Keep Calm and Carry Cash. Elogio del contante

Nummus
Alcuni anni fa mi trovavo in vacanza nell’Algarve portoghese.
Dopo aver dormito in un hotel a Tavira, al mattino andai alla reception per regolare il conto. Non so per quale motivo, ma la mia carta di credito non funzionava, e così rimanemmo a guardarci negli occhi io con la mia plastic card in mano, e l’addetto con una espressione piuttosto imbarazzata.
Poiché avevo fretta di ripartire, per poter saldare il dovuto non mi restò che mettermi le mani in tasca alla ricerca del poco contante disponibile, ricorrendo anche a quello che mia moglie aveva in borsa.
In pratica, alla fine rimanemmo con qualche moneta metallica buona per un caffè.
Ovviamente la prima cosa che feci una volta in auto fu quella di mettermi alla ricerca di uno sportello Bancomat, dove mi rifornii di un numero adeguato di banconote.
Vi devo confessare che quell’esperienza mi è rimasta impressa nella memoria e, da quel momento, ogni volta che mi sono messo in viaggio, in Italia come all’estero, non ho mai tralasciato di avere in tasca una adeguata quantità di contante, ovviamente nei limiti fissati dalle norme nazionali e internazionali, divisa fra me e mia moglie.
In pratica mi ripromisi di non voler più rivivere una situazione simile a quella di Tavira: con la carta muta e con la faccia del portiere incerta sulla mia solvibilità.
Tutto questo per dire che da anni è in atto una campagna culturale, politica e perfino morale contro il contante, a vantaggio di tutte le forme di pagamento elettronico.
Sia chiaro: io ho vissuto la mia vita professionale in Banca e queste dinamiche le ho viste e vissute dall’interno.
Per forza di cose, pur essendo un po’ attempato, ho una buona dimestichezza con i servizi elettronici, con l’Home banking come si usa dire, e francamente da anni non entro fisicamente in una filiale bancaria.
Riesco a fare tutto dal computer o dall’iPhone.
Ma basta parlare con qualche mio coetaneo, e per la verità anche con persone più giovani, per rendersi conto che non è così per tutti.
In altre parole non è vero, come raccontano le Banche, che l’Internet Banking sia ormai quasi una sorta di elettrodomestico, nel senso che fa parte della nostra vita, come il frigorifero, il televisore, o il telefonino.
Certo per loro è tutto grasso che cola: meno sportelli uguale diminuzione di costi, ma con commissioni sui servizi che continuano ad aumentare.
Da dove pensate arrivino i miliardi che rimpinguano i bilanci dei nostri Istituti di credito?
Se poi aggiungiamo, appunto, la chiusura di migliaia di sportelli bancari avvenuta negli ultimi anni, il quadro è evidente: una parte crescente degli italiani vive ormai in una sorta di deserto bancario, dove procurarsi contante è complicato, ed utilizzare l’home banking spesso impossibile per mancanza di preparazione tecnologica.
Eppure il contante non è il residuo archeologico di un mondo destinato a sparire.
È una delle più grandi invenzioni della civiltà umana.
Prima della moneta esisteva il baratto.
Una capra in cambio di tre anfore d’olio, due sacchi di grano per una tunica.
Sistema poetico quanto volete, ma inefficiente come un Ministero italiano in agosto.
La moneta rappresentò una rivoluzione: consentì di attribuire un valore comune alle cose, facilitò il commercio, fece nascere mercati, città, imperi.
Dalle dracme greche ai denari romani, dai fiorini di Firenze ai ducati veneziani, la moneta non è stata soltanto economia.
È stata fiducia.
Un pezzo di metallo o di carta che tutti accettavano perché tutti riconoscevano un’autorità comune dietro quel valore.
Ed è esattamente questo il punto ancora oggi.
Il contante è libertà concreta.
Non teorica. Non filosofica. Concreta.
È utilizzabile sempre, anche quando manca la corrente, cade Internet, il POS si blocca, od un sistema informatico va in tilt.
Durante la pandemia, nella crisi greca, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, e perfino durante il blackout iberico del 2025, la richiesta di banconote è aumentata improvvisamente.
Nei momenti di paura le persone cercano il contante.
Non cercano password, cercano banconote.
Persino la Banca Centrale Europea, che certo non può essere accusata di nostalgie da bottega anni sessanta, ha recentemente ribadito il ruolo essenziale del cash nelle emergenze.
Lo slogan usato in uno studio della BCE è quasi cinematografico: “Keep Calm and Carry Cash”. “Mantenete la calma e portate con voi del contante”.
Certo a Francoforte sono attenti a non creare allarmismi, ma sicuramente hanno ben presente cosa potrebbe succedere se qualche Stato canaglia pensasse di tagliare i cavi sottomarini che, veicolando fra il 97% ed il 99% del traffico dati intercontinentali, sono essenziali per l’economia digitale globale.
In paesi come Austria, Finlandia e Paesi Bassi le Autorità consigliano addirittura di conservare in casa una piccola riserva di denaro liquido sufficiente per affrontare alcuni giorni di emergenza.
E hanno ragione.
Perché il contante possiede caratteristiche che nessuna App potrà mai sostituire del tutto: è tangibile, immediato, anonimo, resiliente.
Non ha bisogno di batterie. Non richiede autorizzazioni. Non dipende da un algoritmo o da un server in California.
C’è poi un altro tema di cui si parla poco: la privacy.
Ogni pagamento elettronico lascia una traccia. Ogni acquisto racconta qualcosa di noi: dove siamo stati, cosa compriamo, quanto spendiamo, quali abitudini abbiamo.
Naturalmente non c’è nulla di illegale nel pagare con una carta.
Io stesso lo faccio continuamente.
Ma una società nella quale ogni singolo gesto economico viene registrato, profilato ed archiviato, è una società che merita almeno qualche domanda.
Il contante, invece, conserva uno spazio di libertà individuale.
Piccolo, forse. Ma prezioso.
Naturalmente nessuno propone di abolire i pagamenti elettronici.
Sarebbe ridicolo quanto voler abolire gli ascensori per tornare alle scale.
La tecnologia semplifica la vita ed offre vantaggi enormi.
Il punto è un altro: la libertà consiste nella possibilità di scegliere.
Una società moderna dovrebbe garantire entrambe le possibilità, non trasformare chi usa il contante in un evasore fiscale preventivo, od in un relitto antropologico da osservare con compassione digitale.
Anche perché, a voler essere onesti, la guerra ideologica al contante non ha eliminato evasione e criminalità.
Ha semplicemente complicato la vita a milioni di persone normali, soprattutto anziani, fragili o poco alfabetizzati dal punto di vista tecnologico.
E poi diciamolo: c’è qualcosa di rassicurante nel denaro fisico.
Aprire il portafoglio e vedere delle banconote significa percepire immediatamente il limite della propria spesa, il peso reale del denaro.
Con la carta tutto diventa astratto, immateriale, invisibile.
Una strisciata qui, un clic là, ed ecco che il conto corrente evapora con la grazia di una nebbia padana.
Forse il futuro sarà sempre più digitale. Probabilmente, inevitabilmente.
Ma guai a credere che il progresso coincida con la cancellazione di tutto ciò che è fisico, concreto, umano.
Perché in fondo il contante non è soltanto denaro.
È autonomia, è sicurezza, è memoria della realtà.
Ed è anche il modo più rapido per evitare di restare bloccati alla reception di un albergo di Tavira con l’aria di un truffatore internazionale solo perché un microchip ha deciso di prendersi la giornata libera.
Nummus













