30 Settembre 2022 - 17.06

Gli agricoltori invadono Milano: molti vicentini alla manifestazione

Dalle prime ore di questa mattina migliaia di agricoltori italiani di Coldiretti si sono radunati in Piazza Cannone a Milano, con animali e prodotti tipici al seguito, per denunciare una situazione insostenibile che minaccia la sopravvivenza stessa del Made in Italy a tavola a causa dell’esplosione dei costi di produzione e della crisi nei consumi scatenate dalla guerra in Ucraina.

Le donne dell’agricoltura, guidate dalla veneta Chiara Bortolas, e tanti giovani agricoltori vestiti con gli indumenti da lavoro e gli attrezzi, si sono schierati tra balle di fieno. Con loro anche l’asinella “Terra”, simbolo della volontà di continuare a costruire il proprio futuro in campagna, nonostante le difficoltà.

A guidare l’evento, naturalmente, il presidente nazionale Coldiretti Ettore Prandini, assieme a Veronica Barbati, la delegata nazionale degli under 30 e numerosi rappresentanti delle istituzioni e della politica.

La preoccupazione interessa anche le aziende agrituristiche, rappresentate dal presidente nazionale, il veneziano Diego Scaramuzza, che con il team degli agrichef ai fornelli ha preparato il meglio dei piatti della cucina made in Italy.

Sui cartelli dei manifestanti si legge “Senza agricoltura non si mangia”, “Lavoriamo 24 ore per il contatore”, “Fermiamo le speculazioni”, “Mungiamo le mucche, non gli allevatori”, “No Farmers No Food”, “La burocrazia uccide i campi”. Molti hanno portato le proprie produzioni (salumi, formaggi, frutta specialità locali) messe a rischio dai rincari energetici.

“Con questa manifestazione vogliamo portare alla ribalta la drammatica situazione che stiamo vivendo con le nostre imprese – commenta il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola, alla guida della delegazione vicentina assieme al direttore Simone Ciampoli – in quanto la gente deve conoscere lo sforzo che stiamo facendo per continuare a produrre, quindi per garantire il cibo sulle tavole dei consumatori. Un impegno che non può essere soltanto passione per il lavoro, ma deve trovare risposte chiare al contenimento delle bollette che già da tempo stiamo pagando moltiplicate per tre rispetto a pochi mesi fa”.

Aziende agroalimentari in ginocchio, sos costi. Con l’aumento dell’inflazione e delle bollette più di un cittadino su due taglia la spesa nel carrello a causa della crescita record dei prezzi che ha ridotto il potere d’acquisto con un effetto a valanga sull’intera filiera agroalimentare, che dal campo alla tavola vale 575 miliardi di euro, quasi un quarto del Pil nazionale, e vede impegnati ben 4 milioni di lavoratori in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio.

Secondo i risultati dell’indagine condotta sul sito www.coldiretti.it il 18% dei consumatori per effetto dell’inflazione rilevata dall’Istat dichiara di aver ridotto la qualità degli acquisti, orientandosi verso prodotti low cost per poter arrivare a fine mese, mentre solo 1/3 è riuscito a non modificare le abitudini di spesa.

“Siamo qui a Milano con la prima manifestazione della nuova legislatura per ribadire che non c’è tempo da perdere e bisogna intervenire subito perché la drammatica situazione dei costi delle imprese agricole minaccia direttamente la disponibilità di prodotti per le forniture di cibo alle famiglie italiane con uno shock dal punto di vista alimentare, economico e occupazionale a livello nazionale” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

Rischio scomparsa prodotti tipici. A rischio ci sono anche 5450 prodotti tradizionali agroalimentari, tesori del made in Italy, motore economico dei piccoli borghi, dove nasce il 92% delle produzioni tipiche nazionali, una ricchezza conservata nel tempo grazie a chi opera sui territori. “Come per il gas – spiega Coldiretti Vicenza – anche nell’alimentare l’Italia deve recuperare il tempo perduto e lavorare per ridurre la dipendenza dall’estero, intervenendo nell’immediato sui costi energetici per salvare aziende e stalle e non perdere quegli spazi di autonomia e sovranità alimentare che fino ad oggi le imprese sono riuscite a difendere per il bene del Paese”.

Occorre difendere i giovani imprenditori. “Dobbiamo sostenere il fenomeno del ritorno alla terra e la capacità dell’agricoltura di offrire e creare opportunità occupazionali e di crescita professionale, peraltro destinate ad aumentare nel tempo” aggiunge Coldiretti Vicenza.

Un cambiamento epocale, infatti, che non accadeva dalla rivoluzione industriale, con il mestiere della terra che è diventato la nuova strada del futuro per tanti ragazzi, con le 56mila aziende guidate dagli under 35 che hanno una superficie che è quasi il doppio della media (18,3 ettari di Sau per azienda contro 10,7), un fatturato più elevato del 75% della media ed il 50% di occupati per azienda in più.

“Le imprese giovani hanno di fatto rivoluzionato il mestiere dell’agricoltore – sottolinea il presidente Cerantola – impegnandosi in attività multifunzionali che con la crisi energetica sono diventate sempre più strategiche. Si va dalla produzione di energie rinnovabili per contribuire all’autosufficienza delle fonti di approvvigionamento allo sviluppo della filiera corta con la vendita diretta che abbatte i trasporti, fino all’agricoltura sociale per il superamento delle diseguaglianze”.

In calo i consumi di ortofrutta. Con l’aumento dei prezzi al dettaglio dei prodotti alimentari nel carrello, con impennate che arrivano al 16,7% per le verdure, si osserva un importante contrazione dei consumi. Un trend che porta i cittadini a tagliare gli acquisti di frutta e verdura dell’11% in quantità nel 2022 rispetto allo scorso anno, su valori minimi da inizio secolo, secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Cso Italy/Gfk Italia. Una situazione destinata ad avere un impatto sulle famiglie più deboli, che riservano una quota rilevante del proprio reddito all’alimentazione. 

“Occorre lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “bisogna intervenire subito per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro.

Serve un Ministero della sovranità agroalimentare. Sfruttare i fondi del Pnrr per garantire la sovranità alimentare ed energetica ed ammodernare la rete logistica; istituire il Ministero dell’Agroalimentare e difendere i 35 miliardi di fondi europei oggi a rischio; no al Nutriscore, al cibo sintetico e agli accordi internazionali che penalizzano il Made in Italy: fermare l’invasione di cinghiali; realizzare un piano invasi per garantire acqua in tempi di siccità. Sono le priorità in cinque punti per il nuovo Governo presentate dal presidente Prandini a Milano.

“In coerenza con gli impegni del Pnrr – prosegue Prandini – la prossima legge di bilancio dovrà sostenere il ruolo dell’agroalimentare nazionale, che oggi rappresenta il 25% del Pil ed è diventata la prima ricchezza del Paese, con misure per tutelare il reddito delle aziende agricole, anche a livello di tassazione. Un ruolo che esige l’istituzione prioritaria di un Ministero per la sovranità agroalimentare”.

Sulla Politica agricola comune occorre superare le osservazioni di Bruxelles ed approvare in tempi stretti il Piano strategico nazionale, senza il quale non sarà possibile far partire la nuova programmazione dal 1 gennaio 2023.

“Il primo impegno che chiederemo al Governo – sottolinea Prandini – è un decreto legge urgentissimo per ampliare il periodo di caccia al cinghiale e dare la possibilità alle Regioni di effettuare piani di controllo e selezione nelle aree protette.

Fermare subito il cibo sintetico. Una minaccia letale per l’agricoltura e la salute dei consumatori viene anche dal cibo sintetico, dalla bistecca fatta nel bioreattore al latte senza mucche. “Un attacco alle nostre stalle – sottolinea Coldiretti Vicenza – ed all’intero Made in Italy a tavola portato dalle multinazionali del cibo che, dietro belle parole come “salviamo il pianeta” e “sostenibilità, nasconde l’obiettivo di arrivare a produrre alimenti facendo progressivamente a meno degli animali, dei campi coltivati, degli agricoltori stessi. Non possiamo accettarlo”.

L’acqua è un valore da salvaguardare. Con gli effetti dei cambiamenti climatici che hanno causato una devastante siccità, serve una rete di piccoli invasi diffusi sul territorio, senza uso di cemento ed in equilibrio con i territori, per conservare l’acqua e distribuirla quando serve ai cittadini, all’industria ed all’agricoltura. “Con l’Anbi, l’Associazione nazionale delle bonifiche – conclude Prandini – abbiamo elaborato un progetto immediatamente cantierabile per la realizzazione di una rete di bacini di accumulo (veri e propri laghetti) per arrivare a raccogliere il 50% dell’acqua dalla pioggia. Si tratta di 6mila invasi aziendali e 4mila consortili da realizzare entro il 2030 multifunzionali ed integrati nei territori perlopiù collinari o di pianura”.

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