Gang tunisine a Venezia: altri due arresti, uno si era nascosto in Lombardia

Aggiornamento
Sale a quattro il numero degli arresti nell’operazione congiunta di polizia e carabinieri dopo accoltellamenti e pestaggi in centro storico
Nuovo blitz nella notte contro il clan tunisino dei Sakka, al centro della violenta faida con il gruppo rivale dei Mallat che nelle ultime settimane ha insanguinato Venezia tra accoltellamenti, pestaggi e regolamenti di conti.
Polizia e carabinieri hanno arrestato altri due dei cinque destinatari delle misure cautelari emesse dalla Procura di Venezia per rapina aggravata, furto aggravato e lesioni.
Uno dei fermati è stato rintracciato a Santa Croce nella notte tra mercoledì e giovedì. L’uomo è coinvolto nell’inchiesta avviata dopo il pestaggio di un cittadino palestinese avvenuto ad aprile. Le indagini sono state coordinate dai carabinieri del reparto operativo lagunare guidati dal colonnello Giuseppe Battaglia.
Il secondo arrestato, invece, è stato individuato e bloccato in Lombardia. Era l’ultimo ricercato vicino al clan Sakka raggiunto da una delle tre misure cautelari per tentato omicidio nell’ambito dell’inchiesta sull’accoltellamento avvenuto il 22 aprile nella zona di San Barnaba.
L’indagine è stata condotta dalla squadra mobile della questura di Venezia, diretta da Eugenio Masino, insieme al commissariato San Marco.
Con gli ultimi due arresti salgono a quattro le persone finite in carcere nell’operazione congiunta di polizia e carabinieri contro la spirale di violenza esplosa tra i due gruppi tunisini nel centro storico veneziano.
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Ancora violenza nel centro storico di Venezia, dove nella notte tra sabato e domenica è esplosa una nuova faida tra gruppi di tunisini legati alle famiglie Sakka e Mallat. Teatro dello scontro la zona delle Zattere e della riva dei Gesuati: due uomini sono rimasti feriti durante una violenta aggressione a colpi di machete, coltelli e spray al peperoncino.
Secondo le ricostruzioni, il gruppo aggressore si sarebbe presentato armato di lame e mannaie, lanciando anche una sedia contro i rivali prima della rissa. Un tunisino di 32 anni ha riportato una ferita superficiale al braccio, mentre il fratello 22enne è stato colpito più volte mentre era a terra: ha riportato profonde ferite a mano, mento e ginocchio ed è stato dimesso dall’ospedale con 15 giorni di prognosi e sei punti di sutura.
La faida tra le due famiglie, entrambe originarie della zona di Chebika in Tunisia, andrebbe avanti da mesi e sarebbe già collegata ad altri episodi violenti avvenuti a San Barnaba, ai Santi Apostoli e al caso della morte di Jamel Mallat, il giovane annegato a San Polo il 5 maggio.
Durante l’aggressione qualcuno avrebbe persino trasmesso la scena in diretta su TikTok. Nei video si vedono i momenti della rissa e il giovane ferito mentre tenta di difendersi dai colpi di machete. Secondo quanto riferito dagli amici delle vittime, il cellulare del 22enne sarebbe stato sottratto dagli aggressori, che lo starebbero usando per pubblicare contenuti sui social.
Le tensioni tra i due gruppi, secondo le testimonianze raccolte, ruoterebbero attorno a minacce, regolamenti di conti e traffico di droga nelle aree delle Zattere e di Strada Nova. Le indagini sono in corso.













