12 Settembre 2022 - 10.29

Elezioni – La Meloni con il vento nelle vele

di Umberto Baldo

Qualcuno di voi mi ha scritto facendomi notare che, a suo avviso, ultimamente mi sarei concentrato forse un po’ troppo su Salvini, Conte e Letta, lasciando sullo sfondo Giorgia Meloni.

Francamente non mi sembra di aver “trascurato” la leader di FdI, ma poiché trovo le critiche sempre stimolanti, oggi cerco di colmare questa presunta lacuna.

E per farlo parto dall’osservazione che in politica a mio avviso contano due fattori importanti; la “strategia” intesa come elaborazione di una linea di programmi e contenuti, ma anche la “casualità”, nella comune accezione di trovarsi al posto giusto nel momento giusto.

Quella casualità che Machiavelli definiva con la parola “fortuna”, nel senso che lo studioso sostiene che pur avendo fiducia nella forza dell’uomo, sa che ha precisi limiti che non dipendono dalla sua volontà, ma appunto dalla “fortuna”.

In quest’ottica non c’è dubbio che Giorgia Meloni sia molto cresciuta a livello personale e politico negli ultimi anni, guidando con fermezza il suo Partito, cercando di fugare ogni dubbio circa presunte nostalgie fasciste, e arrivando addirittura a presiedere il Gruppo europeo dei Conservatori e Riformisti.

In ambito nazionale ha saputo resistere alle tentazioni del potere, rimanendo caparbiamente all’opposizione prima dei due Governi Conte, e poi di quello di unità nazionale di Mario Draghi.

E credo che la sua probabile vittoria il 25 settembre sarà dipesa per larga parte proprio dal suo essersi trovata posizionata all’incrocio fra una politica percepita dai cittadini come vecchia (Pd, Lega, 5Stelle ecc.), e la voglia di “nuovo” che ad ogni elezione politica sembra pervadere gli italiani.

E proprio qui sta la sua “fortuna” in senso machiavellico; l’essere stata estranea a Esecutivi che, per usare un eufemismo, hanno governato fra luci ed ombre, potendo così presentarsi agli italiani come la “nuova alternativa” alla vecchia casta politica.

Ed in questo, almeno a giudicare dai sondaggi (sempre da prendere con le molle), sembra che le stia andando bene, tanto che ormai si parla apertamente di lei come del probabile nuovo premier italiano.

Potrebbe aver giocato a suo favore il fatto di essere donna, anche se non lo considero un fattore determinante.

Ma allora, a parte la “fortuna”, qual’é il motivo di questa sua esplosione, di questa ascesa che sembra inarrestabile anche in quel Nord fin qui ridotta esclusiva della Lega?

Per quanto mi sforzi non riesco a trovare una indubbia giustificazione.

Perché, provate a pensarci anche voi, non individuo nessuna proposta forte, nessuna “bomba propagandistica”, nessun “asso nella manica”, che caratterizzino la sua campagna elettorale.

E non credo siano state le parole da lei pronunciate in Spagna, e tanto stigmatizzate dalla sinistra, “Yo soy Giorgia, soy una mujer, soy una madre, soy cristiana”, o lo slogan “Dio, Patria, Famiglia” ad aver ammaliato gli italiani.

Ad essere onesto la sua campagna elettorale si basa su temi piuttosto banali, slegati da una visione generale dell’Italia del futuro, che sembrano spesso ispirati solo dal fare qualcosa di diverso dalla sinistra,  conditi però da un accentuato orgoglio di appartenenza alla destra politica, e dal messaggio implicito “noi siamo diversi dagli altri”.

Per spiegarmi meglio, Silvio Berlusconi il  3 aprile 2006 irretì Romano Prodi nel corso dell’ultimo faccia a faccia televisivo urlando a sorpresa: «Avete capito bene, aboliremo l’Ici sulle prime case».

Tema sicuramente forte, che andava a colpire una delle tasse più odiate dagli italiani.

Matteo Salvini ha impostato molte campagne elettorali sul “manderemo a casa i clandestini”, agitando così lo spettro dell’invasione di masse di diseredati dal sud del mondo verso le nostre contrade. Detto per inciso, stando sempre ai sondaggi, sembra che questo tema non scaldi più di tanto gli elettori in questo 2022.

Indimenticabile la campagna di Beppe Grillo del 2018, all’insegna del “Vaffa” urlato in ogni piazza.

E restando all’oggi, Giuseppe Conte sta risalendo prepotentemente la china dei sondaggi difendendo ad oltranza il Reddito di Cittadinanza.

Certo sorvolando sul fatto che questo sussidio  in tanti casi ha rappresentato per moltissimi giovani non una strada verso il lavoro, ma un’alternativa al lavoro, meglio un sussidio da aggiungere al lavoro nero.

Ma tant’è, l’Avvocato del popolo vuole rianimare un Movimento che sembrava alla frutta, per cui la vecchia idea del Reddito rappresenta un modo per attrarre i voti di quella fetta dell’elettorato del Sud che la “paghetta di Stato” teme di perderla.

Come accennavo, nessun tema “forte” si riscontra nella proposta  politica della Meloni, a parte il Presidenzialismo, che a mio avviso la stragrande maggioranza degli italiani non sa neppure cosa sia.

Eppure il vento elettorale spinge con forza le vele della sua nave!

Si ripropone quindi la domanda: perché?

Io credo sia dovuto ad un mix di fattori.

Una proposta politica degli “altri” decisamente desolante, il che agli occhi degli elettori può far sembrare FdI come il “meno peggio”.

Poi il battage dei sondaggi, usati impropriamente e furbescamente come propaganda elettorale da giornali e media legati ai due schieramenti, che potrebbero avere indirizzato molti consensi verso di lei e FdI.

Infine la ormai consolidata tendenza degli italiani a passare da un leader all’altro cambiandolo ad ogni elezione, in una defatigante ed inutile ricerca del “nuovo” (lo sanno bene ad esempio Renzi e Salvini).  

Questi diversi fattori, mescolati alla “fortuna”, molto probabilmente faranno sì che Giorgia Meloni vincerà il 25 settembre, e questo, come accennato, nonostante la mancanza di proposte forti, nonostante un’idea del Paese, definito Patria, che pare piuttosto vaga, nonostante la debolezza dei rapporti internazionali (ma dimostra di voler colmare in fretta questa lacuna), nonostante le vecchie posizioni anti euro ed anti Ue, nonostante certe frequentazioni di leader impresentabili come Orban, nonostante l’assenza di una specifica preparazione economico-giuridica.

Al momento Giorgia Meloni, più che spiegare dettagliatamente cosa farebbe una volta arrivata a Palazzo Chigi, sembra avere un’unica preoccupazione; rassicurare Bce e mercati che un suo eventuale Governo non provocherebbe sconquassi, tanto da sembrare in questo momento, quanto ai temi dell’economia e dei conti dello Stato, paradossalmente più “draghiana” di Mario Draghi.

Mi sentirei di consigliare a Giorgia Meloni di   non fare troppo affidamento sul consenso degli italiani, data la loro volubilità, e la loro nota tendenza a saltare sul carro del vincitore.

Ma la “ragazza” viene da lontano, è cresciuta a pane e politica, sa che per lei questa è un’occasione forse irripetibile, e sembra avere anche l’umiltà di imparare.

In fondo Machiavelli nel “Principe” sostiene anche che “esiste la possibilità per l’uomo di essere artefice del proprio destino e della propria fortuna”.

Umberto Baldo

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