6 Novembre 2015 - 16.12

Le frasi di Tavecchio tipiche di una cultura razzista. Si dimetta

tavecchio

di Marco Osti

“Optì Pobà è venuto qua, prima mangiava banane e ora gioca nella Lazio”, “Prima si pensava che fossero handicappate (le ragazze del calcio femminile ndr), si è invece scoperto che sono quasi come l’uomo”, “i gay stiano lontano da me, io sono normalissimo”, “La Lega Dilettanti è stata comprata da quell’ebreaccio di Anticoli (imprenditore romano ndr). Io non ho niente contro gli ebrei, ma è meglio tenerli a bada”.
Ecco le perle con cui il presidente della Federazione Gioco Calcio Carlo Tavecchio ha dimostrato in questi anni tutta la sua eloquenza e la sua apertura mentale.
Le ultime due frasi le ha pronunciate durante un’intervista rilasciata a giugno al quotidiano online Soccerlife, che le ha rese pubbliche nei giorni scorsi.
Secondo Tavecchio è stata un’imboscata del giornalista, così non ha chiesto scusa per quello che ha affermato, confermando comunque il suo stile, che già lo aveva messo nell’occhio del ciclone quando si inventò il nome Optì Pobà, nella frase sopra ricordata, per simboleggiare tutti i giocatori africani che sono sbarcati in Italia.
La disse nel mezzo della campagna elettorale per la carica di presidente della Figc, ma la gaffe non fu sufficiente a indebolirlo e a fargli perdere le elezioni per diventare il capo del calcio italiano.
Poi arrivò la dichiarazione sulle donne calciatrici, dove fece il capolavoro di offendere in un colpo solo loro e il mondo dei disabili, usando il termine handicappate con chiaro significato spregiativo.
Anche in quel caso si scatenò un polverone, ma poi tutto rientrò e anche dopo l’uscita delle sue ultime performance, che connotano in una accezione negativa gli ebrei e i gay, è già tramontata l’idea che Tavecchio possa lasciare la sua carica di presidente.
C’è stato qualche tentativo verso questa direzione del Governo, che ha stigmatizzato il suo comportamento, in contemporanea con l’ipotesi di un possibile commissariamento da parte del Coni, che è stato escluso direttamente dal presidente Giovanni Malagò, attraverso un comunicato con cui ha affermato che non ci sono presupposti giuridici e statutari per i quali tale soluzione sia percorribile.
Insomma Tavecchio resta saldo al suo posto e probabilmente non sarà minimamente toccato nemmeno dalle oltre 50 mila firma raccolte online con la petizione che chiede le sue dimissioni, come dalla stessa richiesta avanzata da Demetrio Albertini, il candidato da lui sconfitto nella corsa alla presidenza della Figc.
In realtà forse solo una forte presa di distanza da parte dei giocatori e delle società di calcio potrebbe preoccuparlo, ma da loro non si è avuto alcun sussulto di protesta e di indignazione.
Un mare di silenzio, complice e interessato, in cui Tavecchio galleggia spensierato, da parte di un mondo, che non a caso lo ha votato come presidente della Figc e troppo spesso scade in logiche razziste, come dimostrano le tifoserie, non solo quelle ultras, che quasi ogni domenica non perdono occasione per qualche verso improprio nei confronti di giocatori di colore.
Ma il razzismo strisciante non arriva solo da loro.
Recentemente l’ex allenatore del Milan e della nazionale Arrigo Sacchi ebbe modo di dire che in Italia ci sono, anche tra le giovanili, troppi giocatori di colore e un ex giocatore come Stefano Eranio è stato cacciato dal ruolo di commentatore della televisione svizzera per avere sostenuto che, sempre loro, i giocatori di colore, sono molti forti fisicamente, ma poco intelligenti.
Probabilmente anche Sacchi ed Eranio ritengono di essere stati fraintesi, e forse entrambi intendevano riferirsi a giocatori stranieri o africani, ma il nocciolo della questione è che invece hanno parlato di persone di colore.
Magari l’hanno fatto inconsciamente, ma proprio in questo riflesso incondizionato, in questo utilizzo improprio di un gergo offensivo verso chi si considera diverso si annida quell’intolleranza atavica che non si riesce a eliminare.
Un modo di pensare strisciante e nascosto, che esce nelle battute che vogliono essere spiritose verso chi è straniero di terre disagiate e senza sviluppo, nei commenti fatti dai maschi quando sono in compagnia, quasi mai se sono soli e non protetti dal gruppo, verso una ragazza o omosessuali, nelle generalizzazioni per identificare un comportamento illecito o fuori dalle regole di un immigrato, nella presa in giro verso un disabile o chi vive situazioni di difficoltà.
Le frasi del presidente della Figc sono le stesse che si possono sentire in un bar o allo stadio e sono figlie di una cultura intollerante verso le minoranze e i più deboli, che per la sua pervicacia resistenza nel tempo deve essere combattuta quotidianamente, anche con i comportamenti di chi ricopre ruoli in istituzioni pubbliche e deve essere un simbolo e un esempio.
Tavecchio in questo senso potrebbe anche non essere un razzista o una persona intollerante, ma certamente non è né un esempio, né può essere un simbolo.
Per questo dovrebbe dimettersi subito e forse facendolo potrebbe riabilitare la sua persona e anche la carica che ricopre.

Potrebbe interessarti anche:

Le frasi di Tavecchio tipiche di una cultura razzista. Si dimetta | TViWeb Le frasi di Tavecchio tipiche di una cultura razzista. Si dimetta | TViWeb

Testata Street Tg Autorizzazione: Tribunale Di Vicenza N. 1286 Del 24 Aprile 2013

Luca Faietti Direttore Fondatore ed Editoriale - Arrigo Abalti Fondatore - Direttore Commerciale e Sviluppo - Paolo Usinabia Direttore Responsabile

Copyright © 2026 Tviweb. All Rights Reserved | Tviweb S.R.L. P.Iva E C.F. 03816530244 - Sede Legale: Brendola - Via Monte Grappa, 10

Concessionaria pubblicità Rasotto Sas

Credits - Privacy Policy