L’Algoritmo dell’Apocalisse

Umberto Baldo
C’è un momento in cui il progresso smette di essere una promessa, e comincia a somigliare ad un rischio sistemico.
Nel mondo della finanza globale, quel momento ora sembra avere un nome: Claude Mythos 2 Preview.
Non si tratta dell’ennesimo chatbot capace di scrivere relazioni o riassumere riunioni.
Secondo la stessa Anthropic, che lo ha sviluppato, «I modelli di AI hanno raggiunto un livello di capacità di programmazione tale da poter superare tutti, tranne gli esseri umani più esperti, nell’individuazione e nello sfruttamento delle vulnerabilità dei software».
Detta più semplicemente Claude Mythos 2 ha raggiunto un livello tale da competere con i migliori esperti umani nell’individuare e sfruttare vulnerabilità informatiche.
Tradotto in termini meno eleganti: un potenziale hacker di élite, capace di operare alla velocità di una macchina.
Non stupisce che l’allarme sia arrivato fino a Washington.
Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ed il Presidente della Federal Reserve Jerome Powell hanno convocato d’urgenza i vertici delle principali Banche americane.
Attorno al tavolo, a porte chiuse, i nomi che reggono l’impalcatura finanziaria americana: Jane Fraser di Citigroup, Ted Pick di Morgan Stanley, Brian Moynihan di Bank of America, Charlie Scharf di Wells Fargo e David Solomon di Goldman Sachs.
Grande assente Jamie Dimon. L’amministratore delegato di JPMorgan Chase non ha potuto partecipare al vertice ma ha firmato una lettera annuale agli azionisti intrisa di cupi presagi. Dimon ha definito il rischio informatico uno dei pericoli maggiori per il sistema bancario, rimarcando come i nuovi algoritmi andranno ad esacerbare lo scenario, imponendo investimenti colossali per le infrastrutture di difesa
Il punto non è più se un attacco avverrà, ma con quale velocità e con quali effetti a catena.
Perché il salto tecnologico è evidente.
I nuovi modelli di Intelligenza Artificiale non si limitano a scrivere un codice: sono in grado di analizzarlo, smontarlo e sfruttarne le falle su scala industriale.
Se un tempo servivano mesi ad un team specializzato per penetrare sistemi complessi, oggi si parla di operazioni potenzialmente automatizzate e simultanee, con un impatto globale.
Al centro di questa tensione c’è proprio Mythos 2.
Anthropic ha dichiarato che il modello è stato in grado di individuare migliaia di vulnerabilità, comprese falle rimaste latenti per decenni nei sistemi operativi e nei browser più diffusi.
Un arsenale digitale che, nelle mani sbagliate, potrebbe trasformarsi in un’arma economica devastante.
Non a caso, la società ha preso una decisione tutt’altro che usuale: bloccarne la diffusione pubblica.
Detta diversamente, per scongiurare scenari catastrofici per la sicurezza nazionale e per i mercati finanziari, la società ha lanciato il Project Glasswing; un’iniziativa difensiva che punta a distribuire l’utilizzo in anteprima ad un gruppo ristretto e selezionato di Corporazioni tecnologiche e finanziarie.
L’obiettivo è fornire a queste entità un vantaggio temporale per blindare i propri server prima che la tecnologia cada in mani ostili.
Il consorzio iniziale include colossi del calibro di Amazon Aws, Apple, Google, Microsoft, Nvidia, Broadcom, Cisco, CrowdStrike, Palo Alto Networks, la Linux Foundation e la stessa JPMorgan Chase.
È qui che emerge il vero paradosso.
La stessa tecnologia che potrebbe destabilizzare il “Sistema” viene oggi utilizzata per difenderlo.
Con il Project Glasswing, Anthropic ha creato una sorta di club ristretto, concedendo l’accesso anticipato ad un gruppo selezionato di grandi Banche e colossi tecnologici.
L’obiettivo è semplice: trovare e correggere le vulnerabilità prima che qualcun altro le sfrutti.
Ma questa strategia apre interrogativi difficili da ignorare.
Il primo riguarda l’asimmetria del potere.
Se solo pochi attori hanno accesso agli strumenti più avanzati di difesa; il resto del sistema – Banche minori, infrastrutture pubbliche, imprese – resta inevitabilmente esposto.
Il secondo è ancora più delicato: la dipendenza.
Il sistema finanziario globale si trova, di fatto, a fare affidamento su una singola azienda privata per la propria sicurezza digitale.
Un’azienda che, peraltro, è in tensione aperta con parte dell’amministrazione americana e con il Pentagono, perché Antropic si è rifiutata di rimuovere i limiti all’uso militare di Claude Mythos 2.
Nel frattempo, la corsa è già iniziata.
Le Istituzioni parlano apertamente di una nuova fase di attacchi informatici, guidati dall’intelligenza artificiale.
Non più episodi isolati, ma operazioni coordinate, rapide e difficilmente contenibili.
Il risultato è un cambio di paradigma. Non si discute più di produttività o innovazione, ma di resilienza e sopravvivenza del sistema.
La finanza globale, costruita su decenni di stratificazioni tecnologiche, scopre improvvisamente la propria fragilità.
E forse il dato più inquietante non è la potenza dell’algoritmo, ma il fatto che il suo controllo sia concentrato nelle mani di pochi.
Perché, alla fine, la questione non è se l’Intelligenza Artificiale cambierà il sistema finanziario.
La questione è chi avrà il potere di proteggerlo — o di metterlo in crisi.
Umberto Baldo










