22 Maggio 2026 - 17.33

Congo, folla inferocita dà fuoco alle tende allestite per i malati di ebola (video)

congo folla inferocita incendia tende per malati di ebola vicino ad un ospedale

Una grave esplosione di violenza ha colpito il centro di trattamento Ebola dell’ospedale di Rwampara, nella provincia orientale dell’Ituri, dove una folla ha dato alle fiamme alcune strutture sanitarie dopo la morte di un giovane con sospetta infezione da Ebola.

L’episodio è avvenuto giovedì 21 maggio 2026 nel cuore dell’epicentro dell’epidemia, dopo che le autorità avevano impedito alla famiglia di Eli Munongo Wangu, noto calciatore locale, di recuperare il corpo del giovane deceduto. Secondo quanto riferito, la famiglia contestava la diagnosi di Ebola, sostenendo che la causa della morte fosse tifo, e chiedeva una sepoltura tradizionale, in contrasto con i protocolli di sicurezza sanitari.

La situazione è rapidamente degenerata quando la folla ha assaltato il complesso ospedaliero, incendiando le tende destinate al trattamento dei pazienti Ebola. Le forze di polizia e l’esercito sono intervenuti con colpi di avvertimento e gas lacrimogeni per disperdere la folla e ristabilire il controllo dell’area.

Nel rogo sono state distrutte due tende gestite dall’organizzazione umanitaria ALIMA, per un totale di otto posti letto, inclusa la struttura destinata alla gestione della salma per la sepoltura sicura. L’episodio rappresenta un duro colpo alle operazioni sanitarie sul campo.

Nonostante la gravità dell’incendio, sei pazienti in trattamento (tre casi confermati e tre sospetti) sono stati trasferiti in sicurezza nella struttura principale dell’ospedale. Non risultano feriti tra pazienti e personale sanitario.

L’episodio evidenzia ancora una volta la profonda sfiducia delle comunità locali e la resistenza culturale alle misure sanitarie, fattori che continuano a complicare il contenimento dell’epidemia di Ebola nella regione.

Si tratta della diciassettesima epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo dal 1976, causata dal ceppo Bundibugyo, meno comune e privo di vaccini o trattamenti specifici approvati. L’epidemia è stata dichiarata emergenza sanitaria internazionale dall’OMS il 17 maggio.

Secondo i dati più recenti di OMS, CDC e autorità congolesi, si contano circa 575 casi sospetti, 51 casi confermati in laboratorio e oltre 140 decessi sospetti. L’epidemia si è già diffusa in 11 zone sanitarie tra Ituri e Nord Kivu, con casi confermati anche in Uganda, dove si registrano due infezioni, di cui una mortale.

Le autorità sottolineano che i numeri sono in crescita perché il virus ha circolato per settimane senza essere rilevato, mentre la situazione resta aggravata dall’instabilità regionale, dagli spostamenti di popolazione e dalle difficoltà logistiche nelle operazioni di contenimento.

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