22 Maggio 2026 - 9.33

Film, serie tv e partite gratis con app illegali: maxi operazione della Finanza, migliaia di utenti identificati

Maxi stretta sul “pezzotto”: migliaia di utenti nel mirino della Finanza, perquisizioni anche all’estero

Una maxi operazione contro la pirateria audiovisiva ha coinvolto nelle ultime ore decine di città italiane e anche Francia e Germania. Nel mirino della Guardia di Finanza di Ravenna non ci sono soltanto i gestori dei sistemi illegali, ma anche migliaia di utenti che avrebbero acquistato abbonamenti “pirata” per accedere illegalmente a piattaforme come Sky, Dazn, Netflix, Disney+ e Spotify.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Bologna e denominata “Tutto Chiaro”, ha portato a oltre 100 perquisizioni e sequestri eseguiti in tutta Italia con il supporto dei Nuclei Speciali Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e Beni e Servizi della Guardia di Finanza. Coinvolte praticamente tutte le regioni italiane, dal Veneto alla Lombardia, passando per Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia, Campania, Toscana, Piemonte e Friuli Venezia Giulia.

Secondo gli investigatori, il sistema scoperto sarebbe particolarmente sofisticato. Al centro dell’inchiesta c’è una tecnologia innovativa basata su un’applicazione chiamata “Cinemagoal”, installata direttamente sui dispositivi degli utenti. L’app avrebbe consentito di collegarsi a server esteri capaci di decodificare contenuti protetti e ritrasmetterli “in chiaro”.

Per far funzionare il sistema sarebbero state utilizzate macchine virtuali operative 24 ore su 24 sul territorio nazionale, in grado di captare e ritrasmettere ogni pochi minuti i codici di abbonamenti leciti intestati però a soggetti fittizi, parte dei quali già identificati.

Gli investigatori spiegano che il sistema riusciva non solo ad aggirare i controlli delle piattaforme streaming, ma anche a migliorare la qualità della visione e a rendere più difficile l’identificazione degli utenti finali, schermando gli indirizzi IP.

Oltre 70 persone avrebbero avuto il ruolo di rivenditori degli abbonamenti illegali, commercializzati a prezzi tra i 40 e i 130 euro all’anno. I pagamenti, secondo quanto emerso, avvenivano spesso tramite criptovalute o conti esteri per rendere più difficile la tracciabilità del denaro.

Parallelamente, nell’inchiesta è emerso anche l’utilizzo del più tradizionale sistema IPTV, il cosiddetto “pezzotto”.

Le operazioni si sono estese anche all’estero grazie alla cooperazione con Eurojust, che ha coordinato sequestri informatici in Francia e Germania. Gli inquirenti hanno acquisito server, dati e codice sorgente del programma utilizzato per la diffusione dei contenuti.

Circa 200 finanzieri hanno partecipato all’operazione. Dal materiale sequestrato potrebbero emergere nuovi nomi, compresi quelli degli utenti finali. Intanto sono già pronte le prime sanzioni per 1.000 “abbonati” identificati: gli importi variano da 154 fino a 5.000 euro.

Secondo una prima stima effettuata con il supporto delle società danneggiate, il danno economico provocato negli anni dalla pirateria audiovisiva coinvolta nell’inchiesta ammonterebbe a circa 300 milioni di euro. Gli investigatori ipotizzano, a vario titolo, i reati di pirateria audiovisiva, accesso abusivo a sistemi informatici e frode informatica.

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