25 Febbraio 2026 - 9.44

I CPR non li ha inventati la destra. Ecco chi li introdusse

Umberto Baldo

Nei Partiti esiste da sempre una frattura silenziosa, una “varietas opinionum”. 

Da una parte gli Amministratori, quelli che devono rispondere al cittadino che li ferma al mercato. 

Dall’altra i Segretari, i Capi, che vivono tra un documento programmatico ed una dichiarazione di principio.

I primi, Consiglieri Comunali, Sindaci, Presidenti di Regione, hanno davanti la realtà; i secondi un comunicato stampa.

Il Sindaco sente la rabbia del quartiere dove lo spaccio è sotto casa. 

Il Segretario parla di “narrazioni tossiche”.
Il Presidente di Regione deve spiegare perché un decreto di espulsione sia carta straccia, con cui i destinatari si puliscono il ……. 

Il Partito discute di ideali, principi, diritti astratti.

È dentro questa crepa che si è inserito nei giorni scorsi il caso dell’Emilia-Romagna.

Il Governatore Michele De Pascale ha detto una cosa semplice: se l’elettorato chiede sicurezza e vota Giorgia Meloni, forse il centrosinistra dovrebbe smettere di fingere che il problema non esista.
Tradotto: o affrontiamo il tema dei rimpatri seriamente, oppure lasciamo campo libero a chi lo cavalca.

Non mi sembra un delirio reazionario. 

Mi pare un Amministratore che ha capito che la pazienza nei quartieri popolari non è infinita.

Apriti cielo.

La segretaria Elly Schlein, insieme ad Avs, M5S, Cgil e pezzi del Comune di Bologna, hanno reagito come se De Pascale avesse proposto il ritorno alle leggi razziali.

Il loro punto di vista è noto: i CPR “negano diritti”, producono “danni psicofisici”, sono “inumani”. 

Se questa è la premessa, ogni discussione è chiusa. Non si riformano, non si migliorano, non si controllano. 

Si aboliscono. Fine.

E così, come in un ridicolo gioco dell’Oca, torniamo all’inizio: De Pascale parla di migliorare e sveltire il sistema di rimpatrio dei delinquenti, le Segreterie di accoglienza, inclusione, lavoro regolare e diritti.

Cosa volete, gli anni passano per tutti e magari qualcosa si dimentica.

Per cui mi sono chiesto chi avesse introdotto i CPR nella legislazione italiana.

Goebbels, Himmler, Eichmann, Mussolini?

Nulla di tutto questo!

Non sono un’invenzione di qualche nostalgico in orbace.

La prima versione nasce nel 1998 con la legge Turco-Napolitano. 

Sì, Livia Turco e Giorgio Napolitano, non proprio due infiltrati della destra sovranista. 

In particolare Napolitano è stato uno dei massimi esponenti della storia del PCI, tanto da essere eletto per ben due volte Presidente della Repubblica.

Allora i Centri prendevano il nome di C.P.T. (Centri di Permanenza Temporanea), poi denominati C.I.E. (Centri di Identificazione ed Espulsione) dalla Legge Bossi-Fini del 2002, e successivamente C.P.R. (Centri di Permanenza per i Rimpatri) dalla Legge Minniti-Orlando del 2017.

Non “lager”, non “campi di concentramento” quindi, bensì strumenti giuridici per trattenere chi deve essere espulso perché irregolare.

La domanda a questo punto è quasi imbarazzante: se erano strumenti fascistoidi, perché li hanno istituiti e confermati governi di centrosinistra?

La verità è meno teatrale e più concreta.
Uno Stato ha il diritto ed il dovere di espellere chi non ha titolo per restare nel proprio territorio, soprattutto se delinque. 

Ma se non dai corso alle espulsioni, la legge diventa un esercizio retorico, una sorta di sceneggiata.

Certo, si può sostenere che nessun Paese sia davvero sicuro.

Si può ritenere che nessuno vada mai rimpatriato. 

Si può credere che spaccio, violenze, aggressioni, si combattano solo con “ascolto” ed “inclusione”.

Ma questa visione funziona nei convegni, nei salotti ovattati delle ZTL, non nelle periferie dove la sera le persone si guardano alle spalle e cambiano strada.

Ed è qui che la politica si gioca tutto.

Se il centrosinistra continua a considerare la sicurezza una parola sospetta, regalerà voti a chi la usa come clava.

Non perché gli elettori diventino improvvisamente di destra, ma perché sono stanchi.

De Pascale, nel suo piccolo, ha fatto una cosa che in politica sta diventando rivoluzionaria: ha riconosciuto un problema reale.

Le Segreterie hanno risposto con un riflesso ideologico ed identitario.

E così il copione si ripete: chi governa le realtà territoriali prova a misurarsi con i problemi veri della gente, chi comanda si rifugia nell’ideologia, difendendo una purezza teorica. 

Poi ci si stupisce se alle urne il “fiume carsico” riemerge e travolge tutto (https://www.tviweb.it/parlamento-europeo-e-migrazioni-il-fiume-carsico-che-ha-travolto-la-sinistra/).

La politica è anche memoria. E richiede un minimo di coerenza.

Se i CPR sono il male assoluto, allora bisogna dirlo apertamente: lo erano anche quando li ha votati la sinistra.

Altrimenti si rischia di sembrare non “umanitari”, ma semplicemente incoerenti. 

E l’incoerenza, in tempi di rabbia sociale, è un lusso che nessuno può permettersi.

Umberto Baldo

PS: un recente sondaggio SWG ha rilevato che relativamente alla facilitazione dell’espulsione per gli immigrati condannati il 76% degli italiani è d’accordo, solo il 16% contrario; invece l’8% non sa. Anche i sondaggi politici mostrano quindi che gli elettori di sinistra sarebbero più “rigorosi” dei loro Dirigenti sul tema della sicurezza.

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