8 Luglio 2026 - 16.41

Crisi idrica sul Po: a rischio migliaia di ettari per Confagricoltura

Padova, 8 luglio 2026 – La risalita del cuneo salino lungo il basso corso del Po sta mettendo in ginocchio l’agricoltura veneta. Il mare è ormai entrato per circa 20 chilometri nell’alveo del fiume, bloccando l’irrigazione di migliaia di ettari – secondo le prime stime si potrebbe arrivare a 20.000 ettari (su circa 42.000 totali dell’area del Delta) posizionati in comune di Porto Tolle e Ariano Polesine, cifra ancora da verificare ma già di per sé indicativa della gravità della situazione.

La soglia di deflusso minimo prevista dai regolamenti europei per contenere l’avanzata dell’acqua salata è fissata in 400 metri cubi al secondo; attualmente il Po viaggia sotto i 300 metri cubi al secondo, una condizione che sta rendendo l’acqua inutilizzabile per le colture e sta colpendo duramente le aziende agricole del Delta e della bassa Rodigina.

La causa principale della crisi non è soltanto la siccità, ma la mancanza di coordinamento interregionale nella gestione dei prelievi. Piemonte e Lombardia chiudono i rubinetti in autonomia ogni volta che l’acqua scarseggia, e il Veneto si trova puntualmente a subire le conseguenze finali senza poter intervenire a monte. L’Autorità di Bacino del Po esiste sulla carta, ma non dispone di un potere reale di regolazione, né esiste un obbligo normativo di rispettare un deflusso minimo garantito lungo tutta l’asta del fiume. Che un sistema di questo tipo sia ancora privo di una regia unica nel 2026 è semplicemente inaccettabile.

Confagricoltura Veneto esprime pieno appoggio all’iniziativa della Regione, avviata dal presidente Alberto Stefani insieme all’assessore all’Agricoltura Dario Bond e all’assessore all’Ambiente Elisa Venturini, per riportare l’attenzione della politica nazionale su un’emergenza che si ripete ormai con cadenza annuale. L’obiettivo immediato è gestire la fase acuta della crisi e garantire l’approvvigionamento idrico alle aree più esposte; l’obiettivo strutturale è ottenere interventi coordinati e pluriennali, perché altrimenti si è costretti a ripartire da capo a ogni stagione. In quest’ottica, l’Associazione ribadisce la richiesta di un commissario con autorità reale su tutto il sistema del Po, capace di imporre e far rispettare riduzioni eque dei prelievi lungo l’intera asta fluviale.

Non è più accettabile che un fiume strategico come il Po sia gestito senza una cabina di regia unica – dichiara il presidente di Confagricoltura Veneto, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi –. Le aziende agricole del Delta e della bassa Rodigina stanno pagando il prezzo di prelievi scoordinati fatti a monte, mentre l’acqua salata avanza e distrugge colture e reddito. Per questo siamo al fianco della Regione e del presidente Stefani, degli assessori Bond e Venturini, e continueremo a seguire l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del distretto del Po perché le decisioni urgenti che servono vengano finalmente prese.”

Confagricoltura Veneto propone innanzitutto una riduzione del 10% la portata delle derivazioni a monte per aumentare di almeno 100 mc al sec la portata a Pontelagoscuro e quindi ridurre il problema del cuneo salino. Serve inoltre una normativa che permetta interventi rapidi di pulizia di bacini e dighe a monte: molti invasi sono ridotti a un quarto della capacità originaria a causa dell’accumulo di detriti, e oggi manca lo strumento normativo per intervenire con la necessaria tempestività. Infine, l’Associazione chiede un piano organico nazionale per la gestione delle acque del bacino del Po, ricordando come episodi analoghi si stiano ripetendo con frequenza crescente dal 2003 a oggi, senza che il problema venga più affrontato come una semplice emergenza stagionale.

Confagricoltura Veneto continuerà a seguire da vicino l’evolversi della situazione sul territorio e, parallelamente al confronto avviato a livello regionale, si attiverà anche presso la propria associazione nazionale per portare il tema nelle sedi governative opportune, affinché la gestione della risorsa idrica del bacino del Po diventi finalmente una priorità strutturale dell’agenda politica nazionale.

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