Euro digitale. Arma di sovranità o altro regalo alle Banche?

Umberto Baldo
Ma al di là della retorica comunitaria e del semaforo verde politico, resta da capire cosa sarà davvero questa “nuova moneta”, e soprattutto a chi gioverà.
Trattandosi di materia piuttosto ostica, mi sono ripromesso (sperando di riuscirci) di fornire una spiegazione “terra terra”, adatta anche a chi di economia monetaria è completamente digiuno, ripromettendomi di tornarci a mano a mano che il progetto si concretizzerà.
Per fare questo bisogna partire da un assunto fondamentale, necessario per smontare subito un equivoco: “l’Euro digitale non sarà un conto corrente presso la Banca Centrale Europea, né una criptovaluta speculativa”.
Ma andiamo per gradi.
Cos’è l’Euro Digitale (e perché non è un “conto in banca”)
Oggi, quando paghiamo il caffè o la spesa con la carta o l’app, non stiamo usando veri “euro dello Stato”, ma una cosiddetta “moneta commerciale”. In parole povere: utilizziamo promesse di pagamento della nostra Banca. Di conseguenza, se la Banca fallisce o c’è un blackout totale, quei soldi digitali sono a rischio. L’unico modo per avere soldi “sicuri al 100%”, garantiti perché emessi dalla Banca Centrale Europea (BCE), è avere le banconote di carta in tasca.
Ma visto che usiamo sempre meno contanti e paghiamo sempre più con plastic card, l’Europa ha pensato: “Perché non creiamo un’alternativa digitale alle banconote?” In altre parole una forma di contante moderna, gratuita e sicura in quanto garantita dalla Bce?
A questo punto si è posto il primo grande problema, un bivio oserei dire.
L’idea iniziale (“Crypto” di Stato): In una prima idea l’euro digitale doveva essere una sorta di stablecoin (le stablecoin sono criptovalute il cui valore è ancorato, o vincolato, a quello di un’altra valuta, merce o strumento finanziario), cioè un portafoglio digitale sicuro dove i cittadini potessero depositare i propri risparmi direttamente presso la BCE, senza passare per le banche tradizionali.
La realtà attuale (“Visa” di Stato): Di fronte a questa prospettiva le Banche europee si sono spaventate. Se tutti i cittadini avessero spostato i propri risparmi alla BCE perché “più sicura”, le Banche normali sarebbero rimaste senza soldi da prestare, rischiando il collasso.
Come sempre avviene in questi casi ed a questi livelli, alla fine si è arrivati ad un compromesso. Meglio sarebbe dire chele Banche hanno vinto la partita. Infatti l’Euro Digitale non sarà un conto dove accumulare patrimoni, ma solo un sistema di pagamento. Sarà un’applicazione per pagare, distribuita e gestita dalle Banche stesse.
Perché l’Europa lo fa? (La geopolitica del portafoglio)
I motivi principali sono due, e nessuno dei due riguarda il “voler controllare i soldi dei cittadini”:
Indipendenza dall’America: Quando strisciamo una carta, quasi sempre usiamo circuiti americani (Visa e Mastercard). Se domani per assurdo gli USA decidessero di bloccarci i circuiti (come fatto con la Russia), l’Europa rimarrebbe paralizzata. L’Euro Digitale serve quindi ad avere un “tubo” europeo in cui far scorrere i pagamenti.
Nessuna alternativa privata: Gli Stati Uniti hanno deciso di non dar vita al dollaro digitale perché si fidano dei loro giganti privati. In Europa, le Banche private non sono mai riuscite a mettersi d’accordo per creare un circuito unico europeo. La riprova è che undici Paesi europei su venti non hanno nemmeno un circuito nazionale.
Cosa può andare storto? (La strada è stretta)
Anche se il Parlamento Europeo sta per dare il via libera, la strada dell’euro digitale per arrivare nei nostri telefoni (prevista tra il 2028 e il 2029) è ancora piena di incognite.
lI limite di possesso: Per non fare concorrenza alle Banche, si ipotizza un limite massimo di Euro Digitali che potremo tenere sul telefono (si ipotizzano circa 3.000 euro). Inoltre, questo conto non darà interessi.
Il rischio “Flop”: Perché un cittadino dovrebbe scomodarsi a usare l’Euro Digitale se ha già Apple Pay, Satispay o la carta di credito? Se l’app della BCE non sarà incredibilmente comoda, facile da utilizzare, e magari più economica per i commercianti, la gente continuerà a usare quello che usa oggi.
I costi di gestione: Chi pagherà i computer ed i sistemi tecnologici necessari al progetto? La BCE darà sicuramente un aiuto, ma le Banche vorranno comunque essere pagate per il servizio.
Questo a grandi linee, ed in forma molto didascalica, è il progetto dell’euro digitale.
Adesso, per quel che conta, vi dico come la penso io.
Se l’euro digitale si fosse concretizzato secondo le intenzioni iniziali, alla fine il cittadino europeo avrebbe avuto a disposizione un “portafoglio sicuro” presso la Bce, in cui depositare i propri risparmi al riparo dai rischi di fallimento delle Banche commerciali o da catastrofi sistemiche.
Poi, però, sono entrate in campo le lobby del credito.
Le Banche commerciali hanno visto nel progetto originario un temibilissimo concorrente alla raccolta del denaro, un meccanismo capace di prosciugare i depositi tradizionali ed azzerare i lauti guadagni derivanti dall’intermediazione dei pagamenti.
Alla fine, com’era prevedibile, hanno vinto loro.
La BCE ha ceduto, accettando il principio di “non fare concorrenza ai privati”.
Il risultato? L’euro digitale è stato declassato da riserva di valore a mero strumento di pagamento.
Per intenderci, sul nostro smartphone avremo un limite rigido di detenzione (si parla di circa 3.000 euro) e zero interessi.
Così le Banche manterranno il monopolio del rapporto con il cliente ed i loro guadagni sulle commissioni saranno salvaguardati.
Viene da chiedersi, allora, se valesse e valga davvero la pena mobilitare l’intera macchina europea per un risultato del genere.
A ben guardare, unendo il circuito nazionale Bancomat ad una realtà agile come Satispay si sarebbe ottenuto lo stesso identico servizio per il cittadino, in un terzo del tempo e con una frazione dei costi.
In conclusione: L’Euro Digitale serve davvero?
La risposta è Sì, se lo guardiamo come uno scudo di sovranità e indipendenza per non dipendere totalmente dai circuiti americani.
No, se il cittadino si aspettava una rivoluzione che cambiasse il modo di gestire i propri risparmi. Sarà semplicemente una nuova icona sul nostro smartphone per pagare il caffè, sperando che sia più comoda di quelle che abbiamo già.
La risposta l’avremo solo vivendo.
Umberto Baldo













