri figli?

Perché il problema non è soltanto il singolo prestito, è il principio che c’è dietro.

Se insegniamo che ogni desiderio può essere soddisfatto immediatamente e che, quando mancano i soldi, basta spostare il pagamento nel futuro, stiamo insegnando una cosa molto diversa dal risparmio.

Stiamo insegnando che il futuro è una specie di bancomat.  Prelevo oggi e qualcun altro, o meglio il me stesso di domani, penserà a pagare.   Ma il me stesso di domani potrebbe avere un mutuo, potrebbe avere figli, potrebbe perdere il lavoro, potrebbe avere una spesa imprevista, potrebbe semplicemente scoprire che le rate accumulate sono molte più di quelle che ricordava.

Il credito, infatti, ha una memoria molto migliore della nostra.  Una rata saltata lascia traccia; un debito non pagato può compromettere la possibilità di ottenere domani un finanziamento davvero importante.

E questo è uno dei paradossi del nostro tempo.

Siamo diventati “più sofisticati” finanziariamente, ma forse non “più prudenti”.

Abbiamo app, carte, fintech, BNPL, pagamenti digitali, finanziamenti istantanei.

Possiamo comprare qualcosa in tre clic.

Quello che non sempre sappiamo fare è fermarci e chiederci: “Ma ne ho davvero bisogno?”

E soprattutto: “Posso permettermelo?”

Non è una domanda da vecchi, è una domanda da adulti.

Perché il credito non è il male, il debito non è il male, perfino una Finanziaria non è il male.

Il problema è quando il debito smette di essere uno strumento e diventa uno stile di vita.

Quando non serve più a comprare qualcosa che produrrà utilità per anni, ma serve semplicemente ad anticipare oggi una gratificazione che non possiamo permetterci.

E lo abbiamo fatto usando i soldi del nostro futuro; che, per inciso, sono sempre i nostri soldi.

Solo che ancora non li abbiamo.  E forse sarebbe ora di ricordarcelo.

Perché una volta, quando non avevamo i soldi per andare in vacanza, semplicemente non ci andavamo. Non era una tragedia, era la vita.

E magari proprio quella capacità di rinunciare, aspettare e risparmiare che oggi consideriamo antiquata era una delle ragioni per cui, alla fine, riuscivamo a permetterci le cose.

La vacanza dura una settimana. 

La rata no.

Umberto Baldo

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