VENETO – A Bassano studenti musulmani fuori durante minuto di silenzio per Parigi
Il preside del liceo Brocchi Gianni Zen ha inviato proprio oggi una circolare nella quale ha invitato gli alunni e gli insegnanti ad allestire un presepe in classe. Nei giorni scorsi una circolare per osservare un minuto di silenzio per le vittime degli attentati di Parigi. Non si aspettava che anche a Bassano, come già accaduto a Varese, alcuni studenti musulmani decidessero di abbandonare l’aula. La notizia trapela dopo qualche giorno e lo stesso preside, a quanto pare, è stato informato tardi dell’accaduto. Un episodio che avrà una vasta ripercussione mediatica e che porterà Bassano, come accaduto per Varese, al centro del dibattito sugli attentati, il rischio terrorismo, la guerra all’Isis e l’integrazione dei musulmani in Italia. Nella circolare il preside invitava anche ad allestire presepe ed albero di natale nelle classi. Resta da vedere se anche questo consiglio è stato seguito o se all’interno delle classi vi siano stati dibattiti o difficoltà nel rispettare la tradizione. Il preside di fronte alle prime voci che circolavano si è molto irritato. “E’ doveroso essere informato dal corpo docenti se un episodio del genere accade. Ho subito inviato una circolare e i docenti mi stanno rispondendo. Non risulta che questo sia accaduto. La verifica interna è in atto”.
LA CIRCOLARE DEL PRESIDE
OGGETTO: un piccolo presepe in ogni classe
Cari ragazzi,
accolgo con favore un suggerimento di qualcuno di voi.
Fra un mese è Natale. Sapendo il significato di questa “festa”, nella nostra storia occidentale, al di là dello scivolamento consumistico degli ultimi decenni, cioè di una “festa” nata da un valore fortemente religioso che ha fatto crescere in tutti, al di là delle stesse convinzioni religiose, valori universali di fratellanza e solidarietà, credo sarebbe bello che in tutte le classi, per vostra iniziativa, ci fosse un piccolo presepe, magari con un piccolo albero di Natale. Un presepe ed un albero in ogni classe, piccoli segni-simboli.
Sappiamo tutti del momento difficile che stiamo vivendo, per gli attentati e la minaccia terroristica.
Riaffermare dunque i valori-base attraverso questi piccoli segni-simboli, valori che sono il cuore della nostra cultura, religiosa e civile, (una cultura “nostra” nel suo valore universale), specialmente in questo momento, penso sia il modo migliore per aiutarci a non rassegnarci alle logiche della paura, del terrore, del sospetto, della prevaricazione. In tutti i sensi.
Qual è il valore del Natale, anche in senso civile? Quello cantato in una vecchia canzone di Renato Zero: “La vita è un dono”.
Non ci sono economicismo ed utilitaristismo che tengano, di fronte al dono della vita.
Un verso, poi, di una canzone di Biagio Antonacci (“Ti dedico tutto”) ci dice anche come reagire di fronte a questo momento storico: “Il mestiere si impara, il coraggio ti viene, il dolore guarisce, la tempesta ha una fine, ma diverso è sapere la cosa più giusta, siamo naufraghi vivi in un mare d’amore”.
Credo sia sempre utile, infine, quanto ricordato tempo fa da Maurizio Crozza: nel presepe c’è una coppia di immigrati, senza documenti, senza casa, quindi clandestini, con Maria che aspetta il figlio di un altro, che vanno ad occupare una capanna abusivamente…
Sappiamo che la convivenza richiede regole, reciprocità, rispetto, tolleranza, libertà responsabile, solidarietà, ecc.. Ma, forse, dovremmo tutti imparare, oltre tutto e tutti, che “la cosa suprema, che si può conquistare nella vita, è non voler possedere nulla. Neppure in amore” (Ernst Wiechert). Il vero senso universale del Natale.
Con cordialità
Il Dirigente Scolastico
Giovanni Zen

















