22 Luglio 2021 - 20.36

Green Pass parla Draghi, mini lockdown per i non vaccinati: chi ha vinto e chi ha perso

Ho appena finito di ascoltare la conferenza stampa del premier Mario Draghi, nella quale sono state illustrate le nuove disposizioni in tema di contenimento dei contagi da Covid, rese necessarie dall’impennarsi delle infezioni derivanti dalla famigerata variante Delta, 1200 più contagiosa del “virus versione 2020”.
L’incontro con la stampa è stato seguito in diretta da numerose reti televisive nazionali, a testimonianza dell’importanza che questo Decreto riveste per la vita degli italiani nell’immediato futuro.
Guardando i contenuti, balza agli occhi che l’articolato è il frutto di estenuanti mediazioni fra le varie componenti politiche che sostengono questo Esecutivo, e francamente faccio fatica ad accettare che la salute dei cittadini dipenda dai mercanteggiamenti di Partiti che dimostrano di avere più a cuore gli interessi “di bottega” delle componenti sociali e delle categorie di riferimento, che quelli della collettività nel suo insieme.
Ma non bisogna dimenticare che la democrazia impone la ricerca del consenso a tutti i costi, e ogni Presidente del Consiglio dei Ministri sa bene che portare in Parlamento per l’approvazione provvedimenti avversati dai Partiti vuol dire vederseli bocciati.
Che il nostro Paese non avrebbe seguito il “modello Macron”, che come noto ha deciso di imporre drasticamente l’uso del Green Pass ai francesi, lo si era capito fin da subito.
Troppe opposizioni da parte di leader come Salvini e la Meloni, e poi si sa che la nostra classe politica non brilla per decisionismo, essendo naturalmente incline ai giochi di palazzo, ai do ut des, alle negoziazioni più o meno trasparenti.
Ma cosa si è deciso nel Consiglio dei Ministri di giovedì pomeriggio?
A grandi linee i punti principali sono questi:
Green Pass obbligatorio dal 5 agosto con una dose di vaccino per tutti i cittadini che hanno più di 12 anni, per poter accedere a bar e ristoranti se la consumazione avverrà all’interno del locale. Nessun obbligo di esibizione del certificato vaccinale per consumare all’aperto, né tantomeno al bancone.
Obbligo di Pass anche per andare ad allenarsi in palestra, per guardare un film al cinema, per assistere a uno spettacolo a teatro, visitare una mostra o un museo, per accedere a piscine, centri termali, sagre e fiere, casinò, sale bingo, stadi e concerti.
Nessuna speranza di apertura invece per le discoteche, che continueranno a rimanere chiuse anche in zona bianca.
Per il momento nessuna decisione è stata presa per quanto riguarda i mezzi di trasporto, né per quelli a lunga percorrenza, come aerei, treni e navi, né per il trasporto pubblico locale, come gli autobus, i tram e le metropolitane.
E’ stato anche prorogato lo stato di emergenza fino al 31 dicembre 2021.
Rilevanti anche le modifiche ai criteri per il cosiddetto “cambio di colore” delle Regioni, in quanto verrà data maggior rilevanza alla percentuale di occupazione (tasso di ospedalizzazione) dei posti letti nelle terapie intensive e nei reparti ordinari.
Più precisamente per passare da zona bianca a zona gialla il tasso di occupazione deve raggiungere il 10% per le terapie intensive, e al 15% per i reparti ordinari. Per passare in zona arancione le soglie sono state fissate al 20% di occupazione dei posti disponibili per le terapie intensive, e al 30% per le aree mediche. Si entrerà in zona rossa quando le terapie intensive saranno piene più del 30%, e i reparti ordinari più del 40%.
Sulla base di queste decisioni non ho potuto non chiedermi: viste le divisioni nelle forze politiche sul tema Green Pass, chi ha vinto e chi ha perso?
Sicuramente non ha vinto Salvini, che nei giorni scorsi si era più volte espresso contro l’introduzione di misure che a suo dire avrebbero limitato gravemente la libertà dei cittadini. “Non roviniamo la vita agli italiani”, era il riassunto del suo pensiero.
Analogamente non può cantare vittoria Giorgia Meloni, secondo cui “il green pass che doveva servire per favorire il turismo, noi lo stiamo usando per affossarlo”.
Ma non possono fare salti di gioia nemmeno coloro, soprattutto a sinistra, che miravano ad introdurre anche in Italia un uso molto più drastico della carta vaccinale, sul modello francese.
Sconfitta totale per la galassia dei “No vax”, che dal 5 agosto vedranno assai limitate le proprie possibilità di vivere una normale vita sociale, vedendosi chiudere le porte di piscine, ristoranti al chiuso, spettacoli, cinema, e quant’altro.
Ritengo che queste limitazioni saranno ulteriormente incrementate entro breve tempo, perchè, per fare un solo esempio, non è pensabile che l’accesso ai mezzi di trasporto non sia soggetto nell’immediato futuro ad alcun controllo, anche in vista della riapertura delle scuole a settembre.
Perdono su tutto il fronte anche i gestori delle discoteche, ma in questo caso non per colpa loro. Il fatto è che questo settore è diventato suo malgrado l’immagine della ripresa dell’epidemia nell’estate 2020, e di conseguenza il Governo non vuole ripetere quell’esperienza, con l’immancabile strascico di polemiche ed attacchi che ne deriverebbe.
Io credo che, come sempre avviene quando si arriva ad una mediazione politica, la stessa è tanto più valida quanto nessuno può intestarsi la vittoria.
Quindi i veri vincitori sono due.
Il premier Mario Draghi, che ha mostrato di “avere gli attributi”, prendendo senza timore decisioni che in ogni caso solleveranno polemiche, e non solo fra i contrari ai vaccini.
L’altro vincitore siamo noi italiani, meglio la maggioranza più responsabile, che con questi provvedimenti vedrà salvaguardato il bene più prezioso: la salute di tutti.
Umberto Baldo

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