21 Gennaio 2022 - 9.52

Il covid e il sesso ‘dimenticato’ (la sentinella dei preservativi)

di Umberto Baldo

Leggendo il gustoso editoriale di oggi dell’amico Alessandro Cammarano, chi non ha avuto ancora la ventura di incrociare il Covid, immagino venga tentato di restare chiuso in caso il più possibile, in stretta clausura, per evitare un’infezione, che, come riferito da Alessandro, può provocare effetti collaterali che impattano sulla sfera sessuale.
Perchè hai voglia a fare lo spavaldo, di pensare che sicuramente l’incidenza di questi strascichi penalizzanti coinvolge una ridottissima parte di chi ha avuto la malattia.
Ma già le misure del pene, e soprattutto la sua lunghezza, rappresentano per almeno due terzi di noi maschietti una vera ossessione fin dalla pubertà; figuriamoci se qualcuno può affrontare con leggerezza la prospettiva che il virus di Wuhan ne possa provocare addirittura un accorciamento permanente di due o tre centimetri.
Roba da far uscire di testa, con conseguente ricorso a sedute e sedute dallo psicologo, per ricostruire l’immagine della mascolinità ridotta rispetto agli stereotipi interiorizzati.
E non si tratterebbe di un handicap psicologico facile da superare, visto che l’approccio al sesso in età giovanile si basa su poche informazioni, spesso scorrette e imprecise, apprese soprattutto tramite siti internet, da coetanei con esperienza e ritenuti più esperti, e confrontandosi con ciò che si vede nei video pornografici, con attori con dotazioni, non è sempre chiaro se naturali, “extra ordinem”.
Per non dire che il rischio, documentato, del permanere nel pene del virus anche dopo la negativizzazione e la guarigione, induce sicuramente i partner ad evitare pratiche sessuali un po’ più garibaldine del consueto.
Altra cosa i casi riferiti da Alessandro di pazienti colpiti da forme di priapismo.
Al di là dell’immagine mitologica di Priapo, figlio di Venere, sempre rappresentato in pose lubriche e scandalose, col pene molto dotato e perennemente eretto, il priapismo è uno stato patologico caratterizzato da una erezione peniena prolungata anche per diverse ore che non è risolvibile spontaneamente, è spesso associata a dolore, e mancanza di eccitazione, piacere, o desiderio sessuale.
Non proprio un disturbo da augurarsi, visto che il mister Frank di cui riferisce Cammarano, si è dovuto suo malgrado sottoporre ad un drenaggio del sangue dal pene con una siringa, pratica che evoca torture medievali nelle segrete dell’Inquisizione.
Al di là di questi episodi piuttosto sgradevoli, che fino ad ora la scienza medica non ha riportato relativamente a cittadini europei, resta il fatto che la pandemia ha impattato pesantemente nella vita sessuale delle coppie, sia regolari che occasionali.
Con effetti che hanno interessato anche settori industriali legati al sesso, in particolare quello dei preservativi.
Vi confesso che, essendo un diversamente giovane, quello dei preservativi, universalmente conosciuti col termine “condom”, è un argomento che tratto ancora con un po’ di riluttanza, quasi con soggezione.
Fra l’altro quando ero giovane questi anticoncezionali venivano quasi esclusivamente indicati con il termine “goldoni”, e solo dopo molti anni ho scoperto che questa denominazione probabilmente era dovuta al fatto che il fondatore della mitica Hatù nel 1922 era stato il bolognese Franco Goldoni.
La mia riluttanza a parlare dei preservativi deriva sicuramente dal fatto che, quando ero giovane, si trattava di un argomento tabù, che trovava la sua sublimazione nelle barzellette, raccontate a bassa voce e guardandosi attorno, in cui la scena più frequente riguardava l’approvvigionamento degli stessi.
Quindi la storiella prevedeva quasi sempre un maschio, e le sue difficoltà a chiedere i profilattici al farmacista.
Fra le tante, me ne ricordo una in cui il cliente di turno, dopo aver aspettato che in farmacia non ci fosse nessuno, sussurrava “Vorrei dei preservativi”. Al che il farmacista rispondeva “Vuole anche un sacchetto?. Risposta del cliente “Beh no. Non è così brutta”.
Umorismo becero, poco rispettoso delle donne quanto volete!
Ma in quegli anni era così, e nessuna coppia normale avrebbe confermato, se non sotto tortura, di usare questi anticoncezionali, che nell’immaginario collettivo erano riservati solo ai rapporti con donne di malaffare.
Tornando al dato industriale, in una intervista a Nikkei Asia, Goh Miah Kiat, amministratore delegato di Karex, colosso quotato alla Bursa Malaysia, che produce quasi un quinto di tutti i condom esistenti al mondo, immettendo sul mercato 5,5 miliardi di preservativi all’anno in 140 Paesi, ha dichiarato che negli ultimi due anni l’utilizzo dei preservativi è crollato del 40%.
La spiegazione più plausibile di questo crollo delle vendite è che, nonostante la gente sia stata chiusa in casa durante i lockdown, e comunque abbia avuto meno vita sociale, non si è dedicata al sesso.
A influenzare questa tendenza ha sicuramente contribuito anche il calo delle relazioni extraconiugali, e dei rapporti occasionali, fortemente a rischio a causa dell’epidemia.
Quindi la convivenza forzata invece che spingere i partner a passare più tempo sotto le lenzuola, ha innescato ansia, paura, nervosismo, e di conseguenza calo della libido.
E dato che non c’è stato alcun baby boom, si può concludere che il principale effetto collaterale del Covid sia stata l’astinenza.
Ciò in linea con il vecchio adagio secondo cui “il c…. non vuole pensieri”
Umberto Baldo

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