21 Giugno 2021 - 8.25

Mandaci una cartolina!

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In questa fase in cui il Covid sembra allentare la sua virulenza (anche se sarà bene non pensare che sia finita, visti gli allarmi che arrivano dall’Inghilterra), si percepisce nella gente la voglia di “distogliere la mente” dai pensieri, forse anche incubi, che ci hanno accompagnato nell’ultimo anno, per concentrarsi su cose più piacevoli e distensive, in particolare sulle prossime vacanze.
In questi giorni l’estate sta presentando il suo “biglietto da visita”, vale a dire il primo vero caldo afoso, e di conseguenza tutti a sognare spiagge e ombrelloni, o sentieri alpini.
Per chi come me ha parecchi anni sulle spalle, inevitabilmente il pensiero corre ad altre estati, diverse da quelle attuali, prima perché noi eravamo diversi, poi perché erano diversi anche i mezzi a nostra disposizione, e mi riferisco in particolare alla comunicazione.
Mi rendo conto che i giovanissimi di oggi pensino che gli smartphone ci siano sempre stati, ma basta salire un poco con l’età, e non di molto eh, per ricordare che quando eri in vacanza con la famiglia, e volevi comunicare con la “morosetta” od il “morosetto”, l’unica soluzione era il telefono fisso (tipiche le code serali davanti ai telefoni pubblici, o alle classiche cabine), o in alternativa scrivere.
Non mi dilungo sugli epistolari estivi, cui si applicavano con dedizione i nostri “Romeo e Giuliette”, ma voglio invece ricordare le cartoline.
“Mandaci una cartolina!”.
Questa era sempre l’ultima frase, dopo i saluti, i sorrisi, ed a volte anche i baci, che chi rimaneva a casa rivolgeva a chi partiva.
Un tempo nessuno poteva sottrarsi a questo rito, a questo imperativo, che aveva un valore quasi simbolico.
Oggi si fa fatica a trovarle ovviamente, se non in qualche negozio o tabaccheria gestiti da anziani nostalgici, ma un tempo scegliere le cartoline, scriverle e poi spedirle, rappresentava un momento fondamentale della vacanza.
Allora in qualsiasi località, dal paesino sperduto alla spiaggia rinomata, alla città d’arte, sia in Italia che all’estero, si trovavano esposte nelle apposite bacheche una dovizia di cartoline che illustravano le bellezze artistiche, storiche o naturalistiche del luogo, e che aspettavano solo di essere scelte dal turista di turno.
E quando arrivava, ed erano veramente pochi quelli che riuscivano a sottrarsi per dichiarato anti-conformismo, il “momento cartoline”, si cominciava ovviamente dalla scelta, che era un’operazione per nulla semplice.
Solitamente si era preparata per tempo la lista completa delle persone a cui inviarle, e adesso fa quasi tenerezza ripensarci, ma si decideva quale cartolina inviare sulla base del destinatario.
In cima alla lista c’erano ovviamente gli amici più cari, per i quali venivano scelte le cartoline giudicate più belle. Ci si teneva perché era anche un modo di dire “guardate in che posto fico sto trascorrendo le vacanze”.
A scalare si passava poi alle altre persone, fra cui i parenti ed i genitori, alle quali si dedicava meno attenzione nella scelta delle vedute, anche se si cercava di diversificare in modo che i parenti non ricevessero tutti la stessa immagine.
Bisognava stare attenti a non dimenticare nessuno della famiglia, per non trovarsi al rientro qualche zio, qualche cugino, o magari la nonna, che con una faccia risentita ti rimproverava con un “evidentemente non mi ritieni degno di ricevere una tua cartolina!” Con conseguente figura di “palta”, perché in quel caso a poco servivano le scuse più fantasiose per calmare il parente incazzato.
Poteva capitare che sulla cartolina acquistata fosse riprodotta la casa o l’albergo dove stavamo passando la vacanza, ed in tal caso scattava la “reazione freccia”. Che si traduceva nell’indicare, appunto con una freccia tracciata con una biro od un pennarello direttamente sulla cartolina, quel punto preciso che indicava “io sono qui!”.
La cartolina era stata pensata per inviare messaggi brevi e concisi, ma quando si trattava di quelle per gli amici del cuore, ricordo che spesso ogni centimetro quadro veniva ricoperto di parole o di frasi o di disegni, che sconfinavano finanche nello spazio riservato all’indirizzo, immagino con grande gioia del postino, costretto ad individuare il destinatario in quel guazzabuglio.
Il clou si raggiungeva con le cartoline destinate all’innamorata o all’innamorato, perché queste richiedevano immaginazione, originalità, amore, e spesso ci si metteva giorni a pensare e ripensare il testo da immortalare in quel riquadro bianco, che sembrava sempre insufficiente alla bisogna.
Una volta compilate le cartoline, si passava alla fase dell’affrancatura, che voleva dire leccare decine di francobolli, con buona pace dell’igiene, visto che prima di essere “insalivati” passavano di mano in mano.
Alla fine si procedeva ad imbucarle nelle mitiche buche delle lettere, quelle cassette rosse con la doppia fessura, “per la città” e “per tutte le altre destinazioni”.
È chiaro che luglio e agosto erano i mesi tradizionalmente dedicati alle cartoline, e la massa di queste era tale che qualcuna si perdeva nei meandri delle Poste, e non era raro che arrivasse qualche mese dopo, magari assieme a quelle con gli auguri di Natale.
Non c’è dubbio che la cartolina ha segnato un’epoca nella storia della comunicazione.
Tutto cominciò con le cartoline postali, quelle senza immagine per capirci, la prima delle quali venne emessa dalle Poste austriache il 1° ottobre 1869, e la cui invenzione viene attribuita ad un professore di economia, tal Herrmann Emmanuel, dell’Accademia militare di Wiener Stadt.
A titolo di curiosità, la prima cartolina postale del mondo è la Correspondenz-Karte, emessa dall’Impero Austro Ungarico appunto nel 1869, e si trattava di un cartoncino color avorio, preaffrancato, con uno spazio dedicato ad un testo di massimo 20 parole.
Non dovendo viaggiare in busta chiusa come le lettere, questo tipo di cartolina fu una vera e propria rivoluzione nel servizio postale.
Rivoluzione che si consolidò quando, nel giro di pochi anni, vennero introdotte le cartoline illustrate, con disegni, figure, loghi, e alla fine con le fotografie di località turistiche.
I primi ad adottare queste ultime furono gli svizzeri nel 1872, e l’idea fu talmente apprezzata da diffondersi subito in tutto il mondo.
Nelle prime cartoline illustrate era presente un frontespizio con l’immagine, ed uno spazio bianco per l’inserimento del testo; la facciata, invece, era dedicata interamente all’indirizzo e all’affrancatura.
La forma definitiva, quella che tutti noi conosciamo, fu adottata nel 1902 in Gran Bretagna, quando venne introdotto il “divided back”, più tardi impostosi anche in Italia, Francia, Germania, Stati Uniti e Canada. In pratica la parte posteriore della cartolina era divisa verticalmente in due parti: a destra uno spazio riservato all’affrancatura ed all’indirizzo; a sinistra le comunicazioni del mittente. Il lato opposto della cartolina era interamente dedicato all’illustrazione.
Oltre alla possibilità di mandare un saluto dalle vacanze, a fare la fortuna della cartolina contribuì anche il diffondersi dell’abitudine di spedirle per gli auguri di Natale, quelle che al posto dell’immagine riportavano soggetti religiosi (Sacra Famiglia, grotta di Betlemme) o laici (Babbo Natale, o l’albero addobbato).
Tutto questo è finito quasi all’improvviso poco più di una decina di anni fa, con l’avvento degli smartphone, che hanno reso disponibile la moderna messaggistica a base di Sms, WhatsApp, Email, Selfie, e quant’altro.
Messaggistica che, avendo per di più il vantaggio del “tempo reale”, ha di fatto relegato le cartoline ad essere una sorta di testimoni di un’epoca passata, ormai ricercate solo dai collezionisti.
Ogni fase storica ha i suoi strumenti, e non si può che prendere atto che un messaggio “on line” è sicuramente più comodo ed efficace di un pezzo di cartoncino illustrato, che a volte richiedeva mesi per arrivare a destinazione.
Eppure, ripensandoci, viene un po’ di tenerezza e di nostalgia per quello che era un appuntamento imperdibile delle nostre vacanze, per il fascino dell’indirizzo scritto a mano, e del tempo dedicato alla scelta del panorama migliore, e della frase più bella.
In fondo le cartoline illustrate sono solo un altro pezzo di un mondo che non c’è più.

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