22 Maggio 2026 - 15.08

Veneto, crescono occupazione e produzione industriale: imprese prudenti per energia e tensioni geopolitiche

VENEZIA – Il Veneto apre il 2026 con segnali positivi sia sul fronte dell’occupazione sia su quello della produzione industriale, anche se imprese e operatori economici guardano con crescente prudenza ai prossimi mesi a causa delle tensioni internazionali, dei costi energetici e delle difficoltà negli approvvigionamenti.

Secondo la Bussola di Veneto Lavoro diffusa oggi, nei primi quattro mesi del 2026 il saldo occupazionale regionale è positivo per 42mila posizioni di lavoro dipendente, in aumento rispetto alle 40.700 registrate nello stesso periodo dello scorso anno, con una crescita del 5%.

Il solo mese di aprile ha fatto segnare un saldo positivo di 19.200 unità, stabile sui livelli del 2025, grazie all’incremento delle attivazioni contrattuali (+3%), bilanciato però anche da un aumento delle cessazioni (+4%). Complessivamente, nel quadrimestre la domanda di lavoro cresce del 5%, mentre le cessazioni aumentano del 4%.

Positivo il bilancio del lavoro a tempo indeterminato (+11.400), anche se inferiore rispetto al 2025 (+13.700) per effetto della diminuzione delle trasformazioni e qualificazioni (-7%). Ancora più marcata la crescita del tempo determinato, con un saldo di +30.100 posizioni rispetto alle +26.900 dello scorso anno, trainato dall’aumento delle assunzioni (+7%).

Sul piano settoriale, l’industria mostra segnali di normalizzazione occupazionale, con risultati incoraggianti nel metalmeccanico e in alcuni comparti del made in Italy come occhialeria, industria alimentare e tessile-abbigliamento, quest’ultimo in miglioramento pur restando in territorio negativo. Nei servizi, invece, il mercato del lavoro resta in linea con il 2025, sostenuto soprattutto dal turismo, dai servizi di pulizia, dall’editoria e dalla cultura.

Il saldo occupazionale risulta positivo in tutte le province venete, fatta eccezione per Belluno (-3.700), dato legato alla conclusione della stagione turistica invernale. Peggiorano invece le dinamiche occupazionali rispetto al 2025 nelle province di Treviso e Vicenza, mentre Verona mostra segnali di miglioramento.

A confermare il momento favorevole arriva anche l’analisi VenetoCongiuntura di Unioncamere Veneto sull’industria manifatturiera. Nel primo trimestre del 2026 la produzione industriale regionale è cresciuta del 3,4% su base annua, con incrementi diffusi in tutti i comparti. In crescita anche gli ordinativi, sia sul mercato interno (+2,2%) sia su quello estero (+3,1%).

L’indagine, realizzata su un campione di circa 2.200 imprese rappresentative di oltre 95mila addetti, evidenzia tuttavia un atteggiamento più cauto da parte degli imprenditori rispetto all’inizio dell’anno. A pesare sono soprattutto le incertezze del quadro internazionale, con la guerra in Medio Oriente che potrebbe incidere nei prossimi mesi sui costi dell’energia, delle materie prime e sulle catene di approvvigionamento.

Il grado di utilizzo degli impianti si attesta al 70%, dato che secondo Unioncamere testimonia un approccio prudenziale delle aziende, impegnate a concentrare la produzione in cicli intermittenti e ad accumulare scorte di magazzino per prevenire eventuali interruzioni nella fornitura di componenti e materie prime strategiche.

Le previsioni di Prometeia indicano per il Veneto una crescita del Pil dello 0,4% nel 2026, in linea con il dato nazionale, con una lieve accelerazione prevista dal 2027. Rallenta però la domanda interna, attesa in crescita dello 0,9% contro l’1,8% dell’anno precedente, mentre i consumi delle famiglie si fermano al +0,7%. Gli investimenti fissi lordi aumentano dell’1,9%, in netto rallentamento rispetto al +4,7% del 2025. Per l’export è invece previsto un ritorno positivo (+1%) dopo il calo registrato lo scorso anno (-1,2%).

«Da un lato – commenta la segretaria generale di Unioncamere Veneto, Valentina Montesarchio – permangono elementi di tenuta, sostenuti dalla capacità di adattamento delle imprese, dall’innovazione e dalla forte apertura ai mercati internazionali; dall’altro emergono segnali di maggiore cautela, legati all’incertezza del contesto e all’indebolimento delle prospettive di crescita».

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