Ville venete, ripensarle per rispondere all’overtourism

Vale circa 630 milioni la ricchezza complessiva generata dalle attività che si svolgono nelle 4.243 ville venete censite tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, edificate tra il XV e il XVIII secolo, comprendendo fra esse iniziative agricole e agrindustriali (il 35% del fatturato), l’organizzazione di eventi (25%) e la ricettività turistica (21%).
Sono dati riportati da uno studio commissionato dall’Associazione ville venete a The European House-Ambrosetti e diffuso oggi, a Susegana (Treviso), nel corso del primo Forum nazionale sul turismo heritage e i patrimoni Unesco “Ville venete re-thinking”.
Sul piano occupazionale, le persone impiegate nelle ville venete sono poco meno di 14mila, dato che raddoppia con l’indotto, fatto di figure professionali quali restauratori, artigiani, manutentori e professionisti della gestione del patrimonio.
Il contributo che il sistema delle residenze storiche può portare al contenimento dell’overtourism è riflesso dalla loro caratteristica di essere presenti, in oltre la metà dei casi, in comuni con meno di 20mila abitanti, dunque di poter rappresentare elementi di attrattività in un contesto nazionale in cui il 75% degli arrivi turistici oggi insiste su appena il 13% della popolazione e con l’8% concentrato in provincia di Venezia. Sotto il profilo degli oneri sostenuti dai proprietari, si stima che nel 2025 ciascuno di essi abbia affrontato sforzi finanziari medi di 110mila euro, con 143mila di interventi straordinari nell’ultimo decennio.
ANSA VENETO













