22 Luglio 2022 - 8.56

PILLOLA DI ECONOMIA – Proibizionismo e diritto all’aborto

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E sì che gli Stati Uniti dovrebbero saperlo per esperienza vissuta che i proibizionismi non pagano.

Se il divieto di bere non impedì negli anni ’30 del secolo scorso agli americani di procurarsi comunque un mare di alcolici con il contrabbando, favorendo così mafie e gangsterismo, figurarsi se nel mondo attuale, con la globalizzazione e la logistica dei nostri giorni, la sentenza della Corte Suprema, che di fatto nega alle donne americane il diritto di interrompere la gravidanza, può impedire loro di procurarsi le pillole abortive che, in quanto non invasive, rappresentano  il metodo sempre più usato contro una maternità indesiderata.  

Guardate che parlo di economia, non di morale o di principi religiosi o di diritti civili,  che comunque questa sentenza riporta indietro di 50 anni!

E non a caso ho parlato di pillole abortive, perché proprio lo scorso dicembre il governo Usa aveva rimosso in maniera permanente le restrizioni per accedere al farmaco, e dato il via libera alla decisione della Food and Drug Administration (Fda) di ammettere l’invio del farmaco direttamente per posta, mostrando la richiesta del medico, senza bisogno di recarsi in farmacia, o compiere addirittura un viaggio per raggiungere un altro Stato.

Già nel 2020 oltre la metà delle interruzioni di gravidanza negli Usa (54%) sono state indotte da farmaci (rispetto al 39% del 2017), ed è quindi scontato che questa percentuale cresca ora ulteriormente, vanificando di fatto le decisioni dei “parrucconi” della Corte Suprema, nominati a suo tempo da quel campione della democrazia che è Donald Trump.

Ed uno Stato ad economia aperta come gli Usa ha ben poche possibilità di opporsi se una fetta consistente di popolazione  si mette in testa di aggirare il divieto, a meno di non intaccare altri diritti fondamentali, come ad esempio la segretezza delle corrispondenza.

Tornando all’aspetto economico, non stupisce che le aziende del settore segnalino un vero e proprio boom di richieste.

Per fare solo un paio di esempi, Choix, clinica virtuale che fornisce pillole abortive, ha registrato un aumento del traffico sul proprio sito web del 600%;  così pure Hey Jane, start up di telemedicina specializzata in queste tipo di pillole, ha dichiarato che nei giorni successivi la sentenza le richieste dei pazienti sono decuplicate.

E’ chiaro che come sempre succede in economia, al crescere della domanda  di un bene corrisponde un adeguamento dell’offerta, e si parla già di programmi di cliniche mobili che opereranno ai confini degli Stati proibizionisti.

Poiché un’azienda statunitense è comunque tenuta a rispettare le leggi statali, queste o opereranno da Stati dell’Unione che ammettono l’uso delle pillole, oppure creeranno sedi all’estero, in Paesi dove non ci sono restrizioni, oppure entreranno in campo, e quindi sul mercato, aziende straniere.

Già adesso Aid Access, azienda che spedisce pillole abortive da una farmacia in India, può farle recapitare anche alle persone che vivono in Stati Repubblicani: la sua direttrice ha dichiarato ad NBC News che, dopo la sentenza, il sito ha ricevuto 4000 richieste al giorno, contro le 600-700 di prima.

Come vi accennavo all’inizio, il mio è un discorso di carattere meramente economico, e mi permetto quindi di farvi osservare che, come il proibizionismo attualmente in vigore per sostanze come l’oppio, l’eroina, la cocaina, la cannabis, non  impedisce che le nostre strade ne siano inondate a cura della delinquenza immaginatevi  se le donne americane non troveranno chi fornirà, via posta o in  qualunque altro modo magari al limite della legge, quelle pillole abortive che servono loro per evitare gravidanze indesiderate. Con buona pace dei Repubblicani americani!

Business is business, signori miei.

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