31 Dicembre 2021 - 22.27

Buongiorno Vicenza: un appunto per il 2022

Mancano poche ore al 2022 ed è naturalmente tempo di bilanci e di buoni propositi. Non vogliamo fare elenchi, nè sull’anno che si conclude nè su quello che sta per iniziare. Solo un appunto per il 2022. Partendo dal ricordo di una stagione in cui l’Italia era migliore di oggi, perché nella maggior parte dei casi i nostri padri erano migliori di noi e sapevano quando delegare, ma sapevano anche quando scendere in campo.
Il nostro appunto è per la sicurezza in città di cui si parla da troppo tempo e che da troppo tempo non trova la risposta che merita. E non parliamo di ciò che può fare una parte politica o il Sindaco di turno, nè del Prefetto o del Questore. Possiamo far arrivare, come dicono gli americani, “un nuovo sceriffo in città”, ma Vicenza non è Tombstone e non siamo più nel Selvaggio West. Gli episodi nel quadrilatero di Viale Milano, l’illegalità diffusa in zona Pescherie, le baby gang nei paraggi della Spiaggetta piuttosto che a Campo Marzo, ne abbiamo per tutti i gusti però il nostro appunto per il 2022 non è la caccia al colpevole già inflazionata dallo storytelling di una politica che ha smarrito la strada.
Piuttosto vale la pena di rileggersi la nostra storia -relativamente- recente. Nel 1972 a Milano scesero in strada migliaia di persone con il solo vessillo tricolore come simbolo. Niente partiti, niente politica, solo milanesi che volevano far capire che esisteva una maggioranza di cittadini che non accettava la spirale di violenza in cui stava sprofondando l’Italia. La chiamarono maggioranza silenziosa e fu un episodio che passò relativamente inosservato ma non sfuggì alle menti più attente di allora. Servì per far capire che una minoranza pericolosa non può condizionare il clima di una città e neppure di un Paese.
L’appunto per il 2022 allora è semplice ma allo stesso tempo molto, molto impegnativo. È già stato dimostrato che quando una comunità è sotto attacco trova le risorse per difendersi e la risposta al tema della sicurezza sta nella reazione di tutta la città, che non può solo delegare ma dovrebbe tornare a partecipare attivamente per fermare questa deriva.
Nessuno può chiamarsi fuori o limitarsi a distribuire responsabilità dal bar o dal salotto di turno.
C’è tutto il 2022 per farlo davvero e scendere in campo.

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