“Sánchez applauditissimo all’estero ma sempre più debole in patria”: il paradosso politico della Spagna

Mentre all’estero viene spesso indicato come uno dei leader europei più forti e riconoscibili, in Spagna Pedro Sánchez vive uno dei momenti politici più complicati della sua carriera. A raccontare il paradosso è la giornalista María Ramírez in un’analisi pubblicata dal The Guardian.
Secondo l’autrice, Sánchez continua a ricevere apprezzamenti internazionali soprattutto per le sue posizioni dure contro Benjamin Netanyahu e Donald Trump, oltre che per la difesa delle politiche migratorie in una Spagna che resta tra le economie occidentali con la crescita più rapida.
Eppure, nonostante gran parte degli spagnoli condivida le sue posizioni su Gaza e immigrazione, il Partito Socialista Operaio Spagnolo, Partido Socialista Obrero Español, continua a perdere terreno. Negli ultimi sei mesi il partito ha incassato quattro sconfitte regionali consecutive e ora rischia seriamente di arrivare indebolito alle elezioni generali previste entro il 2027.
Il crollo in Andalusia
Il colpo più duro è arrivato in Andalusia, storica roccaforte socialista e regione più popolosa del Paese. Qui la candidata socialista María Jesús Montero, ex ministra del governo Sánchez, ha ottenuto appena il 22,7% dei voti: il peggior risultato del PSOE dalla fine del franchismo.
A beneficiare della crisi socialista sono stati sia il centrodestra del Partido Popular sia l’estrema destra di Vox. Il presidente uscente Juanma Moreno, pur perdendo seggi, resta favorito per governare grazie all’appoggio di Vox.
Secondo María Ramírez, il risultato riflette non solo fattori locali, ma anche il progressivo logoramento politico di Sánchez dopo otto anni al potere.
Scandali, tensioni e polarizzazione
A pesare sulla tenuta del governo ci sono anche numerosi scandali. La magistratura sta indagando figure vicine al socialismo spagnolo, compresa la moglie del premier, che respinge ogni accusa. Negli ultimi giorni un giudice ha aperto inoltre un’inchiesta per presunto traffico di influenze nei confronti dell’ex premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero, che nega ogni coinvolgimento.
L’analisi del Guardian descrive una Spagna profondamente polarizzata, dove politica, magistratura e media si scontrano continuamente, alimentando sfiducia e disillusione soprattutto nell’elettorato di sinistra.
Persino la recente emergenza sanitaria legata ai casi di hantavirus sulla nave MV Hondius ha acceso uno scontro politico feroce, tra accuse reciproche e polemiche sulla gestione del governo.
Economia forte ma malcontento crescente
Il paradosso evidenziato da María Ramírez è che, nonostante il clima politico teso, la Spagna continua a registrare dati economici solidi. La crescita supera le aspettative grazie a servizi, esportazioni e immigrazione. Le bollette energetiche sono più basse rispetto a molti Paesi europei grazie agli investimenti nelle rinnovabili, mentre il trasporto pubblico resta tra i più efficienti del continente.
L’immigrazione, soprattutto dall’America Latina, ha inoltre trasformato la Spagna in una società più aperta e multiculturale, contribuendo a compensare il calo demografico.
Tuttavia, il costo della vita e soprattutto il caro-affitti stanno alimentando il malcontento sociale, in particolare nelle grandi città.
La scommessa di Sánchez
La strategia del premier spagnolo punta ora sul possibile effetto boomerang dei governi regionali sostenuti dall’estrema destra. In diverse amministrazioni locali appoggiate da Vox sono già cambiate politiche su immigrazione, parità di genere e mobilità urbana.
Secondo il Guardian, Sánchez spera che parte dell’elettorato progressista torni a mobilitarsi davanti a queste svolte conservatrici.
Ma rispetto al passato il quadro politico appare molto più frammentato e i partiti alla sinistra del PSOE risultano deboli. Per questo, conclude María Ramírez, il ritorno elettorale di Sánchez “sarà molto più difficile questa volta”.













