Ettore Prandini eletto presidente dell’Associazione italiana allevatori

VICENZA, 19 MAGGIO – Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, è stato nominato ai vertici dell’Associazione italiana allevatori (Aia) in un momento in cui il bovino da latte italiano registra meno capi, ma maggior capacità produttiva, una forte specializzazione territoriale ed un ruolo decisivo della Dop economy. La sfida del nuovo corso è trasformare questa forza in maggiore reddito per gli Allevatori e più competitività per l’intera filiera.
Da Vicenza, città nella top ten per quantitativo di latte prodotto, giungono le congratulazioni al presidente Prandini da parte del presidente di Coldiretti Vicenza, Pietro Guderzo: “Siamo orgogliosi che il presidente Prandini abbia ottenuto questo prestigioso incarico e gli auguriamo un proficuo lavoro. La nostra provincia è particolarmente interessata dalle iniziative che Aia saprà mettere in campo, considerando che Vicenza produce la maggior quantità di latte vaccino in Veneto, seguita a ruota da Verona, Padova e Treviso. Senza considerare che il Veneto è la terza regione in Italia per produzione di latte (circa il 9% del totale nazionale), dietro a Lombardia ed Emilia-Romagna. E, infine, oltre il 60% del latte prodotto nel Vicentino e nell’intera regione è destinato alla trasformazione in formaggi a Denominazione di origine protetta”.
La zootecnia italiana affronta una fase di trasformazione profonda. In molti comparti diminuisce il numero delle aziende, mentre aumenta la dimensione media degli allevamenti e cresce il bisogno di servizi tecnici, strumenti digitali e capacità di lettura dei mercati. La sfida non riguarda un solo settore: interessa bovini da latte e da carne, bufalini, suini, ovini, caprini, avicoli e l’intero sistema delle produzioni zootecniche nazionali.
“L’Associazione italiana allevatori deve essere sempre di più la casa dei dati, della selezione, dei controlli funzionali, dei laboratori, della consulenza tecnica e della rappresentanza di una zootecnia moderna e competitiva. Il dato non è un adempimento – spiega il presidente Prandini – è uno strumento di reddito, programmazione, tracciabilità, miglioramento genetico e tutela del lavoro degli allevatori”.
L’innovazione dovrà quindi essere affrontata in modo trasversale. Sensoristica, sistemi di zootecnia di precisione, genomica, analisi di laboratorio, piattaforme gestionali, interoperabilità dei dati e strumenti di supporto alle decisioni possono migliorare produttività, prevenzione sanitaria, qualità delle produzioni e organizzazione del lavoro in tutte le filiere. La frontiera non è raccogliere dati, ma renderli affidabili, confrontabili e utilizzabili dagli allevatori, dalle associazioni regionali, dalle associazioni nazionali, dalla ricerca e dagli stakeholder di filiera.
Un ruolo centrale sarà affidato alla rete Aia/Ara, che costituisce una presenza tecnica nazionale al servizio degli allevamenti, con 15 sedi regionali, 16 laboratori, più di 600 tecnici, specialisti e infrastrutture informative. La rete dovrà essere rafforzata nella governance, nella standardizzazione dei processi, nella formazione e nella capacità di restituire agli allevatori servizi tempestivi, leggibili e orientati alle decisioni aziendali.
“L’Aia vuole essere un punto di convergenza aperto e concreto tra allevatori, filiere, istituzioni, ricerca, medici veterinari, industria agroalimentare e distribuzione. Solo con un lavoro comune potremo difendere il patrimonio zootecnico italiano, aumentare il valore riconosciuto agli allevatori e garantire un futuro competitivo e sostenibile a tutte le nostre filiere”, conclude Prandini.–
Matteo Crestani
Giornalista













