50 anni di Apple: il giorno in cui Steve Jobs presentò il primo iPhone

Se si dovesse scegliere un solo momento da ricordare nei cinquant’anni di storia di Apple, probabilmente sarebbe questo. Il 9 gennaio 2007, a San Francisco, Steve Jobs salì sul palco e annunciò il lancio di un nuovo dispositivo: “Quello che faremo è eliminare tutti questi pulsanti e creare un unico, gigantesco schermo”. Quel giorno nacque l’ormai celebre iPhone, venduto in quasi 250 milioni di unità entro il 2025, e con esso il touchscreen che ora equipaggia quasi tutti i telefoni del mondo.
Olivier Frigara, conduttore del podcast “On refait le Mac” (Rifacciamo il Mac), era uno dei pochi giornalisti francesi presenti quella sera: “Ha semplicemente messo internet in tasca a tutti. Non c’era la tastiera, c’era un’interfaccia touch, uno schermo che copriva l’intera superficie del telaio frontale. E quei semplici gesti, come pizzicare per ingrandire una foto”, ha spiegato alla nostra telecamera. Steve Jobs stesso lo riassunse in una frase ormai celebre: “Useremo il miglior strumento del mondo, quello con cui siamo nati. Ne abbiamo dieci. Useremo le nostre dita”.
Numerosi fallimenti prima del successo
Ma prima dell’iPhone, ci sono state molte altre storie, successi ma anche fallimenti. Per scoprirle, bisogna andare a Bastia, in Corsica, dove Hervé Ghirlanda, architetto e appassionato di Apple, ha riunito una delle collezioni di cimeli Apple più importanti al mondo. Una collezione che non aveva mai mostrato a nessuno prima d’ora e che la redazione vi svela nel reportage visibile in cima all’articolo.
Tutto ebbe inizio nel 1977 con l’Apple 1, “nient’altro che una scheda elettronica con grandi componenti”, spiega l’appassionato. “L’utente medio non poteva usare quella scheda senza uno schermo, una tastiera e, all’epoca, un lettore di cassette”. Poi arrivarono i primi tentativi di computer portatili.
Ma ben lontano dall’attuale successo del marchio, oggi seconda azienda al mondo per capitalizzazione di mercato, Steve Jobs ha dovuto affrontare numerose battute d’arresto. “Quando Steve Jobs si accorse che alcune macchine non funzionavano dopo averne prodotte centinaia, le fece seppellire nel deserto vicino a Las Vegas. E ancora oggi c’è chi cerca quelle macchine”.
La rinascita con l’iMac G3
Spesso dimentichiamo che Apple è arrivata sull’orlo del fallimento. Nel 1997, quando Steve Jobs tornò alla guida dell’azienda da lui fondata, la situazione era disperata. “Era a soli cento giorni dalla chiusura”, afferma Hervé Ghirlanda. Fu allora che arrivò una linea di computer colorati, l’iMac G3: “Fu quello a rilanciare Apple. Rivoluzionò la percezione dei computer. E la gente lo adorò.”
Da allora, il marchio ha continuato a sorprendere, non solo con i telefoni, ma anche con lo sviluppo di app, smartwatch e cuffie. E con prezzi sempre più elevati: per mettere le mani sull’ultimo smartphone del marchio, bisogna spendere più del salario minimo. Il prezzo dell’innovazione, diranno alcuni. Una cosa è certa: Apple sembra ora più concentrata sul miglioramento dei suoi prodotti che su vere e proprie scoperte tecnologiche rivoluzionarie, come quel giorno di gennaio del 2007.










