18 Luglio 2021 - 12.11

BUONGIORNO VICENZA: PAROLE DI GUERRA PER UN PARCO DI PACE

E’ vero che il Parco della Pace è accanto ad una base militare, ma lo scambio di accuse che ha intasato le mail delle redazioni vicentine della settimana che sta finendo ha ben poco di pacifico ed è in sintonia con la collocazione geografica. A dare il fuoco alle polveri sono due interventi, uno di Roberto D’Amore, capogruppo di FdI, e l’altro di Roberto Cattaneo, collega di Forza Italia, che lanciano il tema del cambio di intitolazione del Parco. Immediata la reazione. 

Per primo arriva Giacomo Possamai, giovane leader dem in Laguna e dato tra i papabili candidati sindaci del Centrosinistra alla sfida con Francesco Rucco tra due anni, che organizza la difesa del simbolo del governo dem 2008/2018, gli risponde duro Matteo Celebron, Vicesindaco e leader provinciale della Lega, quindi Federico Formisano, segretario PD del Capoluogo e poi ancora Celebron. Scambi di accuse da una parte e dall’altra dove gli argomenti principali sono che non si tocca il nome del Parco della Pace (PD) e che sia il Centrosinistra (Celebron) non ha fatto nulla per la città che il Centrodestra (Formisano). Tipicità di una certa dialettica della politica che ogni tanto si stanca dell’ipocrisia del politically correct e rompe gli argini. 

Nulla di nuovo. 

Rimane tuttavia un tema più complesso che riguarda il valore dei simboli e delle parole, a questo proposito sarebbe utile che i protagonisti di questa vicenda andassero a rivedersi con attenzione Palombella Rossa di Nanni Moretti, vero cult sulla crisi dei partiti e della loro classe dirigente. Parole e simboli, dicevamo. 

Effettivamente il Parco della Pace è un simbolo, piaccia o no. 

Per la Sinistra è il simbolo della vittoria di Variati su Lia Sartori quando il Centrodestra vinceva ovunque dalle nostre parti, il We Can di Obama in salsa Berica, è la ricetta della classe dirigente dem dell’epoca con cui si convinsero gli antagonisti del No Dal Molin a votare per Achille Variati al ballottaggio, poi sappiamo come finì. E’ il grande progetto del Centrosinistra che ha lasciato in eredità a chi viene dopo. Quindi dal punto di vista della Sinistra il Parco della Pace ha un fortissimo e positivo valore politico.

Anche per il Centrodestra il Parco della Pace è un simbolo. Il simbolo che racconta molto bene , secondo la Destra, una mistificazione della realtà. I dem celebrano la vittoria con l’acquisizione del Parco ma il più grande cantiere della città degli ultimi cento anni, la base americana Del Din, è stata realizzata mentre i dem governavano la città e progettavano il Parco dopo aver messo il silenziatore agli antagonisti che sono spariti per dieci anni. 

E’ certamente un simbolo anche per Rucco e la sua maggioranza, che fu testimone di tutto questo, e quindi non un simbolo positivo. Per il Centrodestra il Parco della Pace è la rappresentazione del Pifferaio Magico che ipnotizza una classe dirigente ed un’intera città e la porta a raccontarsi che il polmone verde è stato un grande risultato per la Vicenza, mentre da quelle parti tutti sanno bene che le condizioni del Centrodestra per l’arrivo della base erano ben più pesanti in termini di compensazioni, che con la vittoria di Variati finirono nel dimenticatoio.  Alla fine della campagna elettorale antiamericana il Sindaco divenne amico degli americani di Vicenza, si partì con il cantiere e si promise per dieci anni che il Capoluogo avrebbe avuto un polmone verde da record. Quindi sì, è indubbiamente un simbolo.

E quanto alla parola pace, la Sinistra la riempie di valore politico, la Destra, più laicamente, ritiene che si possa anche pensare all’intitolazione ad un vicentino illustre, il dibattito si può benissimo dem ocraticamente aprire. 

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