Un vicentino all'Expo: "Ho le emorroidi"… per saltare la fila
Finisce l’esperienza dell’Expo 2015 a Milano e fra polemiche, ritardi e prodigiosi recuperi di visitatori, la grande macchina si ferma. Abbiamo avuto la fortuna di confrontarci con alcune delle standiste impegnate nei diversi padiglioni. Scopriamo che l’Expo raccontato da dentro offre una prospettiva particolare dai risvolti spesso comici. Cinque ragazze vicentine sono state impegnate in alcuni dei padiglioni più frequentati. Per ragioni di privacy non possiamo dare i loro nomi e nemmeno essere troppo precisi sui padiglioni dove sono stati impegnate per più di sei mesi. Ma quello che raccontano ha dell’incredibile. Al di là dell’endemica maleducazione dei visitatori, scopriamo che il genio italiano supera in assoluto quello di tutti gli altri Paesi. Non solo nel design, nella moda, nell’alimentazione, ma anche nella furbizia. Abituati alle file alle poste e in Comune, gli Italiani sono arrivati all’Expo con un diverse armi, oltre che bagagli. In alcuni padiglioni (vedi Giappone) si arrivava ad 8 ore di fila. Anche i meno frequentati, negli ultimi giorni, erano pressoché inarrivabili.
Le scuse inventate per saltare la fila sono di un’originalità imbarazzante. Una 25 enne di Montecchio ci racconta della donna incinta. Arrivata al padiglione (di uno dei Paesi Arabi), mostrava una pancia degna di un parto pentagemellare. Peccato che dalla maglia uscisse il lembo di una fodera di cuscino. E’ stato chiesto quindi di mostrare bene la pancia e in effetti, nascondeva un cuscino, comprato alle bancarelle (con tanto di simbolo della Juventus). Un’altra standista (padiglione di Paese anglosassone), mentre transitava vicino ai visitatori in coda, ha sentito come un gruppetto di napoletani che cercava di armarsi di malattie per poter entrare. Un distinto signore istruiva i compagni: “Allora, tu sei incinta, tu sei cardiopatico, tu hai il diabete e tu ha subito un’operazione alla gamba”. La standista ha fatto finta di nulla e poi li ha attesi al varco. Dopo poco si sono presentati elencando le malattie che avevano portato per passare prima. Peccato che la donna indicata come ‘in stato interessante’ non fosse proprio nel fiore della gioventù. La standista guarda la signora, la signora si presenta con il volto reclinato ed una mano sulla guancia, come per nascondere qualcosa. In effetti, l’aspetto la tradisce. Ha circa 70 anni. Smascherata! e con lei anche il Totò di turno. Un’altra ragazza (padiglione africano) racconta di un compaesano (vicentino) che sommessamente si è avvicinato e… sottovoce le ha confidato di avere le emorroidi. La standista, esasperata dalla giornata ha risposto candidamente: “Tranquillo, tanto non dovrà fare la fila seduto…”. Un’altra coppia arriva con un bimbo appena nato e una bimba di tre anni. Possono entrare! il bambino ha meno di un anno. Occhi sgranati quando la coppia chiede: “Dove possiamo depositare la bambina?”… La risposta della standista: “Non abbiamo magazzini per bambini”.
Candida e geniale un’altra coppia che si presenta al padiglione Italiano con un neonato. “Questo è il figlio di due nostri amici. Ci hanno prestato il figlio per fare prima”… Nessun dolo. Si può fare. Ci si chiede più che altro cosa si può arrivare a fare per superare una fila. Infiniti i racconti di gente che perdeva le staffe, insultava le addette agli ingressi, litigava con i compagni di coda. Infine la chicca: “Ho avuto un figlio, ma non è qui”.
P.U.

















