14 Maggio 2026 - 16.15

Cisgiordania, case su terre confiscate ai palestinesi messe Booking.com: l’accusa di Ekō

Ville con terrazza panoramica, giardini “ideali per riunioni all’aperto” e appartamenti turistici immersi nel silenzio delle colline della Cisgiordania. Ma dietro quegli annunci online si nasconde una realtà esplosiva: secondo un nuovo rapporto dell’organizzazione per i diritti umani Ekō, Booking.com starebbe pubblicando decine di proprietà situate negli insediamenti israeliani considerati illegali dal diritto internazionale.

Tra queste c’è anche una casa a Neve Daniel, colonia israeliana a sud di Betlemme costruita su terreni confiscati a famiglie palestinesi. Proprio lì Mohammad al-Sbeih ricorda di aver trascorso l’infanzia coltivando grano e orzo insieme alla sua famiglia. Oggi, dove un tempo c’erano campi terrazzati, sorgono abitazioni turistiche pubblicizzate online con vista panoramica e area picnic.

Nel report, Ekō elenca 41 strutture presenti su Booking.com all’interno di 14 insediamenti israeliani in Cisgiordania occupata, tra la Valle del Giordano e la cintura di colonie attorno a Gerusalemme Est. Due delle proprietà segnalate si troverebbero persino all’interno della Città Vecchia.

Secondo il diritto internazionale, gli insediamenti israeliani nei territori occupati violano la Quarta Convenzione di Ginevra e lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, che considera illegale il trasferimento della popolazione civile nei territori occupati. Nel 2024 anche la Corte Internazionale di Giustizia ha ribadito l’illegalità delle colonie israeliane.

La questione rischia ora di avere conseguenze legali anche per la piattaforma. Nei Paesi Bassi, dove Booking.com ha la propria sede centrale, è infatti all’esame della procura una denuncia presentata dall’European Legal Support Center. L’accusa sostiene che le attività commerciali legate agli insediamenti possano configurare riciclaggio di denaro, dal momento che deriverebbero da territori occupati illegalmente.

Nel mirino non c’è soltanto Booking.com. Anche Airbnb continua a proporre affitti negli insediamenti israeliani. Un’inchiesta del Guardian del 2025 aveva individuato oltre 760 camere, case e appartamenti pubblicizzati dalle due piattaforme nei territori occupati.

Booking.com difende la propria posizione sostenendo che “non spetta alla piattaforma decidere dove le persone possano viaggiare”. Dal 2022 il sito ha introdotto un piccolo avviso per segnalare le aree “colpite da conflitti”, ma il messaggio compare solo durante la ricerca generale e non nelle pagine delle singole strutture.

Per Mohammad al-Sbeih, però, il problema è molto più concreto. La sua famiglia perse i cinque ettari di terreno nel 1982 dopo una lunga battaglia giudiziaria in Israele. Le autorità motivarono l’esproprio con esigenze di sicurezza nazionale. Col passare degli anni, quella terra è stata inglobata dall’espansione dell’insediamento di Neve Daniel.

Quando i ricercatori di Ekō gli hanno mostrato online l’annuncio della casa costruita sul terreno della sua famiglia, l’uomo si è commosso. “Quel posto doveva appartenere ai miei figli e ai miei nipoti”, ha raccontato. “Rubare dieci dollari o rubarne un milione è la stessa cosa: sempre furto resta”.

Potrebbe interessarti anche:

Cisgiordania, case su terre confiscate ai palestinesi messe Booking.com: l'accusa di Ekō | TViWeb Cisgiordania, case su terre confiscate ai palestinesi messe Booking.com: l'accusa di Ekō | TViWeb

Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

Luca Faietti Direttore Fondatore ed Editoriale - Arrigo Abalti Fondatore - Direttore Commerciale e Sviluppo - Paolo Usinabia Direttore Responsabile

Copyright © 2026 Tviweb. All Rights Reserved | Tviweb S.R.L. P.Iva E C.F. 03816530244 - Sede Legale: Brendola - Via Monte Grappa, 10

Concessionaria pubblicità Rasotto Sas

Credits - Privacy Policy