Dazi Usa, due terzi delle imprese venete non ne risentono: l’analisi di Unioncamere

Il 66% delle aziende manifatturiere venete che esportano verso gli Stati Uniti non ha registrato effetti significativi dall’introduzione dei dazi, secondo un’indagine di Unioncamere Veneto. Lo studio ha coinvolto quasi 2.000 imprese con almeno 10 dipendenti, di cui il 51% con vocazione esportatrice. Solo il 39% del campione ha rapporti diretti con gli Stati Uniti, e tra queste il 30% ha notato una diminuzione degli ordini, mentre circa il 5% ha dovuto affrontare rinvii o cancellazioni di contratti.
Tra le aziende che non hanno subito ripercussioni negative, l’83% non intende modificare la propria strategia commerciale. Le imprese più colpite hanno reagito in maniera diversificata: il 18% ha scelto di comprimere i margini, mentre appena il 9% ha trasferito l’aumento dei costi sui prezzi di vendita. Anche chi non esporta direttamente verso gli Usa ha avvertito conseguenze indirette, con il 36% che segnala maggiore incertezza nelle decisioni commerciali o di investimento e il 17% che ha registrato una diminuzione della domanda da parte di clienti esposti al mercato statunitense.
L’analisi evidenzia come l’attuale politica dei dazi, imposta dal nuovo corso amministrativo statunitense, non abbia ridotto il deficit commerciale Usa, che nel 2025 ha raggiunto un nuovo record di 1.241 miliardi di dollari, con un incremento del 2,1% rispetto all’anno precedente. Gli esperti rilevano che l’impatto del protezionismo è limitato e che le aziende e le famiglie americane hanno sostenuto gran parte dei costi aggiuntivi. Questo contesto di tensioni commerciali ha spinto molte imprese a rivedere le proprie strategie, privilegiando mercati alternativi e misure di contenimento dei costi, senza però modificare drasticamente la loro operatività.
















