26 Maggio 2026 - 10.57

Prestiti con tassi al 50%, arrestato usuraio

VERONA, 26 MAGGIO – I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Verona hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa degli arresti domiciliari, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Verona su richiesta del Procuratore Aggiunto Reggente di Verona, dott.ssa Rita Caccamo, nei confronti di un cittadino italiano domiciliato nel Comune di Bovolone, per i reati di usura ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria.

Il provvedimento scaturisce dai preliminari accertamenti sviluppati a seguito della denuncia presentata da una delle vittime che, trovandosi in una situazione di difficoltà economica, aveva richiesto un prestito di 15.000 euro, impegnandosi a restituire la somma di 30.000 euro in un’unica soluzione, in occasione della vendita di un immobile di proprietà.

I finanzieri, appostati nei pressi dello studio notarile dove era prevista la firma del rogito, hanno individuato il presunto usuraio, sottoponendolo a perquisizione personale e veicolare. All’esito delle attività sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro documentazione cartacea, denaro contante per circa 3.000 euro, nonché uno sfollagente e un coltello a serramanico occultati all’interno dell’autovettura.

Le successive indagini, sviluppatesi attraverso l’analisi della documentazione sequestrata e gli accertamenti bancari, hanno consentito di delineare un articolato sistema di concessione di prestiti usurari attivo almeno dal 2020. Allo stato sono circa 14 le operazioni di prestito effettivamente ricostruite, per un ammontare complessivo superiore a 125.000 euro.

Le somme sono state erogate a numerosi soggetti, tra cui piccoli imprenditori operanti nei settori della ristorazione e dei pubblici esercizi, con applicazione di tassi d’interesse ampiamente superiori ai limiti di legge, a partire dal 30% fino a sfiorare, in molti casi, il 50% annuo.

Nel tempo, l’indagato era quindi diventato un punto di riferimento per tanti, imprenditori e non, che non potevano rivolgersi ai normali canali di accesso al credito, magari perché già gravati da precedenti posizioni debitorie ovvero perché non in grado di affrontare l’iter per la concessione del prestito rispetto alle incombenti esigenze di liquidità.

Attraverso le sue condotte l’indagato è così riuscito a strutturare una vera e propria “impresa criminale”.

Il sistema architettato prevedeva che, a fronte del prestito, generalmente corrisposto in contanti in una o più tranche da 5.000 euro (proprio per eludere ogni forma di controllo), l’usurato doveva rendere, mensilmente e a solo titolo di interesse, somme pari ad almeno 200 euro – definite dall’indagato stesso delle “gratifiche” – oltre a dover restituire, solitamente nell’arco di un anno solare, l’intera somma prestata. Qualora la vittima non riusciva a pagare nei tempi fissati gli interessi pattuiti, l’usuraio applicava anche vere e proprie penali per ciascuna mensilità o, addirittura, per ogni giorno di ritardo nei pagamenti. In breve tempo le vittime si trovavano così a fronteggiare l’esborso di somme via via maggiori, non riuscendo più a restituire il prestito iniziale e continuando a pagare per anni esclusivamente le penali e gli interessi imposti dall’usuraio, senza poter mai realmente estinguere il debito contratto.

Vistosi braccato dagli investigatori, l’indagato ha pensato bene di contattare alcune delle vittime, dopo aver attivato una nuova utenza telefonica, invitandole a non riferire ai finanzieri la reale natura usuraria dei prestiti.

Le perquisizioni presso gli immobili nella disponibilità dell’indagato, eseguite contestualmente al provvedimento restrittivo, hanno consentito di sottoporre a sequestro ulteriori somme di denaro, per oltre 17.000 euro, ritenute profitto del reato.

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