9 Maggio 2017 - 10.37

VICENZA – Mostre e politica: tutta la verità su Bulgarini- Goldin

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Davvero singolare il rapporto di amore-odio che intreccia i destini di due persone che fanno la politica culturale della città: Jacopo Bulgarini d’Elci e Marco Goldin.

di Stefano Diceopoli

Achille Variati è persona che può accettare di essere intervistato solo una volta mentre i cronisti chiedono tre interventi di fila a Marco Goldin. Jacopo Bulgarini d’Elci, no. Non è quel tipo d’uomo, non è quel tipo di politico. La sua formazione di “spin-doctor” a volte gli fa sopravvalutare il ritorno benefico della presenza sulla stampa e quindi lo porta a non convivere in maniera serena con personalità forti quanto o più della sua.
L’esempio rivelatore è quello relativo al rapporto di amore-odio con Marco Goldin, il mago delle mostre block-buster, il genio dei grandi capolavori, il re Mida delle città dimenticate da Dio e dagli uomini (come Vicenza) che improvvisamente si ritrovano al centro dell’attenzione del Washington Post o in cima alla classifica delle mostre più visitate d’Italia. Insomma: l’artefice dell’elezione diretta, senza ballottaggio, di Achille Variati alle elezioni del 2013.

Ma il rapporto fra i due “generatori” di cultura cittadina è talmente interessante da meritare una riflessione che propongo solo a me stesso, perché so che voi lettori avete una memoria migliore della mia e quindi ricorderete di sicuro una bella dichiarazione di Bulgarini, rilasciata sul finire della terza mostra di Linea d’Ombra in Basilica, quella per la verità piuttosto criticata sui Notturni, Tutankhamen, Van Gogh, gli Unni, le Termopili e chi più ne ha più ne metta.
Suonava circa in questo modo: «Le tre mostre in Basilica di Marco Goldin chiudono un ciclo che ha proiettato Vicenza su un palcoscenico nazionale. Ciò non significa che la città smetterà di investire su cultura, turismo, mostre-eventi, anzi. Solo che lo faremo evolvendo verso eventi più maturi».
Ma il Bulgarini-pensiero in quel momento storico non era isolato. Anche Variati, a quel punto, era stato convinto dal suo vice, assessore, consulente, portavoce. E infatti il sindaco si era affrettato a dichiarare a sua volta: «Il ciclo di Goldin a Vicenza si chiuderà con questa mostra. C’era un’intesa per due o tre eventi, ne sono stati organizzati tre, è stato un successo, ma si volta pagina. Non perché i rapporti siano ai minimi termini, come ho letto: le cose non stanno così». Eravamo sempre verso la fine della terza mostra e sì, anche Marco Goldin si era molto alterato per quel venticello che soffiava dalle parti di Palazzo Trissino e che parlava di incomprensioni, tensioni, litigate furibonde e cazziatoni. No, i rapporti non erano ai minimi termini, ma la lettera aperta degli insegnanti del Pigafetta che avevano sferzato la mostra, parlato di banalizzazione della cultura, certo non aveva aiutato. Il ritorno di pubblico e consenso stava evidentemente esaurendo la sua forza propulsiva.
Ed ecco che Bulgarini chiarisce le sue intenzioni e comincia a parlare di “attrattori culturali” stabili, del fatto che si può anche fare a meno delle grandi mostre e che quello che abbiamo noi non ce l’ha nessuno!
Cito: “Oggi ci sono le condizioni giuste per progettare una nuova offerta culturale che superi la logica della “colonizzazione” della città con opere importate da fuori che non dialogano con la storia, il presente o il futuro del territorio.” Ecco appunto, basta colonizzazione! Ma allora cosa si fa? Riprendo dalle dichiarazioni pubblicate e mai smentite: “L’obiettivo-base è garantire una crescita stabile al nostro patrimonio. Per farlo dobbiamo coinvolgere i vari attori del territorio, dalle istituzioni culturali alle categorie, e creare una regia con i centri della provincia. Uno dei cardini sarà l’architettura: siamo la città del Palladio ed è necessario rilanciare la collaborazione con il Cisa. Un altro cardine è il turismo religioso: da Monte Berico passano milioni di persone, vogliamo agganciarle come visitatori della città. E prima di tutto dobbiamo lavorare su una proiezione internazionale: dall’estero arrivano le maggiori soddisfazioni.”
Le idee sono chiare, anzi chiarissime, si sa già quante saranno le mostre: “Almeno due entro fine mandato. Stavolta punterebbero a un coinvolgimento ampio anche del mondo produttivo, in particolare quello dell’oro e il mondo fieristico, per costruire collegamenti utili col mondo dell’impresa, oltre a valorizzare il patrimonio storico-artistico del territorio.”
Avete capito? Era così facile: Palladio, Monte Berico, proiezione internazionale, oro. Fatto!!! Problema risolto, avanti un altro.
Non avete ancora capito? Ecco come si fa a riempire di gente la nostra bella Vicenza: “Tre appuntamenti sono già programmati: il primo è Flow, la mostra di artisti italiani e cinesi; il secondo, a dicembre, sarà la prima biennale di illustrazione, che ci farà diventare la capitale italiana di questo settore; il terzo, a seguire, una mostra sulla Grande Guerra. E poi, entro un anno, sto ragionando su due filoni: un progetto sull’architettura e la videoarte; e un percorso per portare la musica pop a interagire con il nostro patrimonio.” Pienone garantito! Flow? La gente si prenderà a pugni per entrare… eh sì, si è proprio visto!
Ma qui siamo ancora in epoca di idillio fra Achille e il suo vice, tant’è vero che il sindaco appare perfettamente allineato: «Abbiamo fatto tesoro di questa esperienza di grande successo e presenteremo eventi in grado di ottenere comunque grandi risultati. Non siamo stati passivi, abbiamo imparato come si organizza una campagna di comunicazione, come si fa il marketing. Abbiamo idee coraggiose». …Ma non siamo stati in grado di realizzarle, bisogna aggiungere per forza!
Ultima dichiarazione di intenti? Eccola: “Vogliamo creare eventi in grado di parlare al mondo esterno, di interessare platee lontane da Vicenza, ma comunque orientate a valorizzare l’identità culturale del territorio. Un esempio è l’evento nel centenario della Grande Guerra in programma nel 2016 o l’esposizione che seguirà dedicata a creatività e impresa, alla ricerca della bellezza, al genio imprenditoriale.” Avete visto la mostra sulla Grande Guerra? Io no…
Ed eccoci arrivare al presente, al nuovo miele, ai complimenti sperticati che il sindaco Achille Variati ha espresso nei confronti del suo vice-sindaco che, per un anno, ha tessuto nuovamente i rapporti con Marco Goldin, tornato ad essere il salvatore delle esangui casse degli alberghi e dei ristoranti, l’attrattore di pubblico che negli ultimi due anni era scomparso. “Le mostre non devono essere un’astronave – ha detto Variati recentemente al Comunale – eventi che la gente va a vedere e poi decollano verso altri lidi. Bisogna che si affezionino, che portino ad amare anche la città”.
Ovviamente il piano targato Bulgarini non è sfuggito all’opposizione, tanto che Francesco Rucco non ha perso tempo a dichiarare: «Il programma prospettato in passato valorizzava l’identità culturale e artistica vicentina con una serie di mostre tra il 2016 e il 2020. Evidentemente è naufragato, perché negli ultimi anni in Basilica c’è stato un vuoto, riempito solo da pochi eventi collaterali. Va preso atto che quel progetto di far conoscere Vicenza è fallito, se Variati è tornato a corteggiare Goldin scavalcando Bulgarini». Del resto il buon Rucco non è uno sprovveduto politico, capisce bene che una mostra su Van Gogh in arrivo adesso è più che apertamente una ricerca di consenso politico. E infatti l’avvocato Rucco dichiara: «Penso che una maxi mostra tra il 2017 e il 2018, in piena campagna elettorale per le amministrative, sia una scelta scorretta. Ma se questa mostra ci sarà, mi auguro che non avvenga con le modalità del passato, con spese ingenti per il Comune e lauti profitti per Goldin, professionista che sa fare bene i suoi interessi»
Al Comune, dicono quelli che hanno visto il più recente contratto, viene chiesto di mettere a disposizione la Basilica Palladiana a titolo gratuito, la gestione dei sistemi di controllo e sicurezza, la fornitura di idonea climatizzazione, la gratuità degli spazi pubblici per i manifesti. Linea d’Ombra, dal canto suo, si impegna a sostenere tutti i costi di allestimento della mostra ma incamera anche i proventi, come è giusto che sia. In un contratto, del resto, non c’è spazio per l’amore e tanto meno per l’odio: i sentimenti devono essere messi da parte, chissà se c’è un paragrafo che riguarda anche la suddivisione delle interviste…
Rimane un solo dubbio. I voti chi li prende questa volta?

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