22 Settembre 2021 - 9.27

Ai tedeschi alle urne:” Benvenuti in Italia!”

di Umberto Baldo

Da sempre gli Stati sono interessati a quello che succede a livello politico-elettorale negli altri Paesi. Ma se ad andare alle urne è un Paese europeo l’attenzione è ancora maggiore, per gli inevitabili riflessi che i risultati possono avere sugli equilibri continentali e sulle politiche comunitarie.
Ma non tutte le elezioni hanno lo stesso peso.
Ad esempio lo capisce anche un bambino che il rinnovo del Parlamento in Estonia o a Malta non ha la stessa valenza che in Francia, Spagna, Italia, Olanda, e a maggior ragione in Germania.
Domenica prossima, 26 settembre, i tedeschi saranno chiamati a rinnovare il Bundestag, il Parlamento federale, in una tornata elettorale che si preannuncia come la più incerta degli ultimi decenni.
Da 16 anni ci eravamo abituati ad un copione scontato, con un primattore che primeggiava sugli altri candidati, e successivamente dava le carte per la costituzione di un Governo da lui guidato.
Questo primattore, meglio primattrice, si chiama Angela Merkel, che stavolta, dopo 16 anni di potere ininterrotto, ha scelto di non ricandidarsi, mettendo così la parola fine a quella che passerà alla storia come “l’era Merkel”.
Per contendersi il suo scranno di Cancelliere sono in lizza tre candidati: Armin Laschet per la CDU-CSU (i cristiano-democratici della Merkel), Olaf Scholz per la SPD (socialdemocratici) ed Annalena Baerbock per i Verdi.
A far da contorno, ma con la possibilità per i primi due di entrare in gioco ad urne chiuse, i Liberali (FPD), la Linke (estrema sinistra), e l’AFD (estrema destra).
Stando ai sondaggi, meno del 20% dei tedeschi dice di volere Laschet Cancelliere, mentre quasi la metà gli preferirebbe Olaf Scholz, il socialdemocratico che ha saputo raccontarsi come l’erede naturale della Merkel. Ma si sa che i sondaggi non riescono mai a fotografare perfettamente la situazione, che attualmente sarebbe ancora molto fluida, con molti elettori indecisi: ad esempio si dice che molti liberali sarebbero disposti a votare CDU pur di non avere il “socialista” (sic!) Scholz come Cancelliere.
Ricordo che nella Repubblica Federale Tedesca si vota con il sistema proporzionale, con sbarramento al 5%.
Seguendo un po’ la campagna elettorale sui principali giornali tedeschi, mi sono fatto l’idea che nessuno dei candidati in corsa abbia neanche lontanamente il carisma della Merkel, per cui la campagna è stata piuttosto movimentata e non di alto livello, e come buona parte dei commentatori penso che domenica sera forse potremmo trovarci di fronte ad un forte rimescolamento nei rapporti di forza in seno al Bundestag, un “ribaltone” che inevitabilmente avrebbe delle ripercussioni anche a Bruxelles, dove, alla guida della Commissione Europea, c’è la cristiano-democratica Ursula von der Leyen.
Certo fare previsioni prima del voto è comunque azzardato, perchè manca sempre l’oste, cioè i risultati delle urne, ma poichè le opzioni non sono infinite, si possono esplorare le ipotesi più probabili, in un quadro che si presenta comunque alquanto ingarbugliato, tanto che per la prima volta nella storia la Germania potrebbe essere guidata da tre Partiti.
Molti, fra cui Scholz, pensano che i tedeschi siano stanchi di “Grosse Koalition” e che per questo sia poco praticabile una ennesima riedizione dell’alleanza fra CDU ed SPD, anche se sarebbe la soluzione più semplice, visto che questi due partiti sono gli unici che, sommati, potrebbero aspirare alla maggioranza dei voti.
Scartata, ma io resto scettico al riguardo, la Grosse Koalition, la prima alternativa sarebbe la cosiddetta “coalizione semaforo”, con il rosso della SPD, il verde dei Verdi, ed il giallo dei Liberali.
Ma la coesistenza fra Verdi e Liberali potrebbe non funzionare perchè l’ambientalismo degli ecologisti mal si sposerebbe con il liberismo mercatista propugnato dai liberali.
Un’alternativa potrebbe essere quella di sostituire i Liberali con la Linke, dando vita alla “coalizione rosso-rossoverde”, ma è difficile pensare che Scholz (attuale Vice Cancelliere e Ministro delle Finanze nel Governo Merkel, quindi uomo di centro) possa governare con una estrema sinistra che vuole uscire dalla Nato e avvicinare la Germania alla Russia di Putin.
Resterebbe una terza ipotesi, probabilmente la più forte numericamente, che vedrebbe una alleanza SPD-CDU-Verdi, ma viste le numerose convergenze programmatiche fra Socialdemocratici e Verdi, la CDU diventerebbe così il partner di minoranza, e non credo che questo ruolo farebbe la gioia dei cristiano democratici.
Tutti discorsi, questi, che mal si sposano con un sistema politico come quello tedesco da sempre caratterizzato dalla stabilità, e che lo avvicinano fatalmente ad altre democrazie con equilibri più incerti e variabili.
Verrebbe quasi da dire ai tedeschi: “Benvenuti in Italia!”
Tornando ai motivi per cui queste elezioni sono vissute con trepidazione anche da noi, basti dire che in Europa, dove Berlino ha un peso non indifferente, si sta iniziando a discutere del “Patto di stabilità”, al momento sospeso causa Covid fino al 31 dicembre 2022.
La lotta sarà sempre fra i cosiddetti “Paesi frugali” (Austria, Paesi Bassi, Finlandia, Danimarca, Slovacchia, Lettonia, Svezia e Repubblica Ceca), guidati dall’Olanda, che vogliono la conferma del “Patto”, e quelli del Sud Europa, tra cui anche la Francia, la Spagna e l’Italia, che aspirano invece ad un suo allentamento.
La Germania dovrebbe come sempre mediare fra queste due posizioni, e fino ad ora Angela Merkel, grazie alla sua forte personalità ed alle sue doti di leadership, è riuscita per lunghi anni a fare l’arbitro ed il classico ago della bilancia; ma non è detto che questo sia nelle corde del nuovo Cancelliere.
Resta comunque il fatto che dalla coalizione che vincerà dipenderanno le nuove regole di governance economica europea, cioè quanto debito va ridotto e in quanto tempo. Non è un caso che la Commissione europea abbia sospeso la consultazione pubblica sulla riforma delle regole, in attesa del nuovo Cancelliere.
Ma ci sono altre importanti partite in cui il ruolo della Germania sarà determinante, dal Recovery Fund, alla transizione ecologica, ai rapporti con i Paesi del Blocco di Visegrad, in particolare Polonia ed Ungheria.
Per non dire che in caso di CDU all’opposizione, e priva ormai del sostegno della Merkel, anche la Presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen ne uscirebbe indebolita.
Per tutti questi motivi, l’esito delle elezioni tedesche del 26 settembre interessano anche noi, eccome se ci interessano, perchè influenzeranno inevitabilmente la stabilità politica e finanziaria della nostra Italia, e quindi il futuro delle nostre vite.
Umberto Baldo

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