23 Gennaio 2026 - 16.45

Vicenza, bambino strappato alla madre, l’accusa di Donna Chiama Donna e Movimentiamoci Vicenza: “Violenza istituzionale”

Vicenza, bambino allontanato dalla madre: associazioni in allarme, “È violenza istituzionale”

Le associazioni Donna Chiama Donna e Movimentiamoci Vicenza lanciano un allarme forte sulla gestione dei minori vittime di violenza in famiglia, in seguito alla notizia, riportata dal Giornale di Vicenza il 18 gennaio 2026, dell’allontanamento di un bambino di otto anni dalla madre e del suo inserimento in comunità.

Secondo il comunicato congiunto delle due realtà civiche, la vicenda «colpisce e indigna profondamente», evidenziando come ancora oggi una donna che denuncia un ex compagno violento possa subire una forma di violenza ulteriore, con effetti devastanti anche sui figli. «I minori continuano a essere le vittime più esposte e indifese di questo sistema», sottolineano le associazioni.

Il comunicato mette in discussione l’uso della cosiddetta alienazione parentale, definita «non riconosciuta né dal Ministero della Salute né dal Ministero della Giustizia» e «ampiamente sconfessata dalla comunità scientifica internazionale». Secondo le associazioni, questa teoria continua a essere utilizzata nei tribunali come «strumento ritorsivo contro le donne vittime di violenza e contro i loro figli».

Nel caso specifico di Vicenza, spiegano, il minore è stato sottratto alla madre «sulla base della perizia», applicando rigidamente il principio di bigenitorialità anche di fronte a un padre maltrattante e al rifiuto espresso dal bambino. «Il rifiuto del minore viene troppo spesso attribuito a una presunta manipolazione materna, senza mai considerare seriamente che il bambino abbia paura», avvertono.

Il comunicato ricorda che «la violenza subita direttamente o assistita dai minori produce gravi conseguenze psicologiche, assimilabili a sindromi post-traumatiche croniche, con effetti duraturi sulle strutture cognitive, emotive e relazionali dei bambini». Impedire a un minore di vivere con il genitore che lo ha protetto, aggiungono, «può essere più devastante che non affrontare seriamente la pericolosità di una figura paterna violenta».

Le associazioni rivendicano il pieno rispetto della Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2011, ricordando che:

  • i giudici devono considerare gli episodi di violenza domestica nelle decisioni sull’affidamento e sul diritto di visita;
  • l’esercizio di tali diritti non deve compromettere la sicurezza della vittima o dei bambini;
  • devono essere privilegiate soluzioni di protezione e sicurezza, compreso l’affido esclusivo, superando automatismi e mediazioni standardizzate.

«Le madri che denunciano non devono essere demolite, i loro figli hanno diritto a restare con il genitore che li protegge», ribadiscono le due associazioni, sottolineando che la critica non riguarda il lavoro degli operatori di comunità o delle reti di accoglienza, ma l’«intero sistema decisionale che non riconosce adeguatamente la violenza maschile sulle donne e sui figli».

In chiusura, il comunicato pone un interrogativo chiave: «Di fronte a un rifiuto netto e reiterato del minore, la domanda da porsi dovrebbe essere una sola: il bambino ha paura? E se ha paura, davvero la soluzione è strapparlo alla madre e collocarlo altrove?»

La presa di posizione di Donna Chiama Donna e Movimentiamoci Vicenza chiede un’applicazione integrale della Convenzione di Istanbul, senza «sconti, giustificazioni o ambiguità istituzionali», per garantire protezione reale ai minori e alle madri vittime di violenza.

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